Editoriale

4 marzo 2011. Bravo Brunetta, ce l’abbiamo fatta grazie all’innovazione!

A più di due anni e mezzo dallo scoppiare della crisi finanziaria peggiore di sempre, oggi, all’inizio della primavera del 2011, possiamo dire che siamo in netta ripresa e che veramente ne stiamo uscendo. Nulla è come prima e non tutti i Paesi ce l’hanno fatta, ma l’Italia sì.
Merito di tutti certamente, ma più di tutti merito della fiducia che cittadini, imprese, forze politiche e sindacali e Governo hanno avuto nella centralità dell’innovazione applicata a quattro campi principali: la scuola, la sanità, la giustizia, lo sviluppo sostenibile. Un grazie va, senza piaggeria, al Ministro Brunetta che, fedele al suo ruolo di Ministro dell’Innovazione, si è battuto come un leone perché la crisi non fosse un alibi per non investire nella rete, nelle tecnologie, nella PA digitale che sono state il vero motorino di avviamento della ripresa. Ma grazie anche alle imprese che hanno chiesto più rete e più incentivi alla ricerca e all’investimento, piuttosto che più “rottamazioni”...

Andrà così? E’ questo lo scenario che ci aspetta? Non lo so: quello che so è che come andrà si decide oggi, in queste settimane: nel lavoro politico di costruzione della finanziaria per il 2010 che sta avvenendo ora. Dopo non potremo che seguire, facendo del nostro meglio, il sentiero che oggi sarà imboccato.
Questa è anche la ragione per cui, in queste settimane, sono così insistentemente preoccupato per la responsabilità che abbiamo nella scelta tra costruire il futuro o conservare il presente.

Su SaperiPA gli approfondimenti sul piano e-gov 2012

Noi stiamo cercando di fare la nostra parte: il prossimo 9 marzo a Milano metteremo intorno ad un tavolo i massimi esponenti dell’industria italiana dell’ICT assieme al sindaco Moratti e al Ministro Brunetta per dire con forza che il piano di e-government 2012 va finanziato, così come va gestito e monitorato con rigore e con il coraggio delle scelte selettive. Tutto non si può né si deve fare, questo è il momento di definire le priorità.

Su Saperi PA trovi articoli ed approfondimenti sul tema delle partnership pubblico-private

L’idea è che in questi momenti di crisi bisogna lavorare insieme e senza disperdere le forze, ma anche con coraggio e creatività. La mia convinzione è che dobbiamo anche rivedere le regole e i comportamenti che legano la pubblica amministrazione e le imprese. Difficile pensare a partnership o a sinergie se il sistema di acquisto prescinde dal merito e dalle idee e si fossilizza sul massimo ribasso, difficile però anche se le aziende di tecnologia non investono nel nuovo, ma cercano di svuotare i cassetti riproponendo qua e là soluzioni vecchie, impossibile, infine, se le amministrazioni continuano a pagare così male, superando qualsiasi ragionevole termine e costringendo il mondo produttivo a fare da banca alla PA. Vedremo quel che uscirà dalla discussione e ve ne daremo conto.

Su Saperi Pa trovi articoli sulla diffusione e utilizzo di internet ed i nostri approfondimenti sul tema "banda larga e digital divide".

Chiudo con una nota preoccupata: avete letto l’ultima indagine ISTAT multiscopo sull’uso e delle tecnologie ICT nelle famiglie italiane? C’è da piangere: le nostre posizioni internazionali si confermano assolutamente inadeguate per un Paese che vuole uscire dalla crisi, il nostro digital divide non arretra… Anzi cresce e marca sempre più due Italie. Di questa situazione la PA ha una grande colpa ed una grande positiva responsabilità: la colpa è che non è riuscita dopo quasi dieci anni a far capire ai cittadini cosa davvero ci guadagnano con l’ e-government e non lo ha fatto perché la politica e la dirigenza apicale sono state drammaticamente inadeguate non hanno avuto il coraggio di pensare a cambiamenti di paradigma; la responsabilità è data dall’essere ormai l’unico relè che può far scattare l’innovazione diffusa.

La partita della crisi è appena cominciata. Sulla scacchiera molte mosse sono ancora possibili. Ma per poco, già a giugno avremo imboccato la strada dell’innovazione o quella della difesa dello status quo. Chi ha responsabilità alzi la voce.

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Commenti

E-government 2012 contiene

E-government 2012 contiene spunti interessanti ma, non indica priorità. Cosa finanziamo? con quali priorità?
La credibilità del Piano sta solo nella sua praticabilità, nei finanziamenti veri, quelli effettivamente stanziati.
Non criminalizzo assolutamente Brunetta, ne comprendo la verve, non condivido una sorta di "giustizialismo" di maniera nei confronti della P.A..
L'innovazione funziona (non solo nella P.A.) a condizione che sia uno STRUMENTO per profondi cambiamenti organizzativi e culturali a partire dall'abbandono della cultura autoreferenziale che accompagna l'azione della P.A..
La Legge Delega rilegifica la PA, nei suoi rapporti contrattuali, come nelle metodologie organizzative, è un pericoloso ritorno al passato, altro che rivoluzione, sembra scritta da un Prefetto.
Ecco la contraddizione "brunetttiana". Non c'entra niente con la politica come ben capirete, è una impostazione culturale.
Paradossalmente Brunetta e il Sindacato (CGIL in primis) sono "allegramente uniti nella lotta".
Il cambiamento avviene attraverso una serie capacità di innovare e delegificare assieme. La tecnologia è solo strumento, ottimo in epoca di rete e open source, ma solo strumento.

oltre il titolo

È vero che abbiamo sempre meno tempo, ma ai commentatori scandalizzati consiglierei di spendere un paio di minuti per leggere l'articolo nella sua interezza, senza limitarsi al titolo o alla prima riga. Leggendo l’intero articolo mi sembra risulti chiaro, infatti, come si parla del verificarsi ipotetico di uno scenario la cui realizzazione non è data affatto per scontata (la verifica si pospone, appunto, al 2011), ma le cui condizioni di realizzazione dipendono da quello che si decide oggi. La mia idea è espressa in modo esplicito: Andrà così? E’ questo lo scenario che ci aspetta? Non lo so: quello che so è che come andrà si decide oggi, in queste settimane: nel lavoro politico di costruzione della finanziaria per il 2010 che sta avvenendo ora. Dopo non potremo che seguire, facendo del nostro meglio, il sentiero che oggi sarà imboccato. E’ inevitabile che al centro dello scenario ci sia Brunetta e le sue scelte, essendo Brunetta il Ministro in carica per l’innovazione. Ed è appunto di innovazione che abbiamo bisogno. Perdonerete poi se per la mia abitudine all’ottimismo ho impostato il ragionamento su uno scenario positivo, lasciando però intuire chiaramente le conseguenze nefaste del verificarsi dello scenario opposto. Se non sono stato abbastanza chiaro ed immediato me ne scuso, ma chi mi legge da tanti anni (e vi ringrazio) è bizzarro che abbia dubbi sulla mia indipendenza. Carlo Mochi Sismondi

Sì, il contenuto

Sì, il contenuto dell'articolo era chiaro, non erano necessarie precisazioni; così come è chiaro che Brunetta non è un innovatore ma un distruttore, dunque non c'è spazio per l'ottimismo che, anche se è testimone di un atteggiamento positivo, in questo caso è, purtroppo, fuori luogo. La P.A. ha bisogno di "ben altro" che di bieca e volgare demagogia. Cari colleghi "non fannulloni" della P.A., prepariamoci al peggio.

Ce la farà l P.A.?

Sembra che il problema della P.A. in Italia sia Brunetta. Incredibile! Abbiamo la p.A. peggiore dei paesi OCSE, avessi sentito qualcuno con un po' di autocritica... la colpa è sempre degli altri, di Brunetta, degli amministratori, dei dirigenti. Pensiamo di più a metterci un po' in discussione, a studiare, a innovare nel nostro piccolo, a cambiare le nostre abitudini, a fare squadra per quanto possibile.

ORMAI e' TUTTO BRUNETTA WEB INFORMATION

Pensavo che FORUM P.A. pensasse davvero all'Innovazione Tecnologica in modo indioendente, non che fosse così Brunetta dipendente. Addio !

BRUNETTA INNOVATORE ???

Nella scelta tra costruire il futuro o conservare il presente, mi sembra che il ministro Brunetta abbia scelto il ritorno al passato... leggere il testo del ddl sul pubbligo impiego per credere!
Di innovazione se ne parla ben poco, solo procedimenti disciplinari, misure per incolpare (e non per responsabilizzare e incentivare veramente) i dipendenti, ritorno a un modello contrattuale rigido, basato sull'incursione continua del legislatore nelle questioni contrattuali.
Dov'è l'innovazione ? Nel taglia-carta?
Provate a proporre al vostro dirigente un appunto, una lettera e i relativi allegati tutti scansionati in .tif o .pdf o altri formati simili e vedete che cosa vi rispondono: dov' è il faldone ? qua non ci capisco nulla, non ci vedo bene, mi si confondono le idee (sic!). Provate allora a stampare fronte - retro (se avete la fortuna di avere il fascicolatore) e vi diranno che il testo non si legge bene. Provate a stampare su carta riciclata e vi diranno che è roba da poveracci. Cosa farà Brunetta, licenzierà questi dirigenti? O li porterà a rifarsi gli occhiali? Con buona pace, poi, di quegli uffici pubblici che hanno sempre le fotocopiatrici o le stampanti scassate o dove ci si porta la carta da casa per poter lavorare. Ma i soldi per cambiarle ci sono?
In tema di modernizzazione, poi, dov' è finita la privatizzazione del rapporto di lavoro, tanto sbandierata per poter applicare ai dipendenti pubblici le norme del codice civile? Dalla 133/2008 alla nuova legge delega, è tutto un pullulare di ossessive ( e a volte ridicole) previsioni e prescrizioni normative, volte a limiare lo spazio di contrattazione.. e per le cause si ritorna ad intasare i TAR. Dov' è il miglioramento dell'efficienza?
Dov'è l'incentivazione dei dipendenti a usare meglio anche gli strumenti informatici e ad approfondire le problematiche di qualità e ottimizzazione dei tempi di lavoro?
In merito, la 133 ha abolito o drasticamente tagliato alcune delle poche forme di incentivazione che avevano dimostrato di funzionare , come quelle ai dipendenti delle agenzie fiscali, al personale in attività ispettiva, nonché - dulcis in fundo - il famoso 2 per cento dell'importo dell'appalto, come incentivo per gli uffici tecnici delle stazioni appaltanti, ridotto a un misero 0,5: lo sa il Minstro Brunetta che affidando tutte queste attività ai professionisti esterni, il costo sale al 20/25 per cento?
Di fronte a tante lampanti contraddizioni, sinceramente non posso condividere questa euforica e speranzosa esaltazione per il futuro. Mi sembrano le solite dichiarazioni di facciata (chi si ricorda di Lucio Stanca?).
Saluti a tutti

Delusione Brunetta-dipendenza

Anche io saluto la compagnia... certo il ministro ha cercato di fare qualcosa, peccato che di merito, innovazione e formazione in Italia non si possa parlare se non ai convegni... quindi addio alla mailing list ...

Editoriale del 05.03.2009

Non approvo questa "euforia" nei confronti del Ministro Brunetta!
Penso che l'innovazione nella P.A. deve andare insieme al rispetto delle persone che ci lavorano, perché i fannulloni devono avere un nome ed un cognome!
Vi saluto.

Software libero e pubblica amministrazione

Perchè non si parla più di software libero nella Pubblica Amministrazione, come ha già fatto la Provincia di Bolzano??
1) avremmo un bel risparmio
2) le risorse si sposterebbero dalle licenze alla formazione
3) maggiore sicurezza
4) risoluzione del problema virus
5) riutilizzo di hardware
6) le risorse investire rimarrebbero al 100% in Italia
7) tutto il software ampiamente documentato
8) indipendenza totale dai fornitori

sono stradaccordissimo !!!

Si, sarei d'accordo per incentivare l'utilizzo di OpenSource nella PA, ma tu credi davvero che in un paese di intrallazzi ed equilibri precari si possa davvero sperare in un miglioramento basato sull' efficacia di sistemi che oltre a far risparmiare un pacco di soldi, darebbero tanta e tanta sicurezza in più ???

In italia non può funzionare, perché l' Italia NON E' UN PAESE SERIO !!!!!!!!

ps: sono un informatico che usa Ubuntu ( Linux / Debian)

Open source nella pubblica amministrazione

Sono più che d'accordo. Il fatto è che per apprezzare il software open source bisogna fare lo sforzo di capire di cosa si sta parlando invece per pontificare sull'innovazione nella pubblica amministrazione basta ripetere un po' di luoghi comuni e dichiararsi d'accordo (a prescindere dalla *pratica* dell'innovazione).
Il fatto singolare è che sono gli artefici della attuale (disastrosa) situazione a voler dare lezioni di innovazione: la prima innovazione sarebbe quella di mandare a fare altri lavori gli eterni tromboni.
PS non sono un informatico ma mi trovo benissimo a usare suse linux ...

Software libero e non open source nella PA

Bisognerebbe iniziare a parlare di Software libero e non open source nella PA.
Il software, in quanto libero garantisce:
Libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo (chiamata "libertà 0")
Libertà di studiare il programma e modificarlo ("libertà 1")
Libertà di copiare il programma in modo da aiutare il prossimo ("libertà 2")
Libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio ("libertà 3")

Incentivo all'uso del Software Libero

Secondo il mio modesto parere, almeno le Pubbliche Amministrazioni, dovrebbero usare tutte il Software Libero, più stabilità, sicurezza, libertà assoluta, caratteristica preminente del S.L. e soprattutto un gran risparmio per lo STATO! Fare dei piccoli corsi d'indottrinamento, sicuramente costerebbe meno, o addirittura a costo 0, di quello di usare software proprietari. Usate tutti il software libero e sarà di più alla portata di tutti.

finalmente commenti intelligenti

Oh finalmente una serie di commenti che vale la pena leggere.
Complimenti al signor Andrea. Un intervento secco ed illuminante.
Al diavolo quelli che si cancellano dalla mailing list perché offesi da un titolo...
Poi diciamo che vogliamo innovare... signori miei impariamo a leggere prima.
Ancora complimenti per questa interessantissima discussione parallela sull'open source... pardon "software libero"
Magari la redazione potrebbe svilupparla, signor andrea perché non manda loro un suo contributo? sarei un suo attento lettore!

Preg.mo Goffredo Amerini

Preg.mo Goffredo Amerini Malatesta Conte di Montmiralle

A prescindere dalle implicazioni sociali, secondo i suoi sostenitori il software libero presenta numerosi vantaggi rispetto al software proprietario:

* essendo possibile modificare liberamente il software, è possibile personalizzarlo ed adattarlo alla proprie esigenze
* il codice sorgente è sottoposto ad una revisione da parte di moltissime persone, pertanto è più difficile che contenga bachi e malfunzionamenti. In ogni caso, è sempre possibile per chiunque tenere un indice pubblico dei problemi, in modo che gli utenti li conoscano
* se viene scoperto un baco o una falla di sicurezza, la sua correzione di solito è molto rapida
* essendo il sorgente liberamente consultabile, è molto difficile inserire intenzionalmente nel software backdoor, cavalli di Troia o spyware senza che questi vengano prontamente scoperti ed eliminati, come invece è accaduto per alcune applicazioni commerciali (ad esempio il caso del database Firebird della Borland che conteneva una backdoor scoperta quando di tale software sono stati rilasciati i sorgenti)
* non esistendo standard proprietari, le cui specifiche sono normalmente segrete, è molto più facile costruire software interoperabile
* permettere a chiunque di modificare i sorgenti garantisce che ogni nuova funzionalità o copertura di un baco possa essere proposta da chiunque e immediatamente applicata dagli sviluppatori. Questo permette di avere rapidamente a disposizione un software che rispetta le esigenze di chi ha richiesto le modifiche in caso di necessità
* la complessità e le dimensioni di alcune applicazioni di software libero (ad esempio, dei sistemi operativi) è tale che è necessario il supporto commerciale di un'azienda ; il software libero si presta a creare nuove opportunità di business nel campo della formazione e del supporto, oltre che della eventuale personalizzazione del software.
* collaborando con sviluppatori volontari e utilizzando il lavoro della comunità, anche le piccole e medie imprese sono in grado di sviluppare e vendere prodotti di alta qualità, senza dover ampliare il loro organico.

le consiglio inoltre di leggere:
Lessig, Cultura libera. Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l'estremismo della proprietà intellettuale (ed. Apogeo, 2005), disponibile anche su www.copyleft-italia.it

grazie

Molto cortese.
Lo farò. E' un tema che mi appassiona e trovare persone competenti e in grado di comunicare in maniera chiara è molto piacevole.
grazie ancora buona serata.