Editoriale

L'ignoranza non è una virtù… Neanche per i legislatori!

Ho detto più volte, anche negli ultimi editoriali, che da questa crisi non si esce né con la rottamazione di mobili, automobili e frigoriferi né con una politica per l’edilizia di cui temo dovranno pagare le conseguenze le prossime generazioni. La chiave è sì l’infrastruttura, ma quella intelligente della rete in cui siamo drammaticamente tra gli ultimi in Europa per disponibilità e per uso. Leggo, quindi, sospeso tra rabbia, sospetto e sconcerto le ultime proposte di legge che provano maldestramente a regolamentare Internet e che entrano, con pressappochismo peloso, su temi delicati con l’eleganza del classico elefante nella cristalleria.

Visto che a volte non sono riuscito ad essere chiaro, magari per l’uso di qualche artificio retorico (vedi il mio ultimo editoriale e i suoi commenti), oggi voglio dirlo senza metafore: considero la proposta di legge dell’On.le Carlucci  sul divieto di anonimato in Internet, quella attribuita all’On.le Barbareschi sull’antipirateria e l’emendamento D’Alia sulle responsabilità dei provider di Internet (se non le conoscete le trovate tutte in un nostro articolo di qualche settimana fa) come delle iatture pericolose che denotano un oscurantismo e un’ignoranza non ammissibile dei meccanismi della rete e del suo stesso spirito, che nasce e cresce insofferente di ogni barriera. (per capirne di più vi consiglio un paio di articoli: quello di Alessandro Longo su Repubblica.it e quello di Arturo Di Corinto su Wired e un blog, quello dell’Avv. Scorza, grande esperto di Internet e dei suoi diritti).

Su Saperi PA trovi altri articoli ed approfondimenti sul tema della Governance di Internet

Perché dico che questa ignoranza è anche un po’ sospetta: perché dietro ci leggo con chiarezza le manovre dei grandi broadcaster per stringere ancor più la morsa rispetto alla tutela dei diritti d’autore e, quindi, rispetto alla libera circolazione della conoscenza in rete. Su questo personalmente non ho mezze misure: se è vero che il rischio pirateria è reale, un controllo poliziesco delle informazioni che passano in rete è pernicioso non solo per la libertà degli utenti, ma anche per la stessa economia. O cambiamo paradigma e entriamo nell’economia che vede nella riproducibilità e nella non-scarsezza i suoi presupposti, o rischiamo semplicemente di restarne fuori. Cosa che per altro, almeno in parte, sta succedendo.

Altrettanto trovo fortemente negativa la proroga per tutto il 2009 del cosiddetto “decreto Pisanu” (dal nome dell’allora Ministro dell’Interno). Il decreto impone varie cose. Chi offre accesso a internet in un pubblico esercizio o in un circolo privato è tenuto a registrarsi presso la Questura. Deve inoltre tenere un registro dei dati dei propri clienti o soci che si connettono a internet. C'è l'obbligo a un'identificazione certa degli utenti della propria rete (tramite carta d'identità o numero di cellulare) e a custodire i dati sul traffico che hanno fatto su internet (il cosiddetto "log"), perché le forze dell'ordine, all'occorrenza, possano consultarlo. Il tutto vale non solo per gli internet point, ma anche per qualsiasi privato che, da un esercizio pubblico o da casa propria, voglia dare accesso a internet a terzi. Non è così che supereremo il pesante gap che ci separa dai nostri competitor europei per la diffusione di Internet, non è così che porteremo intelligenze e imprese a spendersi per il nostro futuro digitale.

Certamente la sicurezza è un valore e la pedo-pornografia un’abiezione - chi potrebbe negarlo? -, ma stiamo attenti a “rimedi” di dubbia efficacia che, per evitare borseggiatori sulla strada, si propongano di impedire a tutti di passeggiare liberamente (tutti, tranne qualche privilegiato, si intende).

A FORUM PA 2009 un'intera sezione espositiva e congressuale sarà dedicata ai servizi on line per i cittadini e al nuovo modo di concepire il servizio pubblico. Vai allo Zoom Amministrare 2.0.

Che fare allora contro questa crassa ignoranza dei nostri eletti che, come tutte le vere ignoranze, ha scarsa consapevolezza di sé? Forse si potrebbe scegliere con maggior cura i nostri rappresentanti, ma visto che una sciagurata legge elettorale ce lo impedisce (scanso equivoci l’ignoranza è sommamente bipartisan!), magari proviamo a educarli un po’. Nasce da questa idea un po’ naif di insegnare ai parlamentari la logica e i rudimenti base della rete, il progetto - promosso dall’Istituto per le politiche dell’innovazione - per far conoscere il pianeta Internet a chi fa le leggi. Per saperne di più il sito è www.internetperparlamentari.org: ho accettato di tenere una lezione su Internet per la PA. Vi racconterò come è andata.

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Commenti

non passiamo sotto silenzio

Non capisco, forse perche' non vivo in Italia da molto tempo, come non abbia fatto un grande scandalo il fatto che la proposta di legge Carlucci sia stata scritta dal presidente di Univideo. Perche' non se ne parla apertamente? solo i blog ne hanno parlato. all'estero sta avendo molta risonanza, vedi ad esempio http://techdirt.com/articles/20090311/1710564077.shtml

Concordo in tutto e inoltre...

Caro Carlo,
concordo con tutto quello che scrivi qui (ma anche in precedenza sull'uscita dalla crisi in auto).
Proporrei tre altri spunti:
- l'allarme di Berners Lee alla camera dei Lords per festeggiare i 20 anni del web: http://mediablog.corriere.it/2009/03/20_anni_di_web_tanti_successi.html
- una segnalazione che, se vera (ma non ho letto smentita), può spiegare molte cose: http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/03/09/il-consulente-segr...
- una considerazione personale: la censura costringe a nascondersi, mentre i nuovi media (specialmente i più nuovi) portano a mostrarsi.
Così, se l'obiettivo è la sicurezza, non fosse altro che per monitorare certi fenomeni e misurarne appeal e dimensione, è meglio che non ci siano filtri e siano visibili i gruppi di sostenitori di Riina, e anche il gruppo su Facebook che si propone di dar fuoco ai campi Rom, che un benintenzionato ma malaccorto deputato del centrosinistra voleva oscurare.
L'azione violenta non la compiranno mai i post su Facebook, ma semmai le persone che li animano: la società deve avere la forza di contrastare e sconfiggere le loro idee, mentre le forze di sicurezza dovranno fermarne gli atti.
In entrambi i casi, sarà più facile se non c'è censura.

Un caro saluto
Tommaso

E' veramente solo ignoranza?

Purtroppo, caro Direttore, credo che questi continui tentativi di ingabbiare e limitare la comunicazione di rete, non sono altro che l'ennessima dimostrazione di una visione della società improntata sempre più ad un "consenso coattivo". Il web è rimasta, infatti, ormai l'ultima frontiera dove ancora (ma fino a quando?) la smania pervasiva del controllo "tout cour" non è riuscita ancora ad affermarsi.
Il rischio evidente è che, al dì là dei proclami, delle operazioni di facciata e dei piani pluriennali di informatizzazione (che, se ne dispiacerà il ministro Brunetta, fanno tanto Russia stalinista) anche il web si appresti a diventare un recinto riservato ai buoi ben addomesticati.
Visioni da "apocalittico"? Me lo auguro!
Cordiali saluti

corsi ai parlamentari? un nuova cultura ai giovani piuttosto

i miei più vivi complimenti a Sismondi che rimane una delle poche persone non 'contaminate' in Italia.
per la questione invece, purtroppo la mia opinione è chiara.
siamo italiani!
siamo persone che, pur avendone una grande necessità, non riescono ad essere compatte.
gli italiani si lagnano di questo e di quello ma difficilmente si uniscono per fare fronte comune.
tanti i rivoli di pochi volenterosi. ma questi si dissolvono tra le crepe di una moltitudine di inermi.
anni fa organizzare un sistema di protesta era praticamente impossibile a meno di non andare in giro per le strade con il furgoncino e l'altoparlante. ma oggi quante iniziative si potrebbero organizzare avvalendosi della comunicazione che Internet consente? petremmo ottenere veramente di tutto! dal governo, dalle istituzioni, dalle multinazionali. invece noi no! cittadini nati a testa bassa.

purtroppo è così.
ed il vero problema è sempre lo stesso: la scuola.
altro che corsi ai parlamentari!
è la testa dei bambini, degli adolescenti ed i giovani che si deve provvedere a modificare spiegando la differenza tra un "mondo open sorce" di condivisione di intelligenze ma rispetto per la loro applicazione (quindi non è che sia gratis) ed un "mondo proprietario" di controllo dei compartimenti stagni sociali oltre che culturali che se ne frega, per il fine del lucro, del vicino ed ignora completamente il prossimo (che quindi non solo non è gratis ma costa 1000 volte di più).
nel primo c'è un solo modo di partecipare ed è "collettivamente" perchè solo insieme, con l'impegno di ognuno, si può realizzare. nel secondo, invece, è naturale che ognuno si riduca nel silenzio a replicare nel suo piccolo altri interessi semplicemente 'personali'.
mi auguro, dunque, che lei Direttore, riesca a portare le sue lezioni nelle aule delle scuole e delle università i soli luoghi dove c'è veramente qualcosa da fare.
ed ugualmente dovrebbero fare, come missione morale, tutti quelli che, proprio come lei, ancora non sono "contaminati".

andrea tiveron

Liberata la rete bisogna liberare anche i Cittadini

Ancora un passo e forse si comincerà a parlare, altrettanto chiaramente, del fatto che - liberata la rete - bisogna poi liberare anche i cittadini!
Intendo dire che per parlare con le pubbliche amministrazioni non devo essere costretto ad acquistare software proprietario, quando l'economia della rete ha prodotto dell'ottimo sw Open Source.
Perchè le Pubbliche Amministrazioni Italiane continuano a pagere molte decine di milioni di euro l'anno in licenze per comune sw da ufficio?
Perchè da cittadino devo finanziare questo spreco e accollarmi anche la tassa occulta dell'acquisto di un Sw proprietario per parlare con le Pubbliche Amministrazioni?
Siamo davvero convinti che i DB della Pubblica Amministrazione necessitano di costoso software proprietario, mentre i prinicpali siti di social network e i principali motori di ricerca del mondo si affidano tranquillamente a DB Open Source?
Perchè il Chief Information Council UK dichiara l'Open Source come "the best for the taxpayer" e in italia si continua a balbettare sul punto?
Che fine ha fatto la famigerata direttiva sull'Open Source del Ministro Stanca, pur con tutti i suoi limiti?

Vincoli e controlli su Internet e le ultime proposte parlamentar

La rete nasce nello spirito della massima libertà e dei minimi (nulli?) vincoli. E questa caratteristica è ciò che l'ha resa così "rivoluzionaria" e ha reso così forte il suo impatto sulla società, sull'economia e sulla democrazia.
Se un domani (oggi, a mio avviso, non è così) questa libertà e questa scarsezza di vincoli dovessero causare GRAVI problemi alla sicurezza (o alla salute, o all'economia o a altri aspetti fondamentali della vita sociale) dovremmo rassegnarci a porre dei limiti.
Ma fino a quel momento NO. Il gioco non vale la candela: troppi i vantaggi e troppo pochi i rischi.
Sono totalmente d'accordo con l'autore: i nostri parlamentari dovrebbero rivolgere l'attenzione ad altre cose e lasciar stare la rete.
Resta il sospetto (ma forse qualcosa di più del sospetto) che ci si trovi di fronte, ancora una volta, ad interessi politico-economici di tutt'altra natura e ... qualche servo sciocco, anche in parlamento, si trova sempre (a destra e a sinistra, s'intende).

L'editorialista coraggioso

Apprezzo incondizionatamente le parole di Mochi Sismondi, soprattutto perché ho avuto l'estremo piacere di sentirle pronunciate dal tavolo della mostra convegno di martedì scorso sulla location intelligence. Sono rimasto sorpreso ed ammirato che una voce fuori dal coro dei "pappagalli da compagnia" che spesso affollano i nostri pulpiti abbia, senza peli sulla lingua, denunciato l'insoddisfazione per le iniziative governative atte a reagire(!?!) alla crisi incombente, soprattutto perché presentata in un ambito dal carattere piuttosto formale. I miei complimenti all'editorialista e, soprattutto, all'uomo.

............e il Ministro

............e il Ministro Brunetta? Cosa dice? Non è lui il Ministro dell'Innovazione?

Fuori dal coro

Trovo una contraddizione fra la sacrosanta considerazione che "per evitare borseggiatori sulla strada, si impedisce a tutti (tranne pochi privilegiati) di passaggiare liberamente" e la "crassa ignoranza dei nostri eletti". Costoro non sono affatto ignoranti, sanno benissimo cos'è Internet e quali ne sono le potenzialità: ed è proprio in virtù di questa consapevolezza che stanno facendo di tutto per limitarle, "remando contro" la condivisione delle conoscenze che ci rende liberi. Più il popolo viene tenuto nell'ignoranza, più viene guardata e glorificata la TV spazzatura, e più questi riescono a fare i comodi loro, più il sistema impazzisce perchè fuori controllo: le limitazioni alla libertà di stampa non vanno forse nella stessa direzione?

La virtù non è eletta

Che dire, che aggiungere a quest'editoriale? Direi nulla, soprattutto perchè leggendo ogni tanto gli articoli di questo portale, mi sono sempre sembrati molto istituzionali ed ingessati. Complimenti a chi ancora esprime in modo netto delle posizioni, che qui in Italia ormai sembrano quasi "rivoluzionarie", e in altri Paesi sono già patrimonio comune. Ci vorrebbe una (ri)educazione informatica della popolazione, che sicuramente in questo momento critico farebbe bene all'economia. Passando dalla diffusione di una rete libera e aperta alle conoscenze.
Su educazione, conoscenza e internet e su come questi argomenti vengono maneggiati dal Governo si potrebbe dire molto di più, ma forse non è questo il luogo.
Un computer senza rete è come un uomo in una gabbia.
Sì, educazione, rieducazione, cominciando dai nostri eletti...

Il perché di uno stupore

Ho letto con interesse l'editoriale, chiaro e diretto. E' del tutto condivisibile, ovviamente, per chiunque viva quotidianamente l'esperienza della condivisione grazie alla Rete: nel lavoro, nelle relazioni affettive, nella ricerca. Ho provato sorpresa nel leggere parole così efficaci e esplicite e mi sono chiesto il perché del mio stupore; credo che la ragione sia nell'essere ormai sempre meno abituati a scoprire onestà e autonomia culturale nella pubblica amministrazione. Ed è una cosa che non lascia affatto tranquilli.
Luca De Fiore
direttore, Il Pensiero Scientifico Editore

Si puo' parlare di involuzione autoritaria ?

Queste proposte fanno il paio con la recente sentenza della Cassazione che pone di fatto un limite alla libertà di informazione in rete nei blog.
Sono comunque d'accordo con lo spirito dell'articolo e penso che siamo alla vigilia di una involuzione culturale che contrastata a tutti i costi

L'incompiuta

Gentile direttore, la leggo sempre con sincero apprezzamento perché lei - al contrario di molti che hanno posizioni di visibilità mediatica - non ha peli sulla lingua.
Condivido al 100% tutte le sue riflessioni sul periodo di "semi-oscurantismo" che ci stà attanagliando: una volta c'erano le "rette parallele", adesso siamo alla "democrazia monarchica".
Fino a quando chi detiene l'informazione controllerà tutti i canali di comunicazione, non sarà possibile raggiungere tutta la popolazione e raccontare cosa succede "veramente" in questo paese, e fuori di qui.
20 anni fa abbiamo perso il gancio per le autostrade informatiche, oggi stiamo perdendo quello dell'ammodernamento "razionale" delle infrastrutture: fari puntati sul ponte dello Stretto, o sulla TAV, quando abbiamo acquedotti fatiscenti, un territorio che si sbriciola alle prime piogge, milioni di cittadini senza ADSL ecc.
Che dire, caro Direttore... noi "INNOVATORI" siamo circondati, come lo furono gli indiani d'America...finiremo in una riserva!
Claudio Sperandio - Meet up Amici di Beppe Grillo - Roma

E' la prima volta che leggo

E' la prima volta che leggo questa newsletter e devo ammettere che merita un robusto apprezzamento.
Un particolarissimo risconoscimento sento di porgerlo all'editorialista, senza enfasi devo sottolineare una condivisibile ed orgogliosa voglia di essere chiari e diretti. Bravo e ad majora x il contenuto che è in magnifica sintonia con quanto da "rompiscatole volontari" facciamo da sempre.Se già solo l'uno x cento del personale della P.A. operasse con la stessa coerenza, basterebbero un pugno d'anni per recuperare, doverosamente, il gap con la media europea ancorchè ribassatasi x talune nuove adesioni. Beh! almeno non è del tutto una chimera. Insistete, ma soprattutto diffondete questo spazio di crescita mentale e xkè no, professionale in senso pieno.
Noi vi staremo serenamente alle calcagna xkè fossennatamente crediamo nel meglio e nella capacità e possibilità che ce lo possiate offrire, volendolo!
Cordialmente
edoardo de nicolais
dipartimento qualità sostenibilità e sicurezza
codacons - sede nazionale sud - salerno www.codacons.it