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Accordo di collaborazione in materia di integrazione dei data center tra Corte dei conti e Avvocatura generale dello Stato

La Corte dei conti e l’Avvocatura generale dello Stato hanno sottoscritto recentemente un accordo di collaborazione per la razionalizzazione e condivisione dei propri sistemi informatici. Continua il percorso virtuoso intrapreso dalla Corte dei conti alla fine del 2013, quando aveva già portato a termine una prima esperienza dello stesso genere, realizzando l’aggregazione dei servizi ICT del CNEL, ad oggi totalmente erogati tramite i data center della Corte dei conti.

Questo secondo capitolo rafforza ulteriormente l’approccio metodologico proposto dalla Corte dei conti e, in considerazione della dimensione e del ruolo istituzionale degli attori di questo secondo accordo, ne conferma il valore tecnico e i risparmi economici per i partecipanti e individua, senza alcun dubbio, un percorso obbligato cui tutte le pubbliche amministrazioni potrebbero fare riferimento. Si tratta del primo, ed al momento unico, esempio italiano di condivisione totale delle infrastrutture ICT tra due Istituzioni pubbliche che, oltre a muoversi secondo i virtuosi principi della spending review e a realizzare un’effettiva razionalizzazione delle infrastrutture tecnologiche, in modalità ancor più innovativa ed esemplare avviano un progetto di progressiva integrazione e condivisione dei propri servizi.

Corte dei conti ed Avvocatura dello Stato condivideranno i sistemi infrastrutturali più complessi e costosi, come quelli di Business Continuity e Disaster recovery e miglioreranno i livelli di sicurezza informatica e protezione dei dati. Il tutto abbattendo in modo sensibile sia le spese correnti sia quelle in conto capitale. Le due importanti e autorevoli istituzioni confermano la necessità di diminuire il numero dei data center in Italia ed elevare le infrastrutture digitali ad asset strategico nazionale, operando in collaborazione e cooperazione inter-istituzionale, tramite la condivisione di progetti, strutture e competenze.

 

Fonte: Corte dei Conti

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