Caso

Open Data best practices: l'esperienza del Comune di Firenze

Emanuele Geri, responsabile degli Open Data del Comune di Firenze, in occasione della sua partecipazione al webinar organizzato da FORUM PA in collaborazione con Digital&Law Department dello Studio legale Lisi e l’Osservatorio Nazionale Smart City di ANCI [qui gli atti del webinar], illustra la buona esperienza dell’amministrazione fiorentina in materia di Open Data.

Con un’impostazione focalizzata sul dato come asset principale dell’Ente, si è partiti nel sincronizzare le 200 base dati emerse dal censimento fatto dall’amministrazione. Il censimento è partito nel 2005 e ha portato alla luce dataset di cui spesso si ignorava addirittura l’esistenza.

E’ in quest’ottica di efficientamento del patrimonio di informazioni detenute dal Comune che si deve inserire la “svolta verso open goverment” che l’amministrazione fiorentina ha scelto nel 2012. I dati c’erano, le buone intenzioni anche e allora non restava altro che mettersi a lavoro. Nasce il portale OPEN DATA del Comune di Firenze, dove il dato è messo a sistema e l’apertura non è nient’altro che un ulteriore passaggio dell’iter amministrativo. Routine amministrativa, se così si può dire, e non eccezione.

Ma facciamo un passo avanti. Come sosteniamo da tempo aprire non basta, bisogna rendere i dati confrontabili, interoperabili arrivando alla creazione di mappe che possano guidare l’amministrazione nelle decisioni strategiche in materia di politiche pubbliche, ma anche i cittadini in quelle scelte che caratterizzano la vita di tutti: l’acquisto di una casa, l’avvio di un’attività commerciale ecc..

In altre parole, gli Open Data possono essere un forte canale di comunicazione tra il Comune (in questo caso specifico) e i cittadini a 360°. Scoprire ad esempio il bilancio del proprio Comune permette al cittadino di monitorare l’azione pubblica, rendendo possibile quell’accesso civico che una moderna smart city dovrebbe garantire a tutti i suoi abitanti.

 

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