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Passi avanti per l'Italia in e-government ed e-Participation: United Nations e-Government Survey 2014

Dal 2003 le Nazioni Unite rilevano lE-government Development Index (EGDI) che misura, in una scala da 0 a 1, il livello di sviluppo di e-government di ogni paese in relazione allo sviluppo degli altri membri, componendo tre dimensioni: capitale umano, servizi online e infrastrutture. Da quanto emerge dall’indagine del 2014 E-Government for the Future We Want, l'Italia migliora in governo elettronico e parecchio in partecipazione.

Nella classifica del 2014 l'Italia si colloca in 23-esima posizione (con un indice pari a 0.7593), sopra le media europea e dei paesi di alto reddito, migliorando di 9 posizioni rispetto all'indice 2012 (0.719). Questo miglioramento è d'attribuire ai servizi online (0.7480 nel 2014 e 0.5752 nel 2012), mentre sul fronte del capitale umano l’indice è leggermente inferiore (0.8552 nel 2014; 0,912 nel 2012) e le infrastrutture rimangono praticamente allo stesso livello (0.6747 nel 2014; 0.6697 nel 2012).

Oltre all'EGDI l'indagine offre una misura della partecipazione con l’E-Participation Index (EPI), un indice supplementare che allarga le dimensioni analizzate dallo studio con informazioni relative alle diverse forme di engagement e di partecipazione. In pratica questo indice definisce tre livelli di engagement:

  • un primo livello di e-information, che comprende l’informazione pubblica disponibile online e l'accesso alle informazioni upon demand;
  • un secondo livello di e-consultation, che include le iniziative che contribuiscono al coinvolgimento dei cittadini a partire dalle consultazioni e deliberazioni online sulle politiche e i servizi pubblici;
  • un terzo di e-decision-making, che contempla la partecipazione nei processi di definizione delle politiche e nella co-produzione dei servizi pubblici.

Nel ranking del 2014 dell'E-Participation Index, l'Italia occupa la 19-esima posizione (con un indice di 0.7843). È interessante l'evoluzione dell'Italia rispetto al 2012, che anche se solo guadagna 3 posizioni, lo fa con un incremento del indice di circa il 198%, mentre nello stesso periodo l'indice mondiale è aumentato del 77,39% e quello europeo del 56,63%. In termini di valore assoluto dell'indice, l'Italia è passata da 0,2632, sotto la media Europea (0,3482) e dei paesi sviluppati (0,3990), a 0,7843, superiore ai livelli della media europea (0.5454), dei paesi con il reddito più alto (0.6001) e mondiale (0.3947).

Tra ipunti di forza dell'Italia che spiegano i positivi risultati ci sono le politiche sulla trasparenza, e in particolare la legge introdotta nel 2009 (L. 15/2009 in materia di “Ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, e più specificamente il D. Lgs 150/2009) e la iniziativa Bussola della Trasparenza, realizzata dal Dipartimento della Funzione Pubblica, che consente alle pubbliche amministrazioni e ai cittadini di utilizzare strumenti per l’analisi e il monitoraggio dei siti web con l'obiettivo di rafforzare la trasparenza, la partecipazione e l'accountability. Occorre segnalare, che in particolare, la Bussola della Trasparenza, è stata premiata dall'European public sector award 2013.

Un altro progetto italiano particolarmente rilevante a mio avviso, che probabilmente inciderà sull’indice del 2016, è il partenariato tra OpenCoesione (iniziativa governativa) e Monithon (società civile), che nel 2014 ha permesso all’Italia di classificarsi in 4a posizione sui 33 paesi candidati all'Open Government Partnership Award. Da un lato, la totale apertura dei dati sui finanziamenti dei Fondi Strutturali di oltre 800.000 progetti per un totale di 80 miliardi di euro resi navigabili con un potente sistema di rappresentazione grafica, e dall’altro, l’utilizzo dei dati aperti per attivare il monitoraggio civico sulle opere da parte di cittadini e associazioni. L’Italia ha il punteggio più alto in assoluto in 2 criteri su 4: credibilità della partnership, grazie alla partecipazione di enti di ricerca, università, amministrazioni pubbliche, associazioni e organizzazioni della società civile; ed evidenza dei risultati, per l’efficace coinvolgimento attivo delle organizzazioni nazionali e locali della società civile, il ruolo del monitoraggio civico e, in particolare, l’esperienza nelle scuole del progetto A Scuola di Open Coesione.

Se consideriamo invece i tre livelli di engagement, l'Italia sembra molto attiva nel primo livello di informazione online (con una percentuale del 100%), meno brillante sul fronte delle consultazioni pubbliche (63%), ma con valori superiori alle medie Europee, dei paesi di reddito alto e mondiali. Sconfortante, invece, lo 0% assegnato all'Italia nel livello 3 di e-decision-making, sotto tutte le medie, segnale che in Italia non si è attivata la partecipazione dei cittadini nelle politiche e i servizi pubblici.


 

*Marta Almela Salvador è un'economista, con un master in marketing strategico. Nata a Barcelona, è a Roma per un dottorato in Comunicazione, Tecnologie e Società presso la Sapienza. Nell’amministrazione locale catalana si è occupata di progetti di Società dell'Informazione, e-government e partecipazione. Convinta che le amministrazioni siano in grado di migliorare i servizi e rendere la vita più facile ai cittadini grazie alle tecnologie e alla partecipazione dei cittadini. La sua tesi di ricerca, in particolare, analizza come le pubbliche amministrazioni possono meglio coinvolgere i cittadini e facilitare la partecipazione attraverso le tecnologie e gli strumenti del web 2.0.

 

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