Valorizzare i professional nella sanità è questione di patrimonio genetico.

Negli ospedali si registra uno scollamento da parte dei medici tra le proprie aspirazioni professionali e la quotidianità. Un disagio che non è solo un malvezzo corporativo, ma rappresenta la difficoltà di identificare se stessi e ciò in cui si crede all'interno di organizzazioni che si muovono su altre direttrici. Lo sottolinea dopo alcune premesse Amedeo Bianco, presidente della federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri.
Il relatore si ricollega così alla riflessione iniziale, secondo cui l'azienda va ripensata come fatta di professional, realtà da cui non si può prescindere, si tratta solo di stabilire se si vuole mantenere per essa un modello precostituito, quello dell'azienda manifatturiera, oppure se ne vuole costruire uno nuovo, dibattito che in realtà si protrae senza soluzione da più di dieci anni. Ricordando che si tratta di una professione che ha una responsabilità rispetto alla vita quotidiana di milioni di persone. Molte difficoltà nascono infatti dal patrimonio genetico stesso dell'azienda sanitaria, un problema serio che ogni tanto emerge, per cui si tratta di riflettere meno su come chiamarsi e un po' di più su cosa fare e come.
L'altra problematica sottolineata nella premessa riguarda invece il cambiamento dell'attuale paradigma formativo, per far in modo di cominciare l'esercizio della professione prima dei 35 anni.

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