Un nuovo modello di innovazione digitale per rilanciare lo sviluppo

La scarsa crescita dell’Italia negli ultimi anni viene, con ragione, attribuita ad un gap di competitività e ad un’insufficiente capacità innovativa. Ma lo scenario del nostro sistema dell’innovazione (disegnato dal Rapporto 2008 del Forum dell’Innovazione Digitale promosso da IDC Italia insieme alle principali aziende ICT) fa emergere con forza la crescente polarizzazione fra un’Italia che corre e un’Italia che affonda nei suoi problemi. Da un lato, si conferma il divario fra l’Italia e gli altri maggiori paesi in termini di investimento in R&D, in ICT ed in capitale digitale, e anche nei principali indicatori relativi al capitale umano. Dall’altro lato, la performance delle esportazioni negli ultimi due anni conferma un forte recupero di competitivita’ da parte di quella minoranza significativa di imprese dinamiche, inserite nelle supply chain globali, che si sono affermate come leader mondiali nei settori del made in Italy inteso ormai in senso allargato (agroalimentare, moda, beni per la casa, meccanica, mezzi di trasporto e meccatronica). Questa polarizzazione e’ confermata dal nostro Indice del Sistema dell’Innovazione Regionale, che identifica le regioni in sviluppo rispetto a quelle in declino (purtroppo quasi tutto il Mezzogiorno). E’ interessante notare come a questo successo partecipino anche molte piccole e medie imprese, la cui capacita’ innovativa‘ e’ sostenuta da un investimento in ricerca “sommerso” , che sfugge alle statistiche. In questo recupero di competitivita’, evidenziato dalle esportazioni, gioca un ruolo rilevante l’innovazione digitale, intesa come capacita’ di utilizzare l’ICT sia per l’innovazione di prodotto e processo, sia soprattutto nel sistema di relazioni con clienti e fornitori, rinnovando la catena del valore. Secondo il Forum dell’Innovazione Digitale questo modello di fertilizzazione reciproca tra innovazione digitale e innovazione industriale puo’ essere la chiave per un riposizionamento di eccellenza del sistema Italia nell’economia mondiale. Ma questo obiettivo va perseguito attraverso l’incremento delle risorse dedicate a ricerca, innovazione e sviluppo del capitale digitale, la focalizzazione degli investimenti nelle filiere chiave per la competitivita’ internazionale, un nuovo rapporto fra sistema pubblico e privato, in un quadro di stabilita’ istituzionale e accordo politico bipartisan per le principali politiche per l’innovazione. Il modello di innovazione digitale emergente infatti e’ diverso rispetto al passato, quando prevaleva il technology-push delle grandi aziende dell’IT, grazie anche alla rapidita’ del progresso tecnologico. Il nuovo modello e’ decisamente demand-pull, anche se le innovazioni tecnologiche e di offerta non mancano. L’ICT affonda nei settori e funziona solo se si integra intimamente con i processi di business, guidato dalle intuizioni e dalle richieste delle aziende utenti, in un processo di co-design dell’innovazione. Oltre alla maturazione del mercato, il salto di qualita’ ha un nome: si chiama web 2.0, l’avvento del web sociale, di una nuova generazione di soluzioni e applicazioni che permettono l’interazione peer-to-peer e valorizzano l’iniziativa dei clienti e dei consumatori come mai prima. I modelli concettuali e gli strumenti del web 2.0 hanno aperto un nuovo orizzonte anche per le PMI italiane, come dimostra l’apparire di reti verticali digitali per la condivisione di servizi avanzati fra gruppi di microimprese in alcuni settori.
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