Play makers: i nuovi registi nella PA

Play maker è un termine ripreso dal giuoco del basket dove il play ha un ruolo di regia, questo ruolo nella pubblica amministrazione italiana manca a tutti i livelli ed oggi questa figura è diventata indispensabile per il processo di riforma e innovazione. Sono stati fatti tre esempi di esperienze fatte dallo stesso relatore riguardanti: la regione Veneto,  il Ministero Dei Trasporti, e il Comune di Pescara.

Nella Regione Veneto era stato elaborato un regolamento organizzativo estremamente interessante, era stato creato un direttorio ancora esistente, cioè una segreteria generale della programmazione collegiale costituita da esperti di diversi settori alla presenza di una segretario generale della programmazione, e 4 segretari generali di area. Queste 5 persone avevano un potere gerarchico nei confronti della dirigenza e fungevano da organo di raccordo tra la giunta regionale e la struttura amministrativa. Si aveva una struttura di forte coordinamento, molto specialistica formata da esperti nominati a tempo determinato in base al loro curricula.

Al Ministero dei Trasporti, dove Collevecchio fu direttore generale della programmazione organizzazione e coordinamento, ma la struttura era molto chiusa. La posizione dei dg nei ministeri è organizzata in compartimenti stagni, manca un vertice ed anche lì dove è stato creato un segretario generale questo non ha un ruolo di coordinamento.

La vera esperienza di dg puro è stata svolta negli enti locali, è stato preso ad esempio il Comune di Pescara dove hanno giocato degli elementi favorevoli: buon rapporto con il presidente e segretario, ottime professionalità, situazione privilegiata.

L’introduzione della figura di dg negli enti locali avvenuta con la legge Bassanini 2 nel 1997, risente di una formulazione insufficiente ed inadeguata, poiché si è cercato di ridefinire la figura del segretario comunale introducendo l’agenzia e staccandolo dal ministero, ed è stato nello stesso tempo introdotta la figura del dg in maniera però insufficiente perché collegata alla popolazione e al tetto dei 15.000 abitanti e all’incertezza delle funzioni, dall’altra è stato inserito l’elemento della discrezionalità della nomina, che l’andigel vede come un fatto positivo.

Il ruolo fondamentale del direttore generale e quello di raccordo tra le funzioni degli organi di governo e la funzione dei dirigenti, che sono i titolerai della gestione e che hanno autonomia amministrativa e rispondono dei risultati. Una nuova figura di dirigente che si avvicina molto al manager d’impresa che non al burocrate di vecchio stampo. Un dirigente che ha non soltanto una cultura giuridica ma anche una formazione ulteriore tipica del manager, in questa nuova configurazione di amministrazione riformata che agisce in termini di innovazione e cambiamento ha un senso parlare della figura del dg, che assume un ruolo di regia e coordinamento della dirigenza.. Il contesto però non è favorevole, spesso la discrezionalità della norma non è stata utilizzata in maniera opportuna: ci sono stati eccessi sulle retribuzioni, non si è mai superato il dualismo con il segretario generale, tipico equivoco all’interno degli enti locali. Sul piano normativo c’è confusione, addirittura la legge finanziaria 2010 parla di soppressione della figura  del dg, come una delle possibilità per ridurre la spesa, poi con il decreto della legge 92 si è messo il limite di 100mila ma  il problema resta ancora irrisolto.

La formazione in questo caso è quindi fondamentale, ma la occorre riconvertire una classe dirigenziale vecchia. La SSPA ha istituito il canale del corso-concorso per la selezione della dirigenza, ma dopo la selezione i giovani dirigenti si trovano catapultati in un contesto non favorevole. La formazione è comunque estremamente carente, non esiste o quasi una formazione decentrata. Questa iniziativa che richiede partecipazione da parte dei singoli e si configura come una delle poche esistenti che si muovo su un terreno molto realistico, è un modo per richiamare l’attenzione e vuol essere un punto di riferimento oggettivo.

Play maker è un termine ripreso dal giuoco del basket dove il play ha un ruolo di regia, questo ruolo nella pubblica amministrazione italiana manca a tutti i livelli ed oggi questa figura è diventata indispensabile per il processo di riforma e innovazione. Sono stati fatti tre esempi di esperienze fatte dallo stesso relatore riguardanti: la regione Veneto,  il Ministero Dei Trasporti, e il Comune di Pescara.

Nella Regione Veneto era stato elaborato un regolamento organizzativo estremamente interessante, era stato creato un direttorio ancora esistente, cioè una segreteria generale della programmazione collegiale costituita da esperti di diversi settori alla presenza di una segretario generale della programmazione, e 4 segretari generali di area. Queste 5 persone avevano un potere gerarchico nei confronti della dirigenza e fungevano da organo di raccordo tra la giunta regionale e la struttura amministrativa. Si aveva una struttura di forte coordinamento, molto specialistica formata da esperti nominati a tempo determinato in base al loro curricula.

Al Ministero dei Trasporti, dove Collevecchio fu direttore generale della programmazione organizzazione e coordinamento, ma la struttura era molto chiusa. La posizione dei dg nei ministeri è organizzata in compartimenti stagni, manca un vertice ed anche lì dove è stato creato un segretario generale questo non ha un ruolo di coordinamento.

La vera esperienza di dg puro è stata svolta negli enti locali, è stato preso ad esempio il Comune di Pescara dove hanno giocato degli elementi favorevoli: buon rapporto con il presidente e segretario, ottime professionalità, situazione privilegiata.

L’introduzione della figura di dg negli enti locali avvenuta con la legge Bassanini 2 nel 1997, risente di una formulazione insufficiente ed inadeguata, poiché si è cercato di ridefinire la figura del segretario comunale introducendo l’agenzia e staccandolo dal ministero, ed è stato nello stesso tempo introdotta la figura del dg in maniera però insufficiente perché collegata alla popolazione e al tetto dei 15.000 abitanti e all’incertezza delle funzioni, dall’altra è stato inserito l’elemento della discrezionalità della nomina, che l’Andigel vede come un fatto positivo.

Il ruolo fondamentale del direttore generale e quello di raccordo tra le funzioni degli organi di governo e la funzione dei dirigenti, che sono i titolerai della gestione e che hanno autonomia amministrativa e rispondono dei risultati. Una nuova figura di dirigente che si avvicina molto al manager d’impresa che non al burocrate di vecchio stampo. Un dirigente che ha non soltanto una cultura giuridica ma anche una formazione ulteriore tipica del manager, in questa nuova configurazione di amministrazione riformata che agisce in termini di innovazione e cambiamento ha un senso parlare della figura del dg, che assume un ruolo di regia e coordinamento della dirigenza.. Il contesto però non è favorevole, spesso la discrezionalità della norma non è stata utilizzata in maniera opportuna: ci sono stati eccessi sulle retribuzioni, non si è mai superato il dualismo con il segretario generale, tipico equivoco all’interno degli enti locali. Sul piano normativo c’è confusione, addirittura la legge finanziaria 2010 parla di soppressione della figura  del dg, come una delle possibilità per ridurre la spesa, poi con il decreto della legge 92 si è messo il limite di 100mila ma  il problema resta ancora irrisolto.

La formazione in questo caso è quindi fondamentale, ma la occorre riconvertire una classe dirigenziale vecchia. La SSPA ha istituito il canale del corso-concorso per la selezione della dirigenza, ma dopo la selezione i giovani dirigenti si trovano catapultati in un contesto non favorevole. La formazione è comunque estremamente carente, non esiste o quasi una formazione decentrata. Questa iniziativa che richiede partecipazione da parte dei singoli e si configura come una delle poche esistenti che si muovo su un terreno molto realistico, è un modo per richiamare l’attenzione e vuol essere un punto di riferimento oggettivo.

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