Il filo rosso dell'innovazione nella riforma: a che punto siamo?

Stefano Sepe prova a rispondere alle domande da cui ha preso le mosse il convegno. Prima di tutto, la riforma Brunetta è collegabile al ciclo dei precedenti tentativi di riforma? Negli intenti certamente sì. Secondo Sepe, infatti, la continuità delle proposte di riforma che si sono succedute negli anni è evidente negli intenti complessivi, altra cosa invece sono gli strumenti e le modalità. La seconda domanda è: c’è un sentire comune sulla possibilità di cambiare l’amministrazione e sul fatto che le leggi possano fare traino per questo cambiamento? Oggi non più. Le cause di questa frattura che si è creata sono l’eccessiva attenzione posta sulla norma, mentre bisognerebbe ricordare che fatta la legge non finiscono i problemi, tanto è vero che alcune delle questioni più complesse sono legate proprio a problemi di attuazione, ovvero a come rendere operativi i cambiamenti normativi. Altro elemento di frattura è il dilagare dell’ingerenza politica nell’amministrazione, una prassi ormai consolidata a cui è difficile porre un argine con la norma. E infine, la PA è cambiata a seguito del processo di riforma? Ed è cambiata la percezione che i cittadini hanno della PA? Secondo Sepe la risposta è sì per la prima parte della domanda: la PA è cambiata e sta cambiando, grazie alle leggi ma soprattutto grazie alla tenacia di molte persone che lavorano all’interno dell’amministrazione. Tuttavia non tutti ci credono, l’immagine della PA non può cambiare in poco tempo perché il luogo comune nell’immaginario collettivo fatica a scomparire. Sepe conclude tornando sul tema della valutazione e del ruolo dei dirigenti, sottolineando un elemento: la vera leva del cambiamento dell’amministrazione è la responsabilità, senza questa non si può fare davvero un salto di qualità.

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