Grandi opere e infrastrutture: i costi del non fare e le ragioni del fare

Com'è noto, è difficile in Italia realizzare grandi infrastrutture. Dati Oice (2007) segnalano che i tempi di realizzazione in Italia sono i più lunghi d'Europa e, nello stesso tempo, i costi sono tra i più alti. La difficoltà italiana a procedere è motivata (anche) da buone ragioni. Tuttavia esse non considerano i ''costi del non fare'' e la perdita di competitività che ne conseguono per il Paese. La tematica è particolarmente sensibile dal momento che, tra i motivi ostativi, vi è quello del consenso delle istituzioni e dei cittadini. Ciò impedisce l'uso di strumenti finanziari più efficaci, la programmazione temporale delle varie fasi di lavoro, la certezza per tutti i soggetti interessati della qualità dell'impegno da immettere. Fondamentale nel percorso di proceduralizzazione del consenso sulle grandi infrastrutture è, dal punto di vista istituzionale, la costruzione di un sistema di regolazione che definisca il perimetro certo entro cui proprietari delle reti e gestori possano interagire. Dal punto di vista del mercato (e quindi della fattibilità delle opere), urge allo stesso tempo ragionare in termini di attrazione di risorse private (project finance) che rendano i progetti appetibili e sostenibili. Nasce pertanto l'esigenza di definire un progetto credibile di costituzione del consenso istituzionale e sociale che per la sua struttura rigorosa non possa essere soggetto a ripensamenti, riproposizioni di questioni o a richieste di modifica in corso d'opera.
Your rating: Nessuno Average: 5 (2 votes)

Nello stesso convegno Vai al programma Vai al programma del convegno