Disabilità e convivenza nelle città delle moltitudini

Le nostre città e la società, più in generale, sono pronte a nuove forme di convivenza che non isolino, ma integrino pienamente le persone disabili? Dalla relazione di Pietro Barbieri emerge un quadro ancora pieno di contraddizioni, in cui la strada da percorrere sembra ancora molto lunga anche se punteggiata, qua e là, da esempi virtuosi. Da una parte, la presenza di norme risalenti addirittura al decreto regio del 1931, che collocano i cittadini disabili tra le persone indesiderate; il persistere di un approccio sociologico lombrosiano in alcuni atteggiamenti della nostra società, per cui i disabili vanno in qualche modo isolati; forme ipocrite rappresentate, per esempio, dal termine "diversamente abili". Dall'altro lato, larghi pezzi della società che hanno modificato il loro approccio alla disabilità, perchè magari l'hanno vissuta nel loro nucleo familiare, e nuovi indirizzi che sollecitano un passaggio dalla segregazione all'integrazione, all'inclusione e alla partecipazione delle persone disabili. In tutto ciò emergono le contraddizioni del mondo politico e delle istituzioni, la mancanza di risposte soddisfacenti alle richieste di partecipazione e integrazione della società civile, i limiti delle tecnologie che spesso determinano nuove esclusioni.
Nessun voto

Nello stesso convegno Vai al programma Vai al programma del convegno