Comunicare la sicurezza: uscire dai luoghi comuni, evitare spettacolarizzazioni

Stefano Rolando, parlando della sicurezza in generale, afferma che è “… un terreno nutrito dalle patologie che diventa ambito di due sistemi comunicativi in eterno duello: quello (prevalentemente mediatico) centrato sulla “notizia”, quello (prevalentemente sociale) centrato sull’accompagnamento e la spiegazione.” Sottoscrivo, precisando per quanto riguarda lo specifico degli infortuni sul lavoro, prevale quello mediatico e di minor qualità. Quello che cioè media il rapporto con l’opinione pubblica sulla base di un consumismo emotivo che trasforma una tragedia della realtà in un prodotto da reality, vissuto con l’emotività bulimica di chi consuma ma non metabolizza. E anche quando il tema viene affrontato dal sistema comunicativo sociale, quello centrato sull’approfondimento e la spiegazione, troppo spesso i fatti (e perfino i dati) vengono letti e proposti alla luce di presupposti ideologici o alla ricerca di chiavi di lettura forzatamente originali per svelare “nuove verità” che, troppo spesso, sono solo “nuove spettacolarizzazioni”. In questi casi i due sistemi tendono a convivere, anzi a sovrapporsi, ma nella maniera peggiore. Parleremo di questo e della necessità di uscire dai luoghi comuni e dalle spettacolarizzazioni per innescare un serio processo di consapevolezza e coinvolgimento sul tema della sicurezza sul lavoro, che è un problema generalizzato dell’economia mondializzata e non un problema solo nazionale da affrontare con vecchi arnesi autarchici.

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