Buoni lavoro: occasioni di lavoro e non occasionalità

Mercoledì 28 maggio a FORUM PA 2014, presso la saletta della casa del Welfare, Francesca Esposito, Direttore dell’Ufficio legislativo e Angela Fucilitti, Dirigente Ufficio legislativo, area Coordinamento e supporto alle attività connesse al Fenomeno migratorio, hanno fatto un bilancio, a quasi sei anni dall’introduzione, di quello strumento agile e innovativo che sono i buoni lavoro. Francesca Esposito, Direttore dell’Ufficio legislativo dell’Istituto, ha ricordato come i voucher, da utilizzare per il pagamento di prestazioni di lavoro “occasionali e accessorie”, siano stati accolti con diffidenza e polemiche dagli esperti e dagli stessi lavoratori e, successivamente, siano andati via via diffondendosi, dapprima soprattutto al nord per lavori stagionali e, poi, in tutta la Penisola per una gamma sempre più ampia di impieghi. Dal 2003 ad oggi, sono stati moltissimi gli interventi del legislatore sulla materia, volti soprattutto a semplificare e a eliminare quei paletti che potevano ritardarne e limitarne l’utilizzo. Nel corso degli anni, sono stati innalzati soprattutto i limiti di reddito, ragione per la quale è stato più semplice per i lavoratori accettare impieghi che prevedevano l’utilizzo dei buoni per il pagamento delle loro prestazioni. Recentemente, se ne è occupata ancora la Riforma Fornero, che ha eliminato il termine “occasionale” per lasciare solo il termine accessorio come riferimento al limite di reddito. Dal punto di vista previdenziale, i buoni lavoro sono ancorati alla Gestione separata e i contributi che ne derivano vengono conteggiati con il sistema contributivo. Il lavoratore, pertanto, non perde nulla della sua contribuzione ma ogni singolo buono contribuisce ad aumentare quel montante contributivo che andrà a costituire la pensione. Inoltre, i buoni lavoro sono uno strumento che integra contemporaneamente l’assicurazione previdenziale e sugli infortuni nonché la paga dovuta al lavoratore, a tutto vantaggio di chi offre lavoro e di chi lo presta. In Italia, a differenza degli altri Paesi europei che li utilizzavano già prima, la cifra dei voucher di 10 euro è stata ancorata a un’ora di lavoro in modo da garantire un salario minimo.

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