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A #SCE2014 primi passi per il Collaborative Territories Toolkit

Era affollatissima questa mattina la Creativity Room di Smart City Exhibition, la manifestazione europea (22-24 ottobre) sulle tematiche delle città e delle comunità intelligenti, organizzata a Bologna da Forum PA con Bologna Fiere. Motivo di tanto fervore e interesse era la presentazione del Collaborative Territories Toolkit, la guida step by step per lo sviluppo di economia collaborativa. Una cassetta degli attrezzi 2.0 da riempire di strumenti, esistenti e creati ad hoc, con cui le amministrazioni locali e i cittadini possano arrivare a una comprensione condivisa delle opportunità e delle problematiche del proprio territorio per definire politiche mirate.

La realizzazione di questa guida è il punto d'arrivo del progetto 'Sharitories', nato dalla collaborazione di OuiShare, organizzazione non profit nata a Parigi tre anni fa e capillare su tutto il pianeta, con Forum PA che sul rapporto tra innovazione e pubblica amministrazione vanta 25 anni di esperienza. Il workshop, ospitato dentro il padiglione 31 della Fiera di Bologna, ha visto il coinvolgimento attivo delle persone, divise in tavoli di lavoro con lo scopo preciso di 'testare' questo modello di progettazione condivisa per arrivare alla creazione della guida.

Gianni Dominici, direttore generale di Forum PA, ha riassunto il senso del progetto e di questa giornata: "Questa di oggi è una tappa importante, ma è appunto una tappa: un processo così imporante non può fermarsi qui. A gennaio lavoriamo per una conferenza di presentazione a Roma della versione 1.0 del kit: una conferenza in streaming internazionale. Vogliamo allargare la rete e cerchiamo sponsor: servono aziende private che sostengano lo sviluppo del toolkit, dando loro visibilità e invitandoli ai nostri eventi. Abbiamo bisogno dei cittadini attivi di questo processo, condividere insieme a quest'esperienza. Vogliamo testare il kit sul territorio". Simone Cicero e Stina Heikkila, connector di OuiShare Italia, hanno delineato i paradigmi dell'economia collaborativa. "E' un'economia basata sulle reti, sull'incontro e sull'interazione online e offline delle comunità, sul riuso e l'ottimizzazione di risorse, tangibili e non. Nella collaborative economics i limiti tra produttore e consumatore si confondono". Scopo di Sharitories è proprio quello di "permettere ai territori di comprendere, governare e progettare insieme alle comunità". 

Il percorso, che a Smart City Exhibition ha vissuto la prima tappa italiana, è partito dalle interviste della gente e dallo studio delle best practice sparse per il mondo, da Sidney a Berlino, dove pullulano gli esempi di comunità ed economie collaborative. Un tema su cui hanno già messo gli occhi (e le copertine) prestigiose riviste internazionali come Time, Forbes e The Economist. Qualcosa che all'estero è già pratica diffusa, ma di cui in Italia manca ancora consapevolezza. Per capire la necessità e il valore di un'economia collaborativa, Cicero ha citato un esempio molto concreto: in tutta la sua 'vita' un trapano viene utilizzato soltanto 13 minuti dal suo possessore. La collaborative economics vuole far lavorare quel trapano sui muri di più case. "Ma economia collaborativa non è solo consumo - ha specificato Simone Cicero -. E' anche produrre insieme". Basti pensare a Wikipedia, un esempio su scala mondiale delle potenzialità del collaborative learning. O, per scendere in una dimensione più locale, al caso di Un passo per San Luca, il progetto di crowdfunding che a Bologna ha raccolto più di 300 milioni di euro per restaurare i bellissimi portici di San Luca.

Scopo del workshop era che ogni gruppo di lavoro simulasse un macropiano per capire come l'economia collaborativa possa risolvere le sfide del territorio. Ai tavoli, popolati da cittadini, designer, architetti, amministratori, studenti e docenti universitari, è stato chiesto di scegliere un problema, identificare le sfide, le priorità e le difficoltà e dividere le competenze, battezzando esperti su 10 temi che spaziavano, per citarne alcuni, dalla mobilità condivisa all'agricoltura di comunità, dalla finanza collaborativa alla mobilità. Ogni tavolo doveva creare il proprio Collaborative Territories Toolkit da presentare poi al resto della sala. Un'occasione concreta per avere dei feedback sul progetto di OuiShare. Il coinvolgimento attivo degli stakeholder, a cui è indirizzato questa 'cassetta degli attrezzi', rientra in quella precisa logica di progettare insieme quello che poi dovrà essere facile da usare proprio per loro stessi. Una guida pratica, ma anche teorica, che spinga la società a ripensarsi come collettivo, sia nell'affrontare le problematiche, sia nell'agguantare le occasioni che il futuro presenta. E questo incontra appieno uno dei principi cardine della filosofia della Smart City.Quello vissutto a SCE è stato un bellissimo momento di condivisione di idee e di stimoli, tra il racconto delle proprie esperienze e la costruzione di un piccolo percorso di progettazione su dei temi reali. Un esempio tangibile di come l'economia collaborativa sia anche promotore di una cultura di confronto e di una rinnovata partecipazione civica. Il Collaborative Territories Toolkit deve partire dalle persone, da chi i territori li respira e li vive: per questo, la guida non può essere intrappolata dentro uno schema rigido, ma deve poter essere modellabile a seconda delle specifiche esigenze che ogni comunità si porta dietro.

Al workshop hanno partecipato anche tre assessori di altrettante amministrazioni locali che hanno portato le loro riflessioni e le loro conoscenze, teoriche e pratiche, nell'ambito della Smart City. Barbara Cadeddu, assessore alla Pianificazione strategica e alle Politiche Comunitarie del Comune di Cagliari, ha portato la sua esperienza sia come amministratore locale che come studiosa (con un dottorato in Architettura). "La prima esperienza collaborativa come assessore è stata fatta nell'ambito della prima edizione di Smartcityness a Cagliari, all'interno del quale c'era un format che ha messo insieme cittadini, pubblica amministrazione e mondo dell'imprenditoria per ripensare spazi e servizi. Questa esperienza si tradurrà introducendo le visioni condivise all'interno delle programmazione amministrativa". L'assessore Cadeddu ha aggiunto che nella programmazione 2014-2020 sarà proposto un modello di welfare di comunità per rigenerare una zona marginale di Cagliari. Un altro caso intessane di città intelligente è quello di Formia, rappresentato oggi da Claudio Marciano, assessore alla Sostenibilità urbana del comune laziale. "Abbiamo lanciato un progetto, finanziato con 1,5 milioni di euro dall'Unione Europea, con cui lanciare la prima Smart City Formia: si tratta di un sistema di sensori e applicazioni che vengono messi insieme per migliorare i servizi di illuminazione, mobilità e rifiuti. E' un sistema di interoperabilità tra i servizi, una gestione sinergica". Maria Cosola, assessore all'Urbanistica del Comune di Guidonia Montecelio (Roma), ha portato un esempio concreto di come la cittadinanza risponda affermativamente a una proposta di economia collaborativa. "Siamo partiti a gennaio con il progetto di Smart City e ci stiamo concentrando sui living lab: sono laboratori di ricerca e di analisi  in cui condividiamo con i cittadini quelli che sono i problemi del territorio e cerchiamo insieme delle soluzioni", ha spiegato l'assessore Cosola, sottolineando come ci sia già stata "una grande risposta della cittadinanza". Esempi che dimostrano come l'economia collaborativa sia non solo percorribile, ma soprattutto necessaria per l'Italia e il suo tessuto sociale.

 

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