Editoriale

Guadagnare legalità

Domenica sera Matteo Renzi ha annunciato di voler affidare a Raffaele Cantone la presidenza dell’Autorità anticorruzione, oggi Roberto Saviano scrive su “la Repubblica”  un importante articolo di raccomandazioni per non abbassare la guardia contro questa piaga. Nel mio piccolo anche io vorrei dire la mia, facendo gli auguri a Cantone che ho avuto modo di apprezzare anche a FORUM PA (qui trovate la registrazione di un suo significativo intervento), ma chiedendomi soprattutto dove va applicato uno sforzo che deve essere costante e non ondivago e sorretto da una volontà politica coerente.

Parto da un esempio: un incisivo programma per la salute degli italiani, dal titolo “Guadagnare salute” proponeva qualche anno fa un cambio di paradigma importante constatando che la nostra salute non dipende che in piccola parte dalla qualità del servizio sanitario, ossia in grande semplificazione dall’insieme delle cure e degli interventi, ma che dipende invece soprattutto dalla qualità dell’ambiente, in senso lato, in cui viviamo, dai nostri stili di vita, dalla prevenzione contro i comportamenti a rischio (ad es. mangiare male, non muoversi, abusare di fumo o alcol, ecc.). Guadagnare salute si può, ma cambiando soprattutto i comportamenti.

Altrettanto possiamo dire per la legalità nella PA: guadagnare legalità si può, ma a mio parere cambiando soprattutto i comportamenti e gli stili di amministrazione.

Sorvolo sull’Autorità e sulla sua travagliata vita: la CIVIT purtroppo è nata male, ha avuto un’infanzia travagliata e una crescita debole, si è trasformata in un ornitorinco (né mammifero né uccello, paradosso per ogni classificazione) attraverso disegni politici e legislativi ambigui e non chiari, tra spinte contrapposte e non tutte trasparenti. Ha fatto quindi quello che ha potuto, per altro non vestendosi delle penne del pavone, ma denunciando chiaramente i propri limiti.

Mi soffermo invece sui fondamentali delle azioni da fare ribadendo che esiste un solo modo per avere un’amministrazione meno corrotta: quello di avere un’amministrazione più sana, più semplice, più trasparente, più meritocratica.

Non che l’attività legislativa non serva, ma il corpus sempre più ingente di norme, di adempimenti, di documenti, di responsabilità, di ruoli che il tema ha prodotto mi lascia tiepido e non mi pare sia decisivo. Dare più poteri all’autorità è forse necessario per farla uscire da un’azione di mera moral suasion, ma credo che nessun organo centrale, seppure potenziato, possa mai agire nel profondo del tessuto amministrativo, che va cambiato da dentro. La resezione di un tratto di intestino può essere un rimedio estremo contro l’obesità, ma se ci educhiamo ad un’alimentazione sana è meglio.

Che fare allora? Riprendo uno straordinario lavoro che, per merito soprattutto di Nicola Melideo, facemmo un paio d’anni fa e che partiva da un questionario a cui risposero quasi 3.300 dirigenti di PA centrale e locale.

Alla domanda su quali fossero le iniziative principali da intraprendere a contrasto del fenomeno della corruzione e della mal’amministrazione i dirigenti risposero (risposte multiple):

  • Per il 96% bisogna “cambiare innanzi tutto modelli di organizzazione e di cultura gestionale delle PA e metterle in condizione di far svolgere alle proprie risorse compiti “dotati di senso” e “apprezzabili” dagli utenti (cittadini ed imprese)”
  • Per l’81% “garantire un’effettiva assistenza ai dirigenti che devono fronteggiare emergenze etiche, anche attraverso uno sportello online”
  • Per il 78% “ridurre drasticamente le stazioni appaltanti, concentrando le professionalità capaci e rendendo così più agevoli i controlli”

Aggiungo, riprendendolo dal discorso di Renzi alla Camera per la fiducia, che è altresì necessario che:

  • “ogni centesimo speso dalla pubblica amministrazione debba essere visibile on line da parte di tutti. Questo significa non semplicemente il Freedom of Information Act, ma un meccanismo di rivoluzione nel rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione tale per cui il cittadino può verificare giorno dopo giorno ogni gesto che fa il proprio rappresentante”
  • ripensamento della dirigenza: con la rotazione degli incarichi, un diverso meccanismo di accesso che tuteli il merito, una ripresa del processo indipendente di valutazione, una mobilità reale che si basi sulla missione dell’ente e non sulla sua struttura, una reale accountability.

Cinque parole chiave quindi: benessere organizzativo; assistenza e cura; razionalizzazione delle strutture; trasparenza e accountability; autonoma responsabilità della dirigenza.

Cinque idee, cinque obiettivi non certo nuovi, ma da ancora da cogliere appieno e che abbisognano di un impegno continuo, coerente, attento e duraturo.

Questa lotta continua per una PA scongelata, più aperta, più trasparente, più orientata ai risultati e meno agli atti [se ricordate ne avevo parlato qui segnalandola per i propositi di inizio anno e come orizzonte constate a cui tendere] è l’unica lotta possibile alla corruzione, questo è il nostro campo di battaglia: sperare che arrivi l’arma finale che ci faccia vincere la guerra con un colpo solo non solo è velleitario, è controproducente. 

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