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In arrivo una nuova riforma della PA? Ecco i punti citati da Renzi in questi giorni

Tra le prime dichiarazioni del nuovo Presidente del Consiglio non è sfuggito l'annuncio di una nuova grande riforma della pubblica amministrazione, prevista, secondo lo strettissimo calendario automiposto, non più tardi di aprile di quest'anno. Non essendoci ancora nulla di certo abbiamo provato a raccogliere tutti gli spunti lanciati in questi giorni per vedere che forma potrebbe avere la nuova PA targata Matteo Renzi o Marianna Madia. Eccoli qui.

Nel Job Act elaborato dalla segreteria del partito e messo on line l’8 gennaio 2014, il nuovo premier Matteo Renzi lo aveva anticipato: fatturazione elettronica, pagamenti elettronici e investimenti in Rete. E ancora: semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica, eliminazione della figura del dirigente pubblico a tempo indeterminato, assegnazione delle funzioni delle Camere di Commercio a enti territoriali pubblici e, soprattutto, l’adozione dell’obbligo della trasparenza. Infatti pochi giorni dopo, il 12 gennaio, rispondeva così ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera: "Il primo che mi parla di semplificare la pubblica amministrazione lo rincorro; noi dobbiamo mettere on line in qualche settimana tutte le spese della pubblica amministrazione".

Le premesse quindi sembravano esserci, ma è solo con “l’investitura” ufficiale di Napolitano, e con il discorso pronunciato oggi  al Senato, che Renzi può proporre di chiudere entro un paio di mesi la sua riforma della pubblica amministrazione, che nel suo stretto calendario riformatore trova posto nel mese di Aprile.

Ci chiediamo se questa possa essere la volta buona per avviare quel processo di rinnovamento che l’apparato pubblico richiede e che negli anni è stato più volte annunciato, ma mai realmente attuato.

Non ci resta che attendere ancora qualche giorno e intanto vediamo quali sono i punti principali della semplificazione prevista da Renzi:

  • Digitalizzazione di tutti gli atti e i passaggi della PA;
  • Obbligo di comunicazioni tra enti tramite posta certificata, con sanzioni a carico dei dirigenti che non rispettano la direttiva;
  • Allineamento delle regole per i pubblici dipendenti con quelle del lavoro privato;
  • Manager pubblici a tempo determinato: in carica per un massimo di 6 anni, con rotazione e possibilità di licenziamento;
  • Fine della giurisdizione dei Tar sulle controversie nel pubblico impiego, che passerebbe così al giudice ordinario.
  • Stop a consulenze governative e nelle authority, incarichi extragiudiziali e relative prebende per i magistrati;
  • Applicazione dei poteri sostitutivi del prefetto se una pratica non viene tassativamente completata entro un determinato lasso di tempo;
  • Abolizione delle Camere di commercio e la loro sostituzione con speciali agenzie per gestire tutti i rapporti burocratici fra strutture pubbliche e imprese.
  • Sblocco totale – non parziale – dei debiti della pubblica amministrazione attraverso un “diverso” utilizzo della Cassa depositi e prestiti
  • Trasparenza e controllo civico sull’operato della pubblica amministrazione

Capitolo a parte la riforma istituzionale con “revisione” del Senato ed il “superamento” del Titolo V della Costituzione, che non può certo essere considerato un tema di appannaggio esclusivo del pubblico impiego, ma che comunque lo tocca da molto vicino. 

Non ci resta che aspettare. 

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