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Regione Toscana: il Dibattito Pubblico è d'obbligo

La Toscana dà l’esempio e rinnova la sua (già attenta) legislazione in materia di partecipazione pubblica alle politiche locali. Con una nuova legge introduce delle importanti novità, a cominciare dal titolo “Dibattito Pubblico regionale e promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche locali e regionali”, fino a quella che si spera possa dare il buon esempio: l’obbligatorietà. Da oggi infatti gli Enti locali sono tenuti ad attivare il confronto con i cittadini.

Ad Agosto la Regione Toscana approva la nuova legge regionale in materia di partecipazione (LR 46/2013), con uno stanziamento annuo totale di 850.000 euro per il sostegno ai processi partecipativi locali e ai Dibattiti Pubblici, per attività di formazione e per quelle relative alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Un atto che rafforza le esperienze già positive avviante dall’Ente negli ultimi anni: prima fra tutte la LR 69/2007 che è stata una vera e propria innovazione legislativa nel panorama italiano, finanziando 116 processi partecipativi locali sui temi più diversi (urbanistica, rifiuti, opere pubbliche, politiche sociali, bilancio ecc). La nuova norma ora introduce delle importanti novità nella disciplina del Dibattito Pubblico regionale. Vediamole cominciando da tre importanti principi: l’obbligatorietà del Dibattito Pubblico, della motivazione del mancato o parziale accoglimento dei risultati dei processi partecipativi e il ruolo giocato dalle nuove tecnologie.

Discutere è d’obbligo

La principale innovazione è l’introduzione per la prima volta dell’obbligatorietà del Dibattito Pubblico per tutte le opere pubbliche che superano la soglia dei 50 milioni di euro e per le opere pubbliche statali sulle quali la Regione è chiamata ad esprimersi; è obbligatorio inoltre per le previsioni di localizzazione contenute in piani regionali, in relazione ad opere pubbliche nazionali. Per quanto riguarda le opere private, il Dibattito Pubblico è attivato previa valutazione dell’Autorità regionale se queste superano la soglia dei 50 milioni di euro, e l’Autorità deve acquisire la collaborazione del soggetto promotore anche finanziariamente per la realizzazione del Dibattito stesso.

Gli enti locali sono inoltre tenuti a dare conto delle risultati dei processi partecipativi e a motivare pubblicamente il mancato o parziale accoglimento delle risultanze del Dibattito. Anche questo è un passaggio fondamentale: fissa l’impegno degli Enti a valutare gli esiti del confronto pubblico.

La richiesta di Dibattito del progetto di interesse pubblico può inoltre essere avanzata da cittadini, enti locali o associazioni, che possono così ottenere un finanziamento regionale per la sua attuazione. Il Dibattito si svolgerà anteriormente all’inizio della procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA), in fase preliminare quindi, quando ancora diverse opzioni sono disponibili.

Il nuovo che avanza

Definite come strumenti che integrano e arricchiscono il confronto pubblico sulle politiche locali e regionali, le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione vengono riconosciute in un articolo ad hoc (art. 22), attribuendogli un ruolo fondamentale nel favorire la partecipazione democratica dei cittadini.  Si prevede infatti la realizzazione di una piattaforma informatica per la partecipazione, attraverso cui offrire documenti, analisi e informazioni sui processi partecipativi in corso in regione.

Spazio a scuole e formazione

Le Istituzioni scolastiche che intendano promuove dei processi di partecipazione godranno di tempi e modi di presentazione diversi, mentre si prevedono percorsi formativi a supporto dei processi di partecipazione per il personale delle PA al fine di formare personale specializzato nella progettazione, organizzazione e gestione di un processo partecipativo, promuovendo al contempo una cultura della partecipazione all’interno delle amministrazioni regionali e locali.

Si introducono e si sperimentano così nuove modalità di partecipazione dei cittadini, più innovative sia nella costruzione delle politiche pubbliche che di scelte collettive. Partendo dal principio di sussidiarietà, l’idea di base si conferma essere quella che l’efficacia delle politiche si fondi sulla valorizzazione delle conoscenze e delle esperienze diffuse nella società e sulla capacità delle istituzioni di attivare un confronto con i cittadini, con le forze sociali e le imprese.

 

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