Editoriale

E se per caso il Governo durasse?

Se per caso le agitate acque della nostra politica di bottega concedessero comunque a questo Governo un tempo ancora sufficientemente lungo per portare a casa qualche risultato, cosa vorrei che mettesse in cima alle sue priorità per quanto riguarda il government?

Difficile gioco della torre perché le cose da fare subito sarebbero tantissime, ma ci provo indicando cinque sfide che hanno anche la pretesa di suggerire al Governo di essere coraggioso e di uscire dalla vaghezza (tanto non mi pare che abbia nulla da perdere), perché non è tempo per quella che Musil nel suo capolavoro chiama “azione parallela”[1], ma è tempo per una agenda concreta e realistica, che cambi radicalmente le aspettative e dia fiato alla parte migliore della PA. Cinque sfide quindi, che si possono mettere sul tavolo e vincere nel giro dei diciotto mesi che i più ottimisti indicano come tempo massimo di scadenza dell’attuale esecutivo. Eccole:

1. Geografia delle amministrazioni: meno enti, più responsabilità. Nessuno sa esattamente quante siano le unità locali che compongono la struttura periferica dell’amministrazione dello Stato: la Ragioneria generale indica 251 centri di costo; l’ISTAT nel recentissimo censimento delle istituzioni pubbliche parla di oltre 25.000 unità locali dell’amministrazione pubblica, difesa e assicurazione sociale obbligatoria. Lo stesso ministro della PA confessa di non sapere quante siano le società partecipate dalle amministrazioni pubbliche né quanti siano i dipendenti (pubblici) che vi lavorano. Forse c’è qualcosa che non va. La sfida numero uno è quindi di riorganizzare radicalmente:

  • La struttura periferica dello Stato;
  • Le strutture decentrate delle regioni;
  • L’insieme stratificato degli enti di area vasta spesso sovrapposti e comunque mai coordinati;
  • L’insieme delle aziende in house o partecipate dalle amministrazioni pubbliche.

Non è impossibile quindi porsi tre obiettivi quantificati e misurabili:

a) Chiusura entro il 2014 di 1.000 unità locali della organizzazione periferica dello Stato e loro accorpamento negli Uffici Territoriali di Governo;

b) Razionalizzazione e radicale riduzione di tutte le amministrazioni e enti di area vasta, tra cui le province;

c) Individuazione immediata e accompagnamento per tre anni di 20 territori pilota (uno per regione) che sperimentino unioni di comuni e intese di area tese allo sviluppo delle economie territoriali.

2. Gestione delle risorse umane nella PA: più giovani, più merito, più mobilità. Le cifre le ho date già troppe volte: i dipendenti pubblici non sono troppi, ma sono troppo vecchi, poco qualificati e mal distribuiti e inoltre la valutazione sia individuale sia organizzativa resta un mero adempimento formale. E’ necessario un deciso cambio di passo che potrebbe prendere la forma di tre obiettivi definiti:

a) Accompagnamento all’uscita (scivoli o prepensionamenti o incentivi) per un’importante fetta di personale pubblico più vecchio e meno qualificato (un 5% del totale non sembra una cifra esagerata), sia nello Stato sia negli EL e nelle Regioni, e parziale sostituzione (1 ogni tre) con giovani ad alta professionalità da assumere con concorsi completamente ripensati (esami attitudinali; verifica dei curricoli di studio; definizione di professionalità specifiche; valutazione dei periodi di soggiorno e studio all’estero; ecc. ) che permettano di avere alcune decine di migliaia di innovatori motivati e preparati e alcune centinaia di manager di alto profilo disposti a rischiare con contratti a termine basati sui risultati.
Il costo dell’operazione è del tutto sostenibile, l’impatto, se guidato da manager capaci, coraggiosi e creativi, sarebbe totalmente rivoluzionario;

b) Istituzione del ruolo unico della dirigenza pubblica in modo da permettere di default la mobilità tra amministrazioni, che ora interessa meno dell’un per mille dei dipendenti;

c) Definizione di incentivi alla mobilità e impegno a disincentivare la permanenza nella stessa amministrazione oltre un periodo fisiologico.

3. Autonomia e responsabilità: per una PA più semplice e più efficace. Le regioni virtuose si vantano perché hanno speso il 57% dei fondi della programmazione 2007-2013 (il che vuol dire che quasi metà dei fondi sono stati sprecati); si susseguono grida manzoniane che impongono adempimenti su sicurezza, anticorruzione, trasparenza, performance, ma a questo palazzo di carta corrispondono ancora risultati miserrimi e ci tocca vantarci se siamo passati dal 72° al 69° posto nella classifica della corruzione. Ecco i miei due obiettivi per un anno di lavoro:

a) Obiettivo 100%: attrezzarsi e preparare professionalità, modelli organizzativi e processi per non sprecare neanche un euro della prossima programmazione 2014-2020. Vanno usate il 100% delle risorse sempre e ovunque;

b) Drastica riduzione degli adempimenti e dei piani (trasparenza, anticorruzione, performance, sicurezza, privacy, ecc.) da sostituire con rendiconti periodici e verifiche di compliance;

c) Individuazione, divulgazione e sostegno a 100 progetti eccellenti di sussidiarietà orizzontale, come esempio concreto di attuazione dell’ultimo comma dell’art. 118 della Costituzione.

4. Open government: per una PA accountable e aperta. La trasparenza della pubblica amministrazione si è tradotta nel mettere online gli stipendi dei dirigenti e nel predisporre piani: non siamo andati quindi oltre la trasparenza statica. E’ necessaria anche qui una svolta radicale. Propongo due obiettivi immediati:

a) Adozione del FOIA (Freedom Of Information Act) in Italia come principio guida per l’accesso agli atti, la partecipazione attiva e la trasparenza;

b) Radicale accelerazione della riforma della contabilità verso la contabilità analitica e economico-patrimoniale e introduzione dei bilanci riclassificati e dei rendiconti annuali ai cittadini secondo la “Carta di Belluno” (impegno per l’accountability);

c) Creazione di una task force dedicata (composta in maggioranza da esperti esterni all’amministrazione e indipendenti) per rinnovare radicalmente il procurement pubblico e la Partnership-Pubblico-Privata nei progetti.

5. PA digitale: meno carta, più valore ai cittadini e alle imprese. Nonostante tutte le promesse la digitalizzazione della PA latita e non si riesce ad intravedere il momento in cui le best practice potranno diventare pratica diffusa. Inoltre io credo che ci sia un deficit nell’uso del procurement pubblico di innovazione che non permette alla PA di comprare il meglio. In questo campo i miei obiettivi per l’anno che viene sono tre:

a) Individuare quattro grandi progetti nazionali (sanità digitale; e-welfare; giustizia digitale; cittadinanza digitale) e avere il coraggio di promuovere per questi concorsi di idee e di progettualità (beauty contest) a cui far partecipare il meglio dell’IT mondiale, prevedendo sempre ricadute positive sul sistema delle PMI innovative dei territori. I finanziamenti si devono poter trovare nella programmazione europea 2014-2020, al limite con un PON (Piano Operativo Nazionale) studiato ad hoc;

b) Operazione switch-off: definire dieci procedimenti o servizi, di grande rilevanza per cittadini ed imprese, in cui entro il 2014 la carta è definitivamente abolita e l’unico processo valido è quello digitale;

c) Abolizione in ogni provvedimento di innovazione della sciagurata dicitura “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica” e sostituzione con un’analisi puntuale del ROI per ciascun intervento che quantifichi obiettivi precisi e verificabili di risparmio e di ritorno dell’investimento in tempi economicamente accettabili.

Se poi mi chiedete a quale di tutti questi quindici obiettivi non rinuncerei, quello che non butterei mai giù dalla torre, bè è il 2.a : il ricambio generazionale nella PA.

Perché se fare innovazione senza giovani è impossibile, tenere al palo tutto questo ben di Dio di intelligenze e di energia è criminale e non usarlo per il bene del Paese è sommamente stupido.



[1] L’azione parallela è un mio pallino:  nel capolavoro di Musil “L’uomo senza qualità” si tratta del comitato giubilare che deve preparare i festeggiamenti per il settantesimo anno del regno Francesco Giuseppe d’Austria nel 1918. E' formato dalle più alte personalità spirituali e morali del regno. Il segretario dell’azione parallela è Ulrich l’uomo senza qualità. La musa ispiratrice del comitato è Ermelinda Tuzzi ribattezzata Diotima per la sua beltà spirituale. Diotima così spiega il senso del comitato:
"…l’Azione Parallela era un’occasione unica per tradurre in realtà il più grande e più importante ideale. – Dobbiamo e vogliamo attuare un’altissima idea. L’occasione si offre e sarebbe imperdonabile lasciarsela sfuggire! Ulrich chiese ingenuamente: - Ma lei ha in proposito un pensiero preciso ? No Diotima non l’aveva."  
Poi però venne la Grande guerra che spiazzò sia Francesco Giuseppe, sia l’azione parallela.

 

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Commenti

editoriale del 5.12.2013

Caro direttore, condivido in pieno il suo programma. Come si può sostenerlo anche al di fuori della p.a? Come si può incidere e smuovere una politica cieca e pachidermica che non intende fare proprio nulla e perdere ancora tempo prezioso? Cosa posso fare io e la mia rete di rapporti sociali e professionali per cambiare?
Grazie
Patrizia gobat
Consulente del lavoro esperta di previdenza e pari opportunità

c'è qualche cosa che non torna!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Premetto la massima stima per la sua competenza nel settore (per questo motivo seguo i suoi editoriali con appassionato interesse). Premetto inoltre la quasi totale condivisione degli obiettivi da lei posti. In particolar modo condivido le considerazioni conclusive, anche se sinceramente non mi piacciono le classificazioni giovani/vecchi che, secondo me, tendono a semplificare eccessivamente la realtà che si intende sottoporre a cambiamento e, di più, non tengono in giusto conto l’intrinseco valore che ha per l’organizzazione la conoscenza sviluppata e preservata da molti “attempati”, “impegnati” e “mai valorizzati” impiegati e funzionari pubblici. Soggetti, questi ultimi, che si rischia di dimenticare – e con loro una buona ed importante parte del know how organizzativo, oltre ad una buona parte di spontanea motivazione - nel tentativo di ringiovanire tout court l’amministrazione.

Ma c’è qualche cosa che non mi torna!!!!!!

Se leggo i suoi recenti editoriali e se riascolto gli interventi del "famoso" ing. Attias, ma anche se leggo attentamente l’editoriale odierno (“se guidato da manager capaci, coraggiosi e creativi”) non posso fare a meno di pensare che l’elenco di obiettivi sia incompleto. Anzi, che il perseguimento di tale elenco di obiettivi debba essere posposto rispetto alla verifica del raggiungimento di un obiettivo più importante, ovvero la riforma “sostanziale” della dirigenza.

Per riforma sostanziale intendo un insieme di interventi seri e consapevoli volti a dotare concretamente il management pubblico di quelle competenze manageriali senza le quali non si capisce bene come la stessa ed invariata dirigenza possa essere in grado di perseguire i giustissimi obiettivi da lei elencati.

Una tale riforma potrebbe svilupparsi lungo tre direttrici principali (per ognuno di questi riporto solo alcuni spunti su cui secondo me si dovrebbe riflettere per mettere a punto un piano serio e completo):
1) Revisione dei processi di selezione del management pubblico (a tutti i livelli)
a.mettere in atto azioni e strumenti che consentano di realizzare la massima trasparenza possibile delle procedure concorsuali (accessibilità pubblica di tutti gli atti concorsuali; forme di controllo esterno posto in essere in modo sistematico; lotta a tutti i livelli dell’amministrazione e con ogni mezzo alle fin troppo usuali logiche familistiche o di piccoli gruppi di interesse; … )
b.progettare moduli di verifica delle competenze manageriali basati su standard internazionali, da diffondere a tutte le pubbliche amministrazioni e da utilizzare in tutte le procedure concorsuali di accesso alla dirigenza;
c.rimuovere vincoli vetusti e privi di senso quali, per esempio, i cinque anni in ruoli da funzionario;
d. aprire le porte alle moderne competenze (statistiche, informatiche ed organizzative) cercando di contrastare il predominio assoluto della cultura giuridica nell’ambito del management pubblico;
e. Mettere in atto processi di screening delle competenze manageriali già presenti all’interno delle strutture pubbliche e valorizzarle assegnando incarichi gestionali a tali soggetti (si può anche pensare di fare sperimentazioni assegnando incarichi temporanei a soggetti che magari oltre ai titoli e alle competenze hanno anche una buona esperienza del contesto organizzativo?)

2) Revisione del modello di formazione della dirigenza pubblica
a.Verificare le competenze attualmente possedeute dal management pubblico nel suo complesso ed intervenire colmando le lacune (per esempio, si può ritenere logico che oggi anche nei concorsi di bassissimo livello sia prevista la conoscenza della lingua inglese, ma che vi siano manager pubblici che non sono in grado di “spiccicare” una parola in inglese? E’ possibile che vi siano dirigenti pubblici che ignorano i concetti di base della letteratura manageriale relativamente a pianificazione, progettazione, valutazione, stili di leadership, BPM, BPR, etc.?)
b. Interrogarsi su quali soggetti si occupano di formare la classe dirigente, con quali modalità e quali siano i risultati raggiunti e, conseguentemente, individuare le azioni da porre in essere per migliorare il sistema di erogazione della formazione (nuovi soggetti formatori, nuove modalità di erogazione etc.)
c. Creare comunità di pratica seriamente gestite per sviluppare, mantenere e diffondere il know how relativamente alle pratiche di management pubblico;

3) Rivedere il modello di gestione del dirigente pubblico
a. Dare la massima attuazione possibile al principio di separazione tra indizzo-controllo e gestione (vigilando costantemente e punendo severamente gli sconfinamenti);
b. implementare un serio e concreto sistema di Management-By-Objectives (MBO; assegnazione obiettivi chiari e misurabili, misurazione dei conseguimenti, valutazione e motivazione del dirigente al miglioramento);
c. porre fine agli incarichi ventennali!!!!!!!!! (un manager con un orizzonte professionale così lungo difficilmente riuscirà ad interpretare e gestire il cambiamento);
d. prevedere la continua verifica – ad intervalli regolari e prestabiliti e rispetto a livelli minimi standard - del possesso di competenze manageriali aggiornate (anche le competenze – ahimè - sono soggette al processo di obsolescenza)
Saluti

una sintesi e... su giovani e vecchi

Sono d'accordo praticamente su tutto.
Mi permetto di fare una sintesi che è poi una "conditio sine qua non" preliminare a tutto: se non si mette fuori la politica dalla PA ci possiamo arrovellare su tutte le soluzioni più avanzate ma non si attua nulla.
La selezione della dirigenza?? formazione, merito, etc...ma sappiamo tutti come avviene la selezione della dirigenza e non solo, cioè con logiche di appartenenza, quindi....
Su giovani e vecchi (e prepensionamenti) sono certa che un ricambio generazionale è necessario per la PA: abbiamo bisogno di loro per capire meglio il mondo che ci circonda, e sono una risorsa inestimabile gettata nel mare al momento. Ma anche i vecchi, se saggi, non sono certo da buttare. Si deve dare la possibilità di scegliere se restare o andare e non imporre.
E' importante che l'individuo che vuole vivere anche altro prima di morire, lo possa fare. Se continua la riforma Fornero, invece, pochi vedranno la pensione: o si morirà tra le mura grige e polverose dei nostri uffici o spenderemo la pensione in badanti...
Si faccia carico di questa istanza, Dott. Sismondi, la nuove generazioni le saranno grate, ed anche le meno giovani.

Sono perfettamente d'accordo

Sono perfettamente d'accordo con il commento del Sig. Cocchi specialmente nel paragrafo che commenta la gestione delle risorse umane. L'analisi del dr. Carlo Mochi Sismondi, peraltro sempre accurata ed attenta, mostra qualche dissonanza. Del resto qualche hanno fa proprio Forum P.A. realizzò un sondaggio Panel tra i funzionari ed impiegati pubblici sulla organizzazione che rilevò che le criticità precipue nella P.A. risultavano essere:
- carenza di organizzazione (divisione del lavoro ottimale);
- carenza di benessere organizzativo;
- carenza di separazione tra indirizzo politico e controllo di gestione.
Non potrà mai esserci organizzazione ed innovazione se i Dirigenti non sono svincolati dalla nomina politica e quindi dalla ingerenza dell'organo di indirizzo su quello di gestione. Saluti

Scusate nella fretta mi è scappata un'acca di troppo. Pardon

......anno...

Cinque sfide per la PA

Concordo che per dare nuova vitalità alla PA si pensi ai giovani
Ma mi sembra che Mochi Sismondi ignori totalmente quello che vi è già di positivo nella PA
Sono nella PA dal 1998 come vincitore di concorso pubblico per architetti direttori
dopo aver fatto dieci anni di attività professionale tecnica da architetto
Vi è stata una incredibile macchina selettiva per entrare nella PA, tarata su attività di progettazione che una volta entrati nella Amministrazione assegnata non sono mai state messe a frutto.
Bene: ho cercato nonostante questo cattivo impiego delle qualità professionali richieste, di trovare un campo di lavoro nel quale applicare la attitudine progettuale, ed il modo di lavorare per obiettivi da portare a realizzazione.
Riprendendo la materia che era stata per me oggetto di tesi ho cominciato dal 2005 a lavorare per la mia Amministrazione nel campo dei dati territoriali digitali cercando di fare un lavoro di equipe con altre professionalità ancora più pertinenti al mondo della Innovazione Tecnologica incrociate durante le attività assegnatemi.
Il risultato è che si è venuto a creare un ambiente di lavoro dotato di un know how nel campo dei dati territoriali digitali che ha consentito di ideare e fare finanziare con fondi europei ben tre progetti in questo campo per un ammontare di alcune decine di milioni di euro, contribuendo perciò a dotare il nostro Paese di infrastrutture di Innovazione Tecnologica e applicando una notevole quantità di fondi europei che altrimenti sarebbero tornati indietro.
Tutto questo con un continuo cambio di referenti gerarchici a seguito delle convulsioni della politica e delle sue negative ripercussioni sulla pubblica amministrazione che ha reso veramente difficoltoso l'avanzamento delle attività.
Posso poratre esempi di altri colleghi tecnici che in questi quindici anni ho visto prestare la loro professionalità tecnica a questioni di vitale importanza come il dissesto idrogeologico, od altre ancora magari su servizi anche meno impegnativi come livello professionale ma che continuano a funzionare solo per l'impegno dei colleghi che nonostante siano sempre di meno e sempre più carichi di lavoro continuano a fare funzionare il servizio contro tutto e tutti.
La mia domanda è la seguente:
Perché si continua ad ignorare che vi è all'interno della PA professionalità e dedizione alla amministrazione da parte di tanti funzionari che come premio a tale impegno ricevono il blocco della retribuzione dal 2009 e la prospettiva che questo duri fino al 2018???!!
Voglio che qualcuno applichi le proprie formule "innovative" a queste realtà, altrimenti non si rinnova la PA, la si sostituisce aspettando che quella esistente si biodegradi...
Ma bisogna coinvolgere a pieno titolo le forze già presenti sul campo, e non aspettare che muoiano o vadano in pensione!

L'editoriale del dr sismondi

L'editoriale del dr sismondi traccia un quadro sintetico efficacie ed in gran parte condivisibile delle principali ed auspicabili linee di innovazione per la pa italiana
Concordo sul fatto che la pa debba disporre di risorse umane più qualificate e che l'età media dei dipendenti pubblici sia troppo elevata, tale da non consentire nemmeno il fisiologico ricambio generazionale.
Tuttavia non ritengo che la panacea di tutti i mali sia il ricambio generazionale tout court.
Non tutti i giovani laureati sono talenti innati e sono numerosi i funzionari pubblici che esercitano il proprio ruolo con competenza professionalità e che potranno mettere la propria esperienza a disposizione dei giovani che si affacciano per la prima volta nel mondo del pubblico impiego.
Occorre porre attenzione all'aggiornamento sulla formazione continua ma anche lavorare sulla motivazione e sulla diffusione della cultura del rispetto della legalità e delle istituzioni civili per cui si lavora
Del resto La camorra si avvale di giovani e brillanti professionisti, con risultati gestionali di tutto rispetto, ma non certo positivi per la collettività!!!!!

L'editoriale del dr sismondi

L'editoriale del dr sismondi traccia un quadro sintetico efficacie ed in gran parte condivisibile delle principali ed auspicabili linee di innovazione per la pa italiana
Concordo sul fatto che la pa debba disporre di risorse umane più qualificate e che l'età media dei dipendenti pubblici sia troppo elevata, tale da non consentire nemmeno il fisiologico ricambio generazionale.
Tuttavia non ritengo che la panacea di tutti i mali sia il ricambio generazionale tout court.
Non tutti i giovani laureati sono talenti innati e sono numerosi i funzionari pubblici che esercitano il proprio ruolo con competenza professionalità e che potranno mettere la propria esperienza a disposizione dei giovani che si affacciano per la prima volta nel mondo del pubblico impiego.
Occorre porre attenzione all'aggiornamento sulla formazione continua ma anche lavorare sulla motivazione e sulla diffusione della cultura del rispetto della legalità e delle istituzioni civili per cui si lavora
Del resto La camorra si avvale di giovani e brillanti professionisti, con risultati gestionali di tutto rispetto, ma non certo positivi per la collettività!!!!!

giovani e vecchi...

scusi sig. Mochi, ma lei quanti anni ha? cosa intende per vecchi e giovani? perchè allora non mandiamo in pensione chi ha più di 60 anni? a partire da chi ci governa e amministra? ci sono tante bocciofile, circoli di tennis, società cicloturistiche, associazioni di beneficenza, locali da ballo liscio da frequentare, dice che si annoiano? pensi allora chi non ha lavoro o chi lavora nel pubblico come si sente a sentirsi dire tutte queste belle cose. Anzichè decidere dei destini dello stato e di noi tutti dall'alto, facciamo decidere i giovani, sono d'accordo, comiciamo da noi: io ho più di 20 anni di esperienza, ma sarei contento di lasciare il mio posto piuttosto che essere denigrato ogni giorno e svilito per quello che faccio. Sembra la storia delle Province, come se tagliarle si risolvessero tutti i problemi dell'Italia, ma allora chi farà manutenzione delle strade, scuole, chi tutelerà il territorio, i parchi, ecc.ecc? i volontari? ma lo sapete cosa fanno le Porvicne? forse, si, è per queste che le volete abolire! togliamo il livello politico? ma allora come faranno i cittadini se non potranno decidere chi li amministra a cambiare le cose? deciderà il sindaco metropolitano non eletto dal territorio? sarà neutrale ed equo? sarà al di sopra delle parti? chi lo può dire...certo non è democratico tutto ciò. Forse basterebbe chiedere conto di quello che fanno i politici, premiarli ma anche giudicarli, come loro fanno con noi.
se la soluzione è tutta una questione di età allora siamo a posto così, no?
largo ai giovani allora

Non ho capito la

Non ho capito la similitudine: cosa c'entra il tema del cambio generazionale nelle amministrazioni con la trasformazione della Provincia in ente di secondo livello?

c'entra tutto quando

c'entra tutto quando l'obiettivo è smantellare, senza aver capito cosa si sta facendo; le province sono un esempio, rottamare chi ha più di 50 anni un altro, eccecc, ma il fine non lo capisco: dicono che non si può andare in pensione perchè la vita media si alluinga, ma poi ci dicono che siamo vecchi perchè abbiamo èpiù di 50 anni, poi fdicono che le,province sono uno spreco alla faccia di tutti i conti fatti dalla ragioneria dello stato che dimostrano che le province con tutti gli sprechi che producono sono solo l'1,76 % della spesa pubblica (il resto chi lo spende?)
che vogliano privatizzare tutto? facile e veloce, senza spese, tanto se ci sono inghippi paga lo stato, e c'è pure qualcuno a cui dare la colpa...

Le idee proposte sono

Le idee proposte sono assolutamente condivisibili e da attuare immediatamente ,ma non credo che questo governo sia in grado di mettere in pratica queste azioni.

se...sì

Se per caso...BUONE PROPOSTE !

Molto bene per quanto

Molto bene per quanto riguarda i giovani, ma basta con i laureati in legge, largo a laureati in materie scientifiche. Occorrono persone che risolvano i problemi e non che trovino i cavilli per non fare niente e che si limitino al più a scrivere una lettera ad un altro ente e se questo non risponde tutto finisce lì.
Con l'occasione mi chiedo come mai i possessori di immobili nei comuni in cui non sono residenti (seconde case utilizzate per le vacanze) e che sono i maggiori contribuenti di questi comuni pur utilizzando pochissimo i servizi non possono partecipare alle elezioni amministrative di quei comuni? Qualcuno mi sa spiegare la ragione?