Editoriale

Mio figlio ha occupato il suo Liceo

Mio figlio ha occupato il suo Liceo. A questa notizia la prima risposta che mi aspetto è: “… e chi se ne frega!”. Ma vi prego invece di seguire il mio ragionamento, perché vorrei prendere spunto da questo episodio familiare per interrogarci insieme su alcuni aspetti delle politiche pubbliche. Mio figlio quasi diciottenne, dicevo, ha occupato il suo Liceo a Roma assieme ad un gruppo di studenti. Alla mia richiesta di spiegarmi le sue ragioni mi ha risposto che sono molto arrabbiati con il Governo, ma non sanno bene perché, tranne che gli sembra di non avere futuro, che gli abbiano “espropriato i sogni”. Io anche sono molto arrabbiato, ma a differenza sua il perché lo so, anche se sono dubbioso che l’occupazione sia la miglior cosa da fare. So infatti che, come diceva il mio compianto amico Paolo Zocchi, “l’Italia non è un Paese per i giovani”. Qualche dato perché è bene partire dai fatti. Cercherò di non esagerare perché sono veramente impressionanti e da prendere assieme ad una buona dose di antidepressivi.

Ecco qualche numero tra i tantissimi che potrei citare:

1.     Con il 20,3% dei giovani tra i 30 e i 34 anni laureati, l’Italia è all’ultimo posto nella classifica dell’Europa a 27 (primi Irlanda, Lussemburgo, Svezia e Finlandia; ultimi, ma prima di noi, Slovacchia, Malta e Romania).

2.     Con il 22,7% di ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano (oltre due milioni) l’Italia è terza nella poco lusinghiera classifica europea capitanata da Bulgaria e Grecia. I più virtuosi sono Paesi Bassi, Lussemburgo e Danimarca.

3.     I primi risultati dell'indagine Isfol-Piaac (Programme for the international assessment of adult competencies) evidenziano che l’Italia è all’ultimo posto in Europa per competenze alfabetiche e penultima nel campo delle competenze matematiche. Ma questo non è un destino crudele che ci perseguita: è il risultato di scelte precise.

4.     La spesa primaria per l’Istruzione (come certificata dalla RGS ) vede l’Italia al quint’ultimo posto nell’Europa a 27 con il 4,2% del PIL nel 2011 (era il 4,6% nel 2009 e il 4,5% nel 2010). Peggio di noi solo Grecia, Romania, Slovacchia e Romania. Tutti gli altri meglio.

5.    Passando all’innovazione, che è l’unico ecosistema dove si potrà sviluppare nuova occupazione, l’Italia con solo il 37% di lavoratori che pensano di avere competenze informatiche sufficienti a cambiar lavoro, è al quart’ultimo posto in Europa (per questo punto e i prossimi due vedi Digital Agenda Scoreboard) sopra solo a Cipro, Grecia e Romania (prima la Svezia con l’86%!).

6.     D’altra parte l’Italia è terza in Europa per numero di famiglie con figli in casa che non hanno accesso a Internet. Praticamente nessuna famiglia con ragazzi in casa è senza connessione in larga banda in tutta l’Europa del Nord, ma anche in UK, Francia e Germania, peggio dell’Italia solo Bulgaria e Romania.

7.     Anche qui siamo però di fronte al risultato di scelte precise: infatti con 8,6% computer ogni 100 studenti l’Italia è fanalino di coda in Europa (solo la Grecia è peggio; in Svezia i computer sono 70 per 100 studenti) e con solo il 19,6% di individui che ha avuto un’educazione ICT a scuola è terz’ultima in Europa. Potrei continuare per pagine e pagine, ma mi fermo qui.

Cosa può fare l’amministrazione pubblica, spesso non direttamente responsabile nelle macro allocazioni di risorse, di fronte a questo disastro? Quattro brevi e umili spunti che valgono per la disoccupazione giovanile, ma credo anche per le tante altre situazioni critiche che abbiamo di fronte, anche se nessuna credo sia più grave di questa, né più urgente.

  • Non negare il problema e monitorare continuamente i dati trasformandoli in informazioni utili: ma se l’Italia non è un Paese adatto ai giovani è ancora meno adatto ai numeri. I dati non ci sono, quando ci sono sono vecchi e non abbastanza dettagliati né per comparto né per dislocazione geografica; inoltre non sono correlati con i dati sugli interventi, per cui diventa impossibile ogni valutazione puntuale e in itinere delle politiche pubbliche. Questo non è però un castigo di Dio, non servono leggi speciali, né un intervento politico: avere dati aggiornati e utili è un compito “tecnico” dell’amministrazione. Non averli è una grave responsabilità, in questo caso addossare la colpa alla politica è segno di grave confusione istituzionale.
  • Non pensare di poter fare tutto da soli in un mondo complesso e interconnesso. Le alleanze pubblico-privato per ora sono solo roba da convegni e la cittadinanza attiva raramente entra lì, dove si prendono decisioni in un processo di co-progettazione dei servizi e degli interventi. Ma lavorare assieme è l’unica strada.
  • Pensare ad una politica come ad un prodotto: va disegnato bene ed eseguito con cura, come nella migliore tradizione del “made in Italy” che, se ci è riuscito benissimo nella moda, ci ha visto sempre molto carenti nelle azioni pubbliche. Che vuol dire curare una politica come un buon prodotto? Essere attenti alla sua forma: se nel design industriale il ruolo delle “forme” è quello di intercettare e dare oggettività ai nuovi desideri (hanno un ruolo di anticipazione), analogamente, nelle policy è necessario passare da logiche (oggi prevalenti se non esclusive) reattive di inseguimento a logiche proattive di anticipazione. Le policy devono trasmettere l’idea che il dispositivo politico-amministrativo è in grado di svolgere un ruolo di leadership sotto il profilo culturale (vision autorevole) e operativo (concept di prodotto innovativo e coerente con la vision). Alla forma è necessario però unire le competenze: nella PA devono entrare assolutamente nuove competenze e nuove professionalità. A forma e competenze infine vanno affiancati nuovi modelli organizzativi. Per tutto questo non serve la politica: non cerchiamo scuse. L’alta dirigenza amministrativa può e deve provvedere, perché questo è il suo fine e la ragione per cui la paghiamo, e non poco.
  • Non accontentarsi delle mezze soluzioni, né delle spiegazioni troppo facili. Oggi la risposta a tutte le istanze è “non ci sono soldi”. Ma siamo sicuri che sia sempre la risposta giusta e non la più sbrigativa? Siamo certi che non si possano fare scelte allocative diverse? Siamo sereni di aver eliminato tutti gli sprechi (è spreco l’uso delle risorse che non produce valore) e tutte le duplicazioni? Abbiamo valutato con attenzione il “costo del non fare”? Quanto costano al Paese in termini di coesione sociale, di crescita del benessere, ma anche banalmente di PIL, i milioni di ragazzi che non studiano e non lavorano? Credo che se mettessimo veramente sulla bilancia i pesi capiremmo chiaramente che senza investimenti per il futuro dei nostri giovani il Paese non va da nessuna parte. Come per altro hanno capito tutti i Paesi nostri concorrenti.

Un’amministrazione pubblica che, con tutto il suo corpo burocratico, non interviene con coraggio su queste emergenze e butta sempre e solo la colpa sulla “politica”, senza immaginare in proprio percorsi e soluzioni, rischia di essere percepita, ma anche di autopercepirsi come inutile a risolvere i veri temi e utile solo a gestire l’esistente. Ma l’esistente non ci piace: né a me né a mio figlio che, con scarsa consapevolezza ma forte energia, occupa il suo Liceo. 

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Commenti

La crisi che viviamo è

La crisi che viviamo è antropologica, perchè il ns modello di vita non è generalizzabile né sostenibile (nn ci stanno 5 mld di frigoriferi sulla terra) e quindi per dirla con Kant non è etico. Ma credere di poter salvare se stessi e la propria generazione con un'occupazione è nn solo utopia ma incapacità di affrontare il problema. Confessiamo che siamo la generazione che ha fallito, che stiamo devastando il mondo ed il futuro e cominciamo a ragionare. Ma questo non autorizza nessuno a togliere agli altri la libertà di parola e di studio

Licei occupati

Condivido pienamente quanto Lei ha scritto. Anche mia figlia ha occupato il suo Liceo. E mi ha spiegato i motivi. Sempre i soliti. Da sempre. Ma oggi cosa vogliono i ragazzi: la scala antincendio, la biblioteca, i BAGNI funzionanti, ecc. Probabilmente hanno capito che qualsiasi discussione oggi è inutile e si attaccano a delle cose semplici. E così sono arrivati i fabbri, imbianchini, idraulici. ecc Tutti genitori. Che dire, come al solito la scuola, il governo ha risolto. Tutto in mano a volontari. E così si risolve la manutenzione ordinaria della scuola, le alluvioni, i terremoti, gli affari sociali, l'assistenza ai malati, agli anziani, ai bambini. Tutto in mano al volontariato, alla buona volontà della gente. E' un Paese che chiede aiuto ai suoi cittadini ma che non è grado da tempo da dare nulla in cambio. Prende, prende, prende, ma fino a quando?

basta con gli alibi

Semplicisticamente la colpa della disastrosa situazione che ci vede ultimi in Europa si può anche attribuire ai giovani ma molto di più essa è dovuta al degrado delle istituzioni e della scuola ed in misura ancora maggiore ai genitori, colpevoli di voler preservare i loro figli da tutte le esperienze che seppur apparentemente negative concorrono a formare il carattere e dell'aver abdicato al loro ruolo di educatori per fare i MODERNI. La maggior parte dei genitori contribuisce a fare dei nostri ragazzi delle persone fraccomode e demotivate sul presupposto che tanto le cose vanno così. Io a mio figlio non ho mai dato questi alibi e mi incazzo (mi si conceda la volgarità) moltissimo con quei genitori che, per giustificare i figli che stanno le ore a chattare e a copiare i compiti su internet invece di studiare, se ne escono con la solita idiotissima frase "che ne vuoi fare un "soggetto" e un asociale? Fanno tutti così" .
Io vorrei ricordare a tutti coloro che concordano con questo modo di pensare che il fatto che tutti facciano qualcosa non è assolutamente un VALORE e che il mondo, anche nelle epoche più buie è cambiato grazie a pochi "soggetti e asociali " che hanno saputo uscire fuori dagli stereotipi e farsi esseri pensanti trascinando con sè altri esserri pensanti. Mi piace credere di non aver generato un altra pecora. Ce ne sono già troppe in giro e sono tutte figlie di altrettanti OVINI.

Cara patrizia

Cara Patrizia lasciami dire che non hai capito un bel tubone di questo articolo, oppure stai commentando qualcos'altro letto chissà dove.
Aiutaci a capire gli arzigogoli del tuo ragionamento sii cortese.
Grazie!
Tuo affezionatissimo e quasi omonimo
Patrizio

Quante volte abbiamo letto o

Quante volte abbiamo letto o scritto in pagine web simili a queste. Quante volte abbiamo conversato su temi come questi. E quante generazioni lo hanno fatto prima di noi. Il problema c'è, è vero, ma almeno riusciamo ad acquisire la profonda consapevolezza delle cause?
Sono ritornato ad informarmi più profondamente della scuola già da diversi anni, cioè da quando i miei figli hanno raggiunto la scuola media.
Ho trovato una scuola dove comportamenti maleducati non tanto rari oggi, tenuti sia da studenti sia dai loro genitori, non erano neanche pensabili quando ho frequentato le scuole. Non credo nei fenomeni isolati, circoscritti a singole generazioni. Credo invece che ci sia un legame
tra tutte le generazioni e che quello che viviamo ora sia il concatenamento di fenomeni dovuti ad una maturità sociale, il senso civico, non sufficientemente raggiunta già allora e che ora, per motivi economici, ambientali, numerici, mostra più conseguenze di quante riuscivamo a percepire prima. Una volta Paolo Villaggio conversando con l'allora Ministro Brunetta durante una puntata di "Porta a Porta" gli disse: li faccia lavorare questi dipendenti pubblici". Penso che Villaggio intendeva dire che era necessario far si che si dovesse riportare nel PA il giusto pensiero al lavoro, rimuovendo contemporanemente da quell'ambiente quei comportamenti che con la produttività sono incompatibili.
Vorrei poter scrivere in un'unica frase la giusta diagnosi e la più efficace terapia per curare il problema sociale che affligge il nostro paese. Ma penso anche che qualunque cosa scriva, sarà sempre più importante quello che farò e quello che riusciranno a fare i miei figli.
Un saluto a tutti.
Fabrizio

basta compiangere i giovani - L'Italia può funzionare

Intanto i Paesi dell'Unione europea sono 28 e poi non è vero che non ci sono opportunità per i giovani, basta che siano disposti a coglierle ed a partecipare ai programmi europei come Comenius, Erasmus etc; adesso dal 2014 ci sarà Erasmusplus. La pubblica amministrazione è vero che lavora con difficoltà ed è anche vero che sempre per i giovani è stato difficile farsi avanti, ma è giousto che sia così ed il presente è molto duro anche per i meno giovani. Smettiamola di dire che l'Italia non dà futuro ai giovani perchè sono i giovani che devono dare futuro all'Italia, io quando ero giovane ho viaggiato per il mondo con sacco a pelo e zaino, ho imparato le lingue lavorando e non avevo i crediti, i corsi riconosciuti nei vari Stati, il tutor, e l'ufficio relazioni internazionali al mio fianco come oggi lo hanno i miei figli! Occupare la scuola e dare la copla ad altri ad un Sistema in modo vacuo e arido non serve; i giovani devono studiare e faticare al fianco dei loro insegnanti e dei loro genitori per il loro presente e per il loro futuro e soprattutto leggere, informarsi e conoscere le lingue, viaggiare, aprirsi la mente e non occupare senza sapere il perchè e facendosi strumentalizzare da slogan vuoti di politici vecchi che pensano solo alle loro poltrone e che non hanno fatto molto per noi cittadini.

Caro sig. Sismondi, sono

Caro sig. Sismondi, sono d'accordo al 100% sul suo editoriale. Purtroppo questa situazione è stata inseguita e pervicacemente voluta a partire dal 1968. Abbiamo prima distrutto la scuola, poi la grande indistria e ora stiamo per distruggere (tassa e spendi) anche la media e piccola impresa. Tutto questo per far trionfare la mediocrità in tutti i campi. Un esempio lampante di tutto questo è la PA, in cui si continua a favoleggiare di persone di grandi qualità delle quali non si vede la minima traccia. Per farle emergere occorre instaurare un valido sistema di valutazione, giudicato dai cittadini e inserire la possibilità del licenziamento a cominciare dai capi e capetti vari. Ma quale politico avrà questo coraggio?

sono d'accordo

Sono d'accordo. Ma con alcune precisazioni:
1. è vero che da noi i giovani si danno poco da fare; ma c'è una colpa sicura anche da parte dei genitori. In molti paesi del Nord Europa i figli a vent'anni vengono messi fuori di casa.
2. Come detto sopra: dal '68 abbiamo distrutto la scuola e, con essa, la meritocrazia. Illudendoci che con "tutti all'Università" avremmo potuto salvare l'Italia e la società. Il problema è che il '68 non è passato. La ventata di quei tempi non solo la stiamo pagando ora, ma alcune frange di "politicizzati" attuali ancora la sostengono.
3. I nostri politici non sono solamente corrotti (siamo tra i primi posti al mondo nella classifica della corruzione), ma anche incompetenti. Ciò perchè molti di essi non vengono assunti per competenze reali, ma per conoscenze o per capacità di aver saputo tessere bene la loro rete di conoscenze politiche. Detto ciò; ce ne meravigliamo ? La maggior parte degli italiani elemosina posti di lavoro per i propri figli, pensando che sia compito primario per un genitore "sistemare" il figlio. Ci aspettiamo che nelle alte sfere sia diverso ?

Non pretendiamo che la pa voli se le mettiamo le catene.

Gent.mo dott. Sismondi
leggo sempre con piacere quello che scrive
condivido pienamente, ma mi permetto di aggiungere qualche tassello:
- oltre all'inserimento giustissimo di nuove professionalità con nuove assunzioni vi sarebbe, nella pubblica amministrazione, l'esigenza primaria, nel breve periodo anche più economica, di VALORIZZAZIONE del personale esistente.
Nelle pubbliche amministrazioni, le assicuro, ci sono professionalità soffocate, annichilite, emarginate , soppresse, schiacciate dal sistema, anzi ......... chi più sa più viene annientato. Perchè nessuno ne parla?
Cosa direbbe di un Ente in cui ad un plurilaureato in discipline economiche si preferisce per ricoprire la funzione di responsabile del servizio finanziario un perito industriale? o ad una laureata in legge che vorrebbe giustamente lavorare con altissima motivazione in un ufficio legale si preferisce un dipendente con diploma magistrale che si chiede, stupito, come mai e perchè vada a finire in un ufficio legale?
Non si dovrebbe intervenire anche con proposte serie e concrete di valorizzazione delle competenze? o pensiamo che tutti possano fare tutto? Da chi dipende se non dalla Dirigenza? Ma chi li controlla questi ?
Oltre che con auspicabili nuove assunzioni si dovrebbe intervenire con la FORMAZIONE dei dipendenti: nella pubblica amministrazione se il dirigente non concede l'autorizzazione il dipendente non può frequentare alcun corso di formazione.
Rendiamo la formazione obbligatoria per i dipendenti in modo che a frequentare i corsi non siano sempre i soliti noti raccomandati o servi del sistema prescelti dalla Dirigenza.
Formare i dipendenti costa meno che assumere e in fondo c'è anche tanta ottima formazione gratuita, basta renderla obbligatoria e sanzionare chi non ne fà . In 14 anni che lavoro nella pa, solo un corso è stato organizzato e se non avessi avuto esigenza mia di formazione oggi sarei demotivata anche io, ma la formazione non è un'esigenza personale del singolo nella pa, è un obbligo di servizio per il cittadino.
Peraltro, innestare nuove competenze in un ambiente vecchio non sempre apporta benefici: quando sono stata assunta nell'amministrazione in cui presto servizio ,14 anni fà ,con alcuni colleghi, rispetto ai colleghi già in servizio eravamo e ci sentivamo nuove professionalità competenti , ma l'innesto è stato esplosivo, la conflittualità tra vecchio e nuovo è stata esplosiva.
A distanza di tanti anni mi rivedo combattere, giorno per giorno, per innovare, per ristabilire regole che non c'erano, che non ci sono neanche oggi, impotente di fronte a un sistema che schiaccia chi vuole fare e forse saprebbe come fare.
Nuove assunzioni sarebbe preferibile inserirle in un terreno più accogliente.

Come dipendente pubblico, funzionario, non ho nessun potere di organizzare un servizio.
I controlli sulla Dirigenza, unica artefice dell'organizzazione dei servizi, in base alla vigente normativa, dipendono dalla politica.
Forse sarebbe il caso di affrontare una volta per tutte il tema spinoso della dirigenza, e magari prevedere che se un dirigente è incapace, se non pubblica i bilanci ad esempio, se non sa o non ha interesse ad organizzare i servizi, se non adempie alla normativa sulla trasparenza,se non lo vogliamo licenziare, quantomeno se ne torni a fare il funzionario.

ACCESSO INTERNET: la maggiorparte dei dipendenti della pubblica amministrazione non ha ancora nemmeno l'accesso libero a internet.
Per farle un esempio, uno dei tanti (vero)...., se io dipendente di un ente vigilato dalla Regione devo accedere all'Assessorato Regionale , non posso farlo perchè, mi hanno spiegato ,in Assessorato è compresa la parola "sesso".
L'accesso libero ad internet in primis dovrebbe essere per la pubblica amministrazione, fermo restando che per punire gli abusi ci sono i rimedi. I blocchi da chi dipendono se non dalla Dirigenza? Lo stesso Ministro Brunetta, che tutti contestano, a cui obiettivamente riconosco l'unico merito di aver emanato nella sua riforma l'art. 11 sulla trasparenza, emanò una circolare molto restrittiva in materia in cui si parla di non eccedenza, pertinenza, proporzionalità , criteri che nella applicazione pratica, le assicuro rendono difficile la navigazione anche a chi abbia l'unico obiettivo di utilizzare il mezzo per un servizio migliore, ad esempio : lavoro in un URP , un cittadino mi chiede dove si trova un ufficio regionale, con quel blocco non lo posso facilmente aiutare, se lo aiuto e riesco a fornire l'informazione è perchè porto con me l'ipad.
Non pretendiamo che la pubblica amministrazione voli se le mettiamo le catene.

Mi scusi lo sfogo e il lungo post.
cordiali saluti
Laura

solo 2 suggerimenti

Il video su Youtube della trasmissione Report del 22 maggio 2013 "Non è un paese per giovani"

Il libro "Non è un paese per giovani" di Elisabetta Ambrosi e Alessandro Rosina (che compare anche nel video di Report). E' un libro che ho letto 3 volte per comprendere come è potuto accadere...e per trovare una soluzione a breve per cercare di rimediare, considerato che ho un figlio di 13 anni e che tra 5 avrà già le sue scelte da affrontare in un paese che già oggi non è per giovani, figuriamoci nel 2020.

Alle cause dello spaventoso

Alle cause dello spaventoso immobilismo del nostro Paese e quindi delle tristi posizioni occupate nelle classifiche europee, va aggiunta la capacità di organizzare un numero esagerato di dispendiosi convegni per affermare che tutto va male e fornire soluzioni quasi sempre ottime e a volte anche geniali, ma che mai vengono applicate. In questo moto si è messo in moto e si perpetua un perverso processo di mitridatizzazione alla rovescia. Anzichè al veleno ci si avvezza alle belle soluzioni e ci si compiace di averle proposte o anche solo discusse e apprezzate. Ma come il veleno non nuoceva più a Mitridate, così le brillanti invenzioni da tutti condivise e lodate, non lasciano mai, anch'esse, tracce concrete.
Chiacchieriamo di meno ed agiamo di più. Fra i dati così brillantemente rilevati, mi piacerebbe un giorno trovare anche quelli relativi al numero di convegni per abitante.

Ma perchè in Italia si pensa

Ma perchè in Italia si pensa che l'innovazione - peggio ancora quando le se accosta l'aggettivo "social" - sia materia esclusiva per gli informatici? Probabilmente andrebbe annoverata anche questa fra le cause per le quali il nostro paese sta andando a rotoli. Il punto 5 dell'articolo merito quindi la medaglia d'oro delle supercazzole!

Egr. dott. Sismondi,

lei scrive da anni degli editoriali straordinari in cui ci sono molte verità e molte proposte che se applicate potrebbero cambiare radicalmente il Paese. Ha il merito di aver scoperto (non so se è stato lei ma azzardo) il Messi dei dirigenti pubblici che con le sue "idee svedesi" (che avrebbero fatto la fortuna di qualsiasi paese normale) ha di fatto sviluppato il blog più vistato e interessante di tutta la Pubblica Amministrazione.
Se passiamo però a verificare quanto di tutto ciò vede realizzazione pratica non sono solo sconfortato ma arrabbiato e disgustato anche perchè sia lei che il dott. Attias avete anche incontrato più volte gli interlocutori giusti.
Temo che alla fine dovrete arrendervi anche voi alla triste evidenza.

MIO FIGLIO HA OCCUPATO IL SUO LICEO

Condivido la Sua lettera dal primo all'ultimo rigo, perchè alla pacatezza e sobrietà del tono e dello stile unisce il rigore scientifico. Le Sue proposte sono da accettare in toto, perchè il Suo editoriale mette il dito sulla piaga. Infatti, tutti parliamo della "casta" politica, ma vogliamo tutti dimenticare che essa agisce, interagisce e si relaziona profondamente con la dirigenza pubblica, e che, insieme, la casta politica e la dirigenza di quel agglomerato che va sotto il nomignolo di "pubblico impiego", sono la vera causa del disastro Italia. Chi ha ilo coraggio di tagliare 50 miliardi di Euro a questo dinosauro che divora l'Italia? Che fare, oltre che fare bene il proprio lavoro e governare al meglio la propria famiglia, per uccidere il dinosauro? si accettano proposte, oltre quelle indicate nell'articolo.
Carmine

Mio figlio ha occupato il liceo

Ho letto il suo editoriale: tutto giusto quello che ha riportato. Mi chiedo e Le chiedo: dove eravamo quando, negli anni scorsi, si preparava lo "sfascio" di cui suo figlio si lamenta? I giovani hanno perduto la speranza, ma noi meno giovani cosa abbiamo fatto per non fargliela perdere se non lamentarci sempre di qualcosa o di qualcuno e scansare ogni responsabilità quasi vergognandoci del nostro operato? Quando la smettiamo di dire che la colpa è sempre degli altri e ci assumiamo le nostre responsabilità. Lei come mai ha allevato un figlio senza educarlo alla vita del "fare" e non a quella di "lamentarsi" per quello che non fanno fanno gli altri?. Perchè invece di "occupare" non assume la giusta veste del discente, insieme a tutti i ragazzi di buona volontà che vorrebbero seguire le lezioni e non possono perchè, alcuni colleghi che non sanno perchè lo fanno, "occupano" un bene di tutti, lo sfasciano, lo demoliscono e lo utilizzano male senza assumersi alcuna responsabilità.
Sono sicuro che suo figlio non si pone il problema che si poneva la mia generazione (quella cresciuta subito dopo la guerra) di migliorare il mondo in cui era costretto a vivere. Egli vive già in un mondo pieno di agi, procurategli dal papà, e non sa come dare uno scopo alla sue esistenza: per cosa si deve impegnare se ha già tutto? La speranza ai giovani l'abbiamo negata noi quando gli abbiamo impedito di desiderare qualsiasi cosa soddisfacendo i loro desideri prima ancora di esprimerli. E' il prezzo che stiamo pagando al benessere diffuso che abbiamo creato con il nostro lavoro, l'impegno e l'assunzione delle nostre responsabilità. Cose adesso sconosciute. Lei, da padre ha pensato che la responsabilità del fatto che suo figlio reclama senza sapere perchè è anche sua?
Se l'assuma e dia una risposta a suo figlio.
Vive cordialità
Pietro