Caso

Dubai inverte il paradigma: chi è smart si autofinanzia

Dopo alcuni mesi torniamo ad occuparci dell’ambito internazionale e scopriamo che ci sono progetti ambiziosi in materia Smart City che, similmente a quanto individuato in sede europea, mirano ad attrarre investimenti e “cervelli”.  Mentre in Italia tra avvii incerti ci si affanna alla ricerca di finanziamenti, in Oriente e a Dubai in particolare si investe: si sa, benessere e alta qualità della vita attirano finanziatori. E’ così che la Dubai Smart City, più tecnologica che social, ha il non tanto velato tentativo di riprendersi dallo shock subìto con la crisi immobiliare del 2008.

Dubai annuncia la sua conversione in Smart City, segnalando la svolta energetica del Paese che ha fatto dello sfruttamento delle risorse il suo marchio di fabbrica. Di certo questo popoloso Emirato, secondo per estensione solo a quello di Abu Dhabi, non si contraddistingue per l’attenzione riservata al consumo energetico, ma la crisi e l’esigenza di ripensare la produzione di energia si è fatta sentire anche in questo ricco territorio, che vuole lanciare una nuova immagine di sé: quella di un Paese tecnologicamente avanzato, in cui poter investire. L’annuncio arriva dal Principe ereditario Sheikh Hamdan bin Mohammed, anche incaricato di sovrintendere alla programmazione delle politiche volte alla trasformazione della città. Lo sceicco Mohammed bin Rashid, Vice Presidente e Governatore di Dubai, ha infatti istituito un Comitato Superiore con l’incarico di realizzare il progetto Smart City. Il comitato comprende 10 membri provenienti sia dal settore pubblico che privato (tra cui Sami Dahen Al Qamzi, direttore generale Ministero dello Sviluppo Economico; Ahmad bin Humaidan, Direttore generale dell'eGovernment Dubai; Ahmad bin Bayat, presidente Emirates Integrated Telecommunications Company PJSC; Amina Al Rostamani, Group Chief Executive di Tecom Investments) ed è presieduto da Mohammed Al Gergawi, capo dell'ufficio esecutivo del Principe.

La Vision

Parlare di politiche di programmazione appare ancora prematuro, dato che sono ancora poche le soluzioni operative note. Certo c’è una visione di città intelligente connessa e aperta al dialogo tra PA e i cittadini, centrata sulla creazione di una rete di modelli di business sostenibili, che possano soprattutto attrarre finanziatori. Tutti i servizi saranno on line, compresi quelli relativi all’istruzione, alla sanità e alla sicurezza.  Già oggi una diversa gamma di servizi sono accessibili on line, come per esempio nel caso di alcuni pagamenti, e i cittadini grazie al proprio mobile possono accedere ai servizi pubblici. Ma il progetto è molto più ambizioso: collegamento totalmente gratuito per tutti i residenti e semplificazione burocratica per le imprese. Tanto più ambizioso se si pensa alle zone urbanizzate nel deserto e a quelle poco popolate che contraddistinguono questo territorio.

Si va quindi alla ricerca di nuovi strumenti e di un nuovo modo di pensare che porti ad un nuovo modello di sviluppo globale, dove Dubai si presenti come la città ideale per il commercio, il tempo libero e la finanza. L’obiettivo non dichiarato è attrarre investitori e talenti, recuperando il colpo subìto dalla crisi immobiliare del 2008, quando in migliaia lasciarono lo Stato arabo. Il piano prevede quindi di concreto, al momento, un incremento dell’infrastruttura internet Wi-Fi in tutta la città, per poter accedere a servizi e informazioni in tempo reale. E’ lo stesso Governatore Sheikh Mohammed ad anticipare con un twitt la presentazione ufficiale avvenuta in occasione del GITEX, la più grazie fiera espositiva e congressuale del Medio Oriente.

In occasione del GITEX sono state anche presentate le applicazioni messe appunto dalla Dubai Electricity and Water Authority (Dewa), per facilitare l’accesso ai servizi da parte degli utenti, e dalla Dubai taxi Corporation, controllata da Roads & Transport Authority (RTA), sviluppata per permettere al cliente di prenotare e monitorare il percorso del proprio taxi.

Efficientamento energetico

Intanto dal Governo arriva un’iniezione di fiducia con l’annuncio di tagli fino al 30% alla domanda energetica e idrica da realizzarsi nei prossimi 15 anni e lancia ufficialmente un impianto fotovoltaico costato 12 billion U.A.E. dirham, il più grande della regione, in grado di spostare 15.000 tonnellate di anidride carbonica all'anno, come se si rimuovessero 2.000 auto dalla strada. Istallato presso Seih Al Dahal, 30 chilometri a sud-est della città, l’impianto è il primo passo per la costituzione di un Solar Park, un vasto complesso fotovoltaico che prevede una capacità di produzione di 1.000 megawatt entro il 2030.

A questo si aggiungono misure volte all’efficientamento energetico degli edifici, circa 30.000, la sostituzione delle “auto blu” con quelle elettrice e incentivi ai privati per l’istallazione di impianti fotovoltaici.

Il percorso di semplificazione

Lo sviluppo di politiche di eGovernment da parte del Governo di Dubai è iniziato nel 2001 con il lancio del portale del Governo, che rappresenta 24 dipartimenti del governo locale. A questo seguirono nel 2003 una serie di canali innovativi e servizi tra cui mDubai, e4all, eLibrary, eJob e AskDubai, integrando il portafoglio del governo di 600 servizi on line.
A maggio 2011 Dubai eGovernment vince Middle East eGovernment and eServices Excellence Award nella categoria del miglior portale di eGovernment. Sono a disposizione informazioni e servzi on line per cittadini, residenti, business e turisti, suddivisi secondo il proprio profilo: cittadini e turisti (G2C); business (G2B); altri enti pubblici (G2G); dipendenti pubblici (G2E). Un portale pensato per supportare l’immagine di Dubai quale importante hub economico internazionale, come testimoniano i dieci cluster tecnologici presenti e che si occupano di: ICT, Media, Education, Science, Manufacturing and Logistics.

Da Dubai a Masdar

In questo caso si tratta comunque di operare interventi smart in contesti preesistenti. Ma poco più in là, a circa 15 Km da Dubai si pensa a creare una città green ex novo, modello che viene definito greenfild. Masdar City, di cui vi abbiamo già illustrato gli aspetti prettamente tecnici, è un progetto dal valore di 22 miliardi di dollari che la società Masdar, che opera nel settore delle energie rinnovabili, si è impegnata a realizzare entro il 2020. La società è controllata dalla Mubadala Development Company, una società immobiliare del Governo di Abu Dhabi. 640 ettari urbani con un consumo energetico pari al 75% in meno rispetto ad una città di pari dimensioni. L’energia infatti arriverà per 80% da energia solare, con un consumo pre-definito di energia pro capite. Saranno presenti collettori per la pioggia e impianti di desalinizzazione. Il 99% dei rifiuti sarà riciclato o utilizzato per impianti di compostaggio. Anche i trasporti sono pensati completamente green, a cominciare dai taxi che saranno elettrici.

E’ presto per parlare di un modello Dubai in materia di Smart City, essendo ancora in fase iniziale e non dando ancora evidenza del ruolo giocato dai cittadini. Una cosa però possiamo dirla: non ci sono solo avvii incerti e affannose ricerche di finanziamenti nella progettazione smart di una città. C’è anche una progettualità a lungo termine, che richiede uno sforzo iniziale, ma che poi si ripagherà nel tempo: attirando investimenti e talenti. Se riuscissimo a confrontarci con realtà anche profondamente diverse, potremmo scoprire che è (un po’?) smart anche chi decide di investire puntando su un’economia della conoscenza, che attira finanze e talenti.

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