Editoriale

Riordino territoriale e dipendenti provinciali: attenzione a paralizzarci per false paure

Il ridisegno delle province come enti di secondo livello, presente nel ddl Delrio, trova importanti consensi, ultimo ieri quello delle Camere di Commercio che sono parte in causa nella governance territoriale, ma anche grandi opposizioni. Tra queste quella dei dipendenti provinciali mi sembra la meno giustificata. Se si riuscirà a fare una buona riforma essi non potranno che giovarsene, le funzioni di area vasta ne usciranno infatti rafforzate e il loro ruolo sarà più importante in un grande centro di servizi per i comuni che in un ente dal profilo incerto e guidato da una politica oggettivamente “minore”.

 

Dopo molti mesi torno a parlare delle province e dell’articolata proposta di riordino della governance dei territori che è contenuta nel cosiddetto “disegno di legge Delrio”.

Lo faccio spinto da un’interessante intervista dello stesso Ministro a La Repubblica di domenica, ma anche dai tanti rumors e mal di pancia che sento in giro. Mi azzardo a farlo dopo aver maturato una convinzione precisa: che si tratta tutto sommato di una buona legge. Premetto che a mio parere, in questo campo, non c’è una riforma buona per principio: esistono solo riforme utili e, in questo momento storico del Paese, credo che sia utile quello che crea sviluppo, crescita e buona occupazione. Il resto è fuffa.

Certo che è necessario per mobilitare risorse per lo sviluppo anche tagliare gli sprechi, ma in questo campo abbiamo visto che gli sforbiciatori ciechi hanno fatto più danno che utile.

Proprio in questo contesto credo che invece la riforma in questione vada nel senso giusto non perché taglia qualche poltrona di molto dubbia utilità (anche se questo è già un risultato non da poco in un Paese in cui agli annunci e alle denunce non fanno mai seguito le azioni), ma perché abilita la possibilità di innovazione del governo dei territori e dell’area vasta, nel rispetto della specificità di ciascuno, e quindi abilita un più ordinato ed efficace disegno delle politiche di sviluppo, troppo spesso vanificate da sovrapposizioni e particolarismi.

Per chiarezza dico che son convinto, ma questa convinzione è alla base anche della riforma in oggetto, che per la governance di area vasta un ente intermedio tra la Regione e i comuni è indispensabile e che quindi, nella maggior parte dei casi ma non in tutti, le province siano da mantenere e rafforzare. Credo però che esse siano molto più adeguate a questo compito di servizio al territorio e di "rete delle reti" se sono un ente di secondo livello, espressione politica dei comuni dell’area. Non penso affatto, infatti, che abbiamo bisogno di elezione diretta e quindi di investitura popolare per quella che ritengo un'importante funzione amministrativa e di servizio alle amministrazioni comunali e alle loro unioni. Non sono spinto da giacobinismo antipolitico, ma dalla preoccupazione del rasoio di Occam: non moltiplichiamo gli Enti inutili e, onestamente, credo che nessun cittadino sentirà la mancanza del Consiglio provinciale fatto di eletti (per altro sconosciuti al 99,9% degli elettori) se un consiglio di sindaci, scelti dai cittadini, deciderà interventi e servizi. Con altrettanta convinzione credo che aprire ad una maggiore flessibilità nella suddivisione di funzioni tra i tre livelli di governo, riducendo l’obbligatorietà dell’assegnazione alle provincie di alcuni compiti, ad esempio quello dell’edilizia scolastica, non sia uno scandalo, ma possa portare a soluzioni diverse per ogni territorio e quindi più adeguate ad ogni realtà.

In linea di massima le funzioni di area vasta, che in genere coincidono con il governo delle reti (strade, telecomunicazioni, utilities, commercio, ecc.), vanno a mio parere non solo mantenute, ma rafforzate, facendo anche piazza pulita di stratificazioni assurde fatte di soggetti diversi a carattere nazionale, regionale e locale che si sono sovrapposti senza ordine e senza criterio. In quest'ottica io credo che i più tenaci sostenitori di questa politica di riordino dovrebbero essere proprio quelli che sento maggiormente lamentarsi, ossia i dirigenti provinciali, che potranno trovare in una provincia, ente unico di area vasta, che sia un grande centro di servizi al territorio, nuova spinta innovativa. Se facciamo le cose per bene l’unico rischio che avrà il dirigente sarà quello di perdere il contatto diretto con il suo assessore, contatto che però ha portato spesso a politiche di piccolo cabotaggio, quando non a sprechi e a “attenzioni particolari” che non avevano altra giustificazione che non quella elettorale.

Posso sbagliarmi e accetto con piacere il contraddittorio (anzi scrivetemi), ma in questo senso la proposta del ddl Delrio mi sembra corretta e motivata, mentre uscite demagogiche tipo marcia su Roma dei dipendenti provinciali, mi sembrano un ennesimo ricorso alla pancia del paese piuttosto che alla testa. Difendere un proprio ruolo politico, anche se a mio parere pleonastico e obsoleto, è lecito, che i presidenti, gli assessori e i consiglieri provinciali uscenti lo facciano puntando sulle paure dei lavoratori facendo pensare a licenziamenti o a deportazioni di massa, mi pare scorretto. Non mi sembra, infatti, che sia in pericolo alcun posto di lavoro per nessun lavoratore delle province, anzi. Il riordino deve servire anzi per far lavorare meglio e di più la macchina pubblica, introducendo nuovi modelli organizzativi a misura dei problemi e dei bisogni non degli enti, non certo per depotenziarla proprio ora che ne abbiamo più bisogno.

 

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Commenti

Provincia di Frosinone

Avrei voluto allegare un documento sottoscritto dai dipendenti dell'Amministrazione prov.le di Frosinone, ma mi sono accorto che non c'è la possibilità di attivare una funzione "allega", mentre il "copia e incolla" non si può effettuare per un documento in PDF, qual è questo. Peccato.

Se lo manda lo pubblichiamo

Può inviare il documento PDF al mio indirizzo c.mochi@forumpa.it e lo pubblicheremo con sollecitudine. Il mio e il nostro obiettivo è sempre il confronto.
Grazie
Carlo Mochi Ssmondi

Provincia di Frosinone

Riceviamo dal nostro utente Massimo B. un docuemnto sossoscritto dai dipendneti della Privincia di frosinone che pubblichiamo qui tra i commenti
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I dipendenti della Provincia di Frosinone, alla luce del disegno di legge costituzionale che abolisce le Province, esprimono in un documento inviato all'attenzione degli amministratori locali e nazionali ed agli esponenti politici del Lazio, rammarico per la cancellazione di una delle articolazioni più antiche e importanti dello Stato.
Gli scriventi ritengono che la Provincia, come Ente intermedio e di area vasta, più di ogni altra Istituzione riesca a soddisfare le esigenze e i bisogni dei cittadini del territorio di riferimento, oltre a rispondere adeguatamente al principio di rappresentanza democratica e di sussidiarietà.

Il trasferimento delle funzioni, attualmente esercitate dalle Province, renderà, secondo i dipendenti della Provincia di Frosinone, "ingestibili i servizi da parte di enti territoriali (comuni e regioni) non strutturati per tali compiti, privi delle risorse necessarie e per i quali proprio le Province sono da sempre un supporto fondamentale, oltre a negare al cittadino il livello 'intermedio' che, a suo nome, interloquisce con i livelli superiori di governo".

A questo link trovate il documento ufficiale sottoscritto dai dipendenti della Provincia di Frosinone contro l'abolizione delle Province.
www.upilazio.it/sites/default/files/DOCUMENTO%20DIPENDENTI%20PROVINCIA%2...

per chiarire

Italia Oggi, 30/10/2013
SALVI I DIPENDENTI PROVINCIALI

Il disegno di legge svuota Province non mette a rischio i posti di lavoro dei dipendenti. Lo ha assicurato Graziano Delrio, ministro per gli affari regionali e le autonomie in audizione davanti alla commissione affari costituzionali della camera che sta esaminando il ddl che trasforma le province in enti di secondo livello e, dopo anni di attesa, fa partire le città metropolitane dal 1° gennaio 2014.
Delrio ha rassicurato che non ci sarà nessun licenziamento per effetto della progressiva perdita di funzioni a cui le province andranno incontro. Anzi, ha detto, arriveranno risparmi per oltre 2 miliardi e mezzo di euro l'anno.

Secondo il ministro, solo con l'eliminazione degli organi di rappresentanza politica delle province (consigli e giunte) si arriverebbe a risparmiare 110 milioni di euro l'anno. Soldi grazie a cui si potrebbero garantire «11 mila posti in più negli asili nido».

Il ministro ha così smentito i dati dell'Upi, secondo cui il ddl svuota province avrebbe prodotto costi aggiuntivi per 2 miliardi invece che risparmi. «Sono simulazioni assolutamente inattendibili», perché «diversi studi dimostrano che ci possono essere notevoli risparmi e non aggravi di costi dalla riforma».

«Il ddl», ha spiegato il ministro, «mira a ripensare l'area vasta che, se governata da aggregazioni di comuni, può portare a una riaggregazione di diverse funzioni, come gli Ato».

A favore dell'eliminazione delle province è arrivata anche la presa di posizione del ministro dell'economia, Fabrizio Saccomanni. In audizione sulla legge di stabilità davanti alle commissioni bilancio di camera e senato il numero uno di via XX Settembre si è detto «favorevole» all'abolizione degli enti di secondo livello, condividendo la decisione del ministro Delrio di chiedere la procedura d'urgenza per l'esame del disegno di legge.

http://www.professionisti.it/frontend/articolo_news/30642/salvi-i-dipend...

...e Cristo è morto di freddo...

Non pensavo che gli uffici stampa dei ministri frequentassero i forum come dei normali utenti: non vi bastano tutti gli spazi in televisione e sulla stampa allineata per divulgare il vostro verbo?
Ogni paragrafo è uno slogan senza elementi né ragionamenti a supporto. Dove sono gli studi di segno inverso a quello dell'UPI che citate? Perché l'unico che circola, per quanto inascoltato, è quello dell'UPI, che riporta un ragionamento complesso ma coerente e cifre verificabili? Lo avete letto dalle vostre parti?
Come si dice a Roma, come sigillo di chiusura di una bella sfilza di sciocchezze: "... e Cristo è morto di freddo"

Questa è una riforma

Questa è una riforma complessa per due ragioni:
1. Per la prima volta si accoglie in una norma il principio di sussidiarieta: le comunità e i comuni auto organizzano dal basso l'area vasta. Cioè per la prima si supera l'idea gerarchica delle istituzioni per cui i livelli inferiori debbono essere governati da un livello superiore perche incapaci ad auto determinarsi.
2. Per la prima volta viene accolto il principio della diversità o differenziazione: si definiscono spazi e opportunità che le scelte locali possono sfruttare in molti modi diversi in funzione dei propri bisogni.

Queste due aspetti spaventano perche nuovi e come tutte le novità imprevedibili. E' una scommessa strategica sulle comunita

Slogan non fondati

E' stato ben scritto: "Dichiarazioni, come sempre, solo per gettare fumo. Il lavoro dei dipendenti provinciali, si sostiene, non è messo a rischio. Nessuno, sa, però, come e dove dovrebbero essere reimpiegati. L'unica attenzione sin qui riservata dal Parlamento ai dipendenti provinciali, con la legge di conversione del d.l. 101/2013, concerne, guarda un po' il caso, i dirigenti a contratti, nominati senza concorso dai politici. Per questi signori, cooptati dalla politica, si è prevista una bella proroga dei contratti fino al 31 dicembre 2014. Gli altri dipendenti per ora debbono accontentarsi delle assicurazioni di un Ministro che vuole confutare i dati forniti dall'Upi sul maggior costo che deriverebbe dall'abolizione delle province, col nulla.Delrio cita inesistenti studi che parlano di risparmi di 2,5 miliardi. L'unico studio semiufficiale di fonte governativa è il rapporto-Giarda, che parlava al massimo di 500 milioni, tenendo conto anche dell'accorpamento e del riordino degli uffici perifierici dello Stato operanti nelle province, riordino che il ddl Delrio espressamente non prevede.Che quella di 2,5 miliardi si tratti di una cifra sparata per avere proscenio mediatico lo dimostra in modo inconfutabile un aspetto: nè il ddl Delrio, nè le relazioni tecniche, hanno il minimo riferimento a nessuna cifra di risparmio, come già, del resto, le norme incostituzionali del Governo Monti.Perchè se anche è possibile immaginare eventuali risparmi, nessuno si è mai posto il problema dei costi immensi derivanti dalla smobilitazione di un apparato di rilevantissime proporzioni.Dunque, l'unica cifra realistica snocciolata dal Ministro sono i 110 milioni, che nel 2014 saranno 34, derivanti dai risparmi conseguenti all'eliminazione degli organi politici.Una cifra, quella dei 110 milioni, che poi sono 34, ovviamente ridicola e risilbile, pari allo 0,137% della spesa pubblica complessiva. Dunque, per lasciare il segno, Delrio, da buon epigono del suo riferimento, Renzi, muove l'elemento emozionale: "con quei soldi si possono garantire 11 mila posti in più negli asili nido".Ovviamente, non è per nulla vero. Non può esservi alcuna connessione diretta tra questo taglio e la realizzazione di posti negli asili nido. Ma, soprattutto, se questo fosse stato l'intento, perchè non si è adottata ben prima la semplicissima soluzione di rendere gratuiti gli incarichi politici nelle province? Attendiamo risposta, come la restituzione, da parte di Renzi, degli emolumenti a suo tempo guadagnati come presidente della provincia, per consentire a Firenze qualche posto in più negli asili nido".

Forse stiamo sbagliando noi...

Sottoscrivo al 100% tutto quello che scrivi, anche al 110% per quanto riguarda l'incestuoso connubio Delrio/Renzi. Un suggerimento e una riflessione: il suggerimento è di non lasciare che i commenti appaiano come "Anonimo": rivendichiamo con dignità la forza della ragione contro la ragione della forza! La riflessione: ma non saremo noi che sbagliamo a dialogare con chi sostiene questa riforma come se fossero persone in buona fede, alle quali fosse possibile far cambiare idea con un ragionamento sensato e dei dati alla mano? Ho come l'impressione di perdere tempo, negli ultimi mesi, a leggere e scrivere su questo argomento...

sono perfettamente d'accordo

sono perfettamente d'accordo con quanto riportato nell'articolo. Sono un funzionario provinciale che non ha paura di perdere il posto perchè si eliminano queste province e si lascia comunque il livello amministrativo di area vasta. Assessori, Presidenti hanno fatto il loro tempo!!!! Il timore , invece, è che si facciano solo annunci e tagli. Questi sì che sono il vero pericolo per i dipendenti. Faccio solo una domanda: nel caso in cui una provincia ( già in predissesto) dichiari il dissesto verrà il Presidente dell'UPI a protestare contro la riduzione organica o la messa in mobilità dei dipendenti della o delle province in dissesto???

Diamo un taglio alla... demagogia

Trovo molte contraddizioni in questo articolo. Se riconosce che "gli sforbiciatori ciechi hanno fatto più danno che utile", dovrà riconoscere che questa manovra rientra nella logica del taglio cieco, senza alcuna garanzia di ripartizione funzionale nell'ottica della prossimità e della sussidiarietà dei servizi nel territorio.

Leggendo il ddl, le carenze sono tante e ci sono forti segnali che, a tutti i livelli, ci sarà caos organizzativo e strutturale. Non lo dico io, che non ho poltrone e sono stata talmente precaria che vivo con precarietà anche il mio futuro di dipendente pubblica, ma, tra i tanti, quei 44 costituzionalisti affatto rispettati dal ministro promotore non sa che farsene.
Per risparmiare su qualche poltrona, si va incontro, come ben illustrato dai commenti precedenti, a serie incertezze circa risparmi o semplificazione o miglioramento della gestione dei servizi nei territori. Hanno già scritto circa la moltiplicazione dei centri di costo.

è demagogico difendere i dipendenti a cui fino ad oggi nessuna garanzia è stata data, ma non lo è seguire aprioristicamente un punto del programma elettorale (come l'IMU), senza preoccuparsi delle conseguenze sui servizi?

è demagogia lanciare allarmismi tra i lavoratori o tra i cittadini, dicendo che ci sono enormi probabilità che i servizi cui tutti fruiscono peggiorino e per risolvere magari tra qualche anno si trasformino in privati (manutenzione scolastica e stradale, pianificazione del territorio, etc.), ma non lo è prendere una parte del sistema e contrarla, senza guardare all'intero sistema pubblico locale, che sì avrebbe bisogno di semplificarsi, ma in toto, a partire dai veri sprechi quali le società, i consorzi, le attuali frammentazioni tra regioni, province e comuni?

Ora, tuttavia, le istanze pubbliche e sociali, alzano la voce sulle contraddizioni e le garanzie da dare, in particolare ai lavoratori che si ricorda hanno stipendi bloccati dal 2009, ma anche ai cittadini su quello che si troveranno dopo.
Se poi un concetto di equità sociale viene strumentalizzato a fini parziali, questo si è da deprecare. Ma in sé non è demagogia.

Non se ne esca con "qualsiasi riforma è utile", questa sì che è pura demagogia, altrettanto qualunquismo quanto i mal di pancia e il "terrorismo" che sicuramente viene diffuso (ad esempio quando si anticipa che già tutto è stato deciso o che tutti sono collusi: una politica che non fa che confermare lo status quo e non fa che allontanare le scelte da motivazioni serie e concrete). Il come è essenziale. Lo studio delle conseguenze è essenziale. Ammetta che i pruriti elettorali e le promesse da mantenere sono distanti dai veri bisogni di questo paese tanto quanto le uscite che lei descrive.

non capisco

...ma se tutti riconoscono il ruolo delle province, allroa perchè le vogliono abolire? chi ci guadagna?

Ma di che stiamo parlando?

Che attinenza ha quanto si dice nell'articolo con il percorso di riforma in atto, fatto di un doppio binario, in base al quale già dal prossimo anno le Province verranno svuotate di quasi tutte le funzioni (ddl ordinario) per poi essere definitivamente abolite (ddl costituzionale)?!
Le funzioni di area vasta, al termine di questo iter, saranno svolte (con la sola eccezione delle dieci Città Metropolitane) da unioni di Comuni, con l'effetto di moltiplicare per 100 i centri di costo e, di conseguenza, perdere le economie di scala e decuplicare i costi dei servizi, come puntualmente e sistematicamente dimostra il recente documento dell'UPI che tutti i parlamentari hanno ricevuto. Servizi peggiori e più costosi: alla faccia del risparmio e della razionalizzazione della P.A.! Altro che "grande centro di servizi" (del quale, peraltro, sarebbe interessante immaginare la natura giuridica e, di conseguenza, la tipologia di rapporti di lavoro che potrebbe, se mai dovesse esistere, realizzare).
Ma il punto centrale credo debba restare l'essere umano, il dipendente, altre 60.000 famiglie pronte a rimpolpare le statistiche. Come si può, con onestà, dire che nessuno rischia il posto di lavoro?! Il trasferimento di funzioni prima e la soppressione poi comporterebbero, in teoria, il trasferimento dei lavoratori provinciali (eccezione, forse: le Città Metropolitane; eccezione nell'eccezione: Roma, la Provincia che esce peggio di tutte le altre da questa manovra da azzeccagarbugli amministrativo-istituzionali) a Comuni e Regioni, dove però, purtroppo, ci sono già ad oggi alcune decine di migliaia di eccedenze di personale, e nessuna possibilità di bilancio né volontà politica (v. le recenti dichiarazioni di Errani e Fassino) di "assorbire" i lavoratori insieme alle funzioni ed alle risorse finanziarie attualmente provinciali.
Infine: in quest'adesione entusiastica alla psichedelica riforma Delrio, non sarebbe il caso di spiegarci come si fa, a Costituzione vigente, a trasformare le Province da enti di primo ad enti di secondo livello con una legge ordinaria?! Qui sì che "il resto è fuffa!"

risposta Mochi

le sue valutazioni sulla "revisione territoriale e istituzionale " degli enti provinciali possono essere considerate anche corrette; per noi dipendenti provinciali forse non c'è nessun pericolo anzi una "giusta considerazione del nostro lungo e faticoso percorso formativo e professionale" che verrà riconosciuto con l'aumento di servizi e competenze di un'area vasta quale quella delle future "Agenzie provinciali territoriali".
Riguardo invece il fatto che i gli eletti ai Consigli Provinciali sono conosciuti da poche persone avrei qualche dubbio.Non credo infatti che i 1000 eletti tra senatori e deputati e i tanti di più eletti nei consigli regionali siano tutti ma proprio tutti(a parte i noti al grande pubblico) conosciuti dai cittadini.

dismissione province e PTCP

Sono una ricercatrice del CNR. In occasione di una ricerca sul tema dell'area vasta sono stata incaricata dell'esame dei Piani Territoriali di coordinamento provinciale. Sono rimasta seriamente stupita perche', pur senza generalizzare, in quasi un quarto dei casi (soprattutto di "seconda generazione") mi sono trovata di fronte non solo a Piani che hanno mobilitato competenze scientifiche importanti (dando cosi' un esempio di quando la scienza puo' mettersi a servizio della società) ma anche una partecipazione effettiva della società civile.
In buona parte dei casi, pur senza essere la totalità, inoltre, il tema dello STOP al consumo di territorio è risultato sottolineato e ribadito, così come della sua tutela. Però dal punto di vista ambientale, di fatto, la Provincia e' il vaso di coccio tra due enti di ferro: il Comune che dal 2000 può utilizzare anche per spese correnti gli oneri di urbanizzazione pagati sulle nuove edificazioni (e quindi, con i chiari di luna che ci sono, ha interesse a favorire nuove costruzioni private anche se non utili dal punto di vista della soluzione degli urgenti problemi abitativi) e la Regione, che deve fronteggiare pressioni di ogni tipo (per esempio grandi opere decise altrove - si veda la TAV tra Firenze e Bologna e i disastri che ne sono conseguiti) e per la quale il territorio è tema per lo sviluppo economico sembrerebbe pur che sia, anche se non sostenibile ambientalmente.
Si tenga inoltre conto che l'area vasta riguarda veramente una pluralità di funzioni territoriali, tra cui anche quella della tutela delle acque (gli aboliti ATO erano aree vaste), ecosistemi particolari, non solo trasporti. E' un sistema complesso, che non è adeguatamente rappresentabile neppure attraverso le Unioni di Comuni (magari con partecipazione di un Comune a piu' Unioni a seconda di quale sia la funzione di area vasta da governare?). Insomma, il problema cosi' come lo si sta affrontando, ponendo l'accento su un risparmio che riguarderebbe i compensi per consiglieri, assessori e presidente e nulla più, nell'ente a cui vanno risorse incomparabilmente inferiori a quelle che transitano per la Regione e vengono gestite dai Comuni, mi sembra affrontato in modo superficiale (come la scelta di modificare la Costituzione, abolendo le province, per legge ordinaria....). Infine, da ricercatrice, soffro pensando ai dati finalmente raccolti a livello provinciale e a che cosa costerà una loro rimodulazione sulle geometrie variabili delle unioni di Comuni....
Questo non significa che anche nelle Province non vi siano sacche di malgoverno etc. etc. ma sono veramente perplessa e, in realtà, anche preoccupata....

Analoghe considerazioni

Analoghe considerazioni del prof. Ciampi (UniFirenze) ho rilanciato qualche giornopossano fare meglio dei Comuni per pianificazione e servizi.
Bisogna dirlo ed è stato autorevolmente detto dal prof.Merloni (UniPerugia): i piani urbanistici comunali spesso servono solo alla regolazione di microinteressi.

La Provincia è utile, anche a ForumPa

La seconda parte dell'articolo dimostra ampiamente che "per la governance di area vasta un ente intermedio tra la Regione e i comuni è indispensabile". Vista l'importanza di tale ente sarebbe corretto ed in linea con le linee europee che i suoi organi consiliari fossero eletti direttamente.
Non concordo quindi con l'adesione al furore iconoclasta (e spesso ingiustificato) di inizio e fine articolo e rifiuto il ridurre la mobilitazione dei dipendenti ad azione strumentale della parte politica provinciale.
Come dirigenti e dipendenti delle Province cogliamo la sfida del cambiamento del nostro ente, come abbiamo dimostrato più volte al Forum PA. Ma al riguardo non capisco l'esclusione delle Province (anche delle strutture tecniche) dal recente evento di Bologna: erano le prime a dover essere coinvolte, visto quello che aspetta soprattutto quelle che si trasformeranno in Città metropolitane.
Su ddl in in itinere il giudizio non può che essere negativo; sono nella linea di quelli spazzati via dalla Consulta e questo è tutto dire. Persino a condividerne i contenuti, se ne riscontrano le carenze e le contraddizioni. Molti esperti e persino l'Ufficio Studi della Camera li hanno evidenziati. Ma in Italia ci si riempe la bocca di competenze, ma al dunque i competenti (ad es., i 44 giuristi dell'appello sulle Province o il prof. de Rita) vengono sbeffeggiati.
Ultima cosa. E' pericolosa l'affermazione "nessun cittadino sentirà la mancanza del Consiglio provinciale fatto di eletti (per altro sconosciuti al 99,9% degli elettori)". Ma i consiglieri comunali e regionali sono più conosciuti e, soprattutto, amati? Servono i consigli circoscrizionali dei grandi Comuni e le commissioni consiliari? Se ci basiamo su questo approccio, possiamo a cominciare ad eliminare ben altro che le Province. Ma poi cosa resta della democrazia?

province

siamo tutti provinciali, non è che eliminando le province diventiamo tutti migliori, anche perchè nessuno si è sognato di fare i conti in tasca alle province, perchè allora risulterebbe che rispetto a comuni e regioni le province sono virtuose. cosa c'entarno i politici con i lavoratori? è come se visto che ad esempio i politice della regione emilia romagna sono indagati attualmente dalla guardia di finanza per sospetti rimborsi spese non leciti, tutta i dipendenti della regione hanno rubato...Perchè non si valutano le cose fatte? oppure non fatte, invece di parlare così tanto per fare. A cosa servono le Province? quale è il loro ruolo? se si aboliscono per finta facendole invece diventare enti intermedi (cosa vuol dire poi dovranno spiegarcelo) per gestire le stesse funzioni allora è solo un cambio di vestito? andate a vedere quanti sono i dipendenti provinciali ed i loro stipendi rispetto a quello che fanno, i dati sono pubblici, i resoconti e bilanci anche, e comparateli con comuni e province. andate a vedere chui gestisce scuole e strade, urbanistica e ambiente. Non è che questa riforma serve solo a spianare la strada ad interessi economico speculativi, togliendo anche l'ostacolo delle province, in nome della tanto sbandierata sburocratizzazione? ma non è burocrazia il rispetto delle regole, siamo in Italia, il paese dei condoni, ricordiamocelo. A buion intenditore poche parole, la difesa delle Porvince non è la difesa di privilegi o prebende, non è la fossilizzazione e la non apertura al moderno, è la difesa di lavori fatti, fatti bene, è la difesa orgogliosa di un ruolo sul territorio svolto egregiamente, sfido chiunque a smentire.
grazie

Riordino territoriale

Non conosco la riforma proposta dal ministro Del Rio, ma non ritieni piu' semplice che provincie e comuni vengano sostituiti in toto dall' "area vasta" (potremmo chiamarla dipartimento) e demandare alle regioni la gestione delle interazioni tra "aree vaste"?
Considerando di costituire mediamente 3 "aree vaste" per ogni attuale provincia ed eventualmente inventandosi qualcosa per le grandi aree urbane (= aree urbane con popolazione superiore all'1% della popolazione nazionale censita), si ridurrebbero gli enti locali da oltre 8000 a non piu' di 350.

Sì, ma attenzione!

Come garantire che i comuni più grandi non prevalgano su diversi fronti? Ad esempio la distribuzione dei servizi e delle risorse sul territorio.
Il rischio di una bassa attenzione ai territori meno popolati o meno "forti" è quello di portare in pochi anni questi territori alla morte.
Se non si destinano abbastanza fondi alla manutenzione di una scuola di un piccolo paese, prima o poi quella scuola chiuderà e gli studenti dovranno andare alla scuola del vicino comune più grande, e così via per tutto il resto.
Attenzione a garantire gli equilibri!

Per quanto riguarda i dipendenti provinciali, di cui faccio parte, mi permetto di rappresentare le paure di quelli pur volendo cambiare profondamente le cose, pur volendo una PA migliore e innovativa, conoscono benissimo i meccanismi che regolano la distinzione "you are IN or you are OUT" e tra questi, non c'è quasi mai la meritocrazia, al massimo chi è fortunato, è tutelato dalla sua "indispensabilità".
E' per questo che quando si sente parlare di mobilità, coloro che non possono contare su corsie preferenziali (politica, sindacati, dirigenza) per essere tutelati, non pensano mai ad un'opportunità ma ad un'imposizione, spesso svantaggiosa.

Per tranquillizzare i dipendenti provinciali, basterebbe coinvolgerli ed informarli delle scelte, degli obiettivi e delle tutele previste, già in corso d'opera. Non siamo stupidi e molti sono pronti a percorrere le strade del cambiamento, se di VERO cambiamento si tratta!

dipendenti provinciali:attenzione a paralizzarci per false paure

sono contento che qualcuno una volta tanto tenti di parlare ai dipedenti.... vede il primo timore il primo giustificato timore e' proprio nel fatto che nessuno abbia voluto e volgia confrontarsi con i dipedenti delle Province. Certo velatamente si ottengono attestati di stima accompgnati da "fannulloni" o "dovete provare quello che provano nel privato licenziateli tutti" oppure che volgiono " questi qua non fanno nulla non servono a nulla ma che cosa volgiono" oppure " sono tutti usceri hanno stopendi esagerati e sono i costi della politca"" sono troppi bisogna diminuire" " abolire e basta". vede queste demagogiche e populiste parole non sono quelle dei cittadini sono i messaggi che vengono mandati ai cittadini da " Brunetta", Merlo, Renzi, Stella, Confindustria e tc chiaramente i cittadini. Ora partendo dal presupposto che noi dipednti abbiamo una prerogativa che gli altri cittadini o i politici non hanno cioe' siamo lavoratori, dipendenti di una Istituzione/Ente cioe' Azienda che viene in stato di crisi cioe' in liquidazione e pero' siamo anche e sopratutto cittadini come gli altri che hanno diritto di parola come gli altri e ragioni come gli altri. Le sembra poco se una Azienda di 57000 dipedenti che guadagnano uno stipendio da 1200,00 € ( se vuole le mando la mia busta paga e quelle di altri 400 colleghi degli utlimi 25 anni) si trovano di punto in bianco a dover fare i conti con " chiusura" "riodino accorpamenti fusioni" poi ancora "soppressione" entro il 31/12/2014.... Le sembra poco se dopo 10-15-25-30 anni di lavoro come tecnici della viabilita' difesa del suolo edilizia scoastica difronte allo spezzettamento, alla soppressione di servizi nessuno sta dicendo dove, come, quando e con chi si dovrebbe lavorare??? Lei dice che e' una opportunità un rafforzamento se vuole legge alla mano rpoviamo insieme a vedere non le parole sbandierate al popolo o alla Leopolda ma se vuole vediamo le contraddizioni ( gestione regionale?? gestione Unione dei comuni ancora non nate??? gestione e frammentazione ai comuni senza soldi, debiti e mutui da spalmare???) gli ostacoli di questo rafforzamento dissesti in corso o annunciati dei comuni, patti di stabilita' con i vincoli 3%, dotazioni e blocco turn over, mobilita' territoriale e tra ammnistrazioni, calcolo obbgligatoriio degli esubri queste sono le conseguenze e i vincoli a cui guardiamo che corrispondono a "stato di liquidazione" " mobilita' senza cassa integrazione ordinaria o speciale", trasferimenti coatti, perdita di salario ed infine esuberi ( precari o a tempo inderminato) apri a 2 anni all'80% dello stipendio basee poi ciao. E da cittadini a me non va bene il Porcellum le liste bloccate e mi arrabbio perche' volgio mettere il nome e non darlo per scontato e dovrei gioire se un gruppetto di sindaci dei maggiori comuni magari uniti dal tirreno all'adriatico decino 12 soggetti tra loro senza che io possa dire nulla!!! IO NON SONO PARALIZZATO SONO ASSOLUTAMENTE E SICURAMENTE INCAZZATO NON MI ACCONTENTO DELLA PACCA SULLA SPALLA E NON HO NESSUNA INTENZIONE DI STARE ZITTO E A CUCCIA TRANQUILLO TRANQUILLO...saluti
chiaro se vuole possiamo confutare e verificare articolo per articolo cio' che le ho generalizzato anzi mi piacerebbe davvero farlo.
GINO PITTI

Riordino territoriale

Effettivamente mi è capitato di lavorare spesso con dirigenti provinciali e regionali e devo ammettere che ho riscontrato spesso una professionalità ed una conoscenza del territorio che i relativi assessori potevano solo sognare. Lavorare al bene comune territorialmente a volte si scontra con gli interessi di parte, soprattutto con quelli che riescono ad organizzarsi meglio, oltre che con la percezione dei bisogni a dir poco distorta che la politica ha del territorio stesso. Parafrasando Ockham... spesso le soluzioni territoriali sono le più semplici da trovare, al netto degli interessi politici di parte. Ma allora dobbiamo far riferimento ad un altro rasoio, quello di Hanlon, ovvero alla massima secondo cui "non è necessario presumere la cattiveria quando basta la stupidità". Se riuscissimo ad avere una "visione dall'elicottero" della realtà territoriale, senza campanilismi, poltrone da difendere o sguardi miopi, e potessimo elevarci da una prospettiva individuale, corporativa e settoriale, sono convinto che le soluzioni adottate sarebbero più smart ed efficaci.
Ma allora la domanda potrebbe essere: come cambierebbe l'approccio alla definizione delle politiche territoriali (leggi... non solo ATS!) se "costringessimo" i Sindaci a definirle strategicamente insieme ad altri Sindaci contigui? Come cambierebbe la consapevolezza del territorio sovra-comunale da parte dei cittadini? Quali strumenti e metodi di facilitazione potrebbero accompagnare questo processo?

fidarsi è bene, non fidarsi è meglio

da dipendente provinciale posso dire che da noi l'amministrazione ha creato una situazione di grande tensione di rapporti e il clima è da carcerati nel braccio della morte che aspettano che il ministro di turno metta una croce sul nome Provincia e ci elimini. I politici non perdono mai il posto mentre i dipendenti pubblici hanno un contratto fermo dal 2009 che rende il licenziamento sempre più facile. Fino ad oggi non è successo ma se (per risparmiare si intende) volessero "sfrondare" il numero di "mangiapane a tradimento" come siamo spesso identificati, il percorso sarebbe davvero agevole. Soprattuto senza una tessera in tasca, di partito o di sindacato, la paura è più che legittima.