Intervista

Douglas Schuler: l’intelligenza civica della Società: una nuova visione del mondo

L'Intelligenza civica è un concetto applicabile a gruppi di persone perché è a questo livello che si forma l'opinione pubblica e si prendono decisioni o almeno s’influenzano. L’intelligenza civica si applica a tutti i gruppi, formali ed informali, che stanno lavorando per raggiungere obiettivi civici come il miglioramento ambientale o la non violenza sulle persone. Questa visione è legata a molti altri concetti che al momento stanno ricevendo tanta attenzione inclusa l'intelligenza collettiva, l'intelligenza distribuita, la participatory democracy, i nuovi movimenti sociali, i processi collaborativi di problem-solving e il Web 2.0.
Douglas Schuler ha partecipato al convegno “Smart City Umane e sostenibili: condivisione, collaborazione, innovazione comunitaria del 17 Ottobre 2013.

 Che cosa intende con Intelligenza civica?

Ho lavorato per 15 anni sul concetto di Civic Intelligence, incluse nuove visioni per la città. L’intelligenza civica è la capacità delle persone e dei gruppi di indirizzare problemi condivisi equamente ed efficacemente. Tutti i gruppi hanno una qualche intelligenza civica, ma alcuni gruppi ce l’hanno più di altri. Inoltre, una delle cose più importanti circa l’intelligenza civica è che può essere migliorata. Possiamo dire che il concetto di Human Smart City, da cui il titolo del convegno, è uno dei concetti che si avvicina di più a quello di Civic Intelligence, alla cui base vi è la condivisione tra le persone, condivisione che non avvenendo in un unico modo si traduce in una molteplicità di risultati.
Civic Intelligence è davvero un tema generale e può essere applicato quasi ad ogni cosa; tuttavia, un importante focus riguarda le città, perché il sistema urbano si presenta come particolarmente critico, soprattutto ora che molte più persone vivono in città e non più nelle campagne; con l’urbanizzazione i cambiamenti sono stati tanti ed è cambiato anche il modo con cui osservare le città. Occorre valutare le politiche che le città adottano rispetto a determinati problemi e metterle a confronto con le soluzioni adottate da altre città del resto del mondo, in modo da creare un circolo virtuoso di suggerimenti che consenta di evitare errori che altri hanno già commesso. Alcuni esempi si possono individuare nelle decisione riguardanti le foreste (disboscamenti), gli oceani (l'inquinamento) e tanti altri.
L’obiettivo principale della Civic Intelligence è far sì che ognuno si senta significativo e che giochi un ruolo importante nelle scelte che riguardano il proprio territorio, in modo che non siano soltanto i sindaci o, più in generale le istituzioni, a compiere le decisioni.

Come può definire il significato di Human Smart Cities?

Il significato di Human Smart City è legato al cambiamento ed è maggiormente centrato sull'aspetto umano. L'obiettivo è dare vita ad una piattaforma tecnologica che renda il sistema più equo ed efficace. È un progetto di lungo periodo, incrementale e di progettazione partecipativa che integra la mobilizzazione sperimentale e formativa della comunità all'interno di un orientamento comune in cui i cittadini possono indirizzare i problemi, come quello del degrado ambientale, degli abusi dei diritti umani o quello dell'ingiustizia economica e della guerra, tematiche che solitamente le istituzioni e le imprese sono incapaci di governare o non hanno la volontà di farlo.
Queste decisioni devono essere prese sicuramente per le persone, ma dobbiamo fare in modo che anche le persone stesse siano parte di questo processo.

Lei è specializzato nello studio delle relazioni tra tecnologia e società. Può fornirci degli esempi?

Sono interessato a sviluppare sistemi tecnologici al servizio delle persone per aiutarli ad indirizzare i problem reali. 19 anni fa ho fondato Seattle Community Network; ho iniziato lavorando con quello stesso gruppo e ora sto facendo lo stesso come presidente, dunque posso portare la mia esperienza. Una volta noi mandavamo lettere soltanto cartacee e noi, in Seattle Community Network eravamo i pionieri dell'utilizzo del e-mail e altri servizi. Ora, invece, questi sono servizi commerciali e la maggior parte delle persone utilizza questi strumenti. Da questo ritengo si possa sviluppare una democratic technology per portare a reali, tangibili e indubbi benefici. È davvero interessante osservare come il rapporto tra le persone all’interno delle comunità possa aiutare a gestire meglio i problemi. Se vi è collaborazione tra persone, università e comunità, i risultati possono essere ancora migliori; le informazioni saranno sicuramente più numerose, più scientifiche e i modi per risolvere i problemi probabilmente più precisi. Queste sono le cose più importanti. Molte persone impazziscono per sviluppare progetti in breve tempo, ma io credo che ci si debba orientare verso un arco di tempo più lungo per poter ottenere buoni risultati. Molte persone sperano di sviluppare progetti che portino immediatamente ottimi risultati. Ma molti dei nostri problemi sono profondi e richiedono molto più tempo per affrontarli adeguatamente. Credo che noi abbiamo tempo, ma questo dipende da quali siano i nostri problemi.

Lei è co-fondatore di e-Liberate, il primo sistema on-line di supporto alle assemblee deliberative. Com'è nato il progetto? Chi faceva parte del team?

L'idea di e-liberate si può descrivere come una tecnologia in grado di proporre mozioni sul web, per condurre meeting ed è analogo ad una procedura parlamentare. L'obiettivo è stato quello di creare un sistema che potesse supportare le deliberazioni delle organizzazione e altri gruppi all’interno della società civile. E-Liberate è basato su Roberts Rules of Order, che descrive la procedura precisa per le deliberazioni. Queste “regole” sono state sviluppate nel diciannovesimo secolo e si sono evolute nel corso degli anni. Roberts Rules or Order èusato ogni giorno da milioni di organizzazione negli Stati Uniti. Purtroppo, questa continua ad essere una sfida tecnologica per i nostri programmatori che generalmente sono stati studenti e volontari. Per queste ragioni, le versioni di e-Liberate sono state tutte in qualche modo inadeguate. Ma noi ancora crediamo che sia un sistema praticabile e importante da sviluppare ed è per questo che ci stiamo ancora lavorando.

Come vede il nostro Paese? Ha qualche suggerimento rispetto alla nostra situazione e cosa i cittadini potrebbero fare per migliorare la propria vita?

Questa è una bella domanda. Ho un’amica all’Università di Milano, che ha suggerito di pensare all’Italia come un laboratorio. Ci sono tantissime idee o progetti in porto, e tanti altri in corso di realizzazione. Alcuni possono avere successo e altri possono fallire. Università, gruppi civici e istituzioni stanno tutti lavorando in questo campo.
Ritengo che non sia solo l’Italia ad essere un laboratorio; ci sono diverse problematiche in diversi paesi ma noi dobbiamo esser parte delle soluzioni, dobbiamo farci coinvolgere. Non possiamo limitarci a chiedere alle istituzioni di risolvere i problemi per noi, in quanto nella maggior parte dei casi le amministrazioni non pongono attenzione se non c’è coinvolgimento o non viene mostrato interesse. Ci sono casi in cui i problemi possono essere risolti percorrendo strade diverse, e casi in cui soluzioni non vengono proprio trovate. Tuttavia insieme, in gruppo, queste si possono trovare. Dobbiamo osservare con gli occhi proiettati al futuro non solo ad oggi. Questo è il concetto fondamentale.
Io cercherò di promuovere questo concetto, e farò quello che mi è possibile per fare progressi su questa strada. I progetti di Civic Intelligence e di Human Smart City sono proprio volti al vivere meglio, ad avere un impatto nella vita di tutti i giorni e a capire come lavorare insieme.

Questi per riassumere sono i punti chiave: coinvolgere, partecipare, proporre soluzioni, pensare al futuro, delineare i problemi e i modi per risolverli. È una sorta di filosofia per arrivare a qualcosa di concreto ed efficace. La sfida è lavorare insieme, collaborare e condividere.  

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