Caso

Reggio Emilia, la città smart è educante

Ci sono diversi modi di declinare il paradigma smart city, ma nessuno di questi può prescindere dall’identità e dal patrimonio umano di un territorio. Presentare modelli operativi replicabili, che seguano cioè una logica di riuso, non significa standardizzarne i processi. Ogni realtà urbana deve partire da una analisi del proprio territorio, che ne evidenzi i punti deboli, ma soprattutto i punti forza e iniziare da lì. Rafforzare le proprie competenze distintive è una chiave del cambiamento. Così ha fatto il Comune di Reggio Emilia, che ha scelto di puntare proprio sulla formazione e la ricerca per ripensarsi come città smart.

Investire nella Knowledge Economy significa puntare su ricerca e innovazione, favorire i processi di internazionalizzazione, di condivisione della conoscenza e valorizzare i talenti creativi. L’amministrazione comunale di Reggio Emilia si è mostrata molto attenta a cogliere il cambiamento in atto e a fare proprio un modello strategico di sviluppo che, in un’ottica di economia della conoscenza, valorizzi le competenze distintive del territorio. Educazione, ma anche Green Economy (Energia ed Edilizia sostenibile) e Meccatronica sono i settori di punta di una città che negli ultimi dieci anni ha visto crescere la propria popolazione del 16%, nella fattispecie quella straniera ha registrato un incremento del 27,1% (nel 2010) rispetto ad una media nazionale del 9,7%.

Consapevole che la società del futuro si baserà su la knowledge economy, l’amministrazione di Reggio sceglie di puntare sulla formazione: asset strategico e fattore competitivo per l’economia del territorio.

La Città Educante

Cosa concorre allo sviluppo dell’imprenditorialità, alla costruzione di conoscenza e di responsabilità condivisa di città, se non l’educazione. Non può esservi cittadinanza attiva e partecipazione senza la promozione di una responsabilità civica, senza strategie e linguaggi che uniscano la scuola, quale agenzia centrale, al territorio, quale depositario di risorse competenti. L’educazione deve quindi essere intesa come percorso di apprendimento che si snoda nell’arco dell’intera vita di un individuo, è competenza strategica e fondante delle città del futuro; è fattore competitivo per l’economia del territorio e collante di relazioni sociali. Reggio Children gestisce una fitta rete di scambi culturali nazionali e internazionali che si concretizzano in attività di ricerca su aree specifiche. Benchmark a livello mondiale, nel 2011 ha fatturato 3 milioni di euro. Sono ormai diversi anni che l’amministrazione emiliana punta su formazione e ricerca assumendo un ruolo di coordinamento e di governance, come dimostrano i diversi progetti educativi che si inseriscono nel più ampio programma Officina Educativa. Nato nel 2010 su iniziativa del Comune, il progetto coinvolge quasi 200 persone tra educatori comunali e altri operatori del territorio. L’intento è quello di creare una rete tra i soggetti in grado di dare una forte connotazione educativa alla città, affinché si mettano a valore in modo congiunto gli sforzi di tutti attorno ad obiettivi condivisi, con un’attenzione particolare per la fascia di età 6/29 anni: passare da una “città che educa” a una Città Educante in cui conoscenza, benessere e apprendimento si generano dalla relazione e dall’ascolto reciproco. In una parola: costruire capitale sociale, l’ex Sindaco Graziano Delrio: “Vogliamo e stiamo continuando ad investire sull’educazione come risorsa, come capacità di attrarre i talenti migliori”. Questo quindi il senso della costruzione di unPatto che impegni operatori delle scuole e dei servizi, genitori, enti gestori, amministratori, comunità locale e internazionale. La città si fa carico, attraverso l’azione integrata di tutti i soggetti che a diverso titolo lavorano in campo educativo, dello sviluppo armonico e integrale di tutti i suoi abitanti e in particolare dei giovani, ai quali vanno forniti tutti gli strumenti per poter essere cittadini attivi della realtà urbana. Il Patto va quindi inteso come percorso, che trova sostegno su una condivisione valoriale. Un primo passo di questo percorso è stato fatto a Gennaio 2013, con la firma dell’accordo di programma tra Comune e scuole. Con il progetto Città educante, Reggio Emilia ha ottenuto il primo posto nella graduatoria per l’aggiudicazione della linea “Smart Communities”, promossa dal Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca (Miur) con il Bando per la creazione di Cluster tecnologici nazionali. Il progetto ha coinvolto l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e imprese del Club Digitale. Capofila la Fondazione Reggio Children di Reggio Emilia insieme con Alma Viva – The italian innovation company spa.

Dall’educazione alle start up

Nel 2009 in occasione degli Stati Generali, il Comune di Reggio Emilia con il Progetto Area Nord ha realizzato un vero e proprio percorso di governance territoriale condiviso con Università, Industriali, Enti di ricerca ed altre realtà che punta sul driver della conoscenza, delle competenze distintive e della contaminazione dei saperi. Il Comune emiliano dà vita ad una nuova idea condivisa di città, coerente con lo scenario economico moderno, in cui l’area Nord che per anni è stata la zona dedicata al lavoro, viene ripensata come zona di sviluppo per una nuova Economia: sorge qui infatti il Parco dell'innovazione, della conoscenza e della creatività, l’infrastruttura su cui la città può sviluppare il proprio progetto per uno sviluppo sostenibile, intelligente ed inclusivo, che abbia l’obiettivo di generare e implementare nuove idee, per aumentare l’attrattività e la competitività. Cuore del Parco, insieme al Centro internazionale Loris Malaguzzi, è il Tecnopolo. Inaugurato ad ottobre 2013, il nuovo Tecnopolo si presenta come un’occasione per dare un approccio sistemico alla ricerca industriale e al trasferimento tecnologico. Un polo capace di produrre e diffondere conoscenza, attrarre imprese hi-tech ad alto valore aggiunto, fungere da incubatore di start up e spin-off, nonché luogo in cui le imprese possano raccogliere competenze e innovazioni specifiche per le esigenze del tessuto produttivo locale, attraverso progetti di ricerca sinergici con i centri di ricerca presenti.

La creatività è il motore di tale innovazione, lo testimonia FabLab - digital fabrication laboratory. Il progetto parte della rete internazionale del Fab Lab legata al M.I.T. di Boston ed è un laboratorio in piccola scala, uno spazio pubblico che utilizza una serie di macchine gestite attraverso software open source facilmente accessibili, che muove verso nuove forme di creatività da condividere in rete e con un notevole potenziale per l’industria e l’artigianato. Le aziende e anche le piccole e medie imprese possono trovare nel Fab Lab uno strumento utile per trovare servizi di prototipizzazione a basso costo ed entrare quindi agilmente nel circuito della ricerca e dell’innovazione. Come dimostrano i primi sei mesi di attività del Fab Lab, in cui le linee di lavoro principali sono state quelle dell’aggregatore e acceleratore di relazioni, incubatore di idee d’impresa/start up innovative, design, supporto alla progettazione.

Smart Specialisation

Reggio Emilia dimostra che la scommessa per le nostre amministrazioni è concentrarsi sullo sviluppo delle competenze distintive del territorio che possono essere da traino per gli altri settori. E’ ciò che in ambito europeo è stata definita Smart Specialisation Strategy (SSS), prerequisito fondamentale per l’accesso ai fondi comunitari, oltre che strumento di rafforzamento del tessuto istituzionale e amministrativo locale. L’Unione ci indica la strada e non possiamo non vedere la direzione consigliata. Il processo di trasformazione in città intelligente non dovrebbe snaturare l’identità di un territorio, non dovrebbe prescindere dalle componenti sociali, produttive e naturali, tutt’altro, dovrebbe valorizzare e potenziare gli asset che lo caratterizzano, partire da ciò che già c’è per sviluppare delle politiche ad hoc.

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