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Fare rete nella giustizia: l'ultima officina del Miglioramento Performance Giustizia

Comunicato stampa. Coinvolgimento degli stakeholders, sempre più parte attiva nel miglioramento dei servizi erogati da un ufficio giudiziario; eliminazione dei contrasti tra i diversi attori della filiera intra e interistituzionale; ancora riduzione dei costi e dei tempi mediante l'ausilio di strumenti di lavoro adeguati e condivisi: queste solo alcune delle tematiche emerse nel corso del dibattito che si è svolto stamattina nello spazio espositivo di Miglioramento Performance Giustizia, nell'ambito dell’officina dal titolo "Ufficio giudiziario e territorio: le partnership nella realizzazione di buone pratiche". Ad aprire i lavori della quarta ed ultima officina è il Direttore dell'Ufficio I del Dipartimento per l'Organizzazione giudiziaria del Ministero della Giustizia Claudia Pedrelli.

"Un'occasione importante, questa in cui ci troviamo oggi, che ci permette di fare il punto su quello che è stato fatto. Il Progetto delle Buone Pratiche è partito in sordina, ma poi si è evoluto nel tempo: 193 uffici giudiziari coinvolti oltre 740 progetti operativi avviati. Questi dati ci permettono di fare un bilancio positivo", e continua ancora - questo è un progetto che coinvolge tutte le regioni italiane […] essendo conclusi ormai in diverse regioni i progetti operativi possiamo fare il punto sullo stato di attuazione degli stessi e valutarli per rendere possibile il cambiamento culturale auspicato[…] Tutto questo ci consente di aprirci alla programmazione futura del 2014-2020 per mettere a frutto l’esperienza pregressa.

La prima relatrice, Amalia Settineri, giudice della Procura della Repubblica per i Minorenni di Palermo racconta l'esperienza che ha coinvolto tribunali ordinari e altri attori nell'attivazione di processi di governance del territorio. "Abbiamo conseguito due risultati generali: la realizzazione di carte dei servizi e bilanci sociali, utili per incrementare i livelli di trasparenza dell’azione giudiziaria, accrescere gli spazi di democrazia e il livello di relazionalità con l'utenza. Il secondo attiene alla riduzione dei tempi amministrativi, grazie ad un miglior utilizzo di soluzioni informatiche che ci hanno dato, a distanza di quasi 2 anni dei risultati evidenti.

Marilena Rizzo, Presidente di sezione del Tribunale di Firenze, espone l’esperienza di lavoro condiviso e di apertura a nuove forme di collaborazione con i principali stakeholders dell’ufficio giudiziario, effettuata per la realizzazione del Bilancio di Responsabilità Sociale. Riporta poi 'attenzione, degli oltre 40 uffici giudiziari presenti in platea, su un’altra esperienza di partnership realizzata dal Tribunale di Firenze “abbiamo cominciato a lavorare con le procure del distretto per i fascicoli riguardanti il tribunale del riesame. Proprio il 13 maggio scorso abbiamo fatto un tavolo digitale, con le Procure di Lucca e Livorno, cui si è associata la Procura di Pisa: si inviano gli atti in via telematica a una cartella condivisa. Quindi c'è un notevole risparmio di costi: dall'autista alla benzina al risparmio di tempo per avvocati e magistrati che visionano la pratica senza spostarsi dal proprio ufficio, con beneficio di tutti" spiega la Rizzo. In relazione all'accorpamento degli uffici, con la creazione di tavoli e sottotavoli, stiamo pensando di creare sportelli di prossimità con l’ausilio delle asl, dei comuni e delle associazioni di volontariato.

Nel corso del dibattito sono susseguite testimonianze realizzate dagli altri uffici giudiziari presenti in materia di pratiche di partecipazione e di consultazione degli stakeholders, Pratiche che hanno visto tribunali, corti e procure impegnati nella costruzione di reti,non solo con altri uffici del settore giudiziario, ma anche con altre pubbliche amministrazioni ed organizzazioni del mondo no profit.

"La pratica del confronto è stata avviata anche all’interno del Ministero"- ricorda la dottoressa Pedrelli -" Il primo momento che mi viene in mente è quello della 7°Commissione del CSM che si occupa della riorganizzazione degli uffici giudiziari.

A chiudere i lavori di quest’ultima officina è Giovanni Moro, docente di Scienze politiche alla Terza Università di Roma e presidente di Fondaca, che fornisce la seguente chiave di lettura delle esperienze presentate "ho visto un grande sforzo da parte della Giustizia nell'attivare processi di miglioramento delle performance, ed osservo con piacere l'impegno di molti uffici a rendere la pubblica amministrazione davvero al servizio del cittadino. I risultati presentati riguardano l'attivazione di meccanismi relazionali interni ed esterni, la gestione dei conflitti legata al cambiamento delle responsabilità e delle nuove funzioni [...] tutto questo mi sembra molto positivo [...] tuttavia, una riflessione più mirata potrebbe essere fatta sia sull'utilizzo dell'ICT sia sul rapporto con gli stakeholders. Come è stato raccontato, il problema è convincere le persone a dare il proprio consenso all'uso di questi strumenti e a coinvolgerle in maniera più attiva nei processi di innovazione. Relativamente alle relazioni maturate con il territorio, invece, mi preme evidenziare che gli stakeholders sono stati coinvolti, nelle esperienze presentate, in maniera diversa. A volte hanno assunto il ruolo di partners, a volte sono stati solo soggetti influenti perché capaci di protestare o supportare, rompendo quell’autoreferenzialità che è tipica delle pubbliche amministrazioni. Ma proporrei di distinguere quelle che sono forme di fiducia, di dialogo, consultazione o collaborazione con le differenti organizzazioni, da quelle che possono essere considerate vere e proprie partnership, intendendo con quest'ultime programmi per i quali soggetti - di diversa natura - fanno insieme qualcosa mettendo in comune risorse e rischi.. E a questo discorso è legato un terzo punto, che si riferisce agli strumenti: la mappa degli stakeholders è fondamentale […] una mappa di gestione delle relazioni con i portatori di interesse, tracciata sulla base della rilevanza dei rapporti […] e cogliendo l'opportunità per renderli veri e propri interlocutori del processo di produzione della giustizia" conclude Moro.

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