Editoriale

La parabola del cotechino

Un Mauro Bonaretti molto arrabbiato dietro a questa metafora cruda che, se ci strappa un sorriso per l’ambientazione dal salumiere, ci fa amaramente riflettere sul crescente iato tra legislatori e regolatori rispetto al Paese reale. Difficile non condividere la sua indignazione che faccio mia, pur nella ragionevole speranza che le tante e eccellenti professionalità che vivono e lavorano nelle nostre amministrazioni sapranno trovare, attraverso un coinvolgimento e un’alleanza virtuosa con imprese, cittadini, terzo settore e con la stessa politica (che altro non è che la funzione di rappresentanza di questi portatori di interessi), una sintesi tra l’attenzione alla legalità e il ritorno a una realtà fatta di bisogni concreti da soddisfare e di cose da fare tutti i giorni. Insieme.

(Carlo Mochi Sismondi)

Non si è mai visto curare la colesterolemia col cotechino. E invece la ricetta italiana per la nostra pubblica amministrazione è esattamente questa: un conclamato eccesso di lipidi (burocratici) che intasano le vie di scorrimento dei processi amministrativi viene affrontato attraverso la messa in circolo di ulteriori lipidi (burocratici). Così, la nostra amministrazione bulimica, mentre prende in erboristeria una pastiglia per la semplificazione, contemporaneamente si spara in vena compulsivamente siringhe di adempimenti sulla trasparenza, sull’anti corruzione, sulla pianificazione e controllo, aggravando ulteriormente la sua precaria salute.

Mentre, fuori dai palazzi, il Paese brucia, dentro i palazzi ci si occupa del nulla. Si perde tempo con centinaia di adempimenti confusi, rituali, ossessivi, tesi a rendere conto di un numero imprecisato di richieste del legislatore, definite in modo frammentario e destinate a una pluralità di organi di controllo che saranno a loro volta sommersi da una marea di adempimenti e che inevitabilmente produrranno sanzioni e contenzioso con un ulteriore aggravio dell’attività amministrativa non destinata a creare valore pubblico. Il livello delle attività interne (e dei costi) privi di incidenza nella catena del valore sta diventando impressionante.

Non è certo questo il modo per migliorare il livello di fiducia tra istituzioni e cittadini, prerequisito per ogni adulta relazione di accountability o trustability.

Si è chiamati a rendere conto di tutto e nel frattempo peggiorano i risultati: il Pil continua a perdere punti a ritmi impressionanti, il sistema produttivo si è ridotto di un quarto, la disoccupazione giovanile supera il 37%, la fiducia tra le persone è inferiore di dieci punti alla media OCSE, l’investimento in cultura (nel Paese che nella cultura dovrebbe avere il suo asset fondamentale) è il più basso d’Europa, l’investimento in istruzione il penultimo d’Europa dopo la Grecia, il calo dei redditi incide sulla fruizione dei servizi culturali ed educativi aprendo voragini sociali in termini di disuguaglianza (dati Istat), tutti gli indicatori di efficacia delle politiche pubbliche sono in peggioramento (dati Worldbank). Le analisi sulla cattiva qualità delle nostre politiche pubbliche convergono e sottolineano gli stessi argomenti.

Anziché occuparci di questo disastro amministrativo e di mettere in condizioni le amministrazioni pubbliche di fare da argine a questioni gravissime, non troviamo di meglio che appesantire l’azione amministrativa chiedendo di produrre altre vagonate di adempimenti e controlli. E’ impressionante la confusione che viene fatta tra mezzi e fini: tra trasparenza e piani sulla trasparenza, performances e adempimenti per i piani sulle performance, lotta alla corruzione e adempimenti per redigere piani anti corruzione. Stiamo scrivendo piani su piani per costruire un grattacielo di carta.

L’osservazione del Presidente della Repubblica sui rischi del fanatismo moralizzatore distruttivo non si adattano solamente alla vita parlamentare, ma anche a quella amministrativa: come in Parlamento si discute del costo del caffè alla bouvette o delle retribuzioni dei barbieri della Camera mentre il Paese è in fiamme, altrettanto sta accadendo nella vita amministrativa delle pubbliche amministrazioni. L’esigenza di dare risposte mediatiche e simboliche (si pensi solo al vezzo della titolazione apodittica delle leggi) prevale rispetto alla concreta volontà di risolvere i problemi reali che sono sotto gli occhi di tutti.

E poiché chi ha in mano il pallino della situazione non sa offrire altre risposte se non quella normativa, ci troviamo ad affrontare una straordinaria stagione dell’inutilità e dell’ipertrofia normativa, molto costosa in termini di assorbimento di attenzioni e risorse e certamente inefficace dal punto di vista dell’impatto, (sfiorando poi il ridicolo in alcuni casi, come quello dell’abolizione delle province privo di qualsiasi analisi di fattibilità e di deployment per l’implementazione). D’altro canto cosa ci si può aspettare? E’ davvero come affidare il ruolo di dietologo di un ospedale al nostro salumiere di fiducia: per curare la colesterolemia ben che vada proporrà un vasetto di ricotta, mal che vada (come accade ora) un bel cotechino. Molto difficilmente il salumiere proporrà una dieta a base di betaglucani e steroli vegetali.

Eppure, imperterriti, noi continuiamo a subire le diete degli stessi salumieri. Salvo poi accorgerci, quando è troppo tardi, che quei salumieri sono vegani: loro infatti in un’amministrazione di servizio, con dei cittadini in carne ed ossa davanti, non hanno mai messo piede... 

 

* Mauro Bonaretti è Direttore Generale - Comune di Reggio Emilia e Presidente ANDIGEL

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Commenti

Pubblica Amministrazione vs. Pubblica "Partecipazione"

Parliamo di "soluzioni" non di "problemi", hanno più valore. Per una volta.
La mia è l'opinione di uno che si occupa di "sviluppo organizzativo" da vent'anni nelle aziende private ed è allo stesso tempo presidente di una Associazione per la Partecipazione Civica (Arcoiris).
La macchina dello stato è arcaica e autoreferenziale, malata di "primitivismo organizzativo", rudimentalità delle procedure, insufficienze del personale, scarsissimo ricorso a nuove tecnologie, anacronismo rispetto agli altri governi moderni. Pretende, con arroganza, di predefinire le regole del gioco, è affetta da smania normativa, trascura sistematicamente l'attuazione, mancando di "ingegnerizzare" i processi realizzativi (il mestiere che si impara lavorando nelle aziende private). Pretende dai cittadini il rispetto delle scadenze mentre essa stessa non le rispetta, ignora concetti come "misurazione", "verifica" e "valutazione" del raggiungimento degli obiettivi. Ignora a livello nazionale, il confronto aperto con le soluzioni alternative che vengono dalle esperienze territoriali. La macchina dello stato è estranea agli strumenti della Democrazia Deliberativa, Democrazia Partecipativa, Democrazia Diretta, che si vanno affinando nel mondo contemporaneo in altri paesi ormai da moltissimi anni. Metodi sostanzialmente ignorati anche dai partiti. L'incapacità di governo deriva - solo ed esclusivamente - da un deficit di conoscenza e partecipazione nelle decisioni e nell'attuazione da parte dei cittadini.
Nuovi modi di fare politica implicano nuovi modi di pensare e agire. Partecipazione non è una parola magica, che ammanta di democrazia tutte le iniziative che riuniscono i cittadini in una sala. È un processo di progettazione collettiva. Un’attività avanzata, complessa, fluida, costringe il pensiero esperto ad un confronto serrato con il pensiero non esperto.
Questo rivoluziona nozioni, schemi, certezze degli esperti e conferisce al progetto un’inaspettata ricchezza.
Bisogna lavorare per attivare meccanismi e di forme di Partecipazione partendo dal primo "mestiere" della macchina pubblica: imparare a costruire, intorno ad un problema collettivo e alla ricerca delle sue possibili soluzioni, luoghi e momenti per una discussione razionale, argomentata, organizzata secondo regole condivise, inclusiva (che veda cioè la più ampia partecipazione possibile di tutti i punti di vista coinvolti), entro tempi rigorosamente prestabiliti, sulla base di una documentazione ampia, trasparente e paritaria
Richiede la capacità di costruire un processo vivo in cui tutti abbiano spazio e voce, adattandosi al contesto e ai continui cambiamenti. Il modo più autentico di fare politica. Funziona se ci sono professionalità, regole (tecniche per scriverle insieme), rigore per rispettarle, creatività per migliorarle quando serve.
Perché – oggi - la differenza in un buon accordo o in un buon progetto, non la fa tanto l’eccellenza della soluzione tecnica adottata, ma la condivisione della scelta.
Siamo di fronte - secondo il pensiero di molti – alla novità più importante nel dibattito sul sistema democratico degli ultimi vent’anni.
Un dibattito nel quale la Pubblica Amministrazione mantiene il ruolo di guida e di ‘riequilibrio' e garantisce che l’interazione comunicativa tra cittadini, liberi ed eguali, avvenga sempre in condizioni di parità. La Pubblica Amministrazione ha l’obbligo di rendere “vero” il percorso.
Deve cambiare nome, deve diventare Pubblica "Partecipazione".
Bisogna cominciare insieme prima possibile a mettere in atto dei meccanismi:
- Lasciarsi sorprendere
- Ascoltare attivamente
- Favorire la comunicazione
- Dare informazioni equilibrate
- Produrre insieme qualcosa
Cambiano le competenze e i ruoli, bisogna che la PA si ricostruisca ricostruendo i suoi ruoli, i suoi processi, le sue strutture organizzative, che sia la prima "contaminarsi" con mondi fino ad ora considerati lontani. Chi ha un ruolo nella PA deve essere capace di condividere i principi di Democrazia e Partecipazione con i cittadini, deve conoscere le tecniche di Comunicazione, del lavoro “in gruppo” e della Negoziazione. Poi le tecniche di facilitazione grafica e di scrittura "di gruppo", saper progettare e gestire un brainstorming, un Open Space Technology, un World Cafè e come si gestisce un processo di partecipazione strutturato.
La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza.

Leonardo Cospito
Presidente di Arcoiris
Associazione per la Partecipazione Civica

La parabola del cotechino

Complimenti vivissimi
ha espresso limpidamente ciò che siamo costretti a fare!!
Concordo pienamente
Buon Lavoro
angela

Sogno

Mi piacerebbe vedere un giorno che il dott. Bonaretti è diventato Ministro della Funzione Pubblica e l'ing. Attias Ministro dell'Informatizzazione (DUE MINISTERI DIVERSI !), significherebbe che siamo diventati un Paese normale.
Complimenti sinceri l'articolo è bellissimo.

La parabola del cotechino

Mauro ha perfettamente ragione: è giunto il momento di dire basta alla follia burocratica di gente che elucubra ogni giorno una stupidagine nuova!!!!
Perchè lo Stato non si adegua alle sue stesse disposizioni: provate a visitare il sito del ministero dell'economia è non c'è nulla ne della trasparenza (non ci sono ne i curricula ne gli stipendi dei dirigenti) non vi è alcun dato in open data, ect.ect.ect.
Perchè come Enti locali dobbiamo soggiacere a decine di richieste di soggetti diversi di documentazione che non serve a nulla.
Lasciateci lavorare serenamente per i nostri cittadini.

Finalmente!

finalmente qualcuno che ha il coraggio di dirle queste verità, con correttezza e lucidità. Ma ci saranno occhi e orecchie pronti ad intendere?

L'articolo del dott.

L'articolo del dott. Bonaretti esprime molto bene le riflessioni che in molti, all'interno degli enti locali, stiamo facendo.
Sono stati emanati numerosi provvedimenti che, pur con un obiettivo di fondo del tutto condivisibile, hanno ulteriormente incrementato la quota di lavoro del personale dedicata ad attività volte al mero funzionamento della macchina amministrativa, con poca o nessuna ricaduta esterna.
Condivido anche la metafora del salumiere vegano: è evidente che le menti che hanno partorito questi provvedimenti avessero poca idea di come è fatto il mondo della pubblica amministrazione (almeno degli enti locali), oltre che poca conoscenza di ciò che stavano andando a normare.
Mi fa piacere che queste valutazioni vengano da una figura di spicco come il dott. Bonaretti, che è noto per avere esperienze di innovazione nella pubblica amministrazione e che quindi non può certamente essere tacciato di disfattismo o di voler difendere lo status quo degli operatori della PA.
Per non perdere del tutto la speranza, non possiamo che auspicare un nuovo governo in cui si rifletta un po' di più sulle cosa da fare, ascoltando anche chi tutti i giorni cerca di "mandare avanti la baracca" e magari anche cercando di affrontare i problemi partendo dall'inizio e non dalla fine (vedi riforma province, sulla quale si dovrebbe iniziare dalla riforma della Costituzione).

D'accordo

Concordo con quanto affermato da Bonaretti, ma sarebbe stato meglio fare almeno un paio di esempi per far capire meglio le cose.
Al contempo, bisognerebbe anche pensare a come si possono fare controlli, soprattutto sull'uso di risorse pubbliche, che possano garantire la correttezza, senza per questo appesantire in modo paradossale le procedure.

editoriale del dr.Bonaretti: la parabola del cotechino

Editoriale dolorosamente lucido, assolutamente condivisibile.
Mi domando:
se la semplificazione burocratica discende da un diretto esercizio della responsabilità
personale in campo amministrativo, come è possibile procedere per creare
nuovi atteggiamenti e nuova cultura per attuare le norme secondo il loro
spirito autentico, a fronte del dilagante rifugio dietro al paravento del formale rispetto di puntigliose procedure?
Antonio Scuteri
19/04/2013

un esempio?

Di esempi se ne possono fare a sacchi... uno per tutti che da solo ne vale cento? Gli adempimenti per rendere Open i dati della PA. Il concetto di dato open e' più che condivisibile ma non e' attuabile in questo modo, con queste risorse e con questa informazione.

Non sono d’accordo, sono d’accordissimo!!!

Non sono d’accordo, sono d’accordissimo!

Ma quale cittadino sa che per esempio per liquidare solo 180 Euro ad un privato, l’atto dirigenziale arriva a comporsi di ben NOVE PAGINE (tra attestazioni che aumentano giorno per giorno, privacy, trasparenza, motivazione, DURC, etc. ...) e per affidare ad una Società in house attività per ben 30 MILIONI di Euro ne bastano QUATTRO senza nemmeno un filino di motivazione?
Ma di quale trasparenza stiamo parlando? E chi la controlla la trasparenza di un atto? Chi?
E mentre i dipendenti si avvitano nel dover rispettare un groviglio di norme che in sé costituiscono un “aggravamento del procedimento”, a dispetto della semplificazione, c’è ancora chi pensa che continuando a “normare” le amministrazioni diventeranno più efficienti.
Sono d’accordo: il cittadino al centro dell’azione amministrativa. Ma le norme che si definiscono a Roma valgono per tutte le pubbliche amministrazioni, sia che si tratti di grandi amministrazioni che di piccole amministrazioni. Ma a Roma si chiedono come possono i piccoli comuni (è piccolo un Comune di 56.000 abitanti?) che hanno 1 solo dirigente a soddisfare tutti i bisogni della cittadinanza? Lo hanno capito o no che per far camminare le amministrazioni ci vogliono persone e risorse finanziarie? Che la pubblica amministrazione è in sé una macchina complessa perché deve tenere conto di una pluralità di soggetti ed istanze, di una competitività mai vissuta prima, che non è più tempo di autoreferenzialità perché la p.a. sta sul mercato proprio come una azienda privata?
Ma lo hanno capito o no che l’evolversi, rapido, della società globale sta stritolando tutte le p.a. e che avranno più attrattività gli stati in cui le soft low consentiranno l’insediamento di nuovi investimenti? Vogliamo aggiungerci poi l’U.E.? Altro che semplificazione e lezioni apprese da passato … solo adempimenti, vincoli, target … e la qualità della spesa?
La trasparenza non può essere “disciplinata”, la trasparenza sta nella testa delle persone e a me non pare che tutti i decisori politici e la burocrazia siano davvero convinti che la trasparenza, a dispetto del dibattito che si trascina da vent’anni, sia una delle strade che azzera la disaffezione dei cittadini verso la p.a.. Ci sono altri luoghi dove, senza trasparenza, si acquisisce consenso … che è poi, ahimè, il vero motore delle p.a.

E, per chiudere con una battuta (ma non tanto …) sapete qual è il risultato? La p.a. sta diventando come il matrimonio: chi sta fuori vuole entrare, chi sta dentro vuole uscire!

si crea burocrazia per abbattere la burocrazia

....è amaramente constatabile in questo Paese come una politica debole crei una burocrazia forte.

credo sia ormai ora che

credo sia ormai ora che "Forum PA" arrivi sistematicamente ai parlamentari e ai politici di Governo in particolare e non soltanto agli addetti ai lavori.
Altrimenti ci parliamo addosso e senza risultati pro cittadino e pro dipendente pubblico.

forse è arrivato il momento

forse è arrivato il momento di votare per grillo.

MA ANCHE NO!!! Grillo è il re

MA ANCHE NO!!! Grillo è il re dei salumieri!
Il senso di questo articolo è che serve gente COMPETENTE. Non demagoghi che propongono ricette ottime ma non hanno minimamente idea nè dei costi nè dell emodalità per attuarle!
Per dire, un mio amico grillino l'altro giorno mi diceva che per sbloccare i pagamenti alle imprese "bisogna eliminare la burocrazia". Ottimo. Quando gli ho chiesto come pensano di farlo, non ha saputo fare una proposta concreta che fosse una.
Gli ho detto che un problema sono i controlli eccessivi delle ragionerie dello Stato. E lui: "Allora vorrà dire che li elimineremo". VI RENDETE CONTO DELLA FOLLIA DI QUESTA GENTE????

si!

Ci rendiamo conto!
Tu parli che c'hai la pancia piena! Tu parli, perchè non sai cosa significa la sofferenza, la mortificazione, l'aver perso il lavoro, il non poter pagare il mutuo, dar da mangiare latte e pane ai tuoi figli...
...tu parli! Molte persone che leggono queste pagine non hanno neanche la più remota idea di cosa significhi aver perso il lavoro, non immaginano neanche che cosa si possa provare nel tornare a casa e guardare i propri figli e dire "anche oggi non ho trovato un lavoro" e mentendo con un sorriso che non sai dove andare a prendere dire: Domani le cose andranno meglio!
TU NON LO SAI!

grillo salumiere, berlusconi panettiere, bersani pecoraro...

e monti (xxcensuraxx)!
Grillo sarà un salumiere ma lo sappiamo e lo sapevamo perfettamente! ma da gente come Monti mi sarei aspettato molto di più, invece ha massacrato l'economia del paese! E non mi venite a dire era necessario, non si poteva fare altrimenti, è colpa di quello, di questo, di berlusconi, di grillo ecc, ecc!
La verità è che a questa massa di cialtroni non importa del paese. Nessuno, dico NESSUNO si è mai sognato di cambiare il porcellum perchè fa comodo a tutti destra sinistra e centro e pure a monti che c'aveva puntato per fare il presidente del consiglio.

Perchè nessuno parla degli AFFITTI che paga lo stato per decine e decine di miliardi di euro l'anno per uffici in centro a Roma quando ci sono migliaia di uffici pubblici all'EUR completamente VUOTI! E perchè nessuno va ad indagare per capire di chi sono?

Da questo dovrebbe partire un governo! Invece nessuno va a toccare questi POTENTI reputando molto facile aumentare le tasse. Peccato che l'anno prossimo il 30% della popolazione non le potrà pagare perchè ha perso il lavoro o perchè l'azienda è fallita!

...e mo che famo? AUMENTIAMO ANCORA LE TASSE! Bene bravo BIS!

Questa è la politica italiana, e grillo è un salumiere? E' vero, meglio salumieri che cialtroni incapaci, o meglio capaci solo di pensare agli affari loro.