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Calderini a SMART City Exhibition: trovare la via italiana alla smart city

“Dobbiamo cercare una vocazione italiana alle smart cities, guardando ai bisogni sociali emergenti nella nostra comunità e agli assett che possiamo mettere in gioco. Diamoci un’agenda vicina ai nostri reali bisogni, sarebbe una carta importante da giocare anche a livello europeo e internazionale”. A sottolineare la necessità di trovare una via italiana verso le città intelligenti è Mario Calderini, Consigliere del Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, intervenuto al convegno inaugurale di SMART City Exhibition. Se infatti in molte città europee smart city significa soprattutto mobilità intelligente e risparmio energetico, in Italia si potrebbe puntare sul patrimonio culturale o sul capitale sociale, solo per fare un esempio. 

L’Agenda digitale e il decreto sviluppo in questo senso sono un punto di partenza e non di arrivo, ha sottolineato Calderini, che ha poi evidenziato alcuni punti critici presenti nel nostro sistema Paese: l’inadeguatezza del titolo V della Costituzione che, così come è progettato, risulta inadatto a governare le grandi questioni tecnologiche e i grandi progetti di Innovazione del Paese; le modalità di appalto e di procurement che vanno migliorate e aggiornate se si vuole favorire l’acquisto di innovazione da parte delle amministrazioni. In particolare, Calderini ha sottolineato la necessità di fare leva sulla partnership pubblico-privato e di impedire le gare al massimo ribasso per i progetti che riguardano le Smart city.

“Comprare cose di grande valore sistemico per le smart cities è diverso che comprare siringhe per un ospedale. Se non lo capiamo non possiamo fare passi avanti in direzione delle smart cities”, conclude Calderini.

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Commenti

partnership pubblico-privato e no alle gare al massimo ribasso

Se la PA riuscisse finalmente a creare una progettualità strategica a breve e medio periodo, che traguardi a contenuti sempre più innovativi, implementabili con la politica dei piccoli passi,
eviterebbe la creazione di mega bandi che portano solo al massacro per il prezzo con contenuti tecnici discutibili,
Inoltre le aziende in difficoltà eviterebbero di fare riduzioni assurde di prezzo, pur di prendere commesse con la speranza di poter poi recuperare in corso di progetto una marginalità anche minima.
Chi decide (PA), deve crederci e deve avere il coraggio di perseguire l'obiettivo, andando anche a capire se e come le normative aiutano oppure no, e nel caso modificarle .