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Piani Energetici di Distretto: da Pescara un nuovo strumento per città “green”

Se oggi la popolazione che vive nei centri urbani è maggiore di quella che vive in campagna ed è responsabile dell’80% delle emissioni di CO2 in atmosfera, è naturale che proprio sull’ambito urbano si concentrino le maggiori attenzioni economiche ed ambientali, soprattutto per quanto riguarda il raggiungimento di obiettivi globali come il controllo sul  cambiamento climatico e l’innalzamento del livello di inclusione sociale. Le problematiche comuni alle città comprendono diversi settori, dalle infrastrutture per la mobilità a quelle dell’energia, senza dimenticare la gestione consapevole delle risorse, come l’acqua, e la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. Ma il miglioramento della qualità della vita dei cittadini non dipende tanto dalla dimensione dell’urbanizzato, quanto dalla capacità di migliorarne ed ampliarne la governance.

Per troppo tempo si è continuato a costruire piazze e portici, mentre lo spazio pubblico assumeva le forme mutevoli e autorganizzate dei non-luoghi; e nonostante il fallimento delle politiche di programmazione sia ormai evidente e chiaro a tutti, nessuna trasformazione concreta degli strumenti di attuazione e della governance è stata concretamente introdotta. Soprattutto viene costantemente mortificata l’interazione, l’ascolto e la partecipazione degli utenti della città.

Eppure oggi, all’interno dei territori metropolitani contemporanei, gli strumenti capaci di dare coerenza e compiutezza all’evolversi della società sono sempre più le tecnologie informatiche e, come si vedrà più avanti, la gestione dell’enorme mole di dati a nostra disposizione. Sempre più i catalizzatori dei territori sono dettati, oltre che dalle reti infrastrutturali, dalle connessioni tra gli utenti (cittadini attivi) che rivendicano un ruolo da protagonisti attraverso la gestione e condivisione delle banche dati aperte (ciò che normalmente prende il nome di UGC, User Generated Content). Oggi gli amministratori intelligenti devono imparare a gestire questi nuovi spazi di democratizzazione del territorio, e saperli “governare”. Dopotutto questi sistemi sono già ampiamente diffusi in tutti gli oggetti che quotidianamente usiamo e che ci permettono di vivere e lavorare in ambienti urbani diffusi.


60 Seconds - Things That Happen On Internet Every Sixty Seconds
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I dati cui si fa riferimento non sono più necessariamente ricavati dalla sensoristica fissa (l’ormai diffuso lampione con ripetitore Wi-Fi), ma anche e soprattutto dal proliferare di opinioni, gradimenti, spostamenti, di chi vive la città in quel momento; ad esempio per comprendere l’apprezzamento di un luogo, invece di costosi sondaggi potremmo affidarci al “sentimento” georeferenziato espresso dalle persone attraverso Foursquare, o censire attraverso gli scatti di Flickr, una mappa collettiva e sempre aggiornata di esperienze urbane, sullo stile delle Emotional Mapping di Christian Nold; oppure ancora, raccogliere le tracce ed i percorsi di rifiuti urbani il cui destino pare essere poco noto ai più.

Come si può comprendere, il ruolo ed il successo di una governance intelligente non dipende dalla quantità di informazioni raccolte, bensì dalla capacità di attivare processi e progetti in grado di selezionare strategicamente i dati a disposizione.


The Livehoods Project: Urban analysis project maps real-time Foursquare check-ins in major US cities

Questo processo inverte di fatto la metodologia usata finora dagli amministratori; non è più la città che mette in “bacheca” sulla home page del Comune le informazioni, fosse pure sempre aggiornate, ma è un sistema fatto di Apps, infrastrutture e tecnologie, che seleziona ed usa i dati degli utenti attraverso una metodologia di tipo Bottom-up, al fine di migliorare la qualità della vita urbana ed incrementare l’efficienza dei sistemi, contribuendo ad esempio alla riduzione della CO2 in atmosfera.

Recentemente è stato introdotto dal Patto dei Sindaci un nuovo modello di gestione del governo urbano dalle elevate potenzialità, che prevede l’elaborazione di due aspetti sostanziali e determinanti: la partecipazione degli utenti e la flessibilità dello strumento di pianificazione energetica. Questo in considerazione del fatto che i 2.003 Comuni italiani che spontaneamente hanno aderito all’azione della Covenant of Mayors, sono accomunati da un elemento: la prevalenza dei consumi e delle emissioni da parte degli utenti privati, il che rende l’inclusione un aspetto determinante per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione previsti dai SEAP (Piani d'Azione per l'Energia Sostenibile).

Resta da stabilire, da migliorare e da sperimentare, in quale modo le Amministrazioni intendano rendere partecipi i City User. Resta da colmare, in sostanza, la distanza tra la realtà imperante del mondo della comunicazione con quello della programmazione, tra la Open City e la Città Istituzionale.

La difficoltà nell’amministrare le città di oggi deriva sicuramente dalla velocità dei cambiamenti in atto, che stride con la lentezza della macchina burocratica; basti pensare che solamente in un decennio siamo passati dalle autostrade dell’informazione di Mitchell[1], alla evoluzione dinamica dei Data Space[2], uno spazio la cui comprensione deriva dall’interpretazione di dati richiesti attraverso i dispositivi mobili che portiamo sempre con noi. Di contro nello stesso decennio gli strumenti attuativi di governo della città sono rimasti esattamente gli stessi. Per questo le novità introdotte dalla metodologia della Covenant of Mayors risultano di particolare interesse.

La Provincia di Pescara, proprio nell’ambito del Patto dei Sindaci, ha messo a punto una strategia di accompagnamento tecnico-amministrativo e di supporto per i 46 Comuni del proprio territorio, una sorta di strategia bottom-up di tipo istituzionale che è stata segnalata dalla stessa CE come best practice, ricevendo il riconoscimento a Bruxelles dalle mani di Pedro Ballesteros, direttore del Patto dei Sindaci della Commissione Europea.

Il meccanismo virtuoso alla base dei riconoscimenti, deriva dall’intuizione di utilizzare parte dei fondi strutturali POR FESR 2007-2013, asse II Energia, per l’implementazione e la redazione dei SEAP, a condizione che i Comuni redigessero il BEI (Baseline Emission Inventory) entro il 1° ottobre 2011; il provvedimento ha di fatto messo a disposizione dei Comuni le risorse necessarie per pianificare le strategie e gli interventi funzionali al raggiungimento degli obiettivi della Covenant. In questo modo l’assessore Angelo D’Ottavio è riuscito a mettere in moto un modello di governance virtuoso che ha consentito alla Provincia non solo di raggiungere per prima l’adesione di tutti e 46 i Comuni del proprio territorio, ma anche di adottare entro il 31 marzo 2012 tutti i SEAP, avendo già realizzato oltre 30 milioni di interventi di efficientamento energetico di edifici pubblici, scuole ed illuminazione pubblica.

Ora però la stessa Provincia sta cercando soluzioni innovative affinché si possano verificare le condizioni economiche necessarie per coinvolgere le ESCO (Energy Service Company) nelle realizzazioni delle azioni previste nei SEAP.

Per questo è in via di definizione un nuovo strumento, il PED (Piano Energetico di Distretto), che di fatto altro non è che il raggruppamento di diversi Comuni/SEAP che condividono alcune condizioni omogenee, al fine di prevedere azioni comuni in settori strategici. Sul territorio sono stati individuati: il Distretto del Benessere che comprende 14 Comuni, quello Rurale composto da 12 Comuni, quello delle Colline pescaresi con 17 Comuni e quello dell’Area Metropolitana che riunisce i 3 centri più popolosi ed urbanizzati del territorio provinciale.

Proprio in quest’ultimo Distretto uno dei temi di riflessione ed attenzione progettuale riguarderà la “Smart City”; l’intenzione è quella di portare avanti il percorso di innovazione che la Provincia ha avviato in questo settore, al fine di raggiungere gli obiettivi di efficienza e di riduzione delle emissioni, generando valore e nuovi business attraverso la realizzazione di un’area metropolitana tecnologica e interconnessa.

Tali processi serviranno per attrarre investimenti non solo nei settori strettamente energetici, ma anche in quelli dei rifiuti, della logistica e dei trasporti nella speranza di riuscire nel breve periodo ad introdurre metodologie in grado di sostituire o integrare le tradizionali pratiche di pianificazione strategica su scala territoriale senza che ciò comporti ostacoli di tipo procedurale o legislativo. Vista la scarsa capacità e possibilità che hanno i Comuni di investire a causa delle note difficoltà economiche e dei vincoli imposti dal Patto di Stabilità, lo sforzo maggiore sarà rivolto alla ricerca di soluzioni finanziarie innovative che riescano ad attrarre fondi privati, come ad esempio i Social Impact Bonds.

La nuova scommessa sarà riuscire a mettere a fattor comune i programmi europei, come la Covenant of Mayors, i finanziamenti europei, nazionali e regionali, dal FP7 a quelli del MIUR, con le Smart Cities, attraverso una visione trasversale ed inclusiva, che attraverso l’uso dell’ICT, riesca a governare intelligentemente le trasformazioni delle future città.


*Martino Mitidieri, leggi un breve profilo


[1] William J. Mitchell, La città dei bits, 1995

 

 

  

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