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Ecco il censimento delle PA su facebook. Come lo usano le pa che hanno aperto un profilo

Come comunica la pubblica amministrazione italiana attraverso l’uso di Facebook? L’azione di rapporto con il pubblico degli utenti così raggiunti è espletata in maniera corretta? Al di là del bisogno e del dovere di essere presenti in rete, il servizio poi reso agli utenti/follower è effettivamente utile o rischia di trasformarsi in un boomerang in termini di immagine?

Una risposta senz’altro esauriente prova a fornirla una ricerca – ed è forse una delle prime in assoluto nel suo genere, pur ammettendo l’autore che essa non vanta “alcuna pretesa di esaustività” – portata a termine dal ricercatore Giovanni Arata, e riferita al primo trimestre di quest’anno. Lo studio è intitolato “#FacebookPA1/2012 - Quanti sono e cosa fanno gli enti locali su Facebook” (per la precisione, i dati sono stati raccolti nel periodo compreso tra Novembre 2011 e Marzo 2012, e nel particolare quelli relativi ai Comuni sono aggiornati al 17 Marzo 2012, mentre quelli di Province e Regioni al 6 Aprile 2012) ed è stata condotta attraverso l’osservazione diretta delle attività degli account Facebook delle Pubbliche Amministrazioni, oltre che grazie a ricerche manuali, mirate o grazie a segnalazioni giunte attraverso liste di account individuati nel tempo.
Per ciascuna “antenna” evidenziata sono stati diversi i parametri esaminati: la tipologia di account impiegata, l’uso della pagina informazioni, il numero dei contatti, la presenza/assenza di messaggi postati, la presenza/assenza di risposta relativa, la presenza/assenza di sharing contenuti esterni, la frequenza temporale di aggiornamenti e il contenuto degli stessi.
Rimandando - per chi ne fosse interessato - alla lettura integrale della ricerca (scaricabile al link www.scribd.com/giovanniarata), qui di seguito riportiamo alcuni dei dati più significativi evidenziati dall’importante analisi.

Ecco i dati

Dai dati ottenuti è risultato anzitutto che nel nostro Paese, alla fine dello scorso mese di marzo, si conta(va)no 1.250 account Facebook riconducibili ad enti locali territoriali. Si tratta di numeri da considerare indubbiamente come ridotti, tenendo conto che i comuni presenti sul nostro territorio sono 8.092, le province 110 (di cui tre ad amministrazione speciale) e le regioni 21. Nel particolare, la presenza su Fb è così suddivisa, anche tenendo conto del fatto che alcuni enti occupano più di un account di riferimento: i comuni presenti sul social network si fermano al 12,3% del totale, le province al 34,5%, e le regioni al 45%. Per completezza d’informazione è opportuno sottolineare che gli utenti di Fb nel nostro Paese ammontano ad almeno 21 milioni, praticamente un terzo del totale degli abitanti la penisola.
Andando ad analizzare le differenze geografiche acclarate, si può notare come il settentrione risulti la zona a più alta “popolosità” del social web in questione da parte degli enti locali di quel territorio, visto che occupa 508 presidi virtuali, pari al 40,64% del totale; le due realtà più dinamiche risultano essere la Lombardia e il Piemonte (159 e 111, rispettivamente, gli account registrati). In più, lo stesso nord detiene anche il particolare primato degli enti locali unici con ben 442 amministrazioni comunali, 19 provinciali e 2 regionali. L’uso di Facebook è rilevante anche nell’Italia centrale e al sud; in particolare, il nostro mezzogiorno può contare su 476 account e su 391 enti locali unici, mentre più circoscritti sono i volumi registrati nelle quattro regioni al centro, con 324 antenne e 213 enti locali unici.

Si tratta di cifre che, se analizzate ancor più nel dettaglio, si possono prestare ad altre sorprese, e notevoli. Infatti,  tenendo conto del numero di “amici” che gli account possono “vantare”, scopriamo che ben 122 di questi ne contano una forbice compresa fra gli zero e i 10, mentre altri 233 non arrivano a 100 (cifre deprimenti, e solo in parte giustificabili dal fatto che si tratta di presidi a dimensione limitata, con un’incidenza statistica che si ferma al 30% circa del totale). Invece, la maggiore concentrazione si registra fra i 101 e 1000 utenti collegati, situazione che accomuna quasi un account pubblico su due - esattamente 536, pari a 42,88% del totale - e risultano relativamente numerose - 23,36% - anche le realtà con un seguito compreso tra 1001 e 5000 (del tuttoresiduali, invece, sono i presidi “in possesso di oltre 5000 contatti). Per la cronaca, la pagina che conta il maggior numero di “amici” in Italia è quella del Comune di Torino, ormai vicina ai 20mila (per l’esattezza, al momento della rilevazione, erano 19.277).

Tenendo conto delle tre realtà amministrative nel complesso, l’articolazione regionale più dinamica risulta essere l’Umbria, dove 95 enti locali nel loro complesso (cioè comprendendo comuni, province e regione) esprimono complessivamente 39 presidi (raggiungendo il 41,1% del totale degli enti presenti sul territorio, e a seguire sono la Toscana (dove il rapporto complessivo si ferma al 36,9%), poi l’Emilia-Romagna, la Puglia e la Sicilia.

Sorprendono, e molto, le assenze su Fb di centri urbani di assoluta importanza, a partire da quelli più significativi, alcuni addirittura… capitali. Mancano del tutto, infatti, gli account ufficiali dei comuni di Roma, Milano, Bari e Palermo, grandi città alle quali si aggiungono altre latitanze significative come quelle di Trento, Campobasso e Potenza. Per contro, è evidente il dinamismo dei piccoli centri: ben 948 account riguardano queste realtà ridotte, un “peso” che arriva a toccare il 75,8% del totale, dato che testimonia come tre antenne Facebook su quattro si trovino lontano dai nostri grandi agglomerati cittadini.

Il problema più messo in luce dalla ricerca, però, è come gli enti locali italiani siano molto spesso scarsamente identificabili, per diverse ragioni: la denominazione della pagina, la scelta di tipologie di account improprie, le modalità d’impiego della sezione di informazioni,  l’impiego improprio del campo “Descrizione”, fino alla scelta di catalogare l’account all’interno di categorie non corrette e quindi generanti confusione. In verità, le situazioni ottimali si riscontrano in 370 casi, mentre in altri 226 il grado di identificabilità risulta buono; accanto a queste situazioni molto o abbastanza accettabili ve ne sono 271 che offrono elementi di ambiguità, mentre per 383 i dati identificativi proposti sono scarsi. In pratica, una pagina istituzionale su due risulta di difficile identificazione per gli eventuali visitatori. 

Chi gestisce la pagina?

Ma chi opera per “riempire” le pagine degli enti locali nostrani sono direttamente gli uffici “interni”? La ricerca ha evidenziato come diversi account siano creati da quelle che vengono definite “sotto-unità organizzative”: assessorati, uffici stampa, uffici relazione con il pubblico (Urp). Su tutti, colpisce il dato riferito agli assessorati, che con le loro 153 antenne coprono l’attivismo di un account su dieci.  Il problema vero che ne consegue è che la titolarità sulla gestione degli account “generali” di comuni, province e regioni è spesso appannaggio di soggetti che ricadono al di fuori della giurisdizione formale dei singoli uffici - come le agenzie esterne, quando addirittura non si tratta di “decisori eletti” -  contribuendo così a creare quella che la ricerca definisce una “vera e propria balcanizzazione della gestione social”, specificando anche: “se sulla carta nessuno avrebbe titolo formale a creare un presidio Facebook per l’amministrazione, nella pratica pressoché chiunque si sente titolato a farlo, spesso senza alcun raccordo o coordinamento organizzativo (né editoriale) con gli altri uffici dell’Ente”.  Una situazione che richiama alla massima attenzione visto che, di fatto, è connotata da mancanza di regole e controlli istituzionali diretti.

Ma come usa e riempie di contenuti l’ente locale italiano - o chi per esso viene (magari impropriamente, come abbiamo visto) viene chiamato a farlo - quando si mette in vetrina su Facebook? Gli spazi in questione vengono usati soprattutto per la condivisione di informazioni su tematiche di interesse generale e per la segnalazione di eventi. Le comunicazioni di pubblica utilità - come aperture e chiusure uffici, traffico, convocazione assemblee pubbliche - si ritrovano in 659 delle bacheche esaminate (il 91% del totale), mentre sono 614 (l’85%) quelle che postano aggiornamenti su manifestazioni ed eventi. L’incidenza delle tipologie di contenuti di questo cresce al pari passo con le dimensioni dell’ente esaminato: al livello comunale le informazioni di pubblica utilità pesano per l’82,1% e le segnalazioni per l’85,7%, nelle province i valori sono rispettivamente 87,5% e 78,1% e nelle Regioni, infine, la frequenza per informazioni di questo tipo è totale, cioè del 100%.  Tipologia di post che si è verificato essere frequente è anche quella relativa ai contenuti video, che registra percentuali abbastanza simili in ogni realtà locale nazionale: ne fanno uso le bacheche delle pagine fb rilevate dei comuni nel 61,6% dei casi, delle province nel 75% e delle regioni nel 55,6%, (la media fra le tre diverse situazioni è del 62%).

Per finire, sono senz’altro da giudicare significativi altri due dati. Il primo riguarda bandi, ordinanze e documenti di varia rilevanza pubblica: è risultato che solo 244 bacheche (il 34% del totale) si sono mostrate “disponibili” ad ospitare notizie di questo tipo, e la “latitanza” della maggioranza assoluta qualche dubbio in merito alla voglia di diffusione e trasparenza di notizie del genere può pure considerarsi ovvia. Così come singolare risulta la presenza sulle stesse pagine da parte degli amministratori degli enti monitorati: ad ospitarne sono solo 82 antenne, per un misero 11% complessivo. E come usa questo (scarsa) pattuglia di politici-amministratori lo spazio virtuale a disposizione? Secondo la ricerca in maniera tale da creare “una confusione evidente tra la dimensione di comunicazione istituzionale e quella di comunicazione politica”, visto che “la bacheca viene usata per promuovere l’immagine e sostenere le campagne politiche dei soggetti eletti, fino ai casi limite in cui gli eletti stessi si sostituiscono ai gestori per parlare in prima persona all’interno dello spazio”. Vista in conclusione, è forse la dimostrazione più evidente che le amministrazioni un po’ di strada verso i social network la stanno pian piano coprendo, mentre i singoli amministratori ancora sono ben lungi dal coglierne appieno l’importanza. E quando (raramente) decidono di “mettersi in vetrina”, il risultato che ne esce non è dei migliori e nemmeno dei più corretti. 

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