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Come si lavora nella PA? Merito, incentivi e valutazione i punti dolenti

Il dato emerge da un’indagine sul benessere organizzativo nelle amministrazioni condotta da FORUM PA attraverso un questionario on line e presentata oggi. Il problema più grave nel lavoro pubblico è, secondo gli intervistati, quello del merito e dell’equità. Solo il 6% dei rispondenti pensa che nella propria organizzazione il merito sia il principale criterio per gli avanzamenti di carriera, contro un 63% secondo cui questo non avviene mai e un 31% che lo definirebbe episodico.

Come si lavora nella PA? Come vivono la propria condizione lavorativa, in termini di benessere organizzativo, i dipendenti pubblici? Lo ha chiesto FORUM PA agli iscritti alla propria community, ricevendo in soli tre giorni quasi 2.220 risposte, soprattutto da funzionari e impiegati (il 55%), seguiti dalle posizioni organizzative (circa il 20%) e dalla dirigenza di prima e seconda fascia che rappresenta il 18% circa del panel. Residuali i “precari” della PA. 

Obiettivo della ricerca era capire se - al di là delle enunciazioni normative di riforma che si sono succedute negli anni – il lavoro pubblico sta cambiando o meno verso modelli più dinamici e tesi a valorizzare il contributo delle persone. I risultati sono stati presentati oggi a FORUM PA 2012, nel corso del convegno: "Pari opportunità e contrasto alle discriminazioni come fattori di benessere nelle PA".

Quella che emerge è una foto in chiaroscuro dell’ambiente di lavoro pubblico. 

Positivi infatti, almeno in prevalenza, i giudizi sulle relazioni interpersonali e sulla comunicazione: il 33,5% dei rispondenti dichiara che gli obiettivi dell’amministrazione sono sempre o spesso chiari e ben definiti contro solo l’11% che dichiara che non sono mai espressi con chiarezza; il 24% dichiara di essere coinvolto sempre o spesso dai dirigenti sui temi inerenti il proprio lavoro, mentre il 20% dichiara di non essere mai ascoltato. Solo il 10% poi non può contare mai sulle informazioni di lavoro fornite da dai colleghi del proprio gruppo, contro un 28% che le ha spesso o sempre e un 62% che le ha in forma episodica. Maggiori dubbi sulla comunicazione interna sia tra colleghi, sia con la dirigenza: solo il 22% la definirebbe ricca e frequente contro un 28% che si lamenta di non avere mai comunicazione e un restante 50% che la sperimenta solo saltuariamente. 

I problemi più gravi emergono invece quando ci avviciniamo ai temi del cambiamento e dell’innovazione. Se tutto sommato c’è un 33% dei rispondenti che dice che la propria organizzazione è attenta spesso ad acquisire nuove tecnologie per migliorare i processi di lavoro (mentre solo il 15% dice che questo non succede mai e un 53% che lo constata in forma episodica), quando passiamo allo sviluppo delle competenze innovative nei dipendenti la situazione peggiora. Abbiamo infatti solo un 14% che lavora in amministrazioni impegnate spesso o sempre a far crescere le proprie risorse umane, contro un 38% che non lo sperimenta mai e un 48% solo in forma episodica.

Va ancora peggio per l’introduzione di nuove professionalità che viene sperimentata solo per il 12% dei rispondenti contro un 41% che non la vede mai e un 47% che ne ha tracce episodiche. A questa situazione che possiamo definire statica, in cui l’unica cosa che si muove sono un po’ di acquisti di tecnologie, fa riscontro ovviamente una scarsissima propensione a sperimentare nuove forme di organizzazione del lavoro che entrano spesso o sempre nelle PA solo per un 12%, in forma episodica per un 45% dei rispondenti e mai per un sonoro 43%.

Ma il problema che il nostro panel percepisce come il più grave nel lavoro pubblico è quello del merito e dell’equità. E questo è ancora più grave perché siamo nella fase di applicazione faticosa di una riforma, come quella di Brunetta del 2009, che ha fatto del merito, della premialità e della trasparenza i propri pilastri.

Partiamo proprio dal merito: solo il 6% dei rispondenti dice che nella propria organizzazione il merito è il principale criterio per gli avanzamenti di carriera contro un 63% che dice che questo non avviene mai e un 31% che lo definirebbe episodico. Anche per gli incentivi economici la situazione non è molto diversa: per il 59% non sono mai distribuiti sulla base dell’efficacia delle prestazioni, per il 31% questo avviene ogni tanto e solo per il 10% si tratta di una prassi (spesso o sempre). Passando al delicato processo di valutazione, il nostro panel trova che essa è equa e trasparente solo per il 15%, mentre un 48% dice che non lo è mai e il 37% che lo è solo qualche volta.

In queste condizioni è difficile emergere e infatti solo il 16% del panel ci dice che il lavoro nella propria organizzazione fa emergere spesso le qualità personali e professionali di ciascuno, mentre per il 30% questo non accade mai e per il restante 54% accade solo in saltuari casi.

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Spending e licenziamenti

Oggetto: Spending e licenziamenti
Non c'è nulla di male nel tagliare 10 mila dipendenti pubblici, dipende come tagliamo, certo se non sappiamo separare le mele buone dalle mele marce diviene preoccupante. Prima di tagliare la sanità tagliamo gli enti pubblici inutili come il PRA, cioè il pubblico registro automobilistico fondendo il doppio inutile archivio nazionale veicoli presso il pubblico registro automobilistico e presso il ministero dei trasporti e della navigazione senza aspettare una direttiva europea. Poi lasciamo a casa i dipendenti pubblici che si trovano attualmente agli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata in corruzione e falsità ideologica. Poi lasciamo a casa i dipendenti pubblici condannati negli ultimi vent'anni per un qualsiasi reato contro la PA. Poi lasciamo a casa quei dirigenti che hanno almeno cinque funzionari agli arresti domiciliari per non avere attuato norme di prevenzione conto la corruzione, non a caso il Ddl anticorruzione non passa. Poi lasciamo a casa quei direttori che hanno firmato turni fatti dalla segretaria ai domiciliari dicendo ognuno si deve assumere le proprie responsabilità. Poi lasciamo a casa quei dirigenti che hanno perso i ricorsi dinanzi il tribunale amministrativo e che noi cittadini stiamo pagando perché secondo la corte dei conti la responsabilità civile della pubblica amministrazione non transita in responsabilità amministrativa del funzionario della PA se non si dimostra l'istituto del dolo. Poi lasciamo a casa quei dirigenti di quei ministeri in cui dopo nove mesi i totem erogatori di biglietti elimina code degli sportelli presso gli enti pubblici non sono mai entrati in funzione, perché gli sportelli non sono polifunzionali e intanto noi contribuenti li paghiamo. Poi lasciamo a casa tutti quei dirigenti che fanno installare cappe aspirafumi dei veicoli per le revisioni mai entrate in funzione e intanto in quel ministero i dipendenti pubblici si devono portare la carta per stampare o la penna da casa nonché la carta igienica. Poi licenziamo quei dirigenti che non impiegano la pec (posta elettronica certificata) perché se è vero che è obbligatoria è anche vero che non vi è sanzione alcuna per la pubblica amministrazione inadempiente. Insomma bisogna licenziare premiando i virtuosi, responsabilizzando e valorizzando quella risorsa dello stato che si chiama PA, fatta da tutte quelle persone che credono nel senso del servizio e della dedizione.