News

Assinform: nel 2011 mercato IT scende a quota -4,1%, mentre cresce chi punta sul web

Si ampia il divario con il resto del mondo, dove l’IT cresce a +2,4%, mentre per il 2012 nel nostro Paese si prevede un calo del 2,3%. Ma le stime potrebbero migliorare se venisse applicato il concetto di Global Digital Market, secondo la riclassificazione del mercato Ict proposto da Assinform. In tale contesto crescono e-reader +719%, smart tv +92%, tablet +125%, cloud +34,6%, It per web +9,9%, Internet delle cose +11,9%, contenuti digitali e pubblicità on line + 7,1%, accessi a banda larga +1,1%.

Continua nel nostro Paese il trend negativo del mercato IT, che dopo le performance in ribasso del 2009 e del 2010 (-1,4%), fa registrare nel 2011 un calo pari al -4,1%. Si approfondisce così il ritardo con il resto del mondo, dove invece il settore cresce del 2,4%. Eppure, fra tante criticità e ostacoli, l’economia digitale comincia a penetrare anche in Italia, e queste stime potrebbero essere rapidamente riviste al rialzo, se la tradizionale visione del mercato Ict, secondo le due classiche componenti It e Tlc, fosse riletta in direzione del concetto di “Global Digital Market”. Questo il quadro complessivo che emerge dalla presentazione delle anticipazioni del Rapporto Assinform  sull’andamento del settore dell’Information & Communication Technology nel 2011, elaborato in collaborazione con NetConsulting, avvenuta la settimana scorsa a Milano. 

Il calo è legato non solo alla restrizione della spesa in Ict da parte pubblica, ormai perdurante da anni, ma anche a quella da parte delle imprese, che sostengono più del 90% della domanda d’informatica, e che hanno dovuto ampiamente rivedere gli investimenti in innovazione It, con tagli che si attestano sul valore medio del 4,3%. Per il 2012 le previsioni parlano di un settore Ict complessivamente ancora in difficoltà, seppur in recupero, con un trend negativo che per l’It farebbe segnare il -2,3%. Dati però che, come anticipato, potrebbero migliorare con un ri-orientamento del mercato Ict.

“Da questa lettura – ha evidenziato Paolo Angelucci, presidente di Assinform - rimangono fuori i cambiamenti che stanno generando nel settore la convergenza sempre più stretta fra It e Tlc: l’economia digitale, basata sulla leggerezza dei budget e delle tecnologie proprie del web e del cloud. Perciò, quest’anno il Rapporto Assinform presenta un’assoluta novità analitica, proponendo la visione del ‘Global Digital Market’, basata su una riclassificazione, più ampia e diversificata, del settore Ict italiano, capace di osservare e misurare le nuove componenti della domanda digitale. Da qui emerge non solo che vi sono segmenti del mercato Ict in crescita, ma anche che questa crescita è indirizzata soprattutto a cogliere le grandi opportunità del web tramite servizi offerti in modalità digitale, grazie a tecnologie di tipo smart”.

I dati

A livello europeo, solo la Spagna ha fatto peggio dell’Italia, con un mercato It sceso di -5,3%, rispetto ad una media Ue di +0,5%, con la Francia attestata a +0,3%, la Germania a +2,3% e l’Uk a -0,7%. Scendendo nel dettaglio, il calo complessivo del mercato IT nel nostro Paese, corrispondente al 4,1%, comprende i settori servizi (-2,6%), software (- 1% ), assistenza tecnica (- 5,6%) e hardware (- 9%)

Trend negativo anche sul fronte del numero delle imprese del settore, soprattutto delle grandi, per cui si registra un calo dell’8%, mentre le piccole si attestano al -6% e le medie al -3,3%. Tra quelle che resistono, le imprese più in sofferenza sono quelle di medie dimensioni: a febbraio 2012 gli ordinativi risultano infatti peggiorati per il 50% di esse, contro il 20% delle piccole ed il 10% delle grandi; dipendenti in calo per il 25% delle medie, contro il 13,3% delle piccole e il 10% delle grandi; anche i consulenti diminuiscono per il 50% delle medie e il 40% delle grandi.

In discesa, inoltre, i budget annuali di spesa corrente/manutenzione: a novembre 2011 risultano molto peggiorati per il 38,9% delle aziendeepeggiorati per il 33,3%, rispetto al 19,2% e al 23,1% del novembre 2010, mentre si parla del 24% e del 16% per il febbraio 2012. Si registra lo stesso andamento nei budget di spesa per lo sviluppo di nuovi progetti, che fanno registrare percentuali del 41,2% (molto peggiorati) e del 10% (peggiorati), rispetto al 25% e 3,6% del novembre 2010, e al 23,1% e 26,9% del febbraio 2012.

Se invece analizzassimo il quadro secondo la nuova ottica del Global Digital Market, il mercato guadagnerebbe circa 11 miliardi di euro in più rispetto al perimetro del concetto Ict tradizionale, per una valutazione di quasi 70 miliardi, e un’attenuazione della tendenza verso il basso, con un trend di -2,2%. Un calo che sarebbe inferiore grazie al segmento software e soluzioni Ict, che cresce al ritmo annuo di +1,2%, e a quello dei contenuti digitali e pubblicità on line che è in salita del +7,1%. Continuano, invece, a calare i servizi Ict, per una percentuale del -3,8%, così come i dispositivi e sistemi digitali, con un trend in discesa del 2,6%.

Entrando nel dettaglio, si registra in generale lo spostamento della domanda verso le tecnologie che valorizzano web e contenuti: a fronte del calo di Pc e laptop (-18,3%), nonché di cellulari (-29,5%), si registra, infatti, una crescita del 92%delle smart tv, del 125% dei tablet, fino al boom degli e-reader, per un aumento del719%. Stesso trend positivo per il software applicativo, che cresce complessivamente dell’1,7%, grazie in particolare alla spinta delle piattaforme di gestione web (+9,9%) e dell’Internet delle cose (+11,9%), mentre le soluzioni verticali e orizzontali calano di -1,6%. Anche la domanda di servizi Ict decresce complessivamente, ma fa registrare un aumento del ben 34,6% sul fronte del cloud computing, per un valore di 175 milioni di euro. Crescono infine anche gli accessi a banda larga, per una percentuale dell’1,1%.

“L’Italia è in forte ritardo sull’attuazione dell’agenda digitale – ha evidenziato Angelucci - ma ormai vi sono tutti i presupposti per farla decollare, dalla Cabina di Regia del Governo, alle numerose iniziative di enti locali, all’emergere di importanti attività di economia e infrastrutturazione digitali sul territorio. Per questo occorre avere subito sul tappeto un piano operativo/esecutivo che coordini e detti regole e tempi certi entro cui procedere allo switch off digitale del Paese. La nuova visione del mercato Ict – ha aggiunto – ha importanti implicazioni di politica industriale per le imprese del settore, che devono adottare i loro modelli di business e innovare l’offerta, così come deve avere un peso significativo nella progettualità delle misure per la crescita e lo sviluppo. Se le spinte verso l’economia digitale che emergono da più parti non saranno più ignorate, ma anzi valorizzate come opportunità strategica, il settore Ict saprà fare la sua parte e dare un contributo determinante per la modernizzazione e la crescita del Paese”.

Nessun voto