Editoriale

Costo della politica e stipendi dei parlamentari: siamo a rischio di S.P.V.?

Ho seguito in questi giorni con grande attenzione il dibattito sul cosiddetto costo della politica e sugli stipendi e i privilegi dei parlamentari, per altro riportato anche sul nostro sito.

Credo che sia un dibattito assolutamente necessario in un momento di gravi sacrifici per tutti, ma che, se lo semplifichiamo troppo e non ne vediamo i lati meno evidenti ed emotivi, ci può portare completamente fuori strada, innescando invece che una vigile e coraggiosa ragione riformatrice, un empito passionale sterile quanto caduco. Insomma quello che Huxley nel suo “Il Mondo Nuovo” chiama un “surrogato di passione violenta”[1] un S.P.V. appunto, che ci lascia sedati e soddisfatti, mentre tutto va avanti come prima.

Un segno del pericolo in questo senso mi è arrivato dal furore polemico con cui sono state stigmatizzate da una parte della stampa le dichiarazioni del Presidente dell’ISTAT, Enrico Giovannini, che ha detto in sintesi quello che una politica meno demagogica avrebbe dovuto capire da sé, ossia che non esiste ahimè una formula magica in grado di restituirci un valore “giusto” per gli stipendi dei parlamentari e dei vertici apicali delle amministrazioni e degli Enti Pubblici, ma che questo deve essere determinato con discernimento ed equilibrio dalla politica stessa, a cui la statistica può e deve dare solo un valido e corretto supporto conoscitivo.

Risibile è poi, se non fosse tragico segno dell’ignoranza diffusa del Paese per tutto quello che concerne “i numeri”, la reazione di chi ha accusato la commissione di aver complicato inutilmente cose in sé semplici[2].

Un altro e più grave pericolo è però intrinseco al dibattito stesso e deriva dalla confusione, a mio parere madornale e perniciosa, che si fa tra costi patologici della politica e costi fisiologici della democrazia. Per evitare malintesi provo a fare degli esempi sotto forma di domande.

  • E’ un privilegio insopportabile che un parlamentare abbia un rimborso di circa 3.500 euro mensili per le spese di rappresentanza e per dotarsi di un assistente? Certamente no se lo usa per far meglio il suo lavoro, certamente sì se se lo mette in tasca come prebenda ulteriore. Dal rapporto Giovannini scopriamo che in molti tra i Paesi confrontati l’assistente non solo c’è, ma è a carico del Parlamento stesso, come per altro mi sembrerebbe ovvio, e costa ben di più. Certo se poi l’Onorevole dà un tozzo di pane ad un portaborse, ripagandolo con la promessa di ottenere un domani un qualche posto in un’azienda pubblica, e si mette in tasca il resto è un’altra cosa. Ma si tratta di patologie che non è difficile estirpare.
  • Uno stipendio netto in tasca di circa 5.000 euro al mese (al netto delle spese di rappresentanza di cui sopra e di 3.500 euro di spese di trasferta) è troppo alto? Non penso proprio: è meno dello stipendio di un dirigente bancario, molto meno dello stipendio di molti dirigenti pubblici di prima fascia. Credo che non sia lì il punto e alzare fumo su questo vuol dire, come si dice a Roma “buttarla in caciara”.
  • Ha un senso che le spese[3] siano rimborsate comunque a tutti i parlamentari, sia che abitino ad un passo da Montecitorio sia che vengano da Caltanissetta? Certamente no, ma è roba facile: facciamo come in Francia e, invece di un forfait, diamo a tutti i fuori sede un alloggio decente pagato dall’istituzione e rimborsiamo solo le spese giustificate.
  • Il Parlamento italiano costa troppo? Certamente sì se fa quel che fa ora, ossia per la maggior parte dei casi il passacarte di decreti già decisi da un esecutivo che ha spesso usurpato di fatto anche il potere legislativo; certamente no se torna ad essere il cuore pulsante della nostra democrazia, il luogo della composizione dei nostri diversi e molteplici interessi.

Allora cosa è insopportabile? Io dico la mia: faccio fatica a sopportare il numero dei parlamentari, assolutamente troppo alto e che ha resistito indenne a decine di proposte di riforma, il basso impegno che si richiede loro in termini di effettive giornate di lavoro in aula e in commissione, alcuni privilegi di “casta” che sono non tanto costosi, quanto indicatori di un atteggiamento di separazione e di privilegio che non ha più alcuna ragion d’essere.

Confesso però che, in termini di risparmi e di “casta”, molto più fatico a sopportare la stessa attuale geografia dell’amministrazione, specie centrale, ma anche locale (delle province abbiamo già parlato, delle società partecipate parleremo), nata più per esigenze endogene che esogene (un modo gentile per dire che è servita più a piazzare persone che non a soddisfare bisogni della collettività).

Quest’ultimo è un punto da considerare con particolare attenzione: noi lo abbiamo sintetizzato come “una necessaria innovazione istituzionale”. Mi faccio anche qui qualche domanda: siamo certi che c’è bisogno di così tanti Dipartimenti presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e che per ciascuno siano necessari così tanti dirigenti apicali e dirigenti di prima e di seconda fascia, spesso a capo di un numero di impiegati così limitato da suscitare imbarazzo a raccontarlo? Ci servono ben quattro organismi autonomi, di rango dipartimentale, oltre al Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, che si occupino appunto di politiche sociali come sono il Dipartimento per le politiche antidroga, il Dipartimento per le politiche per la famiglia, il Dipartimento della Gioventù, l’Ufficio nazionale per il servizio civile? Siamo certi che l’azione di garanzia e di protezione della concorrenza per il mercato dell’energia, per quello dei trasporti e per quello dei servizi postali (per fortuna l’autorità dedicata è abortita) non possa essere a carico della già esistente Autorità Antitrust? Siamo certi che la sovrapposizione di istituzioni intermedie sul territorio sia sempre dettata dai bisogni delle popolazioni e non dalla necessità di piazzare qualche “trombato”?

Del tanto denigrato rapporto della Commissione Giovannini vi invito a prendere in considerazione le ultime pagine: scoprirete così che molte delle istituzioni italiane “autonome” non hanno riscontro nella maggior parte degli altri Paesi nostri concorrenti con risparmi quantificabili in alcuni miliardi. Certo le istituzioni autonome servono a garanzia della legalità e delle regole, ma com’è allora che, nonostante tutto, continuiamo a scendere nella classifica relativa alla lotta alla corruzione, mentre i Paesi che non hanno queste istituzioni ci superano alla grande?

In sintesi io vorrei un Parlamento forte, fatto di meno parlamentari ma scelti dall’elettorato, ben preparati, ben pagati, ben assistiti e ben impegnati in un lavoro che, se fatto con coscienza, impegna tutto il tempo disponibile e anche di più. Vorrei che fosse ridisegnata con coraggio l’amministrazione sulla base delle politiche e dei bisogni. Vorrei che il costo della politica non fosse considerato uno spreco, ma un investimento al servizio di tutti.

Per la realizzazione di questi desideri servono riforme serie e lungimiranti: i tagli alla cieca invocati da qualche giacobino della domenica non servono, sono anzi dei tonici per un sistema che, dopo il suo “ruttino liberatore”[4], andrà avanti come prima.



[1]  “Gli uomini e le donne hanno bisogno che si stimolino di tanto in tanto le loro capsule surrenali» disse il Governatore.
«Cosa?» fece il Selvaggio che non capiva.
«E' una delle condizioni della perfetta salute. E' per questo che abbiamo reso obbligatorie le cure S.P.V.»
«S.P.V.?»
«Surrogato di Passione Violenta. Regolarmente, una volta al mese, irrighiamo tutto l'organismo con adrenalina. E' l'equivalente fisiologico completo della paura e della collera. Tutti gli effetti tonici dell'uccisione di Desdemona e del fatto che è uccisa da Otello, senza nessuno degli inconvenienti.»
«Ma io amo gli inconvenienti.»
«Noi no» disse il Governatore. «Noi preferiamo fare le cose con ogni comodità.»
A.Huxley – “Il Mondo Nuovo”, Mondadori Editore, Collana La Medusa, Milano 1933, pagg. 245-46
 
[2] Il quotidiano Libero si vanta di aver raggiunto il risultato voluto (il parametro europeo che la legge prescrive) in sei ore, contro una commissione che “non ci è riuscita in sei mesi”. Peccato che poi quando si cerca questo risultato quel che appare è di una povertà sconcertante.
 
[3] Non parlo volutamente dei vitalizi perché sono in esaurimento, la loro storia però, dalla loro nascita per garantire “pari opportunità” di fare politica a ricchi e poveri, al loro trasformarsi in grotteschi privilegi è quanto mai istruttiva.
 
[4] Per altra strada e per altro percorso culturale rispetto a Huxley, Dario Fo nel suo magistrale “Morte accidentale di un anarchico” dice cose simili: parla di “ruttino” per indicare quegli scandali subitanei che non portano a cambiamenti. Dice un giornalista nella sua pièce “In poche parole salta fuori che lo scandalo, anche quando non c’è, bisognerebbe inventarlo, perché è un mezzo straordinario per mantenere il potere scaricando le coscienze degli oppressi”. E così, dice il matto (che è il portatore di verità nella commedia) “Il popolo si indigna, si indigna e burp! Arriva il ruttino liberatore.”
 

 

 

 

 

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Commenti

Perdonate le mie solite parole alla femminina

Una volta ho chiesto ad un Francescano:
Un ricco manager e/o ricco politico può essere francescano?
Lui mi ha risposto:
Se fa il BENE COMUNE SI!
Ma sapete cosa vuol dire questo "in parole povere"?

Pace e bene,
Agata

Francescano francescano

mia madre, che si chiamava Italia di cognome, era Francescana ordinata con tanto di cintura da indossare ma non è stata mai francescana: autoritaria, amante del lusso, adorava il Re e la Regina. Poi mi costringeva a fare le scale sante, i santuari, i rosari, ma io non ci cascavo. Avevo una diversa concezione, rispetto alla sua: poche apparenze e opere sincere. Più si diventa importanti, si hanno cariche, si ha da fare nelle stanze dei bottoni, e più ci si allontana dalla strada e relativi problemi. Ma questo non vale per casi rari di persone che sono eccezione alla regola rientrando nella Regola. Rari e difficilissimo riconoscerli in mezzo a tanti truffaldini. Tu come la vedi?

centrare il problema

Leggevo Lunedì su un aereo un articolo di un autorevole settimanale economico inglese che può essere riassunto così "la gente è oggi veramente stufa dei politici e delle banche". Nel settimanale si parla anche della sempre maggiore autonomia di pensiero dei consumatori, grazie anche alle network, e di prodotti finanziari alternativi a quelli delle banche per gestire il risparmio dei cittadini come quelli avviati da Branson con la sua "Virgin money". Questo per dire che risulta difficile analizzare i costi della politica senza contestualizzare il tema in questa emergente realtà dove la gente non sembra più disposta a deleghe così ampie come in passato. Purtroppo la nostra classe politica non ha aiutato: la capacità di iniziativa è da tempo in mano all'esecutivo, anche se si parla di sistema democratico basato sull'iniziativa parlamentare, i nostri parlamentari guadagnano non solo come parlamentari ma con altri ruoli pubblici o come professionisti, la legislatura dura in mezzo alla crisi politica perché sono in gioco le pensioni di tanti parlamentari nominati dall'alto, la corruzione non è stata fermata nella seconda repubblica. Questo e quello che vede il cittadino e non si può dire che abbia torto. Perciò, l'analisi molto lineare e acuto di C.M. rischia di cadere del nulla, perché mentre non ci sia un cambiamento vero negli atteggiamenti dei politici e uomini nuovi veramente impegnati con il paese, fare il punto in modo positivo sul costo della politica viene vissuto come un modo di dare ancora respiro all'attuale situazione, davvero insostenibile. Il governo tecnico non può fare molto. Il segnale deve venire da un cambio della politica e da un adattamento complessivo del sistema alle nuove condizioni.

costi della Politica

fare un commento a questi sconci è difficile. Non posso che essere forse ripetitivo.
La prima cosa che voglio mettere in risalto è l'assoluta mancanza di amor di Patria, da parte dei nostri rappresentanti politici e di tutti gli accoliti che vi girano intorno. Se nel passato era consentito a tutti di prendere, spendere e spandere, adesso avrei voluto che i parlamentari visti i tempi critici della nostra Italia, si sarebbero cosparsi di cenere per rimettere in carreggiata la nostra Nazione e il nostro popolo. Non possiamo andare ancora avanti di questo passo, non ci sarà mai sviluppo, se non la smettiamo di essere dipendenti dall'Europa, Ossia se l'Europa ci chiede di rientrare dal deficit, ci deve mettere anche in condizione di aumentare il Pil., intervenendo o abolendo da subito tutte le quote di produzione dei prodotti alimenatari, e , sospendendo tutte le pratiche di infrazione in corso a danno degli italiani. Sempre a patto che i Parlamentari e tutta la classe dirigente la smetta di speculare sulle loro posizioni privilegiate, ( vedi per es. acquisto di immobili di pregio a prezzi stracciati ) , e si dedichino eslusivamente all'onore dell'Italia e degli italiani. ( Non vado oltre) ciao Pietro

Letto e approvato

Letto e approvato integralmente. Però aggiungo una riflessione sull'opportunità della Commissione e sul suo modus operandi. Siamo proprio sicuri che l'impegno profuso dal Governo per mettere a punto e analizzare l'"equità" di ognuna delle misure del decreto Salva Italia sia stato almeno equivalente a quello volto ad analizzare il costo dei nostri parlamentari? Faccio un esempio: c'è forse qualcuno che ha studiato a fondo l'impatto della nuova IMU (non il gettito complessivo) sui diversi ceti sociali? Qualcuno si è interrogato sul fatto che un aumento generalizzato delle rendite catastali in una città come Roma finirà per penalizzare i residenti delle aree periferiche molto più di quelle centrali? Chi dal centro decisionale ha introdotto la nuova tassazione sugli immobili ha valutato a fondo il disastro che questa provocherà in una periferia amministrativa (parlo di Roma ma probabilmente questo vale per tutte le grandi concentrazioni urbane) con un catasto concettualmente arretrato? Forse non ci voleva una commissione Istat per capire che gli immobili centrali hanno un valore catastale che è 1/6 del valore di mercato mentre in periferia il rapporto è di 1/2 (essendo abitazioni di costruzione più recente e maggiormente frazionate). Però la questione andava quantomeno analizzata! Forse non ci voleva un genio a comprendere che un'aumento delle accise sui carburanti avrebbe penalizzato sopratutto quei ceti che per accedere alla prima casa hanno dovuto rivolgersi al mercato dei comuni di I^ e II^ cintura e che oggi "pendolano" sulle città con costi di trasporto inimmaginabili. E allora, con questa consapevolezza, forse sarebbe stato meglio intervenire sul bollo auto, che è una tassa di possesso che quantomeno ha una sua progressività data dai kw posseduti. In conclusione, bello che il Parlamento si ripensi studiando bene la questione. Mi piacerebbero analisi altrettanto approfondite quando si interviene con provvedimenti che non riguardano 900 persone ma milioni di cittadini-contribuenti.

Sprechi e privilegi

Assolutamente d'accordo.
Ci sono sprechi e privilegi molto poco visibili che si potrebbero affrontare.
Attenzione anche al numero dei componenti degli organi collegiali (non solo il Parlamento, ma anche Consigli e Giunte): devono consentire non solo efficienza decisionale ma anche dibattito e confronto: che discussione può mai avere una Giunta, anche se di un piccolo Comune, se è di 3 componenti? Si va verso una deriva monocratica che a me non piace. Non confondiamo i costi della politica con i costi della democrazia: le dittature costano meno!

SPRECHI PROCURATI

SI PARLA DI SALVA ITALIA MA PAGANO SEMPRE GLI STESSI O QUASI
PERCHE NON TAGLIANO LE PENSIONI A TUTTI I VECCHI E NUOVI PARLAMENTARI CHE PRENDONO UNA PENSIONE DA DIO SENZA AVER LAVORATO CON POCHI ANNI DI POLITICA ANCHE QUESTO POTREBBE FAR COMODO ALLE CASSE DELLO STATO
ANCHE SE VA COME DIRITTO AQUISITO PENSO LA STRTTA VA SU TUTTO
NO AI POVERI STIPENDIATI CHE NEL GIRO DI DUE MESI SI E RIDOTTO IL TENORE DI VITA SE COSI SI PUO PARLARE DEL 30 X 100 DELLO STIPENDIO
(GIA DA FAME)

Complimenti, articolo chiaro

Complimenti, articolo chiaro e ricco di bellissimi riferimenti letterari. Rimane la tristezza della consapevolezza di quanto tutto questo sia vero

... ottimizzare i processi organizzativi e le risorse ...

Ben detto, anzi ben scritto, per quello che vale condivido pienamente. A mio parere non esistono compensi stabilibili e limitabili per legge o per avulse ragioni etiche o morali, ma solo compensi direttamente legati all’impegno, alle competenze, alle esperienze, alle qualità e, importantissimo, ai risultati dell’attività svolta. Le persone capaci, oneste e che producono risultati per il paese devono essere pagate. Risparmiare significa ottimizzare “ingegneristicamente” i processi amministrativi e di gestione, eliminando ciò che non serve e “pagando” adeguatamente solo quello che serve, con regole e funzioni semplici, chiare e trasparenti di monitoraggio e controllo sull’onestà del buon operato e dei risultati che permettano ai cittadini di rendersi conto e valutare direttamente i vantaggi ed il valore dell’amministrazione e del come sono stati spesi i denari di tutti noi.

Il costo della politica

Inequivocabile quanto scritto, dovrebbe diventare di comune conoscenza a tutti i cittadini per aiutarli a comprendere meglio consentendo loro di poter diventare cittadini attivi propositivi seppure molto preoccupati dell'avvenire, soprattutto dei propri figli che a loro volta devono riacquisire la certezza dei valori etici morali comportamentali. Rigore ed equità sono parole dal profondo significato,forse non completamente dimostrabili, proprio dalla classe che ci governa, amministra. Il riconoscimento della meritocrazia dovrebbe partire proprio dai vertici di uno Stato, un cittadino è arrivato ad occupare "quel posto" perchè......ed il curriculum dovrebbe essere pubblico, soggetto a verifica, dovrebbe consentire l'emersione del vero essere dell'individuo e non solo e sempre il personale apparire molto,troppo spesso autoreferenziale. Tutto vero in termini di costi economici, la professionalità deve essere retribuita per la concreta capacità, tale requisito si dovrebbe intendere in capacità di riduzione di costi ed incremento della concreta funzionalità dell'apparato di cui si occupa, di ritorno a breve,medio,lungo termine dell'impiego delle risorse utilizzate, non da ultima la capacità di ammettere i propri limiti, soprattutto di esternalizzare per evitare che si ripetano le pressioni clientelari....Ma tutto ciò è destinato a rimanere un pensiero utopico?????intanto il cittadino ONESTO che ha sempre pagato continuerà a pagare lottando per la conservazione del proprio credo in quei valori etici morali comportamentali che tanto gli costano. Però qualcosa DEVE CAMBIARE, la speranza è che non sia in peggio inteso come senso di quotidianità.

... il rimanere utopia dipende anche da ognuno di noi ...

@Giovanna... mi sembra di capire che siamo in sintonia ... l'unica cosa (forse ovvia da dire ma non da fare) è che, per cambiare, ognuno di noi deve essere più presente scrivendo, facendo pressioni, partecipando a ste cose... in tanti modi .... i social networks ed il web che oggi ci sono, le associazioni di categoria a cui molti sono iscritti (sindacati, unindustria, ordini,......), i partiti e le associazioni politiche, le piazze, i bar, a scuola, in casa e ..., facendo nascere una pressione che per forza si deve tradurre in un modo diverso di andare a votare e poi di governare da parte di quelli eletti, che son poi italiani anche loro con tutti i difetti, ma anche alcuni pregi, degli italiani. Perchè forse era questo che era diverso negli anni del dopoguerra (da come me lo hanno descritto i genitori e i nonni) che, anche senza internet e i computer, la gente discuteva, litigava e partecipava di più e appassionatamente alle vicende politiche dell'Italia, nei CRAL, nelle parrocchie, in casa, in piazza, dal 68 anche a scuola ... a un certo punto forse qualcosa di tutto questo si è "rotto" e siamo scivolati nel baratro, lasciando fare ad "altri", con deleghe in bianco che nascevano dal disinteresse e da comodità di vario genere ... ecco penso che ora dovremmo "riaggiustare" tutti insieme questa nostra "presenza attiva"

Bisognerebbe anche

Bisognerebbe anche considerare i privilegi previdenziali ed assistenziali.
Poi ci sono ingressi di favore, ecc.
Bisognerebbe essere più trasparenti

commento

Complimenti per la sintesi e l'originalità del contributo da lei postato. Speriamo di riuscire a leggere sui quotidiani nazionali qualche pezzo con almeno la metà della qualità espressa dal suo intervento sull'argomento "Costi della Politica", oltre i soliti articoletti di gossip del trio Stella-Rizzo-De Nicola.