Editoriale

"Salva Italia", ok, ma "L’Italia sono anch’io"

Forse un filino demagogico, ma certamente semplice e d’immediato impatto, il titolo “Salva Italia” per il decreto economico di questi giorni dimostra una sapienza di marketing che forse non ci saremmo aspettati da “tecnici”, sia pure blasonati. Ma quale Italia vogliamo salvare? I tragici fatti di questi ultimi due giorni, con il rogo “per errore” del Campo Rom a Torino e la “caccia al negro” di Firenze mi hanno profondamente colpito e mi convincono sempre di più che l’Italia che dobbiamo salvare è quella di tutti, italiani e “nuovi italiani”, quella del Talento, della Tecnologia e della Tolleranza (R.Florida 2002) con un grande accento su quest’ultima.

L’Italia che vorrei salvare è un’Italia accogliente, un’Italia intorno a cui si stringono tutti i cittadini, nuovi o vecchi che siano, un’Italia che, come ha sottolineato il Presidente Napolitano, accolga come italiani tutti i “nuovi cittadini” che sono nati sul suolo italiano e che dimostrano la volontà di far parte della nostra comunità. Ed è proprio con questo obiettivo che nasce l’iniziativa L’Italia sono anch’io promossa dal Presidente dell’Anci e Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, insieme a molte associazioni del Terzo Settore, che voglio brevemente segnalarvi in questo editoriale.

“L’Italia sono anch’io” è un movimento di opinione e insieme una campagna per i diritti di cittadinanza. Il primo obiettivo della campagna è avviare un confronto e un dibattito sul tema della cittadinanza, dei diritti e dei doveri nelle città e in Italia e di riflettere sulle proposte di riforma della legge vigente. La campagna si prefigge di raccogliere 50.000 firme per ciascuna delle due proposte di legge di iniziativa popolare perché il Parlamento ne possa discutere. Le due proposte riguardano le nuove procedure per il diritto di cittadinanza italiana e il diritto di voto per gli stranieri alle elezioni amministrative.
I punti salienti delle proposte prevedono l’acquisizione della cittadinanza italiana per:

  • tutti/e i/le bambini/e nati/e in Italia, da genitori regolari;
  • i minori arrivati in Italia entro il 10° anno di età;
  • i minori che frequentano un ciclo di studi;
  • gli stranieri adulti dopo 5 anni di soggiorno regolare in Italia.

La cittadinanza viene proposta al Presidente della Repubblica dal Sindaco del comune di residenza (e non dal Ministro degli Interni).
Inoltre si propone il diritto di voto amministrativo per le elezioni comunali, provinciali e regionali per gli stranieri legalmente soggiornanti in Italia da 5 anni.

So che la discussione su questi temi è calda e le opinioni sono diverse, ma credo che sia necessario non eludere il dibattito e anzi approfittare della crisi per aumentare in ogni modo tutte le attività che sono tese alla crescita della coesione e del “capitale sociale”.

Come ho più volte sostenuto non usciremo dalla crisi senza “innovazione empatica” e senza uno sviluppo dei beni relazionali. Non si tratta solo di un afflato morale, pur esso importante, ma di solide ragioni economiche che partono da constatazioni oggettive. I Paesi accoglienti, i Paesi tolleranti, i Paesi che sono in grado di accogliere nuove intelligenze e nuove forze crescono di più, diversificano i loro prodotti, non escono dal circuito internazionale dell’innovazione.

Insomma non è solo il disgusto per il razzismo che nuovamente e tragicamente emerge nelle nostre società spaventate che ci deve muovere, ma anche un progetto, una visione del Paese che vogliamo.

Mentre vi scrivo sono al Politecnico di Torino, nella Convention dell’Italia degli Innovatori, dove le piccole e medie imprese innovative italiane si confrontano in un panorama internazionale. Da questo punto di vista, mentre parlano i rappresentanti stranieri dell’innovazione (Cina Russia, Brasile), pensare alla tragedia di ieri a Firenze è ancora più imbarazzante. Non è solo atroce nella sua disumana stupidità, ma è anche totalmente fuori tempo e completamente assurda per chiunque abbia veramente a cuore la crescita del paese (non solo del suo PIL, ma del suo Benessere Equo e Sostenibile).

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Commenti

Breve commento

L'iniziativa mi sembra totalmente meritevole di appoggio. Il mio certamente ci sarà.
Avverto, tuttavia, il rischio che una simile iniziativa finisca per rimanere confinata nell'orticello, peraltro mai troppo grande, delle persone di buona volontà e seriamente impegnate nel sociale, del libero associazionismo orientato ai valori, senza riuscire a conseguire la forza sufficiente per risalire la china dell'inerzia e dell'indifferenza della politica. Mi ha colpito, in particolare, il fatto che tra i promotori vi sia un solo Comune, il Comune di Reggio Emilia, di cui è sindaco Graziano del Rio, attualmente anche Presidente dell'ANCI, Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.
Eppure i Comuni dovrebbero essere in prima fila nel dire la loro su un argomento come questo! Soprattutto quelli a rischio di depauperamento demografico.
A voler riprendere l'argomentazione "utilitaristica" - da me totalmente condivisa - di Carlo Mochi Sismondi, sulla convenienza economica ed in termini di sviluppo di riconoscere la cittadinanza sulla base dello jus soli e con le estensioni previste dall'iniziativa "L'Italia sono anche io", c'è da chiedersi come mai a promuovere l'iniziativa ci sia solo il Comune di Reggio Emilia.
Poteva essere data, dal Presidente dell'ANCI, una caratterizzazione più politica all'iniziativa e, su questa base, promuovere una rilevante adesione di altri Comuni? E' una domanda che, credo, meriti una risposta. Il problema della cittadinanza ai figli degli immigrati che nascono in Italia ne solleva un altro, non meno rilevante: come si riempie di contenuti il "diritto di cittadinanza" da parte di coloro che sono "naturalmente" cittadini italiani? Cosa significa, per gli scolari, gli studenti italiani essere e sentirsi "cittadinI italiani"? Cosa si apprende a scuola in ordine ai diritti e ai doveri legati all'essere italiani?
L'ANCI dovrebbe, tra le sue finalità, promuovere la conoscenza dei governi locali. Più in generale, sappiamo che la scuola dovrebbe trasmettere conoscenze ed insegnare ad essere dei buoni cittadini. Accade questo?
Certo, mancano i soldi, ma mentre si risolvono i problemi di cassa, non è forse giunto il momento per i Comuni e i governi locali di porsi il problema anche dei contenuti di una possibile "educazione civica" che si affianchi agli altri insegnamenti? In che modo il Comune, in quanto rappresentante collettivo della domanda di educazione e istruzione di base (tenuto, perciò, per legge a contrastare l'evasione dell'obbligo scolastico), vigila sulla "qualità" del servizio scolastico erogato e sugli esiti, anche sociali, che ne conseguono?

dovremmo cambiare NOI TUTTI?

Il problema dell "'identità terrestre" è un concetto già diffuso da anni.
Esiste una pedagogia multiculturale?

Ma chi lo deve dare il buon esempio?
Chi valuta gli esseri umani con "pallini anonimi e RID appiccicati tipo RA" in maniera "illuminata" (ad esempio)?
Valutazioni che non si sposano con le "scienze dell'educazione"?

Perdonatemi ma di quale integrazione parliamo?
Integrazione significa tutto tranne che esclusione (alcuni si, altri NO), isolamento, la negazione dell'integrazione.
L'Italia che vorrei è quella scritta già nella Costituzione (palra anche di integrazione)... e di I CARE di Don Milani... si trova nella sdc di Giussani.... ecc..

E' come quando un credente (dichiarandosi tale) conosce la Bibbia ma non la applica nel concreto?

PERDONATEMI MA

L'Italia che desidero è già scritta...
dovremmo cambiare NOI TUTTI?

Cittadinanze

Mio fratello ha ottenuto la cittadinanza USA dopo dieci anni di residenza legale negli Stati Uniti, e dopo aver dimostrato buona conoscenza della lingua, della storia e delle leggi del paese.

Non vedo quindi perche' ottenere la cittadinanza italiana debba essere piu' facile dell'ottenere quella USA.

Tra parentesi, uno puo' ottenere la cittadinanza USA in meno tempo arruolandosi nei Marine. Si potrebbe seguire un percorso del genere.

Vuoi diventare cittadino Italiano in meno di dieci anni? Arruolati nelle Forze Armate per cinque anni di servizio impeccabile...

Altrimenti, aspetti dieci anni e studi per l'esame.

Non e' facile essere Italiani.

In USA vige lo Jus soli

Commenterò più in là nel merito, in attesa di altre reazioni, per ora le preciso che in USA vale il cosiddetto "jus soli" ossia i bambini nati in USA sono cittadini statunitensi. Per una breve informazione sul tema http://en.wikipedia.org/wiki/Jus_soli
saluti
Carlo Mochi Sismondi

Jus Soli

Senza dubbio vale lo Jus Soli, ed infatti due nipoti hanno avuto subito la cittadinanza USA (ed hanno ancora solo quella, non avendo mai richiesto quella Italiana), pero' la sorella ed i genitori hanno dovuto fare tutta la trafila di dieci anni, per ottenerla.

Pero', d'altro canto, data la presenza di quattro milioni di cosiddetti "Anchor Babies", ovvero figli di immigrati illegali negli USA che essendo nati negli USA ed essendo per cui cittadini USA impediscono l'espulsione dei genitori, vi sono legislatori che hanno iniziato a suggerire l'abolizione dello Jus Soli anche negli USA.

Jus Soli

"vi sono legislatori che hanno iniziato a suggerire l'abolizione dello Jus Soli anche negli USA"
Cioè considerata la costituzione degli USA, le sue premesse storiche, tutta la storia di quel paese e le sue premesse culturali, vi sarebbero legislatori che iniziano a suggerire l'abolizione degli USA, perché quella sarebbe l'abolizione dello Jus Soli in quel paese.
D'altra parte anche in passato c'è stato qualche legislatore di quel grande paese che si opponeva alla fine della segregazione. Si vede che devono farci qualcosa coi cappucci bianchi avanzati dal passato.

Seriamente, è ora che lo Jus Sanguinis lasci il posto ad un principio che garantisce davvero un legame tra cittadini, territorio e istituzioni. Non ha alcun senso che un immigrato che sceglie di essere italiano e i suoi figli nati qui siano discriminati rispetto a chi ha un bisnonno italiano senza aver mai messo piede in Italia e ne parla la lingua infinitamente peggio di un immigrato che sta qui da 5 anni, o meglio un senso ce l'ha: quello che porta al pogrom di Torino o, peggio, alla tragedia di Firenze.
Per quello che mi riguarda quest'ultima strada non solo non intendo seguirla, ma farò quello che posso perché nessuno la segua.