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Le biblioteche al tempo della crisi: un bene comune da tutelare

Negli ultimi cinque anni, il budget delle 46 biblioteche statali italiane è stato dimezzato, passando da 30 a 17 milioni di euro annui[1]. I tagli più consistenti riguardano la somma destinata all’acquisto dei libri, scesa da oltre 8 milioni annui a circa 3 milioni. Gli investimenti in informatica sono calati anch’essi di oltre un milione e le spese per la rete cooperativa del Servizio Bibliotecario Nazionale sono passate da 820mila a 75mila euro. Non va meglio neppure sul versante della tutela e della conservazione, uno dei compiti primari per le biblioteche del Ministero dei Beni culturali: in questo settore si è passati da oltre 3 milioni e mezzo di budget annuo a 650mila euro. Infine, un dato sugli utenti delle biblioteche italiane, che sono frequentate dall’11,7% della popolazione[2], a fronte di un dato medio del 35% nell’Europa a 27[3]

Guarda l'infografica realizzata da FORUM PA in collaborazione con L'Infografico

A fornirci questa fotografia davvero critica del settore delle biblioteche pubbliche in Italia, è Giovanni Solimine, professore ordinario di "Biblioteconomia" e di "Management delle biblioteche" presso la Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari dell'Università degli studi di Roma La Sapienza. Solimine, tra l’altro, è tra i fondatori dell'associazione Forum del libro, di cui è coordinatore, e dal 1988 al 1990 è stato presidente nazionale dell'Associazione Italiana Biblioteche (AIB).

Proprio Forum del libro e AIB – assieme ad altre associazioni stanno promuovendo un appello pubblico a favore delle biblioteche italiane, intitolato, non a caso, “La notte delle biblioteche” e nato a seguito di un’altra iniziativa che ha generato molte polemiche. L’11 ottobre scorso, infatti, si sarebbe dovuta tenere presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma la manifestazione "Carta batte forbice”, promossa dai lavoratori dello spettacolo che hanno occupato il Teatro Valle di Roma e da Generazione TQ (“movimento di lavoratori e lavoratrici della conoscenza trenta-quarantenni”) e appoggiata anche da AIB. Non un convegno, ma un’assemblea pubblica per discutere della crisi e del futuro delle biblioteche italiane, a cui però – hanno denunciato gli organizzatori – all'ultimo momento il direttore della Biblioteca ha negato l'autorizzazione. Risultato: la polizia ha impedito l’accesso ai locali della biblioteca e gli organizzatori e i partecipanti (bibliotecari, archivisti, scrittori, ricercatori, editori, grafici, studenti, insegnanti, semplici cittadini…) nonostante le proteste non hanno potuto fare altro che tenere simbolicamente l’assemblea fuori dai cancelli della biblioteca, con momenti di tensione quando alcuni di loro hanno occupato la strada e bloccato il traffico.

Ecco una breve rassegna stampa su quanto accaduto e una testimonianza video

“Quell’iniziativa – sottolinea il professor Solimine – era particolarmente interessante perché partiva non dall’interno delle biblioteche, ma da pezzi della società civile, da associazioni e organismi che rappresentano gli utenti delle biblioteche (intellettuali, personalità di cultura) e che in prima persona hanno denunciato i tagli a cui le biblioteche statali sono sottoposte. Il fatto che, invece, la direzione della Biblioteca nazionale non abbia consentito lo svolgimento dell’assemblea e addirittura, emblematicamente, abbia reagito facendo trovare i cancelli sbarrati è un segnala di chiusura proprio nei confronti di chi dimostra interesse per lo stato in cui versano queste strutture. È stata messa la polizia a difendere la biblioteca proprio da quelli che vogliono difenderla”. “Ora – aggiunge Solimine – l'AIB ha scritto al Ministro Galan chiedendo di poter svolgere nella Biblioteca Nazionale di Roma l'assemblea pubblica che martedì 11 ottobre non si è potuta tenere. È importante che di queste cose si discuta all’interno delle biblioteche e che partecipino non solo i lavoratori del settore, ma i cittadini, le persone che hanno a cuore questo problema”. 

Perché il problema c’è, come sottolinea il professor Solimine, è grave e presenta diverse sfaccettature.

Biblioteche comunali, si aggrava il divario tra Nord e Sud

Circa quindici anni fa l’AIB ha condotto un’indagine[4], prendendo in esame diversi indicatori sulle strutture e i servizi delle biblioteche comunali per ricavarne un macroindicatore di qualità. Si andava dall’accessibilità, guardando ad esempio l’ampiezza degli orari di apertura, alla vivacità dell’iniziativa culturale; dal numero di volumi acquistati ogni anno alla capacità di penetrazione sul territorio, ovvero alla percentuale di utenti iscritti al servizio. Risultato: una classifica da cui emergeva un grosso divario tra le regioni del centro-Sud e quelle dell’Italia settentrionale. All’ultimo posto si trovava il Molise, preceduto da Campania, Puglia e Abruzzo; scorrendo la graduatoria dall’alto la prima regione non settentrionale che si incontrava era la Sardegna (che si collocava al sesto posto, dopo Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia), mentre la prima regione del Mezzogiorno continentale era la Basilicata, ottava.

Quali le motivazioni di questo gap? Solimine spiega: “Possiamo formulare con buona approssimazione l’ipotesi che il divario tra nord e sud sia aumentato successivamente al 1972, da quando cioè le competenze in materia di biblioteche pubbliche di base sono state trasferite alle Regioni a statuto ordinario”. Le biblioteche comunali, infatti, sono finanziate in parte dal bilancio comunale, in parte attraverso contributi regionali. Le Regioni, inoltre, hanno anche compiti di vigilanza e possono chiedere ai Comuni di non andare al di sotto di determinati standard di qualità. Quindi, al di la della responsabilità diretta del sindaco titolare del servizio, a influire molto sull'efficienza delle biblioteche comunali è l'input che arriva dall'amministrazione regionale.

A 15 anni dalla ricerca AIB, il divario tra le regioni italiane si è addirittura aggravato. “Un ulteriore allargamento della forbice – spiega infatti Solimine – si è prodotto in questi ultimi anni di tagli alla spesa pubblica. Le amministrazioni meno motivate hanno falcidiato i bilanci delle biblioteche in misura molto maggiore di quanto non sia avvenuto nei territori dove il servizio bibliotecario è più radicato e più frequentato. Anche perché qui c’è una maggiore vigilanza sociale: nel momento in cui un servizio è efficiente la gente pretende che continui a funzionare in un certo modo”.

Le regioni più penalizzate dalla riduzione di risorse sono ancora una volta quelle del Mezzogiorno, dove lo sviluppo dei servizi bibliotecari risente maggiormente dei ritardi storici e della mancanza di attenzione istituzionale e sociale.

Basta citare qualche esempio sui bilanci 2010: il bilancio della Regione Siciliana è pari a meno di un terzo di quello del 2009; quello della Regione Calabria non prevede stanziamenti per le biblioteche; quello della Regione Campania prevede uno stanziamento di 3.650.000 euro per musei e biblioteche, di cui tre milioni per un solo museo e le rimanenti somme da dividere fra 200 musei e 750 biblioteche. E le dotazioni finanziarie dei comuni sono ugualmente irrisorie.

Bilanci al lumicino per le biblioteche statali

Come anticipato all’inizio di questo articolo, nell’arco dell’ultimo quinquennio il budget delle 46 biblioteche statali dipendenti dal Ministero per i Beni e le attività culturali è stato dimezzato, passando da 30 a 17 milioni di euro annui. Se guardiamo, in particolare, ai bilanci delle due Biblioteche Nazionali Centrali, questi appaiono ridotti al lumicino (1,5 milioni quella di Roma e 2 milioni quella di Firenze), mentre quelli delle consorelle europee sono di tutt’altro ordine di grandezza: Parigi 254 milioni, Londra 160 milioni, Madrid 52 milioni. Per non parlare del numero di unità di personale: circa 200 persone o poco più a Roma e Firenze, a fronte degli oltre mille dipendenti della Biblioteca Nacional madrilena, dei duemila della British Library londinese e dei 2.600 della Bibliothèque Nationale parigina, che ha un numero di dipendenti più elevato di tutte le 46 biblioteche pubbliche statali messe insieme.

“Ma questo numero – sottolinea Solimine – è destinato a calare ulteriormente, se consideriamo che l’età media supera i 55 anni e che il turn over del personale è di fatto bloccato. Tutto ciò, naturalmente, si traduce in strutture e collezioni sempre più invecchiate e appannate, servizi sempre più scadenti, orari di apertura sempre più ridotti, demotivando ulteriormente anche i bibliotecari”.

“I dati a livello internazionale – commenta Solimine – dimostrano che le biblioteche sono una struttura fondamentale a supporto dell’istruzione, contribuiscono al miglioramento della qualità della vita dei cittadini e, se pensiamo in particolare alle biblioteche nazionali, sono vere e proprie infrastrutture nell’organizzazione culturale di un paese. In Italia probabilmente questa consapevolezza non c’è mai stata e le biblioteche vengono viste soltanto come una voce di costo da tagliare. La crisi economica c’è anche negli altri Paesi, ma lì si cerca di razionalizzare le spese, mentre in Italia no. Faccio un esempio: si potrebbe anche decidere che l’Italia non si può permettere due biblioteche nazionali centrali, chiuderne una e rafforzare l’altra. Invece si fanno tagli lineari che portano all’agonia tutte le strutture allo stesso modo”.

Un caso clamoroso è quello della Biblioteca Estense di Modena, il cui budget negli ultimi 6 anni si è ridotto del 90% circa. “Probabilmente – sottolinea Solimine – il budget del 2005, che superava i 400mila euro, era troppo alto…ma nel 2011 questa cifra è scesa a 45mila euro! Sia lo stanziamento iniziale che i successivi tagli sono il frutto di iniziative estemporanee, non di una valutazione organica sulle reali esigenze del servizio e di una razionalizzazione finalizzata a risparmiare garantendo comunque i servizi essenziali".

Ma, facendo qualche esempio concreto, è davvero possibile ridurre i costi preservando i servizi?

“Se vogliamo fare un esempio – spiega Solimine – pensiamo ai risparmi che, nel settore delle biblioteche comunali, si possono ottenere  rafforzando le funzioni cooperative. Se le biblioteche si mettono d’accordo per realizzare una politica coordinata degli acquisti spendono meno e spendono meglio, riuscendo ad ottenere condizioni di fornitura più vantaggiose, oppure a centralizzare alcune funzioni gestionali e organizzative. Vorrei ricordare, inoltre, che molte biblioteche, avendo organici ridotti al minimo, stanno esternalizzando alcune funzioni e questo non sempre comporta un risparmio, anzi. In molti casi si spenderebbe meno utilizzando personale interno, per cui anche sulle esternalizzazioni si potrebbe procedere con una decisa razionalizzazione”.

La nuova normativa sul prezzo del libro: un’altra scure che si abbatte sulle biblioteche

La Legge 128/2011 prevede che sul prezzo di copertina dei libri possa essere applicato uno sconto massimo del 15% per la vendita ai privati e del 20% per la vendita a biblioteche, archivi, musei pubblici, istituzioni scolastiche e università (art. 2 c. 4 lett. b). Un’ulteriore penalizzazione per molte biblioteche pubbliche, che godevano di percentuali di sconto più elevate grazie alle politiche di vendita effettuate a loro favore direttamente dagli editori o dagli intermediari specializzati che competono sul mercato degli appalti pubblici di fornitura.

“Le biblioteche – spiega Solimine – proprio attraverso le forme di cooperazione a cui si accennava riuscivano ad ottenere fino al 35 per cento di sconto. Ora, l’effetto combinato del taglio ai fondi per l’acquisto dei libri e della legge sugli sconti avrà effetti disastrosi. Nella sola Lombardia, dove ogni anno i comuni investono circa 9 milioni di euro per l'acquisto di libri, per ogni punto percentuale di sconto perduto il potere d'acquisto si ridurrà di 90mila euro, equivalenti a circa 7.000 nuovi libri. Ciò significa che le biblioteche comunali lombarde nel 2012 acquisteranno, a voler essere ottimisti, fra i 30.000 e i 40.000 volumi in meno. A un anno di distanza dall’entrata in vigore della legge ci dovrà essere una verifica e stiamo cercando di vedere se sarà possibile eliminare questo tetto di sconto per le biblioteche”.

“Se ancora una volta vogliamo guardare all’estero – conclude Solimine – ricordiamo che anche altri paesi hanno fatto leggi per regolamentare gli sconti; la Francia ad esempio, dove la normativa era addirittura più severa di quella italiana perché il tetto era al 5 per cento massimo di sconto. Ma lì, contemporaneamente, venne rifinanziato il sistema delle biblioteche per evitare che subisse contraccolpi”. In Italia, invece, per ora il sistema bibliotecario pubblico denuncia solo carenze. E chiede di poterne discutere per trovare, tutti insieme, una proposta alternativa. Perché, come ricorda l’appello lanciato dall’AIB, le biblioteche sono “servizi indispensabili, da tutelare in quanto bene comune”.



[1] http://www.aib.it/aib/boll/2010/1001119.htm
[2] Fonte: Istat
[3] Fonte: Eurostat.
[4] Quanto valgono le biblioteche pubbliche? Analisi della struttura e dei servizi delle biblioteche di base in Italia, a cura di G. Solimine, Roma, AIB, 1994.
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Commenti

Appello per la liberalizzazione degli sconti alle biblioteche

A proposito degli sconti limitati alle biblioteche segnalo questo appello on line al Presidente della Repubblica
http://www.petizionionline.it/petizione/liberalizzazione-degli-sconti-al...

E' in corso anche una raccolta manuale con modulo scaricabile a questo indirizzo: http://letture.wordpress.com/2011/09/30/la-petizione-al-presidente-e-on-...

La raccolta proseguirà fino a fine gennaio 2012.