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Lezione di tolleranza al deputato, in cattedra i nostri ragazzi migliori

immagine passepartoutTalvolta le coincidenze aprono e scoprono scenari fantastici. Situazioni che nascono parallele e che poi si incrociano, fino a formare un cerchio immaginario capace di chiudersi in una traiettoria quasi perfetta. Ci riferiamo a due notizie che, più o meno contemporaneamente, solo qualche giorno fa hanno trovato largo spazio sui media nazionali.

La prima: una tempesta in un bicchiere d’acqua (immaginiamocela gassata, frizzante) che ha scatenato l’immediata reazione del protagonista e poi a seguire l’ilarità (ma anche la pena) della rete tutta. La tragicommedia ha riguardato il deputato piacentino della Lega Nord, Massimo Polledri, definito dal collega Pierangelo Ferrari del Pd in una twitterata da pausa parlamentare nientepòpòdimenoche “omofobo”. Di regola è senz’altro pacifico e normale, per chi è dotato di una buona conoscenza della nostra lingua, perdere la trebisonda per un’accusa del genere, ma il problema è che Polledri ha scambiato “omofobo” per “omosessuale”, ed è per questa seconda definizione - per lui evidentemente da ritenersi primariamente offensiva - che si è immediatamente scatenato. Per amore d’archivio ricorderemo che Polledri era già balzato agli onori recenti delle cronache per avere - nel pieno della sua attività di rappresentante tutto del popolo - insultato una collega deputata disabile ed anche per essersi lanciato in un’inopportuna esegesi del fallo in diretta radio (sì, avete letto bene entrambe le grandi prese di posizione istituzionali). Dunque, appena letto il messaggio messo in rete da Polidori, il nostro “vero uomo” si è letteralmente scagliato contro i banchi dell’opposizione alla caccia del reprobo, al grido di “Mi ha dato del malato!” (cioè dell’omosessuale, che altrimenti forse l’essere tacciato di omofobia non l’avrebbe smosso di pezza) senza accorgersi così di coprirsi immediatamente di ridicolo, in diretta parlamentare e in successiva e immediata ripresa virtuale, ché a questo punto i post e i commenti taggati ancora su twitter e a seguire su facebook a lui riferiti sono diventati a dir poco impietosi. Com’è assolutamente giusto, in fondo, che sia.

La seconda:la lotta all’omofobia è entrata ufficialmente nelle scuole italiane coinvolgendo più di duemila studenti europei grazie al progetto europeo “Niso”, ripreso nel nostro Paese in collaborazione con la Provincia di Roma. L’obiettivo, presentato ufficialmente al liceo capitolino Socrate, è quello di realizzare una proposta politica e di comunicazione contro le discriminazioni verso le persone lesbiche, gay e trans. Per farlo, quattro istituti romani (Aristotele, Cannizzaro, Giordano Bruno e, appunto, Socrate) si daranno letteralmente battaglia a colpi di idee e trovate originali: autentiche squadre di giovani studenti l’una contro l’altra armate, di vedute aperte o chiuse sul problema dell’emarginazione. In palio, alla fine della regolar (e non solo maschia) tenzone, c’è un viaggio-premio a Bruxelles, sede del Parlamento europeo, dove però approderanno solo i più bravi, cioè chi fra i ragazzi italiani, olandesi, belgi ed estoni (queste la nazioni che la Ue ha coinvolto nell’iniziativa) risulteranno alfine vincitori. Ottime sono ritenute le chanche dei nostri, a partire proprio da quelli del Socrate, che non hanno perso tempo e hanno lanciato subito un video su youtube per promuovere al meglio l’evento.

Se anche i nostri comunicatori in erba non dovessero vincere - ma naturalmente a loro e ai colleghi degli altri istituti romani coinvolti vanno i nostri migliori auguri - ci permettiamo un consiglio: coinvolgere nell’elaborazione dell’importante messaggio il deputato Polledri. Dopo aver magari dovuto perdere un po’ di tempo per spiegargli che youtube non è un insulto rivolto in inglese a chi è duro di comprendonio, potrebbe essergli di grande aiuto nel riuscire finalmente ad interpretare in maniera corretta la conoscenza di termini elementari come quelli riferiti alle abitudini sessuali delle persone, per giungere addirittura (addirittura!) alla loro conseguente totale accettazione: vocaboli e comportamenti improntati alla tolleranza e alla libertà rispetto ai quali - a millennio nuovo ormai parecchio avanzato - sarebbe opportuno mostrare abitudine. Se solo si riuscisse in questo intento - per niente facile, visto il soggetto evidentemente parecchio a digiuno sull’argomento, e testardo nel persistere e indulgere all’ignoranza a tutto tondo - sarebbe ben più ambito trofeo questo piuttosto che il trionfare in un “semplice” concorso a respiro europeo. Istruire un deputato della nostra repubblica così tronfio e tristemente pieno di sé, diciamocelo, rappresenterebbe un precedente da primato assoluto, da tramandare orgogliosamente ai posteri.  

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