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Dalla bancarotta alla rivoluzione digitale. Islanda, per esempio

Ultimamente l’Islanda ha fatto parlare di sé. Dalla nazionalizzazione delle banche, alle porte sbattute in faccia al FMI, alla prima Costituzione riscritta via Internet, la reazione alla crisi, agguerrita, intransigente e soprattutto “attiva” dei suoi cittadini (spesso confinati dall’immaginario collettivo in un paradiso lontano di luoghi impronunciabili) sta facendo, a suo modo, scuola. Tutto questo avrà qualcosa a che fare con lo European e-Democracy Awards 2011 appena vinto dall’islandese Fondazione Citizens? C’e chi giura di si.

La Fondazione Citizens, 100% islandese, si è vista assegnare, lo scorso 18 ottobre, a Issy-les-Moulineaux (Francia), lo European Award per l’e-democracy 2011. Il prestigioso riconoscimento, assegnato nel contesto del World e-Democracy Forum, è stato conferito alla Fondazione islandese per "l’impegno e il supporto, attraverso strumenti efficaci, ai processi di partecipazione civica basati sul dibattito e sul confronto dialettico in rete".

La mission della Citizens Foundation è infatti quella di “sviluppare strumenti open source di e-democracy, che siano in grado di far fiorire processi di partecipazione democratica in gruppi, città e Paesi”. E, a testimonianza dell'efficacia degli strumenti sviluppati, i fondatori riportano l’uso avanzato che già se ne fa in situazioni particolarmente complesse sulla scena internazionale, passando dalla campagna elettorale della città di Reykjavik nel 2009 (nell'immediato post bancarotta) alla crisi sociale che brucia la Grecia ormai da mesi.

Nell’assegnare il premio europeo per l’e-democracy alla Fondazione Citizens si fa riferimento, in particolare, a tre progetti implementati sulla piattaforma con successo e grande partecipazione civica.

Il primo è proprio quello nato all’indomani dell’esplosione della crisi bancaria islandese. Il progetto nella dicitura originale si chiama Stjornlagarad.is (per noi Shadow Parliament) ed è stato realizzato in partnership con il Parlamento islandese (che per inciso è il più antico d’Europa).
Robert Bjarnason, tra i fondatori di Citizens.is, sottolinea che la domanda che emerse violentemente con la grave crisi del 2008 era “Cosa fanno i nostri rappresentanti politici tra un'elezione e l’altra?”. Il progetto Shadow Parliament è uno strumento per rispondere “in tempo reale” a questa domanda e, al tempo stesso, per orientare l’operato dei nostri rappresentanti in un processo continuo di monitoraggio e interazione. Video e dati dai lavori parlamentari, infatti, sono on line in diretta con la possibilità per la comunità di cittadini di commentare e votare in ambiente social. L’idea è quella di uno strumento collaborativo di Law editing.

Ancora nel 2009, in occasione delle elezioni nella capitale islandese, Robert Bjarnason e il suo “socio” Gunnar Grimsson proposero ai partiti politici in lizza di aprire alla discussione in rete le loro proposte, a un solo giorno dalle elezioni. “Circa il 40% dei votanti – ricordano -  pose on line le proprie domande e partecipò al dibattito sulle proposte politiche presentate”. Il risultato di questo felice esperimento last minute è stata il lancio – voluto dal Comune di Reykjavik -  di un sito web che aprisse uno spazio partecipato e accessibile a tutti, dove discutere ufficialmente le priorità proposte dagli stessi cittadini.
Nasce così "Betri Reykjavik" (per noi A Better Reykjavik). A Better Reykjavik – assicurano – non è un semplice esercizio di e-democracy, ma è un vero e proprio strumento integrato nel policy circle cittadino. La piattaforma è infatti stata integrata permanentemente nei processi decisionali dell’amministrazione. Ogni mese i funzionari del Comune rilevano le top priorities emerse nel sito, portano avanti un’analisi dei costi e danno un feedback al pubblico sulla decisione di implementarle o meno e sulle motivazioni.  E, per la prima volta, nel 2012 il budget sarà determinato in linea con le proposte avanzate e concordate sullla piattaforma.

Un aspetto fondamentale – sottolineano i “padri” di citizen.si presentando la piattaforma – è nel suo “modo di funzionare”. Infatti non è un dettaglio il fatto che il sistema si concentri prinicipalmente sulla fase di “dibattito”, cioè sulle argomentazioni che i cittadini adducono alla propria presa di posizione rispetto ad una priorità piuttosto che all’altra.  “La vera forza non è nelle singole priorità postate, ma nel dibattito che attorno ad esse si genera in rete”.

Last but not least, è proprio il caso di dire, il terzo progetto, Your priorities, che segue la logica fin qui descritta ed è aperto a tutte le società nazionali. Sebbene il lancio ufficiale della piattaforma (neanche a dirlo, open) sia previsto per la fine dell’anno, la piattaforma è già in uso in Grecia, dove ne era stata presentata la versione di testing. Basata su un sistema di traduzione in crowdsourcing  e intregrata con i principali social media, la piattaforma Your priorities può essere utilizzata dalle società civili di tutto il mondo e qui c'è già la prima versione in italiano (ancora in piena fase "lavori in corso").

L’idea, concludono i ragazzi di Citizens.si, è quella di "mettere a  disposizione di tutti uno strumento completamente open che spinga e faciliti la partecipazione in rete, dal livello nazionale a quello del quartiere, superando il problema più generale della e-participation che paradossalmente è proprio quello della scarsa partecipazione".

Un dato di estremo interesse - rilevato dalla squadra di Citizens.si (che ricordiamo è nata dall’impegno di cittadini volontari e solo successivamente si è costituita  in Fondazione) e su cui diversi hanno concordato  - è la coincidenza tra l’esplosione di partecipazione in rete e il momento di estenuazione sociale conseguente al dilagare e all’inasprirsi delle crisi nazionali, caratterizzate da un fortissimo calo di fiducia nella politica e nelle istituzioni economiche.
Continuando su questa riflessione qualcuno, prendendo la parola durante l’evento di premiazione a Issy-les-Moulineaux, afferma che ciò che è accaduto nella società islandese succederà a breve in molti altri Paesi, sostenendo che "non è solo una coincidenza che una piattaforma come citizens.si sia diventata di uso massivo esattamente quando è cominciata la bancarotta, mentre prima si fermava allo stadio di (interessante) progetto pilota".

Robert Bjarnason conferma l’analisi: “La partecipazione esplode in momenti di crisi, quando bisogna ricostruire il senso e la politica di una società. E il primo passo è cominciare a ricostruire fiducia”.
Il dibattito pubblico costruito, alimentato ed elaborato attraverso una piattaforma di e-democracy come quella islandese serve innanzitutto a questo.

Che sia l’inizio della rivoluzione, stavolta digitale?

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