Dalla riforma Brunetta alla manovra finanziaria: quale futuro per la dirigenza pubblica?

La relazione analizza gli elementi di continuità e discontinuità tra la “riforma Brunetta” (il decreto legislativo 150/2009 che attua la legge 4 marzo 2009, n. 15) e i precedenti processi di riforma della PA, in particolare per quanto riguarda il ruolo della dirigenza pubblica. Elementi di continuità: la riforma Brunetta si innesta per larga parte sul decreto legislativo 165/2001 (che aveva sistematizzato le precedenti riforme) conservandone l’impianto complessivo e i principi fondamentali, come la distinzione politica-amministrazione che è la base dell’autonomia della dirigenza. Elementi di discontinuità: nel decreto legislativo 150/2009 si mette l’accento sul tema del merito e della trasparenza e si restringe lo spazio della contrattazione. Per quanto riguarda la dirigenza, da una parte l’autonomia risulta rafforzata e si ampliano gli oggetti su cui i dirigenti possono intervenire; dall’altra è come se i dirigenti fossero messi “sotto tutela” dal legislatore, attraverso una serie di norme puntuali che indicano i comportamenti da tenere e le relative sanzioni in caso di inadempienza. Si potrebbe dire: “più poteri sì, più autonomia no”. Altri nodi della dirigenza, che secondo Gianfranco D’Alessio non vengono affrontati dalla riforma, sono: l’accesso alla seconda fascia e la natura giuridica degli atti di conferimento degli incarichi. D’Alessio analizza, infine, alcune criticità che emergono nel passaggio tra la legge delega e decreto delegato e commenta l’art 9 comma 32 della manovra finanziaria (decreto legge 31 maggio 2010, n. 78) che ribalta quanto previsto dalla riforma Brunetta sulla confermabilità dell’incarico dei dirigenti.

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