Editoriale

TAV in Val di Susa: comunque vada abbiamo perso. Tutti

Avevo programmato di dedicare questo editoriale all’interessante relazione annuale del Garante dei Dati personali, lavoro di grande peso e impatto, anche futuro, sulle politiche di innovazione, ma irrompe nella cronaca l’azione di polizia in Val di Susa e non posso evitare di condividere con voi il profondo senso di fallimento che quelle immagini mi hanno suscitato. Parleremo della relazione di Franco Pizzetti la settimana prossima.

Non è possibile qui elencare le ragioni per il sì alla Torino-Lione né quelle per il no. Chi è interessato le conosce già, chi vuol farsene una prima idea può leggere:

  • per il “No TAV” i documenti riportati nel sito spintadalbass.org già in home page
  •  per il “Sì TAV” la lettera del Commissario di Governo per la Torino-Lione, Mario Virano, che trovate qui 

Per quel che mi riguarda, dopo aver letto le carte, trovo l’opera necessaria e coerente se accettiamo il modello di sviluppo che ha accompagnato la crescita, tumultuosa eppur contraddittoria, delle civiltà occidentali negli ultimi decenni. Io non credo che sia l’unico modello che abbiamo davanti, né il migliore da perseguire per i decenni prossimi, e quindi se si votasse sulla TAV voterei no, ma questo sarebbe un discorso che ci porta lontano e soprattutto ci distoglie dal tema che, come osservatore partecipe dell’azione pubblica, mi angoscia: come si è potuto arrivare a pensare di forzare il consenso delle popolazioni locali con la forza? Come si è potuto gestire così male la relazione da dare spazio allo scontro, in cui, per principio, le argomentazioni, la ragione, le visioni del mondo non contano più e i deboli, da entrambe le parti, soccombono insieme ai ragionevoli?

Partiamo dai fondamentali: è, a mio parere, indubitabilmente vero che le comunità locali stanno agendo su cose che non sono totalmente a loro disposizione, che non possiamo far dipendere le politiche di governo su grande temi nazionali come energia, trasporto, cultura, protezione ambientale dalle decisioni delle popolazioni -  che ne direste se la popolazione di una valle incontaminata decidesse di insediarci una enorme colata di cemento turistico-residenziale? -, che un governo ha il dovere di portare avanti le scelte su cui è stato eletto e la Torino-Lione era nel programma di questo Governo (come per altro del precedente). In una parola che la Val di Susa, come qualsiasi altra area geografica, non è solo di chi ci abita e che lo slogan “Padroni a casa nostra” è stupido ed eversivo in Piemonte quanto a Pontida o nei sobborghi di Napoli.
Altrettanto è senza dubbio vero che opere di enorme impatto su un ecosistema fortemente antropizzato come la Val di Susa non si possono fare senza il consenso della popolazione. Non è proprio materialmente possibile farle senza che siano condivise da chi ci dovrà convivere. E’ matematico: fallirà qualsiasi progetto, così come fallirebbe un imprenditore che volesse ristrutturare una fabbrica “contro” gli operai o un riformatore che volesse riformare la PA “contro” i dipendenti pubblici. Non si può vivere continuamente sotto la pressione ostile della popolazione.
E allora che si fa? siamo condannati all’immobilismo? No davvero: allora si lavora sin da subito, prima ancora di annunciare mirabolanti e impossibili decisionismi, all’informazione, all’ascolto, alla negoziazione.
E qui casca l’asino: sono andato con pazienza a ricercare tutti i pregressi, ma di puntuale, oggettiva, “neutrale” informazione non ne ho vista che pochissima, di negoziazione poi neanche l’ombra se non in situazioni in cui si cercava di chiudere precipitosamente la stalla dopo che erano scappati i buoi.
Ho visto piuttosto indecisione sia della politica (in forma abbastanza trasversale rispetto agli schieramenti), sia delle strutture amministrative. Ho visto il contrario di quel “Governo con la rete” su cui da tempo stiamo studiando e lavorando.
Per capire quello di cui sto parlando vi consiglio, se non lo avete già fatto, di leggere l’agile saggio di Mauro Bonaretti, che è la trascrizione della lectio magistralis che ha svolto a FORUM PA 2011. Uno dei primi punti che tratta è fondamentale in questo discorso, lui parla delle città, ma, mutatis mutandis, il discorso calza anche per la gestione di una valle. Ve lo riporto come chiusa di questo editoriale sconfortato.
 (…)le città pensano alle persone come “plurali”: portatori di bisogni diversi e coesistenti. Una donna è oggi contemporaneamente madre, lavoratrice, preoccupata per la formazione e la salute dei propri figli, impegnata per l’accudimento dei genitori, appassionata di letteratura. E tra qualche anno le sue esigenze e quelle dei suoi figli saranno altre ancora. È una, ma plurale e come lei ci sono tante persone diverse da lei, e ognuno chiede di essere riconosciuto nella sua unicità e nella sua pluralità.
Per non ripetere fallimenti troppo spesso conosciuti, occorre allora una visione sistemica capace di comprendere le connessioni e le dinamiche esistenti tra le diverse politiche pubbliche.
Nel lungo periodo, ad esempio, alti tassi di sviluppo economico non sono sostenibili sotto numerosi aspetti se collegati ad alti tassi di disuguaglianza, così come sostenibile non è lo sviluppo economico a scapito dei beni e delle risorse comuni. Consumare il territorio e il paesaggio può sì generare ricchezza immediata, ma il territorio e il paesaggio sono risorse finite e non sono rigenerabili nel tempo. Così come non lo è la salute delle persone. La prima linea direttrice è dunque il passaggio dall’attribuire valore alle singole performances settoriali (le eccellenze) al dare valore alla performance complessiva di una città: l’equilibrio del sistema. In altre parole, occorre passare dalla ricerca dei singoli primati settoriali al valore del benessere complessivo per una comunità di cittadini.
(...)
Competenze, responsabilità e relazioni con la comunità sono le caratteristiche che disegnano la nuova cittadinanza. Questo capitale sociale così importante perché crescita intelligente, sostenibile e inclusiva non siano solo mete irraggiungibili non è dato in natura. Richiede il coraggio di tornare a investire sui valori e sulle persone. Si tratta di ricondurre la politica all’assunzione della propria responsabilità nell’indicare il futuro, uscendo dalla gabbia chiusa del consenso fine a stesso. Questa quinta direttrice pone al centro il valore del senso civico e della fiducia tra cittadini e tra i cittadini e le istituzioni, valorizzando e favorendo le forme di protagonismo dal basso e di cittadinanza attiva.
Istituzioni forti sono solo dove esistono comunità forti.
In queste città alla retorica del cittadino-cliente, distante e interessato solo alla propria utilità individuale, viene preferita la figura del cives protagonista responsabile della vita della propria comunità. Al contempo è necessario far evolvere sul piano delle qualità il capitale sociale per adeguarlo al nuovo contesto di riferimento, che richiede non solo abilità di azione, ma anche capacità di pensiero e nuove competenze relazionali a maggiore apertura culturale.

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Commenti

TAV e Trasporto Regionale: Il cittadino perde sempre!

Per dimostrare l'italia a due velocità - da una parte i "nobili" e dall'altra i "morti di fame" vi allego il volantino dei viaggiatori pendolari della tratta FR8. E', evidentemente un problema politico! Politico nel senso che -come al solito- non gliene frega niente a nessuno. Ci si vanta dell'AV, si parla di innovazione, ma chi produce - il CITTADINO CHE LAVORA - deve soffrire ANCHE IL VIAGGIO PER ANDARE AL LAVORO!!
___

Comitato Pendolari FR8ª Carrozza Comitato Pendolari FR8ª Carrozza
Sede: Via Tagliamento, 3 – 04011 Aprilia (LT) Contatti Contatti: classactionromanettuno@gmail.com - ℡ 347.6680972
Info: www.classactionromanettuno.org
L'ESTATE STA FINENDO...
…non le pene dei pendolari, snervati dalle infernali carrozze: per cui saremo grati al Cielo se
vorrà concederci il cambio di stagione per riprendere respiro; meno grati a Regione
e Trenitalia, che immutabilmente minano la nostra salute! A vanificare richieste,
raccomandazioni, accordi con i pendolari ci si è messo pure un corto e il risultato è un
servizio peggiore del 2010! Treni formati addirittura da 4 vecchie carrozze monopiano
arroventate, 5 quando andava bene, 6 in casi fortuiti, hanno reso questa interminabile estate
un calvario per migliaia di persone che hanno continuato ad usare la FR8 per lavoro. Spariti i
doppi piani tradizionali, sparite le 7 carrozze previste da contratto, figuriamoci l'8a scucita
alle trattative...Dov'era la Regione in tutto questo ingovernato caos? Ha inviato, a seguito del
nostro bilancio sui deludenti risultati di un anno di concertazione, una letterina a Trenitalia
ammonendola per le anomalie degne di sanzioni. Probabilmente deve essere sopraggiunto
un disguido postale.
Alle migliaia di persone esposte ogni giorno a condizioni di viaggio “omogeneamente”
incredibili (48° C al sole agostano, ammassati in p iedi, senza finestrini apribili, porte guaste,
servizi inagibili, personale di bordo latitante in cabine di pilotaggio, treni smarriti, soppressi,
ritardati) non basta più sapere che centinaia di operatori di FS stanno facendo miracoli per
fornirci le uniche carrette disponibili! Viaggiare su queste ferraglie guaste e roventi è un
massacro! Quanta pazienza dovremo ancora esercitare nell’attesa che la Regione acquisti
nuove vetture? Non si gestisce così un servizio pubblico strategico: salta una stazione e
l'intera rete ferroviaria è in ginocchio per 3 mesi (fatte salve le “frecce”)! Doppio fallimento
del gestore (e del committente): a) non esiste un piano di sicurezza della rete ferroviaria in
condizioni di un elemento fuori servizio; b) la manutenzione straordinaria degli impianti di
areazione è stata completata a maggio, ma la FR8 non ha beneficiato di essa: da giugno
sono piovuti sui nostri binari vecchie carrozze monopiano o vivalto guasti, sempre con
disponibilità di posti ridotta ad un terzo della domanda, a dir poco.
Quanto all’esito dell’udienza filtro, della cui pubblica anticipazione dobbiamo questa volta
riconoscere la tempestività a Trenitalia - non avendocela il tribunale ancora notificata ad 8
giorni dal suo deposito -, solo un commento: la Giustizia è ben altro che una prevedibilmente
pavida sentenza. L’unica amarezza è che, per vederla trionfare, chi è leso deve pagare due
volte, tre volte...ma noi non ci arrendiamo. Se non un giudice, sarà il popolo italiano (unico
sovrano) a riconoscere l'indecenza in cui versa il servizio di trasporto ferroviario locale! Noi
continueremo tenacemente e coraggiosamente a rivendicare i diritti lesi, a denunciare
disservizi e a reclamare ciò che una buona politica dovrebbe garantire.
Pirro, ci rivedremo a Filippi!
Mentre coi pendolari, ci rivedremo ad Aprilia, Centro sociale Sada,
sabato 8 ottobre 2011 ore 10.
Oggetto della convocazione:
- esito dell'udienza filtro;
- impugnabilità della sentenza;
- 360° di azioni di classe “omogenee”;
- il ruolo dei sindaci nel sostenere la nostra linea di principio, legale e politica;
- la pubblicazione dei tabulati di servizio di Trenitalia sul portale della Regione: trasparenza!
- campagna di risarcimento dei titoli di viaggio per ogni soppressione, cancellazione,
disservizio occorso nell'anno.
Comitato FR8a Carrozza

No TAV come nuova Lotta continua?

Sarà che sto leggendo la storia di Lotta continua di Cazzullo, ma le parole dell'autoproclamato leader dei comitati "nazionali" ( ma non erano le popolazioni locali a essere conculcate?) (http://www.corriere.it/cronache/11_luglio_03/val-di-susa-i-cortei-dei-no...) mi sembrano n'è più n'è meno che un inno alla lotta pura e dura, naturalmente senza paura, in nome delle ragioni del fare movimento e del fare contestazione.
A mio avviso, parole come queste dimostrano che non contano i dati, non contano le analisi razionali, non conta l'analisi costi/benefici dei pro e contro l'opera. queste cose nei paesi civili si dibattono poi si rende una decisione e si realizza. qui sono solo questioni ideologiche e di dimostrazione che si è più forti.

Condivido l'impostazione che

Condivido l'impostazione che Mochi Sismondi ha dato al suo editoriale, anche se mi rendo conto che non sempre quello che ci piace equivale a quello che si deve. La mobilità delle merci in Italia è problema più difficile e complesso di quanto non lo sia altrove per la conformazione del nostro paese in primo luogo e poi per la scelta scellerata per troppo tempo fatta di privilegiare solo il trasporto su gomma: utile a pochi e deleterio per tanti.E' quindi inevitabile che nel momento in cui si decide - come in altri luoghi avviene da tempo - di rafforzare le politiche di trasporto su rotaia ciò non possa che avvenire sia in rete con il resto d'Europa ( a meno che non si scelga la logica dell'autosufficienza, con risultati che credo ciascuno di noi può ben immaginare ) sia con interventi sul territorio che inevitabilmente provocano confronti anche aspri ( sugli scontri preferisco non soffermarmi: perché non condivido l'uso improprio delle forze dell'ordine ma nemmeno la violenza come sistema di dialogo). Il nodo, a mio avviso, è come dal confronto si passa alla sintesi e quindi alla costruzione di una soluzione condivisa. Perché troppo spesso ragioniamo intorno al si o al no a priori su un progetto, assai di rado sulle modalità con le quali quel progetto può essere realizzato. E' nel come facciamo le cose che, ancora una volta, dovrebbe incentararsi il confronto: anche per la Val di Susa come per tutte le riforme non fatte o fatte male o rimaste incompioute del nostro Paese. Ritengo anch'io che non sia vero che gli amministratori e prima ancora i cittadini della Val di Susa non siano stati informati; ritengo però che lo siano stati male, in modo insufficiente e soprattutto senza una vera condivisione del percorso scelto, senza una valutazione condivisa dei pro e dei contro,senza un'analisi condivisa dei rischi, senza l'individuazione condivisa delle soluzioni. Diceva Gaber che la libertà è partecipazione: lo credo anch'io, e credo che anche la democrazia sia partecipazione. Che non è termine astratto, ma modo concreto e imprescindibile di agire la democrazia.Perché è vero che chi governa deve avere il coraggio e la capacità di fare delle scelte, ma è altrettanto vero che deve compierle considerando i cittadini soggetti e non oggetti Esattamente quello che oggi, assai più di ieri ma come ieri, manca. Non si sa vedere e riconoscere la complessità, è sempre come se uno fosse uguale a mille e quello che è bene per uno deve essere bene per mille. Non è così, ed è la ragione per cui non ci sono risposte semplici a problemi complessi.Ma pare che in Italia questa banalissima considerazione appartenga alla categoria dell'impossibile: ciò che è bene a Milano deve essere bene a Napoli, Basilicata e Friuli devono risolvere nel medesimo modo problemi diversi, la Pubblica Amministrazione è una unità indistinta e così via. Non è vero: persino se la soluzione ad un problema è la medesima il modo con cui arrivarci non può - e spesso non deve - essere il medesimo. Ma questo è faticoso: richiede conoscenze diffuse, studio, confronto, umiltà nell'affrontare i problemi e nel trovare soluzioni. Caratteristiche che sempre meno ci appartengono occupati come siamo a guardare ciò che è conveniente per noi e per quelli che ci assomigliano, ed ignorando le diversità che dovrebbero essere una ricchezza, ma oggi sono invece un limite quando non un difetto. Stiamo diventando tutti più poveri, e non solo materialmente purtroppo.

LINK NOTAV

Forse sarebbe stato utile inserire anche il link di http: www.notav.eu

Ma quale TAV

Sa qual'e' la parte divertente?

Che la Torino Lione non e' neanche una linea ad alta velocita', ma ad alta capacita', ovvero pensata per far passare un alto numero di convogli merci, con in mezzo qualche convoglio passeggeri, e tutto questo per liberare le strade.

Come l'AlpTransit, che a breve fara' sparire i camion dalle strade Svizzere, e che tutti gli Svizzeri hanno fortemente voluto.

Si vede che ai ValSusini piace vedere passare i camion

E questa propensione per il cargo va bene per tutti gli altri operatori ferroviari d'Europa.

Ferrovie dello Stato invece sta inseguendo scioccamente il traffico passeggeri ad alta velocita' ed abbandonando invece il traffico cargo.

Invece FS dovrebbe iniziare ad usare per il traffico merci le linee AV offrendo un servizio di recupero e consegna a domicilio del cliente del container o del rimorchio.

Se sfruttassero le linee in modo razionale potrebbero consegnare i carichi presi entro le 24 ore, togliendo dalle strade la maggioranza dei camion, abbattendo traffico, consumi ed inquinamento.

Ma Ferrovie dello Stato ha deciso che con il cargo non si guadagna, badando probabilmente solo al "prestigio" dato dal traffico passeggeri AV, ed il mercato del cargo ferroviario in Italia e' allo sbando.

Tav

Io non vorrei entrare sul modello di sviluppo ma sul modello di democrazia. Se è sancita dalla costituzione non si può variarla a seconda delle esigenze o dei territori. Per cui se attualmente vige quella rappresentativa, è semplicemente sbagliato aver lasciato incancrenire il problema, ed è una colpa politica. Evidentemente se poi si aspetta che sia la manipolazione dei media a sancire il torto o la ragione, se non addirittura la giustizia, mi sembra che siamo messi molto male. Ricordiamo che i soggetti sono sempre gli uomini, e gli strumenti ( carta, radio-tv social network ) si utilizzano e basta. I greci avevano pensato ad un'altra cosa, quando si parlava di democrazia. Il principio è di dare alla minoranza, che non è d'accordo, e che deve subire le decisioni e le azioni della maggioranza, di avere la possibilità di esprimere un parere, senza finire in galera, di poter aspettare, magari anticipando in qualche misura, le elezioni successive e vincere. Ma se io farò sempre parte della minoranza, indipendentemente da chi vince le elezioni, devo anche sapere che in questo sistema, subirò sempre. La botte piena, e la moglie ubriaca, non è possibile averla, neanche se si cambia la costituzione. Ultima cosa, che vorrei ricordare è che anche la violenza è legittimata dalla costituzione, cosa che attualmente non è politicamente corretto ricordare, e che andrebbe viceversa fatto, perchè se no si tende a legittimarla per chi dissente, e non per chi difende i diritti di tutti. Non sono sufficientemente informato per dare un parere sul modello di sviluppo, forse proprio per questo dovrei dare un'opinione, ma non lo faccio
cordialità

Faccio parte

Faccio parte dell'Osservatorio per la realizzazione della Torino-Lione e seguo quindi da molto vicino il processo tecnico decisionale avendo "amici" anche fra i NO TAV.
Condivido la dignità delle posizioni, , quando sincere e confortate dai comportamenti personali, che assumono la questione del modello di sviluppo e della "incertezza e sostenibilità" dell'uso delle risorse in ordine a tale modello.
Tuttavia va ricordato a tutti che il Cor 5 è concepito come un elemento di una "rete" che sul piano strategico si propone (piano Delor) di fornire equilibrio socioeconomico e territoriale ad una Europa che usciva da guerre tragiche, e che manifesta purtroppo tendenze e tentazioni a conflitti interni (ieri nei Balcani, oggi la Grecia, domani chi forse....) e ai confini del mediterraneo molto seri e che corrispondono alle differenze fra le condizioni economiche esistenti. e indubitabili (la questione mediterranea nè è la testimonianza e gli esiti tutti da vedere).
Si potrà ragionare sulla validità delle politiche "Hardware", ma quelle Sw non fanno che evidenziare e accentuare le incomprensioni fra persone e gruppi sempre meno disponibili a cedere qualcosa in cambio di altro (un sogno?) capace di pacificare le esigenze.
Certo è che la credibilità dei governi e delle istituzioni nel nostro paese, in particolare, è scesa molto in basso e la capacità di convincimento è messa dura prova dagli esempi in corso.
Devo anche dire che una visita alla Valle Susa darebbe conto della capacità delle Amministrazioni locali di tutelare infrastrutture, territorio e paesaggi!
In linea tecnica,(tracciato, ambiente e cantierizzazione), le considerazioni di Mario Virano corrispondono alla realtà e non sono confutabili se non in mala fede.
Sul piano poi degli obiettivi regionali e torinesi, la conversione economica da sistema industria a sistema complesso chiede sviluppo moderno dei sistemi di relazione e comunicazione ( è una sciocchezza rimanere alla ferrovia dell'800 e si vedano le grandi città tedesche e la Svizzera insegna). Purtroppo siamo un paese che cumula ritardi decisionali e ne paga le conseguenze.
Cordiali saluti
M. Villa

numeri, business plan non filosofia!

Egregio sig. Villa le sue argomentazioni dimostrano quanto da me detto: a giustificare la TAV ci sono solo esoteriche elucubrazioni filosofiche, dovrò aggiungere a quanto detto nel mio commento ( si fa perchè lo vuole l'europa, si fa perche si deve fare ecc ecc) anche: si fa perchè è ecumenica, unisce i popoli ed evita le guerre. Per ora mi sembra che ne ha aperta una in val di susa. Visto che lei fa parte dell'osservatorio porti i numei ed i dati veri, non penso che lei quando acquista una casa lo fa perchè è filosoficamente corretto, si farà due conti e se conviene la compra.. o no? Rispetto alla democrazia, argomento portato da altri commenti, mi pare che la maggior parte dei comuni coinvolti hanno una maggioranza eletta dai cittadini che non vuole la TAV quindi... come direbbe Decina "ma de che stamo a parla?". Infine, visto che penso che il forum PA sia un blog tecnologico ed informatico, ritengo che tra 100 anni (quando alcuni dicono che passerranno più merci nel tunnel) sia più probabile che avremo il teletrasporto, come oggi con la Telepresence si evitano i viaggi, glielo dice uno che era "freccia argento" e che da quando ha avuto dall'azienda questo servizio non ha viaggiato più risparmindosi all'anno almeno 4 viaggi a San Francisco ed almeno 24 a Milano! ma magari lei dirà che si perde la trasferta e non si può fare shopping;-)

dove sono le ragioni del si?

Vi suggerirei di leggere il libro del prof Antonio G. Calafati (dove sono le ragioni del si?) che già qualche anno fa facendo uno studio su come la vicenda era trattata dai giornali dimostrava che mentre per il no c'erano dati e fatti, chi invece era ed è favorevole all'opera sa solo ragionare per partito preso e per slogan, come in effetti si vede anche dal documento allegato all'articolo. Si deve fare, lo chiede l'europa, tra 100 anni serve più traffico, perdiamo i soldi della UE.Rispetto alla discussione sono anni che studiosi neutrali e non certo black blok (vedi articoli del Mulino 1/2006 di Giuseppe Berta e Bruno Manghi o di Andrea Boitani e Marco Ponti) dimostrano dato dopo dato cifra dopo cifra che il progetto non sta in piedi. Soldi buttati o semplicemente spesi per arricchire le solite lobbies (vedi vicende P4 di questi giorni) o far lavorare 2000 lavoratori (probabilmente extracomunitari sottopagati). Lobbies che dopo che hanno preso l'appalto aumentano i prezzi e godono della più totale immunità (vedi vicende recenti della tav Bologna Firenze) .Il problema non è affatto locale come si vuol far credere, ritengo che tutti i soldi buttati che ci costeranno debiti che trasferiremo ai nostri figli non sono problemi della Val di Susa ma nostri. Forse cancellando quell'opera si potrebbe evitare la manovra finanziaria che sta arrivando oppure investire in altri settori che possano generare più lavoro e sopratutto più diffuso in modo che le lobbies non possano farci la cresta. L'unica motivo che giustifica le grandi opere sono i grossi capitali che muove e solo così i grossi potentati economici e politici ma anche criminali (bisognerebbe capire quanto le tre componenti sono legate tra loro) posso farci la "cresta". Quanto sarebbe più utile investire nelle energie alternative dando agevolazioni e eliminando la burocrazia per far mettere pannelli solari e termici su ogni condominio o edificio pubblico? Risanamento edilizio per la riduzione dellla dispersione termica degli edifici, il recupero delle acque , non sarebbe meglio far ripartire il comparto edilizio e costruzione con questi interventi?. Salvaguardia del territorio, perchè non chiediamo ai vicentini e padovani che hanno subito due inondazioni lo scorso inverno se ritengono prioritaria la TAV? I referendum hanno dimostrato che la politica (di destra e di sinistra) va da una parte i cervelli che non sono all'ammasso vanno da un'altra!

dissento

non sono d'accordo caro Carlo sul tuo editoriale, e specialmente sulla rappresentazione per cui in Val di Susa non si sarebbe ascoltata la popolazione. E' vero il contrario: pur avendolo fatto male (ma qui il tema diventa quello della autorevolezza e credibilità della politica) alla popolazione sono state date un sacco di informazioni, di garanzie e di modalità di ascolto. E' una minoranza quella che oggi tiene ancora in ostaggio la situazione, e una minoranza da cui infatti si sono staccati rappresentanti e istituzioni del territorio, anche dell'area di opposizione al governo, che di tali garanzie sono paghi. E' più legittima l'opinione di coloro che rappresentano la comunità essendo stati scelti secondo le regole democratiche o chi si è autoproclamato tale?
Quale neutrale informazione dovrebbe venire se non dagli organi tecnici della PA? i valsusini da chi vogliono valutazioni neutrali? dall'Onu? Negoziati? ma quanti tavoli e quante riunioni, e quante modifiche ai progetti, cosicché noi dobbiamo partire ancora quando. francesi han finito?Da Squinzano a Ciampino a Val Susa i cittadini italiani desiderano un progresso a patto che i costi li paghi qualcun altro. Ma a Valsusa in più c'è chi ha l'ansia di salire sul treno della contestazione avendo perso quello del 68.
Scusate la durezza del mio argomentare, ma faccio proprio fatica, in un paese in cui non si nega una sospensiva a nessuno, a concedere agibilità politica a chi alla fine tira pietre addosso alle forze dell'ordine.

forse non ti è chiaro che

forse non ti è chiaro che questo modello di sviluppo è finito !
Forse non ti è chiaro che lo "sviluppo" basato sulla distruzione del territorio senza limiti non è piu' possibile !
Adesso il problema strategico e planetario per l'italia è arrivare un'ora prima da Torino a Lione ??
Ma stiamo scherzando ?
L'articolo di Sigismondi ha una impostazione giusta proprio perchè, pur essendo lui daccorco con ta Tav, pero' si pone il problema del tipo di svilippo; e questo è un dato con il quale dobbiamo tutti fare i conti per non lasciare la monnezza ai nostri figli.

il risultato della politica odierna

Premetto che sono schierato per i No Tav.
Questo articolo è comunque condivisibile e dovrebbe essere trasferito nella testa dei decisori politici che a mio avviso dovrebbero imparare ad ascoltare le esigenze che vengono dalle minoranze come sono sono quelle della Val Susa.
Il problema è che in realta' quello che si è consumato ieri, è il risultato di questo modo di far politica che ormai via via va perdendo il vero' contatto con la realtà.
E' vero in val di susa abbiamo perso tutti.

Un bell'editoriale

Caro Mochi, complimenti--
il tuo editoriale è assolutamente condivisibile.
Aggiungo solo che non era necessario da parte della Polizia quello schieramento e l'eccessivo uso della forza che é stato usato contro i manifestanti.
Grazie di averci offerto tanti stimoli per riflettere.
Art