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Per misurare la qualità della vita il PIL non basta

Anche l’Italia si attiva sul fronte del BES, il Benessere Equo e Sostenibile. È ormai operativo da qualche mese un progetto - lo studio durerà un anno e mezzo - di CNEL e ISTAT utile per sviluppare una serie di indicatori relativi alle diseguaglianze (non solo di reddito) e alla sostenibilità (non solo ambientale) che si pone l’obiettivo di focalizzare al meglio la situazione nazionale. Anche il prossimo FORUM PA dedicherà un ampio approfondimento al tema, con un convegno dedicato.

immagine passepartoutAnche l’Italia ha finalmente iniziato a rendersi decisamente operativa sul fronte del BES, sigla che intende focalizzare il problema della misurazione del Benessere Equo e Sostenibile. Lo ha fatto in maniera concreta a partire dagli ultimi mesi dell’anno scorso grazie all’impostazione di un progetto - a cura di CNEL e ISTAT - che coinvolge il mondo della politica, le rappresentanze sociali e la società civile in una nuova governance allargata, secondo quando suggerito dall’OSCE e seguendo a ruota l’esempio di altre nazioni europee come Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera, Olanda. Tutte nazioni, quelle citate, che a loro volta hanno voluto ribadire il loro impegno in quella direzione riprendendo quella che è conosciuta come “Dichiarazione di Istanbul”, ormai datata (era il 2007) e a suo tempo sottoscritta da OCSE, Nazioni Unite, Banca Mondiale, Commissione Europea e Organizzazione della Conferenza Islamica e volta (fra le atre cose) ad assicurare “l’impegno a misurare e promuovere il progresso delle società in tutte le sue dimensioni”.

Il progetto di CNEL e ISTAT è stato denominato “Gruppo di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana” e si pone l’obiettivo – in diciotto mesi di studio - di sviluppare un approccio multidimensionale del BES capace di integrare il PIL con altri indicatori, compresi quelli relativi alle diseguaglianze (non solo di reddito) e alla sostenibilità (non solo ambientale), sviluppando un insieme di dati utili alla comprensione e allo stato nazionale di questo particolare – e importantissimo – fattore della nostra vita. Alla fine dell’elaborazione, il progetto prevede la diffusione di un rapporto congiunto che costituirà la base della misura del progresso nella nostra società.

Si accennava al ritardo nazionale, e valga per tutti l’esempio (positivo) adottato in Inghilterra dove, comunque solo nel novembre scorso, David Cameron aveva dichiarato come non sia produttivo concentrarsi solo sulle risultanze che scaturiscono dall’analisi del Prodotto Interno Lordo e nemmeno su quelle che indicano come il benessere possa essere calcolato unicamente in termini monetari, ma ponendo invece l’accento sul fatto che questo “dipende anche dalla qualità della nostra cultura e dalla forza delle nostre relazioni”. Per farlo al meglio, il premier britannico ha messo a punto un vero e proprio “censimento della felicità” da sottoporre ai propri concittadini: in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando c’è da riconoscere che a Cameron il coraggio non è mancato, e il suo “azzardo” è stato comunque apprezzato e riconosciuto in maniera bipartisan.

È evidente che l’iniziativa di CNEL e ISTAT va a colmare una lacuna, ma è altrettanto chiaro come questa debba essere sostenuta e rinvigorita in tutti i modi possibili. Anche per questo, nell’ambito del prossimo FORUM PA non poteva mancare un appuntamento dedicato all’argomento. L’appuntamento è in calendario martedì 10 maggio, con il convegno “Oltre il PIL: l’impatto delle misure di benessere, sviluppo e qualità della vita sulle politiche dei Governi, delle istituzioni, delle imprese”. L’incontro prevede tre focus di analisi: il cambiamento degli indicatori per la valutazione delle politiche di coesione, il tema del “lavoro decente” e il legame tra gli indicatori macro (PIL) e gli indicatori sulla responsabilità sociale d’impresa.

Nell’attesa di capire come si possa noi passare nel migliore dei modi dal prodotto interno lordo al benessere interno netto, conviene studiare a fondo il problema e provare ad affrontare un futuro finalmente complessivamente “ricco”, all’altezza delle nostre enormi possibilità, spesso ancora misconosciute. Ad andarci di mezzo è la qualità della nostra vita, aspetto che di questi tempi (come di altri, in verità, da che mondo è mondo) è tutt’altro che poco. Anzi: è un “tutto” che può finalmente riempirci di soddisfazioni, al di là della mera rincorsa ad un appagamento economico che – a pensarci bene – di benessere (soprattutto interno) ce ne procura davvero poco.

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