Editoriale

La riforma Brunetta e le persone

Una delle critiche che è più frequente sentire contro la riforma della PA introdotta dal decreto legislativo 150/09 è che è fatta “contro” i dipendenti pubblici. Se dovessi esprimermi su questa opinione diffusa, che pecca comunque di eccessiva semplificazione, me la caverei salomonicamente dicendo che “dipende da come è attuata”.
Se il ciclo della performance, il piano della valutazione, le progressioni di carriera basate sulle competenze, l’attribuzione degli incarichi e delle responsabilità basate su una professionalità sviluppata e attestata dal sistema di misurazione e di valutazione non sono solo parole e nuovi adempimenti burocratici, ma informano tutta l’attività dell’amministrazione, allora possiamo dire che la riforma è non contro, ma a favore del merito e quindi a favore delle persone.

Non è certo obiettivo di questo breve editoriale riesaminare il corpus legislativo che viene dalla legge delega 15 del 2009, ma sono partito dall’attenzione alle persone perché è questo il punto di vista che vogliamo usare per discutere della riforma a FORUM PA 2011 (dal 9 al 12 maggio all Nuova Fiera di Roma): è il punto di vista dello sviluppo dei talenti, del riconoscimento del merito, della crescita professionale.

Una riforma, infatti, che non servisse a far crescere competenze, professionalità e persone sarebbe una riforma di carta e quindi, questa volta sì, intrinsecamente “contro” i lavoratori pubblici.

Il filo del ragionamento si dipana quindi intorno a tre poli principali: lo sviluppo delle persone, la contrattazione e la dirigenza.

Il tema dello sviluppo delle persone nella PA soffre secondo me di due luoghi comuni: il primo è che non si possono sviluppare le risorse umane se non con incentivi economici. È un pregiudizio sbagliato sia nella teoria, sia nell’evidenza di tutte le ricerche effettuate sul campo. Il riconoscimento, che sta alla base dello sviluppo, dipende anche da altri importanti fattori: clima aziendale, possibilità effettiva di imparare on the job, fiducia che la progressione di carriera dipende dal merito e non dalle appartenenze.

Se noi leggiamo la lettera della legge ci sentiamo rassicurati. L’articolo 25 della legge di riforma (d.lgs. 150/09) scrive infatti:

1. Le amministrazioni pubbliche favoriscono la crescita professionale e la responsabilizzazione dei dipendenti pubblici ai fini del continuo miglioramento dei processi e dei servizi offerti.

2. La professionalità sviluppata e attestata dal sistema di misurazione e valutazione costituisce criterio per l’assegnazione di incarichi e responsabilità secondo criteri oggettivi e pubblici.

Se invece guardiamo la pratica della gestione delle risorse umane nelle amministrazioni, soprattutto quelle centrali, lo siamo un po’ meno…

Per iscriverti al convegno Lo sviluppo delle Risorse Umane: coniugare regole, talenti e merito il 10 maggio a FORUM PA 2011 clicca qui

Di questo si parla a FORUM PA 2011 in un convegno diretto dal Capo Dipartimento della Funzione Pubblica che, tra l’altro, presenta due rapporti: uno da parte della Prof.ssa Del Boca che fa il punto sulla lotta all’assenteismo, l’altro di PromoPA sulla visione che della amministrazione ha la dirigenza.

Il tema della dirigenza è visto da un’ottica originale che con uno slogan potremmo dire impedisce “di far senatore un cavallo”. Si parla delle figure apicali, di cerniera tra politica ed amministrazione, che sono quasi sempre scelte con incarico fiduciario. Come certificarne l’effettiva competenza? Come accompagnarne il percorso? Come garantire la necessaria libertà di scelta della politica con la garanzia per il cittadino che l’ente (pensiamo ai city manager) non sia diretto da un incompetente, magari cugino dell’assessore di turno?

Per iscriverti al convegno Movimentitaly : come aprire responsabilmente l'accesso ai vertici della PA locale il 10 maggio a FORUM PA 2011 clicca qui

Su questo dilemma ha lavorato l’Associazione dei Direttori Generali degli Enti Locali (Andigel), facendosi aiutare dalla prestigiosa Fondazione Alma Mater dell’Università di Bologna e da FORUM PA. Ne è venuto fuori un modello, anch’esso presentato a FORUM PA 2011 che, proprio per sottolineare la funzione di permettere l’accesso alle posizioni, lo sviluppo delle professionalità e delle competenze, la valutazione indipendente dei profili e delle performance è stato chiamato “Movimentitaly”. Insomma l’immagine di un’ Italia in movimento, un po’ meno bloccata nella crescita delle professionalità apicali.

Per iscriverti al convegno Riforma e nuovo modello contrattuale l'11 maggio a FORUM PA 2011 clicca qui

Infine uno spazio importante è dedicato al tema della contrattazione: forse il più spinoso di quelli trattati dalla riforma, anche a seguito degli effetti combinati del d.lgs 78/10 che impedisce qualsiasi incremento retributivo e della recente intesa sindacale del 4 febbraio 2011 che rende impossibile qualsiasi riduzione salariale a seguito dell’applicazione della riforma. Siamo quindi in una situazione in stallo: non un soldo in più, non un soldo in meno. A meno di non provare a far materializzare quella idea per ora impalpabile del “dividendo dell’efficienza”.
Su questo tema il Commissario straordinario dell’ARAN, Antonio Naddeo, dirige un appuntamento dedicato al nuovo modello contrattuale, che tante polemiche ha suscitato anche per la mancata firma da parte della CGIL, e ai suoi rapporti con l’impianto complessivo della riforma. Un altro incontro è sulla contrattazione integrativa, sempre più importante nel nuovo assetto delle relazioni sindacali.

Un FORUM PA quindi fortemente centrato sulle persone, come è giusto per un’edizione che ha come tema conduttore la rete. La metafora della rete descrive infatti una società aperta e trasversale, ricca di beni relazionali come contesto necessario per una migliore qualità della vita e un più diffuso benessere. La metafora della rete vede nella rinnovata e più forte connessione tra cittadini, società civile, forze economiche e sociali la condizione imprescindibile per una ripresa stabile per il Paese.

ACCREDITATI A FORUM PA 2011

 

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Commenti

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Riforma Brunetta - Assenteismo

Sono una dirigente di un Ente pubblico ormai da quasi 20 anni e ho raggiunto l'attuale posizione dirigenziale attraverso 2 concorsi pubblici (quello di assunzione in carriera direttiva e quello per la dirigenza) e una selezione nazionale prevista da un contratto di lavoro poi annullato. Ho fatto i miei percorsi formativi e continuo a farli, perchè c'è sempre qualcosa di nuovo da imparare o, comunque, qualcosa che si può perfezionare o migliorare. Da circa 15 anni dirigo un settore di servizi al pubblico.
In gran parte condivido i contenuti della Riforma Brunetta e posso anche affermare di averla un po' anticipata di un paio di anni in tema di assenteismo, quando, effettuando le valutazioni annuali dei miei collaboratori, ho tenuto conto anche delle assenze dell'anno precedente. Non ho fatto grandi differenziazioni di punteggi, ma l'anno successivo, quelli che erano stati sia pure di poco penalizzati hanno ridotto drasticamente i loro giorni di assenza.
A questo punto sono invece io a ritrovarmi in una situazione abbastanza pardossale, e vale forse la pena di raccontarla, non foss'altro che per evitare che quando si parla di pubblici dipendenti o di dirigenti pubblici si "faccia di ogni erba un fascio" come sempre.
Il primo gennaio di quest'anno, ho avuto un incidente domestico e ho riportato la frattura del braccio destro. Dopo un giorno di malattia, ad evitare il dimezzamento del mio trattamento economico, ho iniziato ad utilizzare i miei 32 giorni di ferie del 2010 e mi somo messa in ferie, lavorando comunque da casa anche con una mano sola e grazie alla posta elettronica e al telefono, ho continuato a dirigere regolarmente il mio settore. Anche a solo una settimana dall'incidente, nonostante gli ovvi problemi nelle mie condizioni ho potuto rispettare gli impegni già fissati da dicembre e partecipato ai percorsi formativi sul ciclo delle performance, che nell'Ente in cui lavoro è stato regolarmente attivato.
Ora, non ancora del tutto guarita dal precedente infortunio, è sopravvenuto un ulteriore problema di salute, e mi sto curando sempre stando in ferie, e sempre lavorando anche per le solite 9-10 ore al giorno, o più.
Ciò non fa certo di me una "martire" del lavoro né mi sento tale, sono semplicemente una persona che rispetta gli impegni.
Se però non avessi avuto tutte le ferie arretrate che avevo (ma le avevo perché gli impegni di lavoro non mi avevano consentito di usufruirne), e fossi stata costretta a farmi fare il certificato medico per la convalescenza, mi sarei ritrovata con lo stipendio praticamente dimezzato ed avrei comunque dovuto lavorare da casa perché gli impegni sono impegni e vanno sempre rispettati, soprattutto quando la possibile conseguenza di una mancata azione è una disfunzione nel serizio.
Sono anche convinta che molti dei miei colleghi dirigenti, avrebbero probabilmente agito esattamente come me.
Forse la Riforma Brunetta non è fatta "contro le persone", ma prima di dire che è fatta "per le persone", qualcuno dovrebbe convincermi che per me è stato meglio utilizzare le ferie per curarmi e lavorando comunque, anziché per leggere un buon libro o andare a farmi una vacanza da qualche parte.
Spero vivamente che chi relazionerà a FORUM PA sull'assenteismo, abbia modo di leggere questa mia breve nota e ne tragga le sue conclusioni.

A nessuno interessa

Purtroppo io penso che la sua condizione non interessi nessuno del nostro governo, in particolare il Ministro Brunetta, il quale come un energumeno pensa solamente a malmenare i dipendenti pubblici che hanno fatto giuramento per lo Stato e che hanno sacrificato, ora dico sbagliando, intere giornate di festa, per il loro lavoro. Ma in particolare penso che non freghi assolutamente nessuno dei dirigenti di questo istituto lo stupro continuo che viene fatto alle persone, alla loro cultura e alla loro efficienza. Negli ultimi anni si vedono decine di persone qualificate andare in pensione e nessuno che le sostituisca. Il risultato è che costoro desiderano distruggere l'ISS e con esso anche tutto il personale che con dedizione ci lavora. UNA BRUTTA FACCENDA! I responsabili? I dirigenti dell'ISTITUTO.

1/4 dei dipendenti PER FORZA

1/4 dei dipendenti PER FORZA deve essere classificato FANNULLONE?
Siamo alla pazzia pura e semplice!
E tutte le assenze contribuiscono a questo?!?!
E la mia collega con il tumore? Ed il collega assunto nelle categorie protette con la schiena rotta che DEVE fare ogni anno cicli di cure OBBLIGATORIE per rimandare (RIMANDARE) il momento in cui dovrà usare una sedia a rotelle? Questi sono fannulloni a prescindere?

Ricovero forzato a chi l'ha pensata!

Se tutto funziona bene, tutti si danno da fare ed il lavoro viene svolto nei tempi previsti verso l'utenza, quindi se l'ufficio svolge il suo compito perfettamente senza intoppi e tutti i dipendendi di questo ufficio contribuiscono in pari maniera (capita, non di frequenta ma capita) vedo solo una cosa: nessun fannullone.

Il dirigente per non scontentare tutti i sui bravi collaboratori cosa dovrà fare?
Ruotare la classifica di fannullone tra i dipendenti per non creare conseguenze.

Allora facciamo una cosa:
un anno non faccio un tubo --> fannullone
l'anno dopo mi dò da fare --> bravo

Come la mettiamo?

E' del tutto evidente che dietro c'è una volontà VESSATORIA che va a fregare soprattutto ovviamente quelli che lavorano e non hanno "amici" indifferente il colore politico di questi "amici".

A fronte di diverse cose buone bastano poche ma significative "monnezze" per rovinare una riforma.

Riprendo:
"Ma mii faccia il piacere!"

Tanti saluti a chi lavora e non agli altri!

Riforma Brunetta

Chi stabilisce le competenze dei dipendenti?
Queste ultime si acquisiscono soprattutto con
l'esperienza: come vengono garantite le pari
opportunità?
In base a quale criterio si stabilisce chi, tra
due dipendenti con le stessa qualifica professionale,
deve avere determinati incarichi che gli permetteranno
di acquisire e migliorare l'esperienza che è determinante per la
valutazione delle proprie performances???
In questo modo si discrimina tra colleghi, facendone avanzare
alcuni e lasciando al palo altri.
Questa è la situazione che si sta verificando nell'ufficio in cui
lavoro io.
Questi sono gli interrogativi che rimangono senza risposta e
continuano a rimanere senza risosta da parte di chi si ostina
a difendere la riforma Brunetta.

RIFORMA BRUNETTA

come è possibile applicare la riforma e stabilire progressioni in carriera e attribuzioni degli incarichi in base al merito in realtà quali il ministero dell'interno ad esempio, dove per legge la prograssione in carriera e gli incarichi sono riservati esclusivamente alla carriera prefettizia? Per tutto il resto del parsonale, formato, laureato, che svolge mansioni superiori, che ha competenze e abilità, sono previsti solo rari scatti economici. Specificate che ci sono amminisrazioni dove è impossibile applicare la riforma per favore

il Commissario straordinario

il Commissario straordinario ... dirige un appuntamento dedicato al nuovo modello contrattuale, che tante polemiche HA suscitato ....

Sollevo critiche alla L.

Sollevo critiche alla L. 15/'99, al Decreto 150/'99, ed a questo editoriale.
In paticolare, se è vero che i provvedimenti in parola premiano il merito, è altrettanto vero che detto merito è valutato dal Dirigente dell'Ufficio, ed i criteri di valutazione anche se stabiliti sono alquanto opinabili e non oggettivi (ad es. tra i criteri c'è quello della collaborazione fattiva del dipendente ai progetti lavorativi, ma questa valutazione come si fa a valutarla con criteri oggettivi?).
Altro punto, direi centrale, della mia critica: la famosa classifica che il Dirigente deve fare ogni anno, mi riferisco a quella che stabilisce un 25% dei dipendenti "meritevoli" che hanno diritto al premio di produzione (finanziato tra l'altro dalle contribuzioni di tutti i dipendenti), un altro 50% di "meno bravi" che non prenderanno nulla, ed un restante 25% di "fannulloni" che rischiano pure il licenziamento (c.d. disciplinare) se per almeno due anni consecutivi sono rientrati in questo 25% di "fannulloni"! A parte il fatto che il Direttore è obbligato per legge ogni anno a marchiare un 25% dei dipendenti come "fannulloni", siccome tra i criteri per stabilire tale classifica ci sono anche la percentuale delle presenze i ufficio, di conseguenza non sono ammesse assenze per nessun motivo, né per malattia, né per part time, né per la L. 104.....nulla! Niente diritti! Altrimenti si diventa fannulloni. E questo sarebbe il capolavoro di Brunetta? COme direbbe il grande Totò....ma mi faccia il piacere!!!

Non ci siamo

Mi dispiace dirlo, lavoro molto con dipendenti statali di diversi uffici e quello che manca trasversalmente é la cuktura del lavoro e la meritocrazia.
Cultura del lavoro molte volte é travisata con orario di ingresso e di uscita e questo fa comodo a molti. Io credo bisognerebbe privatizzare il piú possibile di tutto e di piú perché qualsiqsi persona sotto lo stato perde voglia di lavorare veramente a causa della perdita degli stimoli e a vantaggio dellla completa discrezionalità di come quanto e dove lavorare. Molti lavorano alla ,acchina del caffé altri passano giornate a fare interminabili chiacchierate. Nel privato ti contano anche i secondi che stai al bagno e se ci vai piú di una volta in una mattinata. Questi si che dovrebbero lamentarsi altro che chi chiede il premio nella pa.
Se brunetta volesse fare un buon lavoro dovrebbe fare in modo che a capo di ogni ufficio pubblico ci fosse un dirigente privato al quale vengano dati i soldi degli stipendi da diatribuire a propria discrezione. A fine anno se ha migliorato il rendimento dell'ufficio rimane per un altro anno altrimenti se ne va a casa. Alllora i dirigenti farebbero veramente il loro lavoro anziche i pastori del gregge ed il personale sarebbe realmente motivato.

la riforma Brunetta

Vorrei precisare alcune cose relative agli effetti negativi della c.d. riforma Brunetta cercando di essere il più sintetico e schematico possibile:
1) la riforma così come è stata realizzata (anche se non è ancora pienamente attuata) e pubblicizzata è uno straordinario strumento di "critica" nei confronti dei dipendenti della P.A. infatti anche se cerca di risolvere alcuni "atavici" e strutturali problemi legati ai pubblici dipendenti (bassa produttività, alto tasso di asenteismo, bassa professionalità, ecc...) ha, di fatto, dichiarato al mondo intero che quanto è nell'idea comune dei cittadini sia effettivamente vero. questo, a mio avviso, non solo ha generato un effetto di ulteriore svilimento del ruolo dei dipendenti della P.A. ("se lo dice anche Brunetta è sicuramente vero quello che abbiamo sempre pensato) ma ha innescato un meccanismo di frustrazione nei dipendenti che hanno sempre fatto il loro dovere e, spesso, anche più del loro dovere.
2) la riforma, se pur basata su ragionamenti logicie strumenti teoricamente efficaci, non risulta e realmente utile in tutti quegli enti di ridotte dimensioni (comuni, comunità montane, università agrarie, ecc...) che rappresentano il maggior numero si enti della P.A. e raccolgono una buona fetta della popolazione dei dipendenti pubblici. il perchè di questa affermazione è presto detto: negli enti molto vicini ai cittadini e soggetti alla gestione di persone elette direttamente, le pressioni di tipo politico sugli amministratori e sui dirigenti da parte degli stessi dipendenti o da cittadini "influenti" risultano vanificare l'azione premiante voluta da Brunetta. Se, inoltre, si tiente conto che in alcuni enti di piccolissime dimensioni i dipendenti sono spesso chiamati a svolgere funzioni che vanno ben oltre le loro competenze (sia riguardo alla categoria di appartenenza, sia riguardo allae mansioni specifiche, sia relativamente agli orari di servizio) si capisce che non è possibile penalizzarne 1/4 solo per un principio di legge.
3) per quanto riguarda la "penalizzazione" economica derivante dalle assenze per malattia, vorrei segnalare che le riduzioni di stipendio "veramente sentite" sono quelle applicate ai dirigenti e P.O. (spesso, come nel mio caso e come d'abitudine negli enti di medio-piccola dimensione, apicali dell'ente) e non quelle applicate ai dipendenti privi di indennità "di responsabilità" (la maggior parte dei dipendenti della P.A.). La riduzione del tasso di assenza sarà quindi da attribuire più che al danno economico all'automatismo delle visite fiscali ed all'aumento delle ore in cui esse possono essere effettuate. si rifletta, inoltre, sul fatto che ad una P.O. assente per malattia (anche se solo 1 settimana per l'influenza) viene applicata la decurtazione dell'indennità senza che vengano meno i suoi obblighi nei confronti dell'amministrazione (gestione del personale, rispetto delle scadenze, raggiungimento degli obiettivi, ecc...): anche quando sono in malattia sono chiamato a rispondere del funzionamento del mio ufficio.
4) la riforma tocca solo marginalmente l'aspetto "scarsa presenza/assenteismo/malattia " dei dirigenti veri e propri. questi ultimi, infatti, non essendo chiamati a timbrare per la certificazione del loro servizio possono (e questo avviene soprattutto negli enti di medio-grande dimensione) tranquillamente "assentarsi" o non presentarsi al lavoro senza subire decurtazioni economiche di sorta (basti pensare al dirigente che durante la mattinata abbia avvertito un malore e sia tornato a casa - la malattia potrebbe non risultare elo stipendio non ne risentirebbe a differenza di quanto accade ad un comune dipendente).

In conclusione (anche se dovremmo discutere di tante altre questioni) non si può pretendere di attuare una riforma che non tenga conto delle differenze (anche enormi) tra gli enti. Le stesse regole non possono valere per i dipendenti di un comune con 500 abitanti e per quelli del Ministero dell'Interno. I dirigenti debbono essere chiamati ad un puntuale rispetto dei loro impegni (solo così potranno controllare con efficacia l'operato dei dipendenti dei loro uffici con conseguenti benefici sulla produttività degli stessi). il sistema di valutazione del personale (dirigenziale e non) dovrebbe essere definito e controllato nella sua applicazione da soggetti esterni all'ente e, magari, centrali (es. Corte dei Conti).

Non credo che proseguire sulla strada intrapresa senza apportare alcuni cambiamenti al sistema sia funzionale e risolutivo.

F.to
Un dipendente fiducioso

decreto brunetta

Concordo con il mio collega "non fannullone". Nella pratica il decreto è di difficile attuazione, o per lo meno è impossibile una valutazone imparziale dei dipendenti. Nonostante tutto, in questa riforma ci voglio vedere qualcosa di positivo, un'opportunità di valorizzazione che sulla carta sembra accessibile, ma poi nella pratica non cambierà niente. Nella mia realtà i dirigenti, oltre ad essere sempre i soliti "raccomandati"( che hanno studiato a spese dell'azienda in orario di lavoro, per poter ricoprire un certo ruolo, mentere io con fatica faccio i salti mortali per conciliare vita, studio e lavoro, anche dal punto di vista economico) poco sanno e poco si interessano di innovazione. Scoraggiano qualsiasi tipo di partecipazione ad eventi che non siano strettamente attinenti alla pratica lavorativa, ma che guardino un po' più in là. Per fare un esempio non mi autorizzano le ferie ( e dico ferie!!!) per il solo fatto che le ho chieste per partecipare a dei convegni del forumPA. Mi è stato detto che queste cose non mi devono interessare: più il dipendente è ignorante più loro possono farti credere cosa vogliono. Menomale che siamo in rete....

concordo

non cambierà nulla, anzi.. servirà solo a frustrare ancora di più quei dipendenti che già lavoravano o tentavano di farlo con coscienza e dignità. Ma la storia del mondo è sempre quella.. da un lato le formichine operaie che devono lavorare zitte e a testa bassa, dall'altra i furbi che campano (e bene!) sulle spalle delle dette formichine. Inoltre, mi preme dirlo, a Brunetta qualcuno dovrebbe spiegare che non è certo, per esempio, non pagando la malattia a chi sta male (ecc.. la lista delle idiozie blocca-fannulloni è lunga) che colpisce davvero quelli che non hanno voglia di lavorare. I veri fannulloni non hanno nessun problema.. vengono in ufficio e si mettono a leggere il giornale o passano la giornata al telefono. O trovano altri sistemi per non venire e risultare presenti.. Ma è più facile adottare questa linea piuttosto che dire ai propri fidi collaboratori (strapagati) di controllare l'altrui lavoro.. sarebbe troppa fatica!

effettivamente, tra i buoni propositi e la realtà....

c'è davvero un abisso e forse anche troppe contraddizioni, assolutamente incomprensibili. E' vero che l'incentivazione non deve venire solo dagli effetti finanaziari, ma non è sicuramente con la continua demonizzazione del lavoro pubblico e dei relativi dipenedenti in generale che si può contribuire a creare quegli ulteriori effetti di fiducia, appartenenza e condivisione, necessari per stimolare la parteicpazione attiva e fattiva dei lavoratori. Questa è una delle contraddizioni più macroscopiche e distruttuive dell'editto Brunetta e dei proclami che ne hanno accompaganato l'introduzione. E' un pò quello che succede su un fronte diverso, ma analogo, ossia quello dell'evasione fiscale. La lotta ai fannulloni pubblici è un pò come la lotta all'evasione fiscale. A parole, si proclama di volerle combattere, coi fatti poi si fa l'esatto contrario. Incentivare i lavoratori pubblici creando nel contempo un clima di avversione generale nei loro confronti produce lo stesso effetto -avverso e poco credibile- che può avere l'incentivare il pagamento delle imposte, quando nel contempo si deridono i cittadini che le pagano e si giustificano quelli che le evadono. E' davvero difficile pensare che l'obiettivo del miglioramento della PA sia un obiettivo reale di questa classe politica, di fronte a queste palesi contraddizioni, che sono assolutamente sostanziali e confermano due cose: per questa classse politica il bene pubblico, in tutte le sue accezioni -compresa la PA- non è considerato un "valore" ed un obiettivo ma piuttosto un inutile ed improduttivo retaggio del passato; l'obiettivo prioritario è la privatizzazione progressiva di tutte le principali funzioni pubbliche, soprattutto di quelle che possono creare nuovo "valore aggiunto" spendibile a vantaggio immediato -e spesso personale- di questa classe politica. Ci vorrebbe un colpo d'ala forte e deciso da parte della classe dirigente, almeno di quella che non è a diretto servizio della politica. Cominciamo pure l'appello. Il primo "presente" è il mio. Buona giornata a tutti i lavoratori pubblici che condividono ed apprezzano l'idea ed il ruolo del servizio che svolgono, quotidianamente.