Intervista

Cremacambia. Se l’amministrazione non va ai cittadini…

Da un lato una cittadina della provincia italiana, vivibile e senza grandi problemi. Dall’altro una rete di amministrazioni locali impegnate a condividere percorsi di amministrazione partecipata. Nel mezzo un gruppo di cittadini tra i 25 e i 45 anni che si domanda: perché non la nostra amministrazione? Dalla collaborazione tra i cittadini cremaschi e la  Rete Nuovo Municipio nasce Cremacambia, per disegnare un percorso di partecipazione nella città ed elaborare proposte programmatiche su cinque temi: Consumo Critico, Urbanistica Partecipata, Energie Pulite, Città e Giovani , Mobilità Sostenibile. Davide Cazzoni, tra gli ideatori, ci racconta il progetto, le resistenze e l’esperienza della rete in un territorio di piccoli Comuni. Obiettivo raggiunto? Risponde: “Ad oggi i temi e il metodo sono entrati nell’agenda del dibattito pre-elettorale”.

Chi parla?
Mi chiamo Davide Cazzoni, sono vice presidente di una Bottega del commercio equo e solidale a Crema e sono tra gli ideatori del progetto Cremacambia, nato dall’entusiamo e dal lavoro di un gruppo informale di persone, con profili diversi ma un interesse comune per i processi di trasformazione sociale.

Cosa è Cremacambia?
Il cuore del progetto Cremacambia è rappresentato da un percorso tematico che, con la partecipazione di cittadini, amministratori, esperti e professionisti, ha affrontato ed elaborato proposte su cinque temi che a noi sono sembrati nuovi e importanti per la città: Consumo Critico, Urbanistica Partecipata, Energie Pulite, Città e Giovani, Mobilità Sostenibile. La nostra idea era quella di irrompere nella scena pubblica della città e anche per questo simbolicamente abbiamo voluto aprire il progetto con un flash mob in centro. Operativamente siamo partiti lo scorso settembre con un incontro pubblico di introduzione alla partecipazione come metodo di amministrazione, per poi cominciare con  gli incontri e i laboratori tematici che si sono susseguiti fino alla scorsa settimana.

Un percorso di partecipazione su cinque temi, dunque. Quale format avete immaginato?
Per ciascun tema abbiamo organizzato un incontro – dibattito e nella settimana successiva un laboratorio vero e proprio.  In pratica con quello che veniva fuori da ciascun incontro andavamo a preparare il laboratorio. La nostra convinzione è questa: va bene presentare un modello virtuoso ma il dibattito che segue, per quanto interessante, non può e che fermarsi ad un livello superficiale mentre il nostro intento era quello di far emergere proposte concrete per la città. Per questo il format prevedeva un laboratorio il sabato successivo all’incontro, aperto alla cittadinanza, dove ci si sforzava di calare proposte, stimoli e provocazioni sul nostro territorio. Per farlo abbiamo adottato il metodo dello European Awareness Scenario Workshop.

Ci spieghi come avete lavorato in laboratorio?
Sostanzialmente in ogni laboratorio abbiamo diviso i partecipanti in base alla loro storia (amministratori, professionisti, cittadini) e li abbiamo fatti lavorare su ipotesi di scenario riguardanti ovviamente la città di Crema. All’inizio si lavora per scenari futuribili, in piena libertà, poi in plenaria si lavora su uno scenario comune, ricomponendo i punti di vista. Sullo scenario condiviso si ridividono i gruppi, mescolando le componenti e li si fa lavorare sulle azioni concrete necessarie per arrivare a costruire lo scenario condiviso. Dunque questa è la fase in cui si abbandonano i desiderata e si lavora sulle azioni. Ritornando in plenaria bisogna ottenere una lista di azioni concrete, le uniche che sopravvivono alla scrematura collettiva, al dibattito critico di tutti i membri del laboratorio. Alla fine del laboratorio riesci a costruire una ipotesi di scenario e di azioni che è la più condivisa possibile, proprio perché è il risultato dei lavori fatti assieme. Abbiamo trovato interessante questo metodo perché è disegnato per arrivare a un risultato di sintesi.

Dunque su ogni tema avete definito una serie di azioni concordate...
Esatto. I risultati dei laboratori saranno raccolti in un documento da presentare alla cittadinanza, agli amministratori e ai candidati per le elezioni amministrative dell’anno prossimo (2012, ndr). L’intenzione è quello di far diventare l’outcome del nostro percorso una piattaforma per i candidati, a prescindere dalla loro adesione ai lavori dei laboratori.  

A che punto è il percorso?
Ora rimane un ultimo incontro pubblico in cui riporteremo a Crema il progetto Cambieresti, partito a Venezia e poi “ripreso” da tanti Comuni. L’esperienza di Cambieresti prevede il coinvolgimento di un gruppo di famiglie invitate dal Comune a fare per alcuni mesi delle modifiche al proprio stile di vita in senso di maggiore sobrietà e risparmio energetico, prendendo parte a una serie di laboratori  per imparare a riutilizzare a aggiustare le cose, con il coinvolgimento di una serie di attori impregnati su queste tematiche. Si tratta di un’esperienza piuttosto articolata che nel caso di Venezia è partita dall’amministrazione. Per proporla a Crema, sui temi del percorso, abbiamo chiesto il sostegno del Comune di Casalecchio di Reno che ha le nostre stesse dimensioni e lo ha già sperimentato.

Quale bisogno rilevato nella città vi ha spinto a immaginare Cremacambia?
Crema è una città con poco più di 30.000 abitanti in cui la vivibilità è ancora buona. Diciamo che Crema è una realtà non troppo grande per provare a fare delle sperimentazioni e quindi prendere dei modelli innovativi da “fuori” e provare ad adattarli al contesto cittadino con le proprie specificità. Adilà dei temi specifici, ci interessava introdurre il metodo della partecipazione perché se anche il nostro contesto non è particolarmente problematico, non ci sono grosse tensioni sociali è abbastanza forte il disincanto della cittadinanza sulla gestione della cosa pubblica. Elemento dirompente del nostro progetto è stato un set di idee innovative proposte da un gruppo che ha l’età giusta per cominciare a lavorare su queste tematiche, in un confronto aperto a tutti. Per dirla tutta, l’idea è di collegare gli output del progetto alle prossime elezioni amministrative che a Crema ci saranno nel 2012. E’ semplice: produciamo buone idee, una sorta di programma da mettere a disposizione della prossima amministrazione. Per questo da subito abbiamo rilevato una spiccata esigenza di concretezza, della serie “parliamone ma non solo”.

…obiettivo raggiunto?
Allora,un primo bilancio va fatto sul target. C’e infatti da dire che per noi il target principale - insieme ai cittadini – erano gli amministratori. Abbiamo invitato su ciascun tema  gli amministratori di Crema e dei paesi vicini per vivacizzare e attualizzare il dibattito avendo come riferimento il nostro territorio. C’ è stata un’adesione discreta da parte del territorio nel suo complesso, ma non c’è stata una grande risposta da parte dei nostri amministratori. Poi è vero che non è un problema in sé perché tutto il materiale rimane accessibile on line e …curiosamente da questa primavera le forze politiche della città stanno lavorando sulla nostra piattaforma, introducendo nel dibattito pre-campagna elettorale temi quali partecipazione, ambiente, consumo critico. Voglio dire che per noi è un successo il fatto che i nostri temi siano ripresi e qualcuno tra gli amministratori o aspiranti tali si riappropri delle nostre proposte. Speriamo ovviamente che al “parlare” seguano iniziative e politiche che rendano la partecipazione un metodo attuato e non solo auspicabile.

Da dove nasce la collaborazione con Rete del Nuovo Municipio i?
Crema è centrale in un progetto come questo perché ha attorno molti piccoli Comuni ed è considerata un polo sul territorio, quindi avrebbe un ruolo fondamentale nel diffondere determinate buone pratiche se dovesse decidere di adottarle. In quest’ottica ci sembrava interessante coinvolgere i sindaci di Comuni vicini che avevano gia fatto qualcosa di repplicabile, così come le amministrazioni che ancora non si sono cimentate ma potrebbero essere interessate a farlo. Per questo ci siamo rivolti alle reti presenti sul territorio, in particolare  all' Associazione Rete Nuovo Municipio, in quanto serbatoio di idee e referenti. In secondo luogo la collaborazione con queste reti ci ha facilitato nell’intercettare il target e nell'acquistare autorevolezza nei confronti dei nostri amministratori. Nella ricerca di partner, questa rete ci sembrava la più indicata per il tipo di messaggi e di azioni su cui vogliamo lavorare.

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