Dai Comitati per le Pari Opportunità ai Comitato Unico di garanzia per le pari opportunità e le discriminazioni per il benessere dei lavoratori.

In questi anni sono sempre mancate le normative che regolano i comitati per le pari opportunità (CPO) che dovrebbero svolgere all’interno degli enti e delle pubbliche amministrazioni un ruolo fondamentale quantomeno di veicoli per la sensibilizzazione alla tematica. I CPO non hanno mai avuto ad oggi un potere effettivo. Mancano gli strumenti veri e propri, perchè i CPO nascono nei contratti collettivi del pubblico impiego e le norme non ne regolavano l’esistenza. I poteri dati ai comitati sono estremamente ridotti in quanto hanno solo una funzione propositiva in sede di contrattazione collettiva. Nella contrattazione collettiva 2002-2005 sono stati creati anche i Comitati Paritetici per il contrasto al fenomeno del Mobbing. In molte realtà la duplicazione di organismi ha creato ancora di più una diminuzione del potere dei CPO ed una maggiore difficoltà ad operare, molto poco in sintonia con una razionalizzazione degli interventi.

Il D.lgs 165 contiene alcune norme in materia di pari opportunità, ma nessun riferimento ai CPO. Il codice delle pari opportunità ne fa riferimento solo per l’approvazione dei piani triennali di azioni positive. Le competenze sono molto ridotte e non c’è nessun richiamo al ruolo e alla funzione nè tantomeno è presente nessun criterio sulla nomina dei componenti, nè nessuna struttura di supporto e nessun budget: tutto questo si traduce in una scarsissima efficacia.

Con la Riforma Brunetta c’è stato un cambio di direzione che può essere sfruttato, perché ha posto la promozione delle pari opportunità non solo fra gli interventi oggetto della riforma ma fra i principi generali di riferimento e nel sistema di valutazione delle performance.

L’occasione da non perdere è l’art. 21 “Collegato lavoro pubblico e privato” di prossima approvazione che contiene la norma sulla razionalizzazione e riordino degli organismi di parità e attenzione alla persona nelle pubbliche amministrazioni. Questo articolo interviene modificando il testo unico del pubblico impiego negli articoli dove si fa riferimento alle pari opportunità. Finalmente ci sarà un primo passo di fondamentale importanza, il salto dalla garanzia delle pari opportunità solo di genere, alla garanzia dell’assenza di qualunque forma di discriminazione. Quest’articolo consente di ampliare le prospettive e il campo d’azione dei comitati e di risolvere il problema più importante: quello dell’unificazione, CPO con i Comitati contro il Mobbing. La partita si gioca con le linee guida dei dipartimenti funzione pubblica e pari opportunità per raggiungere un “Comitato Unico di garanzia per le pari opportunità e le discriminazioni per il benessere dei lavoratori” cultura del lavoratore garantito a 360°. L’attribuzione delle cariche dev’essere trasparente e per merito.

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