Qualità nell'e-learning

L’intervento ha inizio con una premessa sulla qualità della formazione on-line che è un aspetto fondamentale poiché la cattiva formazione crea seri danni per il discente, per il committente che è in questo caso la PA e per i cittadini.

Quando parliamo di e-learning intendiamo un pacchetto di tecnologie e metodologie che si aggiungono, non si sostituiscono, alla cassetta degli attrezzi del formatore. I danni della cattiva formazione in e-learning provocano la diffidenza del discente e del committente verso la formazione e le tecnologie digitali. La delusione è da parte di entrambi e di nuovo arriviamo ad un doppio danno per il cittadino. Si ha la percezione di una pubblica amministrazione incapace di rinnovarsi, da qui si genera un effetto a valanga che deve spegnersi sul nascere come accade nelle grandi multinazionali che fanno una mirata selezione di ciò che funziona scartando ciò che non dà frutti. Lo stesso tipo di efficacia ed efficienza deve essere esteso anche alla PA, nasce per questo un tavolo di lavoro denominato TRIeL dal quale si sono formati diversi gruppi, tra cui uno che si è occupato delle best and worst  practice all’interno dei casi della PA, chiedendo aiuto agli attori presenti al tavolo. Sono state analizzate 14 practice, mettendo a punto 73 variabili sensibili distribuite su aspetti specifici, da queste sono scaturite delle brevi valutazioni e poi con una tabella finale si sono valutate le esperienze secondo ulteriori criteri. Si è cercato soprattutto di far emergere e studiare i casi di fallimento perché da questi si impara molto di più, si è poi esaminato il modo in cui le aziende hanno trasformato questi insuccessi in buone pratiche. È stata stilata una classifica delle pratiche studiate in maniera anonima, l’analisi dei risultati vede che ogni intervento viene riprogettato ex novo e questo è solo uno spreco perché non si riutilizzano corsi già esistenti poiché in realtà non si conoscono. Vengono anche trascurati e sottovalutati i fattori critici dei nodi strutturali della filiera, spesso non c’è chiarezza di obiettivi e bisogni, di fattibilità e di infrastrutture. Parecchie volte docenti e tutor non sono formati in maniera adeguata e c’è poca attenzione agli utenti finali. La committenza spesso non è preparata a sufficienza e non sa scegliere bene il prodotto da utilizzare, altro problema ricorrente è che non viene fatta una valutazione sistematica dei risultati ottenuti sia dal punto di vista dell’ utente che del committente.

Le raccomandazioni e i consigli per migliorare consistono nel formare i committenti riprendendo esperienze già esistenti, facendo fare rete, supportando lo scambio di esperienze buone o cattive anche attraverso forum, formare repository specialistici ragionati a disposizione di tutti, creare un albo di fornitori di qualità certificata e infine realizzare un ente di certificazione e ricerca che coordini tutte le funzioni elencate finora, non una struttura gerarchica ma di raccordo.

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