Il quadro tecnico-normativo e lo stato del mercato

In Italia non esistono ad oggi dei censimenti a livello nazionale, delle stime globali sulla consistenza dell’intero patrimonio pubblico e, laddove esistono delle stime, i dati non sono aggiornati. La mancanza di censimenti si ripercuote sull’impossibilità di fare una valutazione adeguata dei costi che il sistema sostiene per il riscaldamento e per l’energia elettrica. Le valutazioni ad oggi presenti sul consumo del nostro patrimonio sono sottostimate, soprattutto se messe in relazione all’indice europeo di consumo attuale al metro quadrato di superficie riscaldata degli edifici pubblici, che colloca il nostro Paese ben al di sopra della media europea. L’Italia si trova dunque in una stato critico, dovuto anche al ritardo dell’intervento normativo in materia di efficienza energetica. Fino al 1980 si è assistito alla totale mancanza di interventi in materia di risparmio energetico e, gli interventi normativi del decennio successivo si sono presentati con azioni inadeguate al contesto alle quali si associa di fatto la mancata applicazione delle leggi stesse. A Partire dal 2000, consci del ritardo e pressati dall’obbligo di fare rispettare le norme comunitarie, si è assistito alla proliferazione, purtroppo disorganica e priva di programmazione,  di norme in materia. Lo strumento chiave è il decreto legislativo del 2008 che fornisce le linee guida per la razionalizzazione  e lo sviluppo del mercato dei servizi energetici in un ottica di energy management, strettamente legata al Facility Management, un mercato trasversale, di filiera e di esternalizzazione, che richiede la partnership tra pubblico e privato.

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