Editoriale

Quote rosa: dialogo tra un'impegnata e un "non so"…

Cronaca di un dialogo[1] nel mio ufficio.

[Impegnata:] Grande vittoria: il Senato finalmente ha approvato le quote di genere nei consigli di amministrazione. Dal 2015 le aziende quotate e quelle pubbliche devono avere il 25% di donne nei CdA. L’Italia si allinea alle principali Paesi europei.

[Non so:] Non so perché, ma quella delle “quote rosa” è una notizia che non mi appassiona. Quando viene sancito per legge quel che dovrebbe essere frutto di convincimento e di sensibilità, sento un prurito …quasi una specie di allergia.

[Impegnata:] Innanzi tutto non le chiamare “quote rosa”: sa di cattiva caramella alla fragola e io non le ho mai potute sopportare! Si chiamano quote di genere. E poi lo so io perché non ti appassiona: non sei una donna, non sei discriminato e alla tua bella poltrona ci sei arrivato.

[Non so:] Bah! Fare il Presidente di FORUM PA non è proprio una poltrona e poi se ci sono arrivato non è stato certo per legge… lo sai quanto ci ho lavorato.

[Impegnata:] Non la buttare in caciara! Non è di te che stiamo parlando, ma delle donne italiane: lo sai che peggio di noi, quartultimi in Europa per la presenza femminile nei CdA , ci sono solo Cipro, Lussemburgo e Malta? Che persino Paesi di solida tradizione maschilista come Spagna e Portogallo fanno meglio? Che la nostra percentuale del 2010, sbandierata come un gran progresso, è del 7,5% contro il 44% della Norvegia? Che per altro in tutta Europa le aziende amministrate da donne vanno meglio delle altre? Sono numeri, non opinioni. Di fronte a questo stato di cose  serve una legge, un punto fermo ineludibile da cui ripartire. Altrimenti di questo passo tra cinquant’anni saremo ancora a discutere delle stesse cose!

[Non so:] Sì, sì, eppure qualcosa non mi torna: non ti sembra un’umiliazione trovar posto per legge? e poi, se non si introduce una vera meritocrazia avremo il 25% di donne, ma, scusami tanto, rischiano di essere veline o prestanome: trovata la legge…. trovato l’inganno. Insomma io non ci vedo niente di cui andar fiere.

[Impegnata:] Non mi far dire cose che non ho detto. Non ho mai detto di essere fiera di questa legge (che per altro ancora ne avrà da fare di strada prima di essere legge), ma mi vergognavo di non averla! È un’altra cosa. E poi non sei tu quello a cui piace tanto lo switch-off al digitale anche nelle pratiche della PA?

[Non so:] Certo che mi piace lo switch-off e mi arrabbio perché manca il coraggio e prevalgono i distinguo, ma non capisco che c’entra.

[Impegnata:] Eppure è facile: si vede proprio che quando si parla di diritti delle donne sei un po’ ottuso. Come per la PA digitale bisogna ad un certo momento mettere il punto e dire che la carta non vale più, così per la presenza femminile bisogna mettere il punto e dire che sotto un livello di minima decenza non si può andare.

[Non so:] … E allora? Quando lo avrai detto e lo avrai (forse) fatto se non cambia la cultura e la mentalità, ed è roba di lungo periodo, non avrai fatto ancora nulla.

[Impegnata:] Ti ricordi quel che diceva Keynes? Nel lungo periodo saremo tutti morti! Insisto la mentalità si deve creare dando spazio alle cose e partendo dai dati di fatto. E il fatto che così non si potesse andare avanti e che da soli gli ometti il posto non lo lasciano davvero è davanti agli occhi di tutti.

[Non so:] Su questo non posso che darti ragione: quella di oggi è davvero una situazione insostenibile. Ma fa parte di un’immobilità generale che congela il Paese. La mobilità sociale è ferma, le donne non hanno posto, ma neanche i giovani, neanche i bravi che son fuori dalle lobby, si chiamino ordini professionali o famiglie di potere.

[Impegnata:] ragion di più per cominciare da una parte… e che parte! Se no ci resta solo l’emigrazione o il suicidio! O restare a piangere in qualche talk-show!

[Non so:] No! I talk-show no! Piuttosto che “Porta a Porta” meglio le quote rosa! Certo che ora, se passa la legge la palla è a voi: vedremo come la giocherete!

[Impegnata:] … Vedremo. Ma certo è meglio giocarla così così che non averla proprio la palla! …e poi come la state giocando voi lo vediamo ogni giorno! A far meglio non ci vuole poi tanto!


[1] La citazione al “Dialogo tra un impegnato e un non so” di Gaber del 1972 è chiara. Se vi gira rileggetevelo, è interessante. Lo trovate qui.

 

 

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Commenti

Era proprio ora!

Era proprio ora invece, perchè le donne possono dimostrare quanto valgono solo se viene data loro l'occasione concreta per poterlo fare. Non basta declamare principi di pari opportunità ed azioni positive. Ricordate? A cosa sono serviti? A niente.
Io, la "quota di genere" la porterei al 50% in tutti i settori dove è prevalente una popolazione femmile culturalmente preparata; per ragioni statistiche e non solo. Basti vedere quanto, in alcune discipline, le giovani donne laureate si distinguano in meglio nei risultati dai loro coetanei maschi.
L'importante è riconoscere il merito e togliere a chi non ne ha rendite di posizione e priviliegi "familistici" senza distinzione di genere. Ma prima che ciò avvenga nell'universo maschile .... chissà quante donne meritevoli aspetteranno ancora di avere la loro chance!

Avete già detto tutto voi, sbaglio?

Se "ALCUNE veline guadagnano" (in poltrone e soldi) rispetto a chi ha collezionato PhD, Masters, MPhil, etc...mi spiegate a "chi" servono queste quote rosa?
A che servono questi "concorsi" se il merito se ne va "a benedire"?
"Tu sei molto preparata", ti bocciamo e ti invitiamo ad andare al TAR?
Ti escludiamo anche dalla "graduatoria di merito".
Ed il tuo proposal "bocciato in IT" è ritenuto interessante da organismi internazionali?
Ci consigliate di fare le valigie?

VALE FORSE L'AFFETTO IN QUESTA VITA?
PER COSA/CHI VALE LA PENA VIVERE?
POTERE E SOLDI (e non aggiungo altro)?

Le DONNE che afferisco ALLE categorie della tutela dei VALORI "non vanno da tutte le parti" ma almeno lasciatele sognare di andare un giorno in PARADISO, ok?

Io sto leggendo al momento
NON RINVIAMO IL GIUDIZIO - http://www.tracce.it
"Perchè sulla giustizia (e la moralità) in Italia si sta giocando una partita che non riguarda solo..." le quote rosa .... ma il nostro modo di guardare la realtà

Ad maiora,
Agata

dopo di questo...solo l'oasi WWF

Se mai diventerà legge, questa proposta delle "quote rosa" - o, se preferiamo, quote di genere - entrerà a passi lunghi e distesi tra le migliaia di leggi del nostro Paese ampiamente disattese. Di più: entrerà a far parte delle leggi "ingannate". E come potrebbe essere altrimenti? Ho sempre pensato che una legge intanto produce effetti se interviene a regolamentare qualcosa che, nei fatti, esiste già: per consuetudine, costume, abitudine o per cultura diffusa. La società in cui vivo, francamente, mi sembra molto lontana da questi standard "culturali" anche solo di accettazione di uguale numero di neuroni attivi tra uomo e donna. E d'altra parte è la società che vogliamo se la maggioranza di noi - uomini e donne - continua a pensare che il livello di successo professionale di una donna è dato dal numero di presenze in TV o sui rotocalchi di intrattenimento. Immagino la situazione tipo: "quanti siamo, 10? va beh, mo' 3 di noi li spostiamo su altre cosucce, ci prendiamo tre belle ragazze che ci fanno fare bella figura nelle foto di gruppo aziendali e poi le decisioni le prendiamo quando sono dal parrucchiere o in palestra". Sono d'accordo con Impegnata: sotto un livello di minima decenza non si può andare. Ma la minima decenza non si vede dal numero di presenze "dovuto" quanto dalla capacità di una società di organizzarsi in modo da facilitare le donne nell'accesso alla carriera, nel raggiungimento delle posizioni di vertice. Una società che non è attenta alla diffusione di strutture di supporto alle centomila attività che una donna segue - asili nido, strutture per la cura e l'assistenza della terza età ; una società che non si indigna di fronte alla domanda standard dei colloqui aziendali (è sposata? ha figli? vuole averne?)- non se ne farà niente delle "quote di genere". E una volta fatte che ci resterà da provare, le oasi del WWF?

e' molto simpatico questo

e' molto simpatico questo dialogo. condivido, appieno quello che afferma l'impegnata. le quote di genere non ci entusiasmano, ma è l'unico mezzo per poter giocare la partita.
magari si potesse fare di più in tutti gli ambiti dellanostra società. pe ril momento ci accontentiamo di questa "vittoria".

Quote di genere

Sono un Non so anch'io. Non approvo le quote dette di genere (ma allora anche gli uomini hanno un 25% obbligatorio?) e le trovo umilianti per le donne.
Personalmente firmai per avere la Bonino candidata alla Presidenza, ho chiesto ad una donna di passare a lavorare sotto di lei e non ho problemi ad indicare donne in gamba che conosco e che occupano posti di rilievo. Ho anche chiesto al nostro attuale sindaco se intende ricandidarsi perchè la voterò di nuovo (sì, è una donna, molto in gamba e molto per bene).
Per valutare un/una professionista non mi servono nè il genere (oggi poi ce ne sono anche di più sfumati e poco classificabili), nè il colore della pelle, nè la religione. Anzi, mi dà fastidio che uno mi venga a strombazzare la sua appartenenza e non i suoi eventuali meriti.

Sarà, ma le quote le trovo comunque un controsenso e sono d'accordo che non serviranno a mettere le persone migliori nei posti giusti, ma si presteranno a giochetti immondi.

Vedremo, ma non sono ottimista.

Non una vittoria, ma un'opportunità sì!

Sono per formazione e per storia personale senza equivoci sempre stata contraria al principio delle " quote rosa": le donne non sono un panda da salvaguardare né tanto meno una specie in via di estinzione. Hanno dimostrato da anni di avere intelligenza, sensibilità,competenze, capacità di gestire le complessità, di relazionarsi e confrontarsi con le diversità. Ma nel momento in cui tutto questo è formalmente loro riconosciuto ma non si traduce nei riconoscimenti concreti che invece dovrebbero esserne conseguenza, dire NO alle quote rosa sarebbeun errore insieme tattico e strategico, frutto di una visione ideologica e non reale dei problemi che abbiamo di fronte. Certo non mi piace: ma è utile. E in questo momento ciò che è buono e utile è l'eleemnto più rilevante intorno al quale ragionare non tanto e non solo per decidere il nostro futuro, ma per costruire un paese migliore. Perché un paese in cui le pari opportunità tra i soggetti che lo compongono appartiene alla sfera dei principi astratti è un paese che ha ancora molta strada da fare sul terreno della democrazia praticata. Poi sì, ce la vedremo noi: e sono certa che ce la faremo! Non sarà probabilmente né semplice né facile, ma per ciò che non è né semplice né facile siamo ampiamente attrezzate!

DOMANDA

Scusate ma non capisco perchè ci sia bisogno di una legge che sancisca un quorum minimo di donne nelle cariche pubbliche. Da quello che so in Italia ci sono diversi milioni di donne aventi diritto sia a votare che a candidarsi. Dov'è il problema? Si candidassero e si votassero da sole, in perfetta legalità e senza bisogno di leggi aggiuntive...Ah, non lo fanno? Come dite? Quando vanno in cabina elettorale preferiscono votare altri? Forse è un problema di mentalità...non di legge...

Sono una donna, e ritengo non

Sono una donna, e ritengo non ci sia più nulla di discriminante di concorrere ad una carica o ad un posto di lavoro per i quali sia prevista una quota riservata alle donne. Si corre, si concorre e che vinca il migliore!!!!! Questa è la vera parità
Mara