Pubblicazione

Rapporto sull'Innovazione nell'Italia delle Regioni 2010

A che punto siamo con l’innovazione? Una fotografia completa sullo stato dell’arte nel nostro Paese è offerta dal “RIIR 2010, primo Rapporto sull’Innovazione nell’Italia delle Regioni”, promosso dal CISIS (Centro Interregionale per i Sistemi Informatici, Geografici e Statistici) e da FORUM PA. Lo studio è stato presentato oggi a Genova e, attraverso l’analisi di circa 100 indicatori restituisce l’immagine di un’Italia “in bianco e nero”, con alcune regioni in ritardo su molti aspetti della società dell’informazione e altre in posizione di eccellenza.

Il Rapporto contiene quasi 100 tra grafici e tabelle e 21 schede regionali di dettaglio e sintesi sui singoli territori. Non si tratta di classifiche fini a se stesse, ma di informazioni necessarie per ridefinire le politiche e non perdere “l’ultimo treno”, quello dell’innovazione come leva per la competitività.

Di fronte ai tanti chiaro-scuri che emergono dal Rapporto, si conferma l’impegno delle Regioni a mettere in campo risorse e competenze per superare i gap e fare sistema tra i territori. Le regioni italiane, infatti, sono attori fondamentali delle politiche per l’innovazione e la società dell’informazione, basti pensare all’ammontare delle risorse investite (oltre 4,5 miliardi di euro impegnati nel periodo 2007-2013) e all’importanza della cooperazione interregionale per realizzare un federalismo sostenibile ed efficiente.

 

Scarica il Rapporto integrale "RIIR 2010: facciamo il punto sull'innovazione"

Consulta gli atti del convegno di presentazione del 21 febbraio 2011

Sul sito www.riir.it è possibile trovare i dati del rapporto comparati regione per regione.

N.B per scaricare il report occorre essere iscritti alla community di FORUM PA

In caso di estrazione e utilizzo di parti della ricerca si prega di citare la FONTE:
“RIIR 2010: facciamo il punto sull'innovazione" – Febbraio 2011, realizzato da CISIS e FORUM PA.
Your rating: Nessuno Average: 5 (2 votes)

Commenti

ma come vengono fatte le rilevazioni?

Non voglio entrare nel merito delle realtà delle regioni che non siano la mia. Mi interessa solo analizzare quanto viene esposto a pag. 360 del RIIR circa alcuni dati estrapolati da rilevazioni ISTAT del 2009, in cui il metodo di rilevazione è consistito nell'autocompilazione di un questionario da parte dei soggetti costituenti l'universo di riferimento (tutte le pubbliche amministrazioni locali, immagino).

Orbene, i dati esposti nel rapporto (a seguito di pubblicazione in un documento di sintesi ufficiale dell'ISTAT) per quanto riguarda la Sardegna sono i seguenti:

Comuni con Intranet 42,8% (contro una media nazionale del 40,8%)
Comuni con Sistema di posta elettronica 97,7% (media nazionale 98%)
di cui con posta elettronica certificata 65,0% (media nazionale 62,6%)

Sapete, ho guardato il questionario, e poi mi è sorto un dubbio spontaneo: ma chi rispondeva sapeva cos'è una Intranet? Poi me ne è sorto un altro: ma l'Istat intendeva sistemi "propri" di posta elettronica o valeva anche la casella di posta aperta dal volenteroso di turno su un sistema gratuito (io vedo arrivare comunicazioni da caselle su tiscali.it, ad esempio)? Poi me ne è sorto un altro ancora: se i dati sono relativi al 2009, possibile che il 67% dei comuni disponesse di posta elettronica certificata (funzionante e interoperabile)? Sapete che vi dico? Le risposte che mi sono dato erano tutt'altro che confortanti. Ergo, la rilevazione dell'ISTAT, per quanto riguarda una realtà che conosco benino, potrebbe essere sballata. Ergo, il RIIR per quanto riguarda questi dati, nella sezione dedicata alla Sardegna, sarebbe tutto da verificare.

Mi piacerebbe che a questo rispondessero gli operatori delle varie realtà, ma dubito che queste pagine abbiano una diffusione così capillare.

Buon proseguimento a tutti, compagni di sventura.

Gentilissimo, le questioni

Gentilissimo,
le questioni che solleva sono di non poco conto. Il metodo di rilevazione è quello che ha descritto: un questionario indirizzato ai comuni, senza che vi sia una adeguata garanzia sulla competenza di chi dà le risposte. Tuttavia, questo è il metodo con cui vengono condotte tutte le indagini, per cui dobbiamo necessariamente prendere il dato come affidabile e certificato, con i limiti che possiamo attribuire a qualsiasi rilevazione statistica di tipo survey.
In ogni caso, concordo con lei sulla necessità di affinare il questionario, andando a specificare meglio gli indicatori richiesti e, soprattutto, per introdurre altri quesiti in grado di farci capire se le tecnologie sono o non sono un vettore di trasformazione nelle amministrazioni. Nel rapporto - con i dati disponibili - abbiamo tentato una letttura critica in questo senso, senza però avere una base statistica in grado di dare le giuste risposte.
Ciò detto, comunque, la rilevazione sulle ICT nella PAL 2009, ha potuto contare su un forte impegno delle Regioni (con le strutture di statistica e di informatica) come intermediari, facilitatori e stimolo verso i comuni per la compilazione del questionario e perché questo fosse fatto con cognizione di causa. Questo, se non altro, ha consentito di avere una base di risposte più ampia e con un maggior numero di comuni di piccole dimensioni rappresentati (dove più dove meno).
Il secondo elemento positivo è che, con il Rapporto, il sistema delle regioni ha avviato una collaborazione più stretta e diretta con l'ISTAT, proprio con l'obiettivo di ragionare insieme sulla rilevazione e migliorare la qualità del dato, a partire dalle esigenze conoscitive più urgenti ed attuali.
In ogni caso, diciamo che - nonostante alcuni limiti -la rilevazione ISTAT è ad oggi l'unico punto di osservazione e monitoraggio sulla società dell'informazione a livello locale. Nelle regioni c'è la consapevolezza che sia necessario rafforzare e ampliare il monitoraggio di questi temi. Occorre però un investimento politico più ampio e che coinvolga tutti i livelli istituzionali per mettere a punto un osservatorio di sistema con metodologie e obiettivi condivisi da tutti gli attori in gioco.