Editoriale

150 anni: voglia di unità, ma perché? e su che?

Due sondaggi recentissimi, da prendere come tutti i sondaggi con le molle, ma certamente rivelatori del mood degli italiani, ci riportano, nonostante tutto, una forte voglia di unità e di valori. Nello sfacelo di un crollo di immagine e di affidabilità di quasi tutte le istituzioni pubbliche, Governo in testa, il simbolo dell’Unità nazionale, ossia il Presidente della Repubblica vede aumentare la fiducia degli italiani. Chiamati poi a scegliere la “parola guida” per la ricorrenza dei 150 anni dell’unità, oltre centomila rispondenti indicano un significativo terzetto, che si aggiudica da solo la metà dei voti su ben venticinque scelte: Costituzione, Resistenza, Tricolore. Non è quindi retorica melensa parlare di Unità d’Italia e di come celebrarla in questo 150° anniversario che è stato fonte per ora più di polemiche che di festa.

Per farlo, pensando ovviamente anche al nostro FORUM PA di maggio che si svolgerà in questo anno di celebrazioni, mi sono chiesto dove l’unità d’Italia è visibile ora e su quali temi dovrebbe essere riconosciuta. La mia risposta è semplice: i cittadini italiani, di nuova o vecchia cittadinanza, incontrano e conoscono la Repubblica, nelle sue diverse articolazioni[1], attraverso il loro rapporto con le amministrazioni pubbliche.

I cittadini si riconoscono quindi come cittadini nella dialettica dei diritti, dei doveri e delle loro autonome iniziative di sussidiarietà orizzontale nei confronti della PA.
Ed è soprattutto la tutela dei diritti per tutti, dalle Alpi alla Sicilia, in particolare per i più deboli, che ci rende uniti, che ci connota come cittadini di una stessa nazione o, se volete, di una stessa Patria. Ed è la PA la cinghia di trasmissione di questi diritti, quella che li rende reali ed esigibili.

Italia unita, tutti cittadini italiani, ma certo non tutti uguali. Ecco qualche dato tra i tanti, tratti dal nuovo e “trasparente” sito dell’ISTAT “noi-Italia”:

  •  in Campania il 33,5% dei giovani tra i 19 e i 25 anni non studia e non lavora, in Sicilia sono il 33% contro il 13,2% del Veneto e il 13,6% dell’Emilia-Romagna;
  • nella Provincia di Trento sono il 59% i cittadini che hanno letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi, 56% in Friuli, ma 31% in Basilicata e meno del 33% in Sicilia;
  • in Calabria il 27% delle famiglie è in condizione di povertà relativa, in Campania il 25% mentre in Emilia-Romagna e in Lombardia siamo al 4%;
  •  il 28% dei bambini da 0 a 3 anni della Valle d’Aosta e dell’Emilia-Romagna utilizzano servizi pubblici per l’infanzia, sono invece il 2,7% in Calabria e il 2,8% in Campania;
  •  il 59,4% dei rifiuti del Trentino e il 52,9 di quelli del Veneto sono soggetti a raccolta differenziata, ma in Sicilia sono il 6,7% e in Molise il 6,5%

Siamo quindi ancora lontani dall’essere uguali nei diritti fondamentali: salute, lavoro, servizi, cultura. La responsabilità della politica è fortissima, ma altrettanto lo è quella dell’amministrazione. Da questo punto di vista l’efficienza, l’efficacia, la trasparenza, il riconoscimento del merito diventano non slogan, ma strumenti concreti per garantire diritti per tutti e quindi per costituire di fatto una nazione.

Lottare per un’amministrazione migliore diventa allora lottare per una reale Unità d’Italia, rappresentata dall’uguaglianza nei diritti e nei doveri di fronte ad un’amministrazione che sia di servizio e che accetti di essere giudicata sulla base del valore pubblico che restituisce ai cittadini.
La cattiva amministrazione, sciatta, sprecona, arrogante e formalista che combattiamo e che non vorremmo vedere più (quella delle file di cui parla la nostra rubrica PAssepartout di oggi) non è quindi solo uno “spreco” di risorse pubbliche, ma è anche il nemico più potente della nostra unità di Paese che non può che fondarsi sulle regole e sulla legalità. Che poi sono le sole cose che potrebbero restituirci un po’ della fiducia che ahimè si sta perdendo.


[1] La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato dice l’art. 114 della Costituzione.

 

Your rating: Nessuno Average: 4.4 (9 votes)

Commenti

usiamo la scala? ;-)

“Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Ho “ri-letto” questo articolo ai miei alunni e dopo ho chiesto (simulando un “sondaggio"):
Quanti di voi credono VERAMENTE che questo articolo venga rispettato?
Volete sapere qual è stata la risposta?

La scala serve sempre, sbaglio? Una volta che si raggiungono “le alte sfere” bisogna avere l’umiltà di ammettere che “la scala serve sempre”, sbaglio?
Serve per il “bene comune”, giusto?
Perdonatemi per queste domande e ad maiora.

FESTEGGIATEVELA VOI

Festeggiamenti per l’unità di Italia? Ma quale unità?! L’unità di un’Italia dove al sud l’assicurazione costa il quadruplo rispetto al nord? Un’Italia dove al sud i giovani non trovano mai un lavoro decente? Un’Italia dove una “banda” di politicanti senza vergogna si attribuisce pensioni e vitalizi da nababbi dopo solo qualche mese di “chiacchiere e fumo” mentre i lavoratori dopo 40 anni ricevono pensioni da fame? Un’Italia dove il denaro delle tasse viene sperperato senza il minimo pudore da un’orda di faccendieri che si autodefinisce “classe dirigente”? Un’Italia dove a dover fare sacrifici è sempre la gente e mai la politica? Un’Italia dove la sanità funziona solo per chi ha i soldi per pagare e alla gente comune, oltre a tutto quello che già paga, viene fatto pagare anche il ticket per coprire la mala gestione del denaro pubblico?
Un'Italia dove si spende denaro che potrebbe essere speso per migliorare la vita della gente per festeggiamenti, congressi, convegni, viaggi all'estero ecc ecc ecc?
Se questa è l’Italia unita, allora festeggiamo …. anzi, FESTEGGIATE VOI. io NO!!