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E se i fannulloni fossero persone sotto stress lavoro-correlato? La circolare del Ministero del Lavoro

Le risorse umane sono al centro. Dell’innovazione, del cambiamento organizzativo, dell’intero processo di riforma della PA. Così dicono, ultimamente un po’ tutti. Dai guru dell’economia a quelli del management pubblico. I tecnici e gli appassionati della materia concordano. Si tratta di un “trend da conferenza” o qualcosa succede negli uffici? Mentre sul tasso di “retorica frizionale” stendiamo un velo (pietoso), segnaliamo che dal 31 dicembre, di fatto, parte l'obbligo di valutazione dello stress lavoro-correlato per tutti i datori di lavoro pubblici e privati. Nei giorni scorsi il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha diffuso una Circolare per entrare nel metodo. Leggendola, scopriamo che qualcosa, negli uffici pubblici, potrebbe accadere.

Lo stress lavoro - correlato
Lo stress lavoro-correlato viene definito nell’Accordo europeo sullo stress sul lavoro, siglato l’8 ottobre 2004, quale “condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale, conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro. (...) Lo stress non è una malattia ma una esposizione prolungata allo stress può ridurre l’efficienza sul lavoro e causare problemi di salute. Tutte le manifestazioni di stress sul lavoro non vanno considerate causate dal lavoro stesso. Lo stress da lavoro può essere causato da vari fattori quali il contenuto e l’organizzazione del lavoro, l’ambiente di lavoro, una comunicazione povera".

La valutazione dello  “stress lavoro-correlato”
Il d.lgs. n. 81/2008Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, all’art. 28, comma 1 e 1 –bis,  prevede che "la valutazione dei rischi debba essere effettuata tenendo conto, tra l’altro, dei rischi da stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004”. Lo stesso decreto attribuisce alla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro il compito di formulare indicazioni metodologiche per il corretto adempimento dell’obbligo di valutazione, con lo scopo di "indirizzare le attività dei datori di lavoro, dei loro consulenti e degli organi di vigilanza".
Con la circolare del 18 novembre il Ministero del Lavoro rende noto il documento elaborato dalla Commissione.

"La valutazione del rischio da stress lavoro-correlato – spiega la circolare -  è parte integrante della valutazione dei rischi e viene effettuata (come per tutti gli altri fattori di rischio) dal datore di lavoro avvalendosi del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) con il coinvolgimento del medico competente, ove nominato, e previa consultazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS/RLST)".

Il primo passo, obbligatorio per tutti, è la valutazione preliminare, ovvero la rilevazione di indicatori oggettivi e verificabili, se possibile numericamente apprezzabili, appartenenti almeno alle tre classi che seguono:

  1. Eventi sentinella, rilevati sulla base di parametri omogenei individuati internamente all'azienda (assenze per malattia; turnover; procedimenti e sanzioni e segnalazioni del medico competente; specifiche e frequenti lamentele formalizzate da parte dei lavoratori
  2. Fattori di contenuto del lavoro (ambiente di lavoro e attrezzature; carichi e ritmi di lavoro; orario di lavoro e turni; corrispondenza tra le competenze dei lavoratori e i requisiti professionali richiesti)
  3. Fattori di contesto del lavoro (ruolo nell’ambito dell’organizzazione, autonomia decisionale e controllo; conflitti interpersonali al lavoro; evoluzione e sviluppo di carriera; comunicazione)

Se dalla valutazione preliminare non emergono elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere il ricorso ad azioni correttive, il datore di lavoro sarà unicamente tenuto a darne conto nel Documento di Valutazione del Rischio (DVR) e a prevedere un piano di monitoraggio.
Se invece, dalla valutazione preliminare, si rilevano elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere il ricorso ad azioni correttive, si procede alla pianificazione e alla adozione di interventi correttivi (organizzativi, tecnici, procedurali, comunicativi, formativi). Se questi correttivi risultano inefficaci, si procede alla fase di valutazione successiva, ovvero la valutazione approfondita.
La valutazione approfondita prevede la valutazione della percezione soggettiva dei lavoratori, ad esempio attraverso questionari, focus group, interviste semi-strutturate, sulle citate classi di fattori/indicatori.

E se scoprissimo che...
Aldilà degli aspetti procedurali e delle implicazioni che essi determinano (per cui rimandiamo al testo della circolare e a una sua lettura più "tecnica" che altri sapranno dare), il dato che qui vogliamo sottolineare è che la circolare rende operativa una nuova chiave per "aprire" gli uffici pubblici e leggerne i contesti. Sarà interessante leggere i primi documenti che ne verranno. Sapere come,  a partire dalle indicazioni fornite dalla Circolare, le amministrazioni decideranno di valutare il rischio, quali saranno i risultati e le azioni correttive individuate. Sappiamo bene che la cultura non cambia per "obbligo" però, se è vero che qualcosa si muove nella pancia dell’elefante pubblico, lo strumento della valutazione dello stress lavoro-collegato, con le chiavi che questa circolare offre, potrebbe portare a risultati importanti. Intuitivamente, l'applicazione della circolare potrebbe aprire un calderone di contesti altamente stressanti, addirittura potrebbe "svelare" che i contesti abitati dalle più consistenti colonie di "fannulloni" sono quelli a più alto rischio da stress lavoro – correlato e, forse, si arriverà alla consapevolezza che, quanto meno in alcuni casi, sarà molto difficile ripristinare un contesto più “salubre”. Ma (ancora una volta) moltissimo dipenderà dal coraggio e dall’onestà delle singole amministrazioni nel mettersi davanti allo specchio, senza veli e senza retorica.

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Commenti

Stress e lavoro

Dovremo anche cominciare a verificare anche lo stress da "cittadino correlato".
Cioè lo stress che il cittadino normale sicuramente acquisirà e svilupperà avendo a che fare con la PA che a forza di evidenziare classificazioni (fannulloni, stressati, incapaci e, fortunatamente, un nucleo duro di efficienti e capaci) risponderà sempre meno e l'unico stressato sarà il cittadino obbligato a convivere con questa irrealtà.
AAR