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La cittadinanza si attiva a scuola?

Sempre di più le istituzioni formative e le "menti" della nostra società si trovano a riflettere e a concordare sul fatto che la cittadinanza attiva non è uno “stato” che ci cade addosso allo scoccare degli “X” anni. Probabilmente non è un caso che a questa consapevolezza si accompagni un sempre più ampio consenso rispetto alla previsione che sarà molto difficile (per non dire impossibile) delineare scenari di sviluppo sostenibile senza una forte cittadinanza attiva sui territori. Da qui l’urgenza di “provvedere”.

L’insegnamento della cosiddetta “educazione civica” non è una cosa nuova, tanto che già nel 1958 l’allora Ministro alla pubblica istruzione, Aldo Moro, l’aveva introdotta nei curricula formativi delle scuole superiori, mentre cenni ed elementi fondamentali non mancavano nei “sussidiari” come nelle lezioni di storia e geografia alle scuole medie.

Ma, tornando all’attualità, poco prima dell'autunno 2008 il Ministro Maria Stella Gelmini aveva annunciato una linea di azione più marcata in materia di educazione alla cittadinanza nelle scuole. Aveva infatti assicurato che “Cittadinanza e Costituzione” sarebbe diventata una materia a sé stante, con un proprio voto.
Pubblicata pochi giorni fa, in attuazione dell’art. 1 della legge 30 ottobre 2008, n. 169, la circolare n. 86/2010 in parte sembra smentire l’orientamento precedentemente annunciato.

Ad alcuni la Circolare è sembrata una marcia indietro dagli effetti assolutamente negativi. Con un titolo molto forte, Repubblica ha dato notizia che con questa Circolare si chiarisce che "Cittadinanza e Costituzione" è "un insegnamento con contenuti propri che devono trovare un tempo dedicato per essere conosciuti e gradualmente approfonditi" ma precisa che "si colloca nell'ambito del Sé e l'altro nella scuola dell'infanzia, nell'area storico-geografica della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, nell'ambito dell'area storico-geografica e storico-sociale della scuola secondaria superiore". Non è quindi una materia con un orario ad hoc e dunque "tale insegnamento rientra nel monte ore complessivo delle aree e delle discipline indicate". La conseguenza di ciò è che "non ha un voto distinto, ma la valutazione trova espressione nel complessivo voto delle discipline delle aree storico-geografica e storico-sociale di cui è parte integrante”.

E’ vero, però, che seguendo l’approccio della Circolare e adottando una lettura integrata dei suoi punti, si possono aprire degli scenari molto importanti per la cittadinanza attiva.

Innanzitutto, oltre ad una “dimensione integrata” all’interno delle aree disciplinari indicate, la Circolare riconosce all’insegnamento della "Cittadinanza e costituzione" una “dimensione trasversale”. Si legge infatti al punto 2b): “L’educazione alla Costituzione e ai diritti/doveri di una cittadinanza attiva prevede l’acquisizione di conoscenze e competenze anche attraverso il contributo formativo dei diversi campi di esperienza per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, nonché di tutte le altre aree e discipline previste dai curricoli delle scuole di ogni ordine e grado. In tal senso sollecita il raccordo tra le discipline di cui esalta la valenza civico-sociale, favorendo in tal modo il superamento della loro frammentazione”.

Nello stesso punto, si sottolinea la responsabilizzazione della scuola e degli insegnanti, riconoscendo l’opportunità di nuovi percorsi di formazione per gli stessi insegnanti.

Infine, dando indicazioni in materia di "Collaborazioni", la Circolare è molto chiara “Le Istituzioni scolastiche sperimentano forme di collaborazione - con le famiglie con le Associazioni e le consulte degli studenti, con gli Enti locali, con le realtà educative del territorio, con le forze dell’ordine, con la magistratura, con le associazioni socio-culturali e sportive, con le fondazioni, con il mondo del terzo settore - per favorire opportune alleanze che assicurino più efficacemente il raggiungimento dei traguardi formativi”

In questo contesto, l’impressione è che si apra uno spazio di azione molto importante per la società civile, con la possibilità di configurare un modello di “educazione alla cittadinanza” all’interno dell’istituzione "scuola" potenzialmente fresco e sostanzialmente bottom-up, basato sulle “competenze” della cittadinanza attiva che la stessa società civile sul territorio saprà esprimere.

Ora, consapevoli della ricchezza come dei limiti delle espressioni della società civile sui territori, è chiaro ( e va molto sottolineato!) che la ricchezza e la validità, in quanto a modello e in quanto a contenuti trasmessi, di un approccio di questo tipo dipenderà moltissimo dal ruolo degli insegnanti e dei dirigenti scolastici, quali attivatori di laboratori di cittadinanza attiva sui propri territori.
 

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Commenti

insegnare il civic hacking!

Credo che per rendere meno noioso e piu' efficace l'insegnamento civico sarebbe utile fare non lezioni ma laboratori di civic hacking, in cui gli studenti imparino a creare applicazioni web di valore pubblico, come fixmystreet. In una volta sola, si insegnerebbe sia l'IT che la cittadinanza, ma in maniera proattiva, non passiva. L'esempio cui ispirarsi puo' essere http://rewiredstate.org/events/young-2010
Gia' lo dissi l'anno scorso a Forum PA. Se a qualcuno interessa, lavoriamoci insieme!

d'accordo sul civic hacking

sono molto d'accordo con quello che dici. (già lo dissi l'anno scorso...) aldilà dell'IT sarebbe anche un momento importante di sviluppo di competenze digitali che partono dall'aspetto digitale ma sono evidentemente delle competenze sociali. quando parlo di laboratori di cittadinanza attiva nelle scuole penso proprio a questo. per cominciare sarebbe interessante avere il punto di persone che nelle scuole italiane che hanno fatto "esperimenti" su questa linea...