Intervista

All'Italia serve una Banca dell'innovazione?

Come vengono utilizzati i 17 miliardi di euro che ogni anno l’Italia (e l’Europa) mette in campo per l’innovazione e la ricerca? Per alcuni male e a pioggia, penalizzando la competitività del sistema paese. Una recente proposta alla Camera punta a riorganizzare la gestione di questi fondi con la creazione di una Banca dell’innovazione che catalizzi le idee migliori e gli investimenti privati. Ne abbiamo discusso con la Deputata Alessia Mosca (PD) co- firmataria, assieme a Beatrice Lorenzin (PDL), della proposta di legge.

Che l’Italia spenda meno degli altri paesi occidentali in ricerca è un dato di fatto (l’OCSE ha stimato che in Italia si investe l’1,1% del PIL contro il 2,2% della media G7 e contro il 3% previsto dalla “defunta” strategia di Lisbona), ma in valore assoluto si tratta di cifre di tutto rispetto: circa 17 miliardi di euro (dato 2006)[1]. Se a questo aggiungiamo che la ricerca italiana (valutata in termine di pubblicazioni accademiche e “citazioni”) è di ottimo livello e supera in percentuale addirittura quella statunitense la domanda che sarebbe lecito porsi è la seguente: come mai l’unione tra disponibilità di fondi ed eccellenza di ricerca non ha ancora prodotto un “gigante” del calibro di quelli della Silicon Valley o dei nostri cugini tedeschi o, peggio ancora, un sistema economico basato sull'innovazione?

Attorno alle risposte a questa domanda nelle ultime settimane si è sviluppata una discussione, in rete e in Parlamento, sul modo in cui le risorse vengono utilizzate e si è arrivati ad una serie di proposte concrete che puntano alla creazione di un sistema di erogazione dei finanziamenti basato sul merito e sulla rilevanza di mercato della ricerca.

Si tratta della proposta di legge sul "Fondo dei fondi" presentata da Beatrice Lorenzin (Deputata del PDL) e Alessia Mosca (Deputata del PD) e dell’idea della Banca dell’innovazione sollevata da Gianluca Dettori (Dpixel e Wired) e immediatamente sposata dalle due deputate.

Dal Fondo dei fondi alla Banca dell’innovazione: una storia di “contaminazioni”

Il 7 Ottobre scorso è stata presentata alla Camera la proposta di legge dal titolo “Istituzione del Fondo dei fondi presso la Cassa depositi e prestiti Spa” che punta a creare in Italia una struttura deputata alla gestione dei finanziamenti pubblici per l’innovazione e la ricerca scientifica. “La proposta – ci spiega Alessia Mosca – è nata dall’interesse personale mio e di Beatrice Lorenzin per questi temi, e dalla collaborazione con «Lo spazio della politica» un gruppo di giovanissimi che si occupano di politica, cultura e innovazione”.

Come succede spesso, non appena si è diffusa la notizia di questa proposta, le due deputate sono entrate in contatto con altri soggetti, che stavano sviluppando parallelamente questa discussione. Reduce da un viaggio in Silicon Valley e dall’incontro con “mind the brigde” (progetto volto a diffondere la cultura dell’innovazione nel nostro paese e a valorizzare i giovani talenti) Alessia Mosca ha avuto modo di approfondire la tematica e di spingersi oltre l’idea originale: “Abbiamo valutato – ci spiega - che la proposta depositata alla Camera poteva essere migliorata e che sarebbe stato interessante avvicinare il Fondo dei fondi ad una «Banca dell’innovazione» ripresa dal modello israeliano dello Yozma di Edmund Phelps. Quello a cui io e Beatrice Lorenzin pensiamo è una struttura snella con connotazioni fortemente internazionali dal punto di vista della trasparenza e della valutazione meritocratica dei progetti, che possa fare da catalizzatore delle risorse dando sostegno alle iniziative più meritevoli.

Le tappe 

L’idea “ufficiale” della Banca dell’innovazione dovrebbe essere presentata il 5 novembre prossimo al “Venture Camp 2010” a Milano, iniziativa organizzata da Mind the Bridge e Corriere della Sera, ma le tappe che porteranno alla proposta di legge sono abbastanza scandite: “Tra novembre e gennaio – ci dice l’onorevole Mosca – contiamo di realizzare una serie di approfondimenti ulteriori attraverso i quali produrremo tutta la documentazione di progetto relativa alla Banca dell’innovazione, indicando che caratteristiche dovrebbe avere e quali sono i procedimenti normativi da attivare. Se si esclude l’elemento di perenne instabilità dell’attuale legislatura, avendo già portato avanti dei disegni di legge di iniziativa bipartisan (come il progetto Controesodo), credo che l’idea abbia diverse chance di successo. Attualmente stiamo procedendo alla raccolta di altre firme, tentando di coinvolgere più gruppi parlamentari, e, una volta chiuso l’iter di analisi tecnica, non ci resterà che chiedere l’inserimento della proposta nel calendario della commissione competente.

Approccio all’innovazione: pro e contro

Non essendo ancora disponibile il testo presentato non siamo in grado di dare un giudizio sulla proposta, ma facendo una semplice ricerca in rete si possono trovare diversi commenti a favore e contro l’idea che sostiene questo tipo di approccio. Se il difensore più “accanito” è Gianluca Dettori (che in realtà è, in parte, anche ispiratore dell’idea della Banca dell’innovazione) un’obiezione abbastanza sensata l’ha fornita Nicola Mattina. Mattina afferma che in Italia la cultura meritocratica manca completamente e che “i soldi servono quando si innestano su un tessuto sano, altrimenti producono solo parassitismo”. Abbiamo girato queste critiche ad Alessia Mosca che ci ha così risposto.

“Bisogna dire innanzitutto che ogni territorio ha delle proprie caratteristiche e che non è nostra intenzione replicare, tali e quali, i modelli di successo sviluppati in altri contesti. Non è un caso che la Silicon Valley sia un unicum nel mondo e che le altre zone di innovazione si siano sviluppate attorno a modelli molto diversi. Quello che stiamo facendo è individuare il modello migliore per il nostro contesto. Noi abbiamo un sistema molto creativo con una proliferazione di idee eccezionale, una propensione all’imprenditorialità molto elevata, ma un sistema del capitale di rischio ancora allo stato embrionale ed una burocrazia sproporzionata. Se hai un’idea buona fai fatica a trovare i finanziamenti. Se trovi i finanziamenti, la burocrazia ti stritola e ti rallenta, impedendoti di fatto di realizzare in tempi brevi la tua startup.
L’approccio del Fondo dei fondi e della Banca dell’innovazione è, a mio avviso, calzante per un territorio nel quale c’è bisogno di ri-orientare (anche culturalmente) questo processo. Quello che stiamo facendo è cercare di realizzare partnership pubblico-private in cui il sostegno pubblico sia parziale, dal punto di vista economico, ma fondamentale a livello di semplificazione burocratica.
Io credo che la partnership pubblico-privata sia la chiave per non disperdere risorse pubbliche e per fare in modo che il pubblico orienti ed incentivi la creazione di una cultura dell'innovazione”.



[1] I dati sono tratti dal Rapporto Annuale sull’Innovazione 2009 di COTEC – Fondazione per l’Innovazione Tecnologica – Disponibile su www.cotec.it
 

 

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Commenti

Banca dell'innovazione? si grazie ma se sviluppa la creatività!!

Se verrà creata la Banca dell'Innovazione, questa avrà successo se si darà enfasi alla CREATIVITA' individuale del Professionista ICT.
Cioè le Imprese private e la PA (il committente) devono dare spazio alla creatività vs la meritocrazia.
Il Professionista ICT può fornire al committente la CREATIVITA’ INTELLETTUALE.
Per spiegare meglio il concetto possiamo paragonare la creatività dell’Architetto che inventa e crea opere anche complesse ma che hanno uno SCOPO ben preciso. Ad esempio nel settore Privato la creatività del Progettista Ingegnere dell’Informazione potrebbe essere utilizzata per definire e progettare la soluzione che meglio si adatta alle esigenze del committente, quindi non solo i costi ma anche e soprattutto la funzionalità. La progettazione creativa nel campo ICT potrebbe portare alla situazione, ad oggi impensabile, che le Multinazionali ICT si adeguano alle richieste del Progettista. Invece, purtroppo oggi, il Committente si deve adeguare alle soluzioni delle Multinazionali, che come ben sappiamo hanno lo scopo di proporre soluzioni che abbiano prima di tutto una redditività sostenibile e poi se possibile anche una utilità per il committente.

Purtroppo nel modello attuale, la parola “innovazione” resta una sola parola fine a se stessa se viene a mancare la CREATIVITA’ legata alla necessità del Committente.

Purtroppo quando un Committente pensa di avere un sistema informativo “innovativo” scopre già da subito nel suo utilizzo che è invece già “obsoleto o non esattamente quello che voleva”, e questo è principalmente dovuto al fatto che è sviluppato su basi “standard” e su “tecnologie” comuni le più diffuse presenti sul mercato, anche se affidabili.

Quindi parlare di innovazione nel settore ICT è sbagliato e fuorviante, nessun sistema informativo o informatico può essere innovativo se sviluppato su tecnologie e strumenti standard.
La creatività, la competenza e la capacità professionale del Progettista ICT può essere la soluzione alla vera innovazione, anche se poi nella fase realizzativa (Progetto Definitivo) il Progettista ha previsto l’uso di strumenti e tecnologie standard.
Purtroppo oggi il mercato del lavoro nel settore ICT non si è evoluto, è ancora fermo ai tempi di quando era necessario avere una gran quantità di lavoratori “programmatori” che io chiamo “operai programmatori”. Ma la cosa più preoccupante è che tutta la massa di lavoratori, dai colletti bianchi manager ai programmatori, sono tutti DIPENDENTI, lavorano alle dipendenze di Società multinazionali o società medio-piccole private, le quali come sappiamo hanno il solo primo ed unico fondamentale interesse della redditività altrimenti falliscono e chiudono, tutti a casa.
Ma in questo scenario dov’è la CREATIVITA’? Che fine ha fatto la “privativa” sulla Progettazione spettante al Professionista?
Purtroppo la “creatività” viene automaticamente annullata al momento della sottoscrizione del contratto di dipendenza, il massimo che il professionista ICT può fare all’interno della propria azienda datore di lavoro è migliorare la propria competenza tecnica all’uso di strumenti e di tecnologie sviluppate sempre da altri (multinazionali partner).
In questo scenario dov’è la RESPOSABILITA’ TECNICA del Professionista? Non sono previsti gli obblighi di firma del Progetto, il Committente sottoscrive con il Fornitore solo ed esclusivamente un Contratto di Fornitura.
Il Progetto Tecnico del Professionista ICT, non esiste. La Progettazione Tecnica è un normale “deliverable” previsto nel contratto di fornitura, realizzato della stessa ditta aggiudicataria dell’appalto di realizzazione.

Ing. Ciro FANIGLIULO
cfmail@able-consulting.it

Certo che serve! Poi ragioniamo su come farla.

Mi sembra che Nicola Mattina dica in sostanza "bella idea, ma non per noi italiani". Mi ha fatto tornare in mente un video di Antonio Velasco sulla cultura degli alibi: http://t.co/l2gxB4a
E' anche una delle tipiche "killer phrases" ad uso e consumo di quelli che ti vogliono stoppare quando, in riunione, hai l'azzardo di proporre qualcosa di nuovo. Quindi avanti con il solito tran-tran aziendale...

Non si tratta di essere pro o contro, ma di trovare il modo di farla funzionare, la Banca dell'Innovazione. Secondo me, sarebbe utile introdurre un paio di (nuovi?) semplici principi e mi scuso in anticipo per il troppo inglese:
- accountability, ad esempio "decido io chi assumere nel mio gruppo di lavoro in Banca dell'Innovazione e se non raggiungiamo gli obiettivi, sono io il primo a trarne le conclusioni" e
- win/loss analysis, studio sistematico di quello che ha funzionato (così lo ripropongo) e quello che non ha funzionato (così lo correggo) perchè è inutile sperare in una ricetta magica che risolva tutti i problemi in un colpo solo.

Banca dell'Innovazione

Sono convinto anche io della bontà dell'iniziativa.
Serve anche un vero punto di raccordo tra laboratori e aziende.Molte volte sono mondi completamente differenti.
Utilie anche il principio segnalato dello
studio sistematico di quello che ha funzionato (così lo ripropongo) e quello che non ha funzionato (così lo correggo).
E teniamo d'occhio il progetto in parlamento affinchè non venga dimenticato.

Gentile Floriano Bonfigli

La ringrazio per il commento. Le segnalo, però, che a mio avviso la questione sollevata da Nicola mattina è ben più radicale di quello che si evince dalla mia "citazione". La invito (se ancora non lo ha fatto) a leggere tutto il post di mattina, che ho linkato nell'articolo e che per comodità le incollo qui
http://blog.nicolamattina.it/2010/10/la-banca-nazionale-dellinnovazione-...

grazie ancora peri il contributo, Buona serata
Tommaso Del Lungo
redazione FORUM PA