Intervista

Anche in Italia il civil haking è possibile: Linked Open Camera

La discussione italiana sugli open data e sul loro utilizzo si è arricchita, da un paio di settimane, di un nuovo progetto che ha suscitato curiosità e aspettative. Si tratta di Linked Open Camera il portale che riorganizza i dati del bilancio della Camera e li rende disponibili per un nuovo utilizzo. Dopo gli USA e la Gran Bretagna anche l’Italia ha il suo portale dedicato ai Linked Data pubblici. Ne abbiamo discusso con l’ideatore dell’iniziativa Michele Barbera.

Tutto parte da Rita Bernardini la parlamentare radicale nel gruppo PD, e dalla sua idea di realizzare il progetto Open Camera per raccogliere e pubblicare i dati relativi alle collaborazioni e alle consulenze della Camera dei Deputati contenute nel Bilancio previsionale 2010.
“Il portale Open Camera - spiega Michele Barbera, ideatore del progetto Linked Open Camera - è stato importantissimo perché ha rappresentato il primo passo dell’intero processo. L’iniziativa della Bernardini ha reso pubblici on line dati che, fino a quel momento, erano disponibili esclusivamente in formato cartaceo e per un ristrettissimo numero di cittadini. Su questi dati ci siamo appoggiati noi per creare qualcosa di completamente diverso.”

Cos’è il progetto Linked Open Camera

“Il nostro scopo è stimolare quello che comunemente si chiama civil haking, cioè dare la possibilità di riutilizzare dati pubblici per costruire applicazioni in grado di mostrare degli aspetti che, a guardare i dati scollegati da un contesto globale, sono poco visibili”.
Questa frase di Michele Barbera racchiude il cuore del progetto linkedopencamera.it: un portale creato da un gruppo di amici che ha provveduto a “ripulire” i dati del bilancio della Camera pubblicati sul portale dei radicali e a convertirli in formato “Linked Data”, che ne consente un utilizzo automatico da parte di applicazioni software di terze parti.
L’idea alla base del formato Linked Data, e del semantic web in generale, è che il web può essere considerato come un immenso data base. Se i dati di questa banca dati enorme vengono configurati nel modo opportuno, è possibile realizzare applicazioni in grado di mettere in correlazione le informazioni provenienti da fonti diverse e produrre nuovo sapere. “Dopo aver ripulito i dati di Open Camera – continua Barbera - siamo andati a cercare altre informazioni utili sul web. Visto che i dati da cui partivamo erano relativi alle collaborazioni e alle consulenze della Camera dei Deputati, siamo andati a cercare altre informazioni sulle aziende fornitrici: membri del consiglio di amministrazione, oggetto sociale, localizzazione geografica della sede e così via.” 

Cosa ce ne facciamo dei dati

Barbera ci tiene a sottolineare che le informazioni che al momento fornisce il portale Linked Open Camera sono solo una dimostrazione di quello che si può fare. Una specie di esca per incuriosire. “Il vero valore del progetto - spiega - è che rende i dati di Open Camera riutilizzabili da chiunque. Il nostro scopo è stimolare altri ad usarli. Per avere un'idea di quello di cui sto parlando basta farsi un «giro» su data.gov.uk del Governo inglese. Il sito mette a disposizione una serie di applicazioni che prendono i dati grezzi e li restituiscono al pubblico arricchiti di significato. Ad esempio c’è un’applicazione che compara le spese nei paesi in via di sviluppo da parte del Governo inglese e di quello americano mostrando come esistano differenze rispetto all’interesse per le diverse aree del mondo. In pratica una volta che si hanno a disposizione i dati l’unico limite al loro utilizzo è la fantasia”.

Ecco, quindi, che arriviamo a toccare il nodo del problema: la disponibilità dei dati. Se in Inghilterra (ma anche negli Stati Uniti, in Svezia, in Austria o nelle amministrazioni di San Francisco, Toronto, Londra e Saragozza) è la pubblica amministrazione ad occuparsi di diffondere e rendere fruibili i propri dati, in Italia la strada da compiere è ancora tanta. La legge 241/1990 e il decreto legislativo 150 del 2009 finora hanno avuto pochissima influenza sulle amministrazioni in materia di apertura dei propri dati al pubblico e speriamo che qualcosa possa cambiare con le recentissime linee guida sulla trasparenza.

Disponibilità dei dati: un problema politico

“Rispetto ad altri paesi occidentali l’Italia è decisamente in alto mare - commenta Barbera - da una parte mi sembra che l’attenzione politica sia decisamente indietro e dall’altra non esiste ancora un movimento organizzato che spinge per la disponibilità dei dati”.
Se si escludono Open Parlamento e dati.piemonte.it, infatti, i casi italiani sono davvero limitati. Non si tratta, è bene spiegarlo, di un problema tecnico, ma «politico». I dati messi on line dai Radicali erano in formato Excel, che nell’ambiente del web semantico viene definito un formato «opaco», ma tanto è bastato a Barbera e compagni per dare il via a Linked Open Camera.

“L’aspetto più delicato ed importante della questione - spiega preoccupato Barbera - è quello dell’aggiornamento del dato. Le informazioni di Linked Open Camera hanno senso oggi. Se non c’è qualcuno che alimenta il primo database, il progetto perde di senso. L’utopia (anche se in molte nazioni è ciò che avviene già e che si arrivi ad un database ufficiale aggiornato automaticamente dalla Camera dei Deputati”.

Prima di lasciare Michele Barbera chiediamo se il sasso gettato nello stagno con Linked Open Camera ha dato qualche frutto e se sono in vista ulteriori sviluppi e, magari, qualche idea commerciale.

“Da quando abbiamo messo on line il portale – dice – nonostante siano passate solo tre settimane (l’8 settembre la data della messa on line) abbiamo avuto un bel po’ di contatti. Alcuni informali, altri un po’ più orientati a vere e proprie collaborazioni. Detto questo, però, occorre precisare che la nostra è un’iniziativa del tutto volontaria, le cui evoluzioni dipenderanno molto dal tempo che ciascuno di noi potrà dedicare al progetto. Fortunatamente abbiamo ricevuto un bel po’ di offerte di aiuto e speriamo che Linked Open Camera si ampli presto”.
“Per quanto riguarda il passaggio ad un modello di business - conclude infine Barbera - direi che per ora il nostro lavoro rimane un’attività di puro civil haking. Tuttavia una cosa molto poco nota del modello sviluppato dal Governo inglese è che ai dati rilasciati viene attribuita una licenza (Open Government License). Essa permette a chiunque di utilizzare in qualunque contesto, anche a fini commerciali, i dati prodotti dal Governo inglese. Ciò significa che questo tipo di attività, se ben governata, può divenire abilitante rispetto ad una serie di modelli di business da non sottovalutare”.

Benvenuto, dunque, a Linked Open Camera, la palla sta ora alla politica e all’amministrazione.

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